L’Italia s’è Destà!

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Chi mi legge da queste parti o sui social sa che sono il primo a prendere per i fondelli gli esagerati del politically correct, dei #metoo delle soubrette cadute in disgrazia per farsi pubblicità nel mondo dello spettacolo, ecc. ma stasera (15/6/2020, n.d.b.) è andata in onda una puntata di Tg2 Post che mi ha fatto addirittura rimpiangere le puntate preoccupanti del periodo “emergenza covid”. La brava conduttrice del programma, la giornalista Manuela Moreno che seguo sempre con piacere per la sua professionalità e simpatia, si è trovata a gestire (e, in quanto donna, avrebbe potuto gestire un po’ meglio e in maniera meno accondiscendente!) un manipolo di difensori ad oltranza dell'”innocuo” e innocentissimo giornalista Indro Montanelli che, poverino, fu costretto – obtorto collo – a seguire senza fiatare, e su ordine dei superiori, le usanze locali in materia di connubi con bambine. “Oh, s’usava così! Che volemo fà? Volemo offenne a tribù etiope? No, nun se po’!”
Gli intervenuti (di alcuni non mi sono stupito, di altri francamente sì, confermando la teoria dell’opportunismo di appartenenza alla categoria da sfoderare quando bisogna fare quadrato intorno a un pilastro storico della propria professione) hanno a turno assolto – con tesi a dir poco discutibili e raccapriccianti (tra cui il “madamato” riesumato da Travaglio, il castigatore della vita sessuale di Silvio Berlusconi, e la presunta intelligenza della Dandini che ride mentre ascolta il racconto di Montanelli, tirata in ballo da Sallusti che usa materiali di sinistra per difendere tesi di destra, altro miracolo di questi tempi!) – il grande giornalista e “letterato” adducendo la motivazione che si trattava della cultura dell’epoca e di quella particolare regione del mondo, che non si può giudicare oggi un fatto “decontestualizzandolo” dal periodo storico in cui il buon Montanelli era immerso fino ai capelli. Che gli imbrattatori milanesi, che non giustifico e non difendo, sono solo dei disadattati perdigiorno dalla vernice facile, sinistrati più che di sinistra, e storicamente ignoranti. Della serie: quando il soggetto è indifendibile, puntare tutto sul presunto disagio sociale del “nemico”. Si è passati dalla difesa – giusta! – del film “Via col vento” che non va decontestualizzato, e che resta tuttavia solo un film tratto da una narrazione frutto anch’essa della fantasia dell’autrice, alla difesa di un PEDOFILO REALE, e un razzista di fatto (indipendentemente dalla “precocità” sessuale e bellezza della bambina etiope di nome Destà), le cui gesta “matrimoniali”, a dire degli intervenuti, non vanno decontestualizzate. Mi pare, signore e signori, che qui si pecchi un po’ di eccesso di non decontestualizzazione!

Mi verrebbe da chiedere ai dotti invitati della puntata di Tg2 Post se anche l’infibulazione e le spose bambine dell’Islam non siano fenomeni “culturali” legati a quest’epoca, seppur a un contesto storico arretrato e a determinate zone geografiche, e quindi da rispettare. Ho detto “arretrato”? E chi mi autorizza a definire arretrate delle “usanze” solo perché, nel 2020, sono diverse dalle mie? In base a ciò che è emerso dalla specifica puntata di Tg2 Post: nessuno. Non esiste arretratezza ma solo “usi e costumi locali”.
Forse è più facile indignarsi a distanza, guardando le cose dall’Occidente: però se ci si ritrova nel “contesto”, allora scatta l’autoassoluzione, la giustificazione di gruppo del Lawrence d’Arabia de’ noantri, l’anestesia della coscienza dovuta alla situazione… mannaggia! La situazione: è sempre colpa sua.
Allora – vorrei dire a certe penne destreggianti – dovete assolvere anche la scelta di Silvia Aisha Romano: anche lei e la sua esperienza non vanno decontestualizzate. S’è trovata!
O forse difendere Montanelli e il suo matrimonio mostruoso, anche se a distanza di tanto tempo, è un po’ come pararsi il culo a vicenda nel presente, in una sorta di cameratismo giornalistico di dubbio gusto? Direi proprio di sì.

(foto: LEEMAGE Indro Montanelli)

3 pensieri riguardo “L’Italia s’è Destà!

