L’eclissi

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L’eclissi 

Ékleipsis[1]

  

“Buongiorno a tutti gli amici ascoltatori sintonizzati sulle frequenze di Radio Halley che vi trasmette il meglio della musica dalla caldissima Napoli… Oggi è l’11 Agosto 1999… mi dispiace per quelli che sono rimasti in città, ma questa temperatura tropicale non scenderà fino al prossimo martedì…!” – informava sadicamente lo speaker nell’introdurre il suo programma musicale, mentre un condizionatore d’aria puntato dritto in faccia lo predisponeva a sinusiti invernali.

Già da un’ora Niccolò era salito sul campanile della chiesa di San Sebastiano al Vesuvio e, dopo aver sintonizzato la radiolina, si diede da fare per allestire una base d’appoggio per la sua videocamera. La batteria era carica e il quadratino di lastra radiografica, ritagliato per l’occasione da un vecchio rx toracico della nonna, era stato fissato con del nastro adesivo sull’obiettivo. Una precauzione necessaria perché questa volta non si trattava della solita “prima comunione” o di un tipico matrimonio estivo al Sud, ma Niccolò stava preparando la ripresa di uno degli eventi astronomici più interessanti di quel “fin de siècle” tanto atteso da programmatori di computer e astrologi catastrofisti.

La lente della videopostazione casereccia era stata puntata verso il dio Ra, meglio conosciuto come la stella Sole, e Niccolò attendeva fedele l’inizio delle danze cosmiche. Stava per assistere all’ultima eclissi solare del ventesimo secolo e la prossima sarebbe stata troppo lontana nel tempo per fare ottimistiche previsioni mediche su di una sua futura presenza fisica.

“Non è possibile perdere un autobus che ripassa dopo ottant’anni!” – pensò Niccolò sarcasticamente. Di tanto in tanto, affacciandosi dal campanile sulle strade calde e vuote, Niccolò contemplava la desertica solitudine in cui si era andato a impelagare quella mattina a causa dei suoi folli interessi astronomici. Mentre il novantanove per cento della popolazione si trovava al mare, lui cercava di puntare la sua insignificante videocamerina verso uno dei reattori nucleari più potenti dell’universo.

“Non sto bene mentalmente!” – pensava con ironia di se stesso in quei momenti. E l’insolazione che di lì a poco si sarebbe procurato, avrebbe peggiorato le sue condizioni psicologiche già precarie. Ma era felice così. Non aveva mai rifiutato un “impegno scientifico” in nome della mondanità e preferiva le notti stellate trascorse su un plaid alle discoteche rumorose delle località turistiche. Queste scelte radicali forse avevano intaccato la sua elasticità sociale ed era in nome di un coltivato “orgoglio culturale” che si trovava appollaiato su un campanile nel mese più caldo dell’anno. E da lì poteva ammirare anche un altro storico esponente della fenomenologia naturalistica: il Vesuvio, lo Sterminator Vesevo immortalato anche da Leopardi.

Ma non era la settimana dedicata alla vulcanologia e così riprese a guardare attraverso l’oculare della videocamera sperando che la debole protezione posta dinanzi all’obiettivo proteggesse i circuiti interni dalla fusione. L’immagine era perfetta nella sua monotonia e al centro del video il protagonista insolito di quel lungometraggio appariva come un cerchio lucente la cui antica potenza era domata da un irriverente pezzetto di radiografia. Intorno al cerchio di fuoco, a perimetrarlo, si delineava la “corona solare” come quella di un re seduto sul trono, alla vigilia dello spodestamento. Ogni tanto un gruppo di nuvole dispettose si divertiva a passare dinanzi al “set cinematografico” come per ricreare la scena fumosa di un incendio cosmico.

“Che secolo il Novecento!” – rimuginava Niccolò – “… guerre, invenzioni, rapidi mutamenti su scala mondiale, scoperte sensazionali, energie spaventose, viaggi impossibili, tecnologie inconcepibili… E tutto questo mentre l’immutabile gioco celeste di eclissi e stelle morenti si consumava sulla fredda landa di una lente telescopica.”

