Tracce di Sándor Márai a Salerno

Sándor Márai (foto dal web; FONTE)

Incuriosito da alcuni articoli letti in rete e riguardanti la permanenza salernitana – dal 1968 al 1980 – dello scrittore ungherese Sándor Márai, ho voluto anch’io mettermi sulle sue tracce. Con umiltà, senza alcuna “pretesa biografica”, con lo spirito del passeggiatore pomeridiano. Non ho dovuto faticare moltissimo per ritrovare i due punti (non bibliografici) più significativi del suo passaggio a Salerno: nelle fonti che ho consultato prima di mettermi in viaggio da Battipaglia verso il capoluogo di provincia (fonti suggeritemi tempo fa da una cara e fondamentale persona, già lettrice appassionata di Márai) è riportato tutto molto chiaramente.

Prima tappa: Lungomare Cristoforo Colombo (quartiere Mercatello). Già avevo letto dello scempio compiuto nel gennaio del 2009: il busto di Sándor Márai rubato (o meglio, “scardinato”) e mai più restituito, recuperato o sostituito, lascia un vuoto “metafisico”, più che materico, in chi osserva il ‘monumentino’ guardando in direzione del mare di Salerno che da sempre accoglie in un abbraccio liquido tragedie e speranze. Si può benissimo passare dinanzi al piedistallo anonimo che lo sosteneva, senza notarlo, e andare oltre distrattamente, per poi ritornare indietro ed esclamare in un pomeriggio nuvoloso, freddo ma non ancora piovoso di gennaio: “Ah, eccolo!”. Un pezzo di marmo abbandonato, senza più la ragione del suo essere stato fabbricato e collocato proprio lì, in un ormai lontano 2006. 

Voglio pensare che i vandali (senza offendere l’omonima gloriosa popolazione germanica che diede molto da fare all’Impero Romano), riutilizzando o rivendendo il metallo del busto di Márai, siano stati almeno più “intelligenti” e affaristi degli iconoclasti dinamitardi dell’ISIS: ma è un pensiero forzato che non mi consola a lungo. A completare il comprensibile scoramento del passante, si staglia sul bianco del marmo una icastica scritta a pennarello nero, deprimente e fin troppo chiaro segno dei tempi, riportata subito al di sotto del nome “Marai Sandor” inciso all’epoca dall’artista del monumento sul piedistallo sopravvissuto; la scritta, riprodotta sui quattro lati del parallelepipedo, come a non voler perdere di vista i quattro punti cardinali dell’ottusità mentale, dice: “W Salvini”

Alla fine l’autore de “Le braci”, “La donna giusta”, “La recita di Bolzano”…, e della raccolta salernitana “Terra! Terra!… Ricordi”, ha dovuto cedere il passo (almeno nella mente dei più ignoranti!) all’eloquio pseudo-religioso (e soprattutto pseudo-politico) di quello che il giornalista Andrea Scanzi ha definito nel titolo di una sua fortunata pubblicazione “Il cazzaro verde”. Nel già mutilato monumento a Marai, ora ridotto a “Pasquino per leghisti del Sud”, la lampante sintesi di un’epoca.

Nonostante tutto, il moncone continua a guardare verso il mare (lo stesso che, in un punto lontanissimo da qui, accoglie le ceneri dello scrittore): forse c’è speranza, anche se sarebbe stato meglio se a guardare verso il mare fossero stati gli occhi bronzei dell’autore ungherese. Il “monolite”, stavolta bianco a differenza di quello immortalato nel film “2001: Odissea nello spazio”, ci intima – senza emettere suoni assordanti – un cambio di rotta culturale. Forse un giorno tutti, ma proprio tutti, riscopriremo la fortuna di aver ospitato nella nostra città, anche se per un periodo relativamente breve, ma lunghissimo per l’economia temporale di un esiliato, uno scrittore che ha scelto di vivere una parte dei suoi anni in quelli che per noi sono i luoghi di una familiare quotidianità. Forse un giorno sapremo valorizzare lo sforzo di chi ha tentato di omaggiare il passaggio di un’esistenza discreta come fu quella di Sandor Marai a Salerno.