  1. Ci sono dei personaggi in Italia che, una volta collocati sull’altare, non si possono più toccare, ma solo continuare ad “adorare”. Non mi dilungherò nel ripetere tutto ciò che è stato in questi giorni largamente commentato, criticato o difeso e non starò qui a tessere le lodi o a fare a pezzi la figura di Indro Montanelli. Da un po’ di tempo questo argomento del “madamato”, legato alla figura del giornalista, viene tirato in ballo, per poi finire nuovamente nel dimenticatoio. Ecco che basta una statua imbrattata per ritirare fuori la storia, con tutto il polverone che ne consegue.
    Vorrei però soffermarmi su due aspetti: il primo è il termine, a mio avviso sin troppo abusato di “pedofilo”; perché un termine abusato? Perché il “vero pedofilo” e non presunto tale, corrisponde ad un altro profilo, ad altre caratteristiche che non riscontro nella figura di Montanelli, e basta approfondire un attimo quello che è un vero e proprio disturbo legato alle preferenze sessuali, per capire che l’aggettivo usato in questo contesto è fuorviante, perché non basta l’età della vittima, a fare di un uomo, o di una donna, un pedofilo e trovo che questo aspetto non sia così poco importante da tener conto. Ciò non toglie che quello che fece non fu per questo meno grave, sia ben chiaro e nulla lo può scagionare, se non la sua coscienza e qui mi collego al secondo aspetto, che è quello che più mi preme e sul quale ho più volte riflettuto.
    Non è tanto il giudizio indulgente che altri giornalisti negli anni hanno espresso di fronte a tali comportamenti, né i sorrisetti, discutibili, di presentatrici note femministe, impegnate ad intervistarlo, né le parole del giornalista che parla di “episodio” per il quale non si può condannare una vita intera, (senza dimenticare che se parliamo di episodio, ci riferiamo ad un accaduto, mentre la norma e la regola è ben altra cosa e qui parliamo di quest’ultime, non di un singolo episodio, pertanto, forse non è proprio il caso di far passare il tutto come una “ragazzata”). Nessuna cosa sin qui elencata ha maggior valore dell’autoassoluzione che Montanelli, nel corso degli anni, ha fortemente sostenuto, giustificando il comportamento più e più volte anche di fronte ad attacchi frontali, (i video di alcune sue interviste si possono trovare ovunque sul web). Mai una parola di rimorso, mai un mea culpa, attaccando a sua volta chi lo aveva messo di fronte a quella che doveva essere la sua personale, intima, viscerale responsabilità. Mai un cedimento, un passo indietro che lo avrebbe reso più “umano”, nell’errore, nello sbaglio… mai! Una difesa ad oltranza la sua che ha tramandato ad altri, come si fa nella staffetta con il passaggio del testimone, pronti a sostenere le sue tesi, a difenderlo di fronte all’indifendibile.
    Indro Montanelli morì nel 2001 a 92 anni e durante la sua lunga vita, avrebbe avuto tutto il tempo per redimersi, semplicemente ammettendo il gravissimo comportamento ed è per questo che non è dagli altri che mi aspetto scuse e non è con gli altri se me la prendo, perché lo difendono. Lui è il responsabile, lui ha fatto la differenza tra scegliere di essere “esclusivamente” un grande giornalista, (a detta di molti), o quella di essere “anche e soprattutto” un grande uomo. La seconda, come è evidente, non gli è riuscita!

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    1. Giusta la tua precisazione sul modo corretto di utilizzare il termine “pedofilo” (per non inflazionarne il significato profondo e “scientifico”) che si rifà a un comportamento ben più morboso, nascosto, calcolatore, potremmo dire “raffinato”. Soprattutto se confrontato con l’ “episodio” montanelliano che è accompagnato da un mood goliardico e cameratesco che sembrerebbe scagionarlo dall’accusa appunto di pedofilia. Però in soldoni il fatto è “pedofilico”, non si scappa; come giustamente sottolinei è stata una questione di scelta e al netto delle personali PULSIONI pedofiliche o meno del noto giornalista, resta il “gesto” pedofilico. Grazie per aver letto e per ciò che hai scritto nel tuo prezioso commento.

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      1. Resto della mia idea, sull’abuso del termine in questo specifico contesto, perché se così non fosse tutta la faccenda avrebbe un altro significato, ma soprattutto, come scritto, mi premeva di più il secondo punto…
        Grazie!

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