Francesco Innella su “Pomeriggi perduti”

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Su “Pomeriggi perduti” di Michele Nigro

In Pomeriggi perduti si esplica tutto il poetare di Michele Nigro, che nell’attraversare percorsi mondani e interiori, si interroga sul senso della poesia, oggi, in un mondo globalizzato. La poesia conserva ancora un significato? Ha ancora uno scopo continuare a scrivere? E Nigro, colpito da questi interrogativi, cerca le soluzioni all’interno di se stesso, ma non nell’ego effimero, bensì nel senso arcaico delle proprie radici. Antropico: “Il grado antropico/ di sperdute contrade/ non distrae la ricerca/ del segno arcaico…”. Bisaccia: “Era il tranquillo fumo/ di sospirati sigari lucani/ che fuggendo dalla città/ mi accoglieva d’estate/ disteso su balconi isolati./ Sul confine di antiche terre/ torno a respirare/ un’aria filtrata dalla pietra/ all’ombra serale/ del castello ducale”.

Ma se la ricerca delle radici ha una valenza importante, che insegue inesplorate terre interiori, che avranno bisogno di tempo per giungere, se mai sarà possibile, a una soluzione appagante, è il contatto con una realtà disumana e alienante, quella che lo circonda, che il poeta denuncia. Grado Celsius: “Con l’arrivo dei primi caldi/ di notte/ dalla finestra aperta/ mi raggiungono psicosi da strada”. Tutto ciò che devo sapere: “E ora che tutto/ il superfluo tace intorno/ alla mia sete di silenzio parlato,/ mi chiedo come conoscevate le cose del mondo/ le notizie di guerre finite/ e di progressi a venire/ di quale dimensione umana vi accontentavate?”.

Da Vox populi: “Mi ricorda gli annunci spietati/ ma dolcemente femminili/ della compagna-operaia/ alla popolazione tibetana/ da minacciosi altoparlanti/ di propaganda e nuovi sol/ le disposizioni dell’invasore,/ inesorabili dispacci dal passato/ come da un redivivo Esercito/ della Repubblica Popolare Cinese”. Oltre al conflitto con la realtà quotidiana, che sembra assalirlo senza tregua, Nigro si abbandona alla nostalgia dei ricordi. Echoes:Persistono echi/ rianimati da memorie/ di vissute gesta,/ vecchie mura impregnate/ di lontane esistenze”. Mentre nella poesia Frontiera, che è per me molto bella, compare una donna, reale o meno, che incanta il lettore: “Misterica donna d’estate/ dolce conflitto insonne/ che appari con l’anima nuda/ al crepuscolo dell’amore/ accolta da un calmo stupore/ intrecci matasse di parole/ su ricordi ancora tiepidi.”

Quindi Nigro si può considerare un viandante della poesia, che attraversa solitario la realtà che lo circonda, ma che ama allo stesso tempo la scrittura poetica come scoperta intorno a se stesso; in effetti nella mappa delle sue attività mentali egli vuol trovare il più autentico Io non inquinato da sillogismi e retoriche inutili; e infatti in Pomeriggi perduti, la poesia che dà il titolo alla raccolta, così scrive: “Spegnete i saperi/ elettrici di sera/ i confortanti aggeggi/  le reti a maglie larghe/ delle bugie a colori”.

E con questa ultima citazione dalla sua raccolta poetica, concludo il mio intervento affermando che ogni poeta è un enigma indecifrabile e che forse il lettore coglie solo quelle assonanze che sono già dentro di lui e che si evidenziano stimolate dalla lettura dei versi.

 Francesco Innella

versione pdf: Francesco Innella su Pomeriggi perduti di Michele Nigro

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