(ph M. Nigro – 20/01/2020)

Seconda tappa: a parziale risarcimento per lo scoraggiante impatto con il “monumento senza busto”, mi sono diretto internamente, lontano dal mare (a pochi minuti a piedi dal Lungomare Colombo), verso quella che fu l’abitazione salernitana di Sandor Marai, in Via Trento n.64. In un angolo, tra il traffico automobilistico e i passanti impegnati a fare shopping, sopravvive alla stupidità umana e a un vandalismo in cerca di metalli, la targa marmorea che ricorda il “vissuto casalingo” di una figura di rilievo della letteratura del ‘900. Come è riportato sulla pagina di Wikipedia dedicata allo scrittore: “Marai e la moglie decisero quindi di tornare in Italia e si stabilirono a Salerno all’inizio del 1968. Qui, isolato dal mondo culturale, ma vicinissimo ai ceti popolari, lo scrittore visse fino al maggio 1980 […] Nel periodo salernitano scrisse la raccolta Terra! Terra!… Ricordi e intensificò le pagine del suo diario.”

Nove anni dopo aver lasciato Salerno e nove mesi prima della caduta del Muro di Berlino, Marai sceglierà una sua personale exit strategy dalla vita terrena: ci sono esili interiori che nessun muro, cadendo, può risolvere…

(ph M. Nigro – 20/01/2020)

articoli per saperne di più:

Sándor Márai, su Osservatorio Letterario NN. 129/130 2019 pp. 9-11, 44-95

Sandor Marai o la vittoria dei vinti

Marai, gli anni tra Salerno e Napoli

Sandor Marai a Salerno

Il dolce esilio a Salerno di Sandor Marai

Marai e la masseria di Mercatello

L’Ungherese. Marai a Salerno

Un busto in onore di Sàndor Màrai

Sandor Marai: guardate come hanno ridotto il monumento!

Rubato il busto di Sandor Marai sul lungomare di Salerno

Lungomare Colombo, trafugata la statua di Sandor Marai: è giallo

Sandor Màrai senza testa tra i rifiuti del Sud ingrato

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Il monumento, anche prima del furto del busto, non ha avuto una vita facile…

(ph FONTE)

7 pensieri riguardo “Tracce di Sándor Márai a Salerno

  1. Caro Michele mi chiami a un commento e allora, chi ama la letteratura è tenuto alla fantasia, nel proprio racconto. Mi aspetto da te ricostruzioni fantasiose della scomparsa del busto: ammiratore folle che ha voluto solo per sé il colto del celebre scrittore? Amante abbandonata che vive nel suo ricordo deponendo nel letto il busto? Ragazzo precocemente orfano che ha visto nel busto le sembianze del padre e perciò se ne è appropriato?
    Perché mai la spiegazione più semplice – furto, vandalismo – dovrebbe essere quella vera? E perché mai dovrebbe appartenerci, nella sua prosaicità?
    Siamo chiamati all’invenzione!
    🙂
    Ti abbraccio

