Che cos’è l’antiberlusconismo?

Come sembrano “vecchie” e anacronistiche queste parole di un mio post del 2011; sembrano trascorsi secoli e invece sono bastati “solo” 9 anni per farle apparire non dico del tutto superate ma in parte da correggere, bilanciare o addirittura da riscrivere per presenza di una buona dose di ingenuità. Forse sono troppo severo nel parlare di “ingenuità”: in realtà la politica è una creatura fluida che col tempo si trasforma fisiologicamente facendoci sentire sciocchi, avventati, ingenui appunto.
Come sembrano inadeguate queste mie parole concentrate tutte sul problema del “berlusconismo” che all’epoca appariva come il problema massimo, la madre di tutte le degenerazioni ideologiche, culturali e politiche. E infatti così è stato: questo ha realmente rappresentato all’epoca il berlusconismo, con tutte le conseguenze che ancora oggi paghiamo in termini di trasformazione negativa della politica e della cultura sociale. Sto rivalutando nostalgicamente la figura politica di Silvio Berlusconi? Non ci penso neanche minimamente. Berlusconi è ormai uno stanco e dislessico “vegliardo” di una certa residua politica di centro-destra, statisticamente irrilevante se considerato da solo, senza le stampelle di Meloni e Salvini (e che grazie a quelle stampelle potrebbe addirittura tornare a governare o a non governare, a seconda dei punti di vista), e che cerca disperatamente di contare ancora qualcosa in un mondo politico che nel frattempo si è trasformato. In peggio, in meglio: chissà.
Le mie parole sono obsolete se confrontate con l’attuale tragico problema, a tratti comico, di una Lega (non più Nord ma “nazionalizzata” grazie a una consistente prostituzione elettorale meridionale e non solo; senza per questo, però, gridare all'”antisalvinismo”! Non servirebbe a niente, come sto cercando di dimostrare…) che si autodefinisce “erede dei valori della sinistra di Berlinguer”. Lo accennavo nel post già 9 anni fa! Ma non pensavo che la “battuta” da avanspettacolo sarebbe stata ripetuta di nuovo da Salvini nel 2020. Si tratta di battute che fanno poco ridere (se non fosse per la valenza populistica che – ahimè – riescono ad avere!) e che purtroppo vengono perpetrate nel tempo e riformulate in varie salse a seconda dell’opportunismo del momento, a causa dell’assenza sostanziale – dobbiamo ridircelo anche se evidente – di una tangibile azione “comunista” sul territorio (cosa che la Lega di Salvini ha imparato invece a fare e a fare benissimo giocando al ribasso!) e di una conseguente incidenza elettorale inconsistente (almeno finora, salvo miracoli alle prossime elezioni anche se i numeri già sono tristemente chiari).
Le mie parole non valgono più, se confrontate con quelle della Meloni che si compiace al “TG2 Post” (ormai diventato l’alter ego RAI di Studio Aperto e Tg4) del documento firmato da 150 intellettuali americani (bipartisan) contro le “esagerazioni” reazionarie del politically correct scaturite all’indomani (ma non solo) del Black Lives Matter. “Io sono Giorgia” d’accordo con Noam Chomsky? 9 anni fa avrei riso di gusto per la battuta, oggi no: oggi ci credo subito a questa notizia, a questo connubio a distanza, e anzi trovo “normale” che la fluidità ideologica di questi anni produca simili “avvicinamenti” seppur timidi, specifici e circostanziati. D’altronde concordo in pieno anch’io con quel documento, e tuttavia continuo a stimare e seguire Noam Chomsky.
Cos’è successo allora? E’ accaduto che gli “antiqualcosismo” in voga fino a un decennio fa, sono stati gloriosamente mandati in pensione dalla fluidità partitica a cui s’accennava, da una sorta di transgenderismo ideologico e politico a cui manco Pillon può tenere testa. E’un bene, è un male, bisogna assecondare tutto ciò? Che ne so, io faccio il blogger: chiedetelo agli “esperti” oppure aspettate buoni buoni che la Storia faccia il suo corso e così potrete fare i vostri confronti e le vostre considerazioni a distanza di tempo e con dati storici reali alla mano.

N I G R I C A N T E

“NON TEMO BERLUSCONI IN SE’, TEMO BERLUSCONI IN ME”

(Giorgio Gaber)

Ieri mattina mentre bevevo un caffé con un amico iraniano in un bar del centro, discorrendo dei soddisfacenti risultati referendari del 12 e 13 Giugno, ho finalmente esternato una serie di domande che circolavano da un bel po’ di tempo tra i miei pochi neuroni ancora funzionanti, cercando il momento giusto per venire fuori.

Perché durante questi ultimi diciassette anni non ho sentito l’esigenza di un risveglio politico? Perché, nonostante le varie delusioni incassate in qualità di elettore di sinistra, non ho mai ‘perso la testa’ votando l’alternativa ‘per vendetta’ o ‘per provare’ (come disse Iva Zanicchi nel ’94: “Proviamolo!” – riferendosi a Berlusconi come se si fosse trattato di un paio di jeans o di una marca di preservativi)? Perché mi sento, durante questa primavera della politica italiana (qualcuno addirittura già parla di ‘terza repubblica’ anticipando i risultati delle prossime…

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