Fate presto!

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“FATE PRESTO!”

Qualcuno nel 1980, all’indomani del disastroso terremoto dell’Irpinia, rivolgendosi ai soccorritori, scrisse sui giornali: “Fate presto!”, in riferimento alle centinaia di persone intrappolate sotto le macerie, affinché venissero estratte ancora vive. Anch’io oggi, nel mio piccolo e per altre ragioni, torno ad esclamare un rinnovato “Fate presto!” riferendomi però a chi sta lavorando alacremente per giungere a un vaccino capace di immunizzarci contro Covid-19 in tempi tali da predisporci a una valida difesa per il prossimo autunno-inverno (come si fa con la moda!).
Ma la mia non è solo un’invocazione sanitaria: è, sarei tentato di dire “soprattutto”, un’invocazione per salvare la nostra salute mentale e la nostra residua dignità. Fate presto con questo vaccino affinché si possa salvare dalle macerie del terremoto delle soluzioni pasticciate e acrobatiche quel che resta della normalità e della nostra umanità. Soluzioni che, tirate a destra e a manca, come con la famigerata giacchetta, dal mondo politico (ovvero economico) e da quello scientifico, rischiano di trasformarsi in “soluzioni mostruose”, in bizzarrie estive da avanspettacolo, in paradossali ibridi legislativi spacciati per idee sagge. Ma sagge “de che”?

Qualcuno ha scritto – spinto da un’onda revisionistica draconiana ancora da calibrare – che non dobbiamo augurarci un ritorno alla normalità perché il problema era proprio la normalità, ovvero un modus vivendi che non lesinava in spacconerie mondialiste e in atteggiamenti disinibiti dal punto di vista della cosiddetta “globalizzazione” (rinvigorito, in questi giorni di immobilità, è l’uso del termine – che a me piace molto! – “glocal”, in contrapposizione al concetto di “global” che parallelamente ai tanti vantaggi di cui tutti abbiamo goduto, ha prodotto anche non pochi danni): va bene, molte cose dovranno essere riviste, molti schemi rielaborati, alcune abitudini ridimensionate, soprattutto certe filosofie economiche e commerciali dovranno subire una profonda mutazione. Ma senza scadere nel grottesco e nell’assurdità: le spiagge plexiglassizzate sono solo l’esempio recente più lampante, ma sono convinto che la mente umana debilitata dagli eventi saprà produrre nei prossimi mesi altre prelibatezze sapienziali da offrire a questo mondo di “boccaloni”, assetato di esasperati ritorni alla routine. La domanda che dovremmo porci e che nessuno per ora osa porsi è: tra la soluzione surreale (seppur dettata da motivi di ripresa economica) e la rinuncia, qual è quella che si avvicina di più a un modello che rispetti la mia dignità?
Il distanziamento sociale e la quarantena ci stanno dando l’opportunità di riscoprire valori impolverati, abitudini seppellite sotto metri di routine, di valutare nuovi approcci culturali e interiori, ma se il ritorno graduale a questa nuova normalità (la cosiddetta FASE 2) deve diventare un aneddoto comico da raccontare ai posteri davanti al fuoco, allora preferisco prolungare l’autoisolamento, preservando la dignità residua.

Fate presto a ridarci almeno una parte della nostra libertà, prima che la disciplina e la saggezza del cittadino ligio alla quarantena siano sostituite da una stupidità istituzionalizzata per decreto.

– video correlato –

“Viva l’Italia”, Francesco De Gregori

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