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  2. Non possiamo essere responsabili se il 21 febbraio del 1989 a San Diego, in California, Sándor Márai mise fine alla propria vita con un colpo di pistola, aveva 89 anni, e non fu giusta quella dipartita. Così scrisse Cesare Cavalleri in un articolo dell’Avvenire di qualche anno fa.
    Non fu colpa nostra, nessuna responsabilità di certo, allora perché leggendo questo articolo ed osservando queste fotografie, avverto un senso enorme di responsabilità, di colpa e di dolore, sì dolore, perché amo moltissimo Sándor Márai, di cui i suoi romanzi ne fanno uno scrittore unico, una stella indiscussa del firmamento letterario europeo e non solo.
    Visse a Salerno per dodici lunghi anni, lontano dall’ambiente letterario e sempre più immerso nel quotidiano, nei contatti umani semplici e ricchi di umanità, amò questa città, alla quale restò sempre legato e che omaggiò di lettere, fotografie, libri, dediche manoscritte ecc. ma tutto questo non è bastano a farlo dimenticare, perché Sándor Márai è stato dimenticato dalla città di Salerno.
    Se in una città un “busto” scompare, e dopo undici anni nessuno ha trovato il modo, o ha sentito l’esigenza di rimediare a questo oltraggio, quel “busto” è stato dimenticato, quell’uomo è stato dimenticato; dodici anni ha vissuto a Salerno e da quasi dodici anni lo hanno nuovamente “esiliato”, sempre a Salerno.
    Sono andata a rileggere gli articoli che citi in calce, in uno si dice che sarebbe un’attrattiva anche turistica, ricollocare il busto al suo posto, su quel lungomare così amato da Márai.
    Finalizzare la scelta di quel ricollocamento ai fini “turistici” / economici e non instillare, in chi di competenza, la necessità di farlo per “rispetto”, per “gratitudine” e poi, ma solo dopo, anche per meri fini economici, sarebbe chiedere troppo, vero?. Si è perso l’orientamento, la bussola nel discernere ciò che andrebbe fatto per motivazioni più “alte”. Me l’immagino il turista che giunge a Salerno durante il periodo natalizio, in cui la città intera fa sfoggio delle sue tanto note “luminarie”; bellissime dicono, perché al momento non ho avuto la “fortuna” di ammirarle, ma sopravviverò… Immagino che il primo pensiero sia quello di passare anche dai luoghi dello scrittore, ovviamente! Ma così non è, e se anche qualcuno volesse farlo, un giro alla ricerca delle sue tracce, questo è ciò che troverebbe e che tu hai testimoniato in questo articolo, per il quale ti ringrazio!
    Ripercorrere le tappe di Sándor Márai, così come hai fatto tu, in un periodo meno “acceso” quello sì avrebbe per me un “senso”, ma mi scontro contro le tue osservazioni, le tue fotografie che annunciano / denunciano un’incuria datata e non meritata…
    Dove sono i Salernitani orgogliosi di aver accolto nella loro città uno scrittore simile? Dove sono, cosa “vedono”, passando vicino a quell’anonimo piedistallo mancante della parte che dà il senso al tutto e mi chiedo: “Lo sanno che Sándor Márai ha vissuto a Salerno? Conoscono Sándor Márai? Hanno mai letto o sentito parlare di Sándor Márai?”, perché se non abbiamo colpa per il giorno in cui decise di porre fine alla sua triste e malinconica vita, a San Diego, nel non troppo lontano 1989, abbiamo invece colpa per la nostra “indifferenza”, per la nostra trascuratezza verso ciò che in un primo tempo ha riscosso e registrato consensi, con presenze orgogliose e partecipi, nel giorno dell’istallazione di un busto, di una targa che ricordi o commemori. Abbiamo colpa per la nostra breve memoria e abbiamo colpa perché stiamo diventando sempre più un popolo dedito agli “onori” e sempre meno agli “oneri”.
    Il problema non è il ricollocare un busto nella sua sede iniziale, lo comprendo da sola che il nodo non è quello, il problema è la “memoria” e questo nostro povero paese ha sempre più fame e sete di questa sempre più “estranea”.
    Ancora grazie… aspettando il giorno in cui la “memoria” ci sarà resa come dono da custodire e curare, sotto un cielo luminoso… di stelle.

