Fermoposta

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Mi sposterò dal punto in cui
spererete di cogliermi in fallo,
divergono le strade nate insieme
dal punto madre sopravvissuto
di tanto in tanto un toccarsi d’ufficio
ma ognuno vivrà un tramonto
diverso come la verità senza cronaca
delle nostre vite per sentito dire.

Ve ne farete un’idea
sarà quella sbagliata,
pedaggio salato e prevedibile
da chi impegnato a fissare
esistenza su carta e pelle
non ama raccontarsi.

Quadri e paesaggi anticipati
rancori stagionati, lontani
e consensi casuali
dai rami più giovani,

seppellirete uno sconosciuto
chiamato fratello, o forse
ci salverà una voce estranea
che diremo d’amare per non morire
aspettando pensioni esotiche
già descritte in altre raccolte acerbe.

(immagine: dal film “La casa sulle nuvole”)

Burqa virale: la rivincita degli sguardi

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“Burqa virale”

(La rivincita degli sguardi)

Bizzarra è la vita.

Criticavamo fino a poche settimane fa (e a dire il vero sarebbe bene continuare a farlo anche nei giorni a seguire) la scelta pseudoreligiosa e culturale di una certa parte di mondo, di coprire il corpo e soprattutto il volto delle proprie donne, di negarli alla pubblica vista per un male interpretato rispetto divino e per proteggere – dicono – il gentil sesso dal disonore di una tentazione e dagli sguardi voluttuosi della metà maschile del cielo. Dal “semplice” velo (hijab) al burqa, diverse sono le gradazioni intermedie di annullamento della persona femmina: in alcuni casi, dal momento che gli sguardi da soli – se la donna ci sa fare – possono fare comunque non pochi “danni” in chi si abbandona al dolce linguaggio degli occhi, si sono inventati una finestrella che simula la grata attraverso la quale le nostre monache di clausura potevano partecipare senza muoversi dal convento, non viste, alle funzioni religiose celebrate nella chiesa sottostante. Secondo i maschi teocratici la donna (ovvero la sua personalità) non sarebbe annullata da tale “moda” antica, anzi aumenterebbe il proprio potere nel difendersi, nell’osservare il mondo senza essere scrutata in maniera indecente. La donna, “angelo della casa”, in versione 41-bis portatile.

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Vestigia

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Iura sepulcrorum

I terreni sacri
ingrassati da energie
vissute, capelli e dolori muti
misti a pioggia e fiori marci
oggi sono ritagli ordinati
di cemento familiare nel grigio
cuore della montagna scavata.

Tutt’intorno il consueto
traffico delle umane fasi
le diatribe e gli insulti di classe
le leggi e l’istinto vestito bene,

prenotiamo orari per visitare ossa
tra i respiri lapidari degli assenti
in fervente attesa, quasi tutti
di normali ritorni alla dannazione.

Ammazzare lo spazio

(tratta da “Nessuno nasce pulito”, ed. nugae 2.0 – 2016)

N I G R I C A N T E

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Tempo, per molti tiranno

abituale capro espiatorio

di geometriche incomprensioni.

Cronometri umani

in lotta contro la fine

si agitano vagando

nei concessi angoli di vita.

Ti muovi, simulando libertà

attraverso luoghi sbagliati

contando i minuti

come granelli di sabbia

su spiagge ignorate,

è l’impostazione originale

dello spazio vissuto

a nascere storpia.

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Consumatori… consumate!

… Tutti gli industriali, gli economisti, gli anatomisti e altri capoccioni la cui professione finiva con –isti, si riunirono per discutere della scoperta. Qualche spregiudicato avanzò addirittura un’ipotesi: “… ma allora se hanno un ano, vuol dire che cagano?” E tutti, nel brusio generale, si lasciarono trasportare a personali considerazioni col vicino… “Ma è meraviglioso!” – si lasciò sfuggire il più lungimirante del gruppo – “Se cagano, vuol dire che CONSUMANO!” Ed ancora: “… facciamoli diventare lavoratori-consumatori! Così risolviamo in un sol colpo il problema della produzione e del consumo…!”…

N I G R I C A N T E

“Il Quarto Stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo – 1901

Noi, Proletari-Consumatori della Terza Rivoluzione Industriale.

Siamo bestiame!

Le nostre funzioni fisiologiche (bere, mangiare, fare la cacca, fare la pipì, avere le mestruazioni, fare sesso, fare figli…) sono state “istituzionalizzate” e rese inodori dal filtro della madre istigatrice di tutti i pensieri: la Pubblicità. Siamo come delle “fornaci” in cui bruciare i prodotti provenienti dall’immensa macchina industriale e nonostante ciò ci sentiamo stupidamente unici, speciali mentre compriamo la carta igienica a fiori o l’acqua minerale che fa dimagrire. Abbiamo mai veramente riflettuto su quante persone utilizzano la nostra stessa carta igienica? Milioni, miliardi! Siamo unici, forse, per altre cose.

All’inizio (mi riferisco alla Prima e alla Seconda Rivoluzione Industriale) non era così: il lavoratore era lavoratore e basta. Ogni diritto veniva affogato in ore di lavoro da “schiavi delle piramidi” e… altro che Sindacati! I sindacati, quelli seri…

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16 maggio 2007: Ferlinghetti e Hirschman a Salerno

N I G R I C A N T E

“Leggende a piede libero”

cronaca di un incontro pubblico

Parcheggiare in città diventa sempre più difficile e come se non bastasse sono già in ritardo!

Quando finalmente entro, l’auditorium è già pieno come un uovo, ma non importa: lo scopo dell’happening vale certamente qualche piccolo sacrificio e poi i posti a sedere sono per le autorità, gli accademici di una certa età e la gente puntuale.

Riesco, insieme ad altri “avventurieri della parola”, a trovare un posto per terra – come in una sorta di sit-in letterario – in un angolo del palco, quasi sotto il pianoforte del jazzista Gaspare Di Lieto che con le sue improvvisazioni accompagnerà di lì a poco il reading: così sotto, che intravedo la meccanica del piano e vibro anch’io insieme alle corde colpite dai martelletti… Ormai i canoni scenografici della serata sono stati rivoluzionati da uno squilibrato rapporto tra massa umana partecipante e…

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