La luce solare impiega 8 minuti e 18 secondi per raggiungere la Terra e Niccolò pensava che durante quel breve intervallo di tempo si può nascere e si può morire.

Improvvisamente il primo timido lembo di Luna si interpose tra la nostra casa – il pianeta Terra – e la “fornace della vita”, il Sole.

Un’unghiata lunare. Era un momento emozionante. Ma non lo era stato sempre per tutti.

In altre epoche ci sarebbero state reazioni diverse: flagellazioni espiatorie, pentimenti d’urgenza, confessioni pubbliche, sacrifici umani e terrori superstiziosi. Dalla radio del presente, invece, i cronisti raccontavano a caldo, dalle varie città d’Italia e del mondo, le sensazioni della gente: a Sofia ci si aspettava un’improbabile crollo del Capitalismo in concomitanza con l’eclissi, mentre dalla pragmatica Germania giungevano consigli a non abbassare la guardia nei confronti dei borseggiatori che avrebbero approfittato del buio anomalo.

Nessuna atmosfera da “anno mille”. La calda consapevolezza assicurata dalla scienza aveva assopito gli istinti magici ormai da tempo. Per fortuna. Anche se, sotto la cenere delle sovrastrutture culturali, l’uomo continuava ad alimentare una brace irrazionale.

Gli astrofili erano già armati fino ai denti per assistere all’evento: pezzi di vetro scuro, schermi da saldatore, buste nere della spazzatura. Ma qualcuno avrebbe perso la vista perché non istruito a dovere sulle conseguenze della visione diretta del dio Ra.

“Non si può guardare direttamente il volto di una divinità senza pagare un prezzo alto!” – pensò cinicamente Niccolò in un attimo di delirio religioso.

L’irregolarità del vento solare disturbava le frequenze radio e così, di tanto in tanto, Niccolò doveva cercare nuove stazioni e nuove canzoni per quella insolita colonna sonora: l’unica libertà che si era concesso quella mattina. Alla severità dell’evento cosmologico aveva contrapposto un leitmotiv da spiaggia californiana per rammentare a se stesso che, nonostante il rigore scientifico dedicato all’eclissi, faceva sempre parte di quell’effimero formicaio chiamato “umanità” caratterizzato da frivolezze e canzoncine.

Il silenzio cosmico non lo avrebbe accusato di vilipendio.

La Luna, impercettibilmente, completava la sua opera di interposizione, come una donna gelosa che cerca di distrarre il suo uomo caloroso da una rivale lussureggiante. Ma solo in alcune parti del mondo avrebbero sperimentato gli effetti dell’eclissi totale.

“La strana notte”, affievolendo le ombre, induceva i colombi torraioli a gonfiare le penne e a riunirsi in gruppo per l’inatteso imbrunire, ignorando che dopo pochi minuti avrebbero ricevuto l’ennesima sveglia dal sole nascosto.

Intanto dalla radio una sfida a onde medie – “La canzone del secolo” – presentava i suoi candidati per un altro inutile scettro. Quale sarebbe stata la canzone del secolo? Quale motivetto avrebbero votato i fedelissimi radioascoltatori? A Niccolò non importava nulla. Ascoltava e basta.

E mentre saltellava sul campanile infuocato, tra una canzone e l’altra, rileggeva mentalmente i suoi appunti di astrofisica:

“… ogni volta che due masse qualsiasi si trovano presenti nello spazio, si manifesta tra di esse una forza attrattiva direttamente proporzionale alle masse stesse e inversamente proporzionale al quadrato della distanza tra i rispettivi baricentri. Tale forza è detta gravitazione universale. La sua espressione matematica assume la forma seguente:

f = k  m 1 m 2 / ( r )²

dove m1 e m2 sono le masse, r la distanza e k una costante universale…”.

La precisione e, al tempo stesso, la presunzione racchiuse in quella formula lo entusiasmavano e lo deprimevano. Sapeva bene che molti cervelli e molti secoli erano stati necessari per definire, correggere e rafforzare la Legge della Gravitazione Universale, ma l’evento a cui stava assistendo confortava la sua personale convinzione che l’errore facesse parte di un Piano Superiore e che l’eclissi, solo all’apparenza anomala, rappresentava la conferma di una precisione calcolata.