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    1. Condivido pienamente lo sdegno che trasuda dal tuo commento cara Eufrasia e grazie per aver letto… Mi allineo incondizionatamente alla tua pacifica chiamata alle armi nei confronti di chi all’epoca in qualità di semplice conoscente, ma anche dopo chi si è sentito coinvolto dal punto di vista culturale e letterario, è entrato in contatto con il mondo personale e narrativo di Marai… Io resto pessimista sulla presa di coscienza da parte di “masse irrecuperabili”: anche in caso di ripristino della memoria monumentale, ci sarebbe sempre e comunque una feccia metropolitana pronta a deturpare il busto di chi non hanno conosciuto e soprattutto non vogliono conoscere perché “intasati” interiormente dalle proprie miserie umane e materiali. Dovrebbero essere gli interessati che hanno conosciuto e apprezzato Marai a muoversi e cercare di trovare una soluzione a prova di vandali e permettere, come hai detto tu, a chi viene a Salerno di poterla visitare non solo per le luci di Natale ma anche per un busto dedicato al proprio scrittore preferito. Noi che usiamo la tastiera e non abbiamo potenzialità imprenditoriali e politiche possiamo indignarci, scriverne, partecipare anche a una raccolta fondi… ma la volontà deve originare da altri punti che per ora all’orizzonte non vedo apparire.

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      1. Il mio è uno sdegno, ma dettato dall’amore per questo scrittore.
        Per il resto… prima del busto da ricollocare, andrebbero fatti altri discorsi, come dici tu, ma questa non è certo la sede adatta.
        Grazie per la tua risposta!

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      2. Caro Michele, sto traducendo una guida in ungherese ed arrivando nel libro a Salerno pensavo di inserire una frase sul busto di Márai (-nel testo originale italiano naturalmente non c’era, ma pensavo,che un riferimento fosse interessante per i turisti ungheresi) Sapevo del furto, ma pensavo che la statua fosse stata ricollocata.Ho saputo ora dal tuo articolo che purtroppo questo non e’ avvenuto. Non si potrebbe fare qualcosa per rimediare? Lo scultore Gyula Gulyás qualche hanno fa e’ morto, pero’ il negativo di gesso esiste cel’ha suo figlio, dunque se il comune di Salerno volesse, tecnicamente sarebbe possibile rigettare il busto.e magari trovare una collocazione piu’ sicura.Ciao e grazie per il tuo scritto,Mihály Zöldi( e-mail zoldi@t-online.hu.)
        p.s.Comunque per ora non metto nessun riferimento nella guida: quel brutto tronco e’ meglio non pubblicizzare…

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        1. Sì, Mihály Zöldi, fai bene a non inserire alcun riferimento perché sarebbe un’inutile visita a un monumento che non c’è e un ulteriore motivo di vergogna per noi italiani di Salerno e dintorni… Purtroppo sono pessimista e anche se credo che sarebbe “facile” ricreare il busto dal punto di vista materiale, non credo in quella collocazione ridicola e nell’attuale esposizione all’incursione di qualsiasi testa calda di passaggio: in poche parole sono convinto che sarebbe nuovamente rubato dopo poche ore o pochi giorni e non verrebbe risolto il problema. Come è stato già detto in altri commenti a questo post, deve cambiare il contesto culturale e quindi il percorso turistico-letterario che porta il visitatore fino al monumento di Marai. Io sono un semplice cittadino che osserva e a volte scrive, e non ho conoscenze dirette con i promotori dell’epoca che realizzarono l’omaggio, ma credo che se le associazioni culturali italiane e ungheresi facessero insieme pressione sugli amministratori locali si potrebbe pensare a un nuovo busto collocato in maniera più intelligente e protetta… Ho inviato questo mio articolo anche a molti e-magazine salernitani ma senza ottenere risultati tangibili. Mi ha risposto in maniera abbastanza convincente solo lo staff del Festival di Salerno Letteratura che si svolge ogni anno a giugno; una città con un festival letterario così importante e ricco di interventi nazionali e internazionali, secondo me potrebbe dare una risposta seria al nostro quesito.
          In bocca al lupo per la tua guida e speriamo tu possa inserire la tappa al busto di Marai Sandor in una prossima edizione. P.s.: la visita al suo domicilio però puoi inserirla, in quanto la targa è ancora intatta… Per ora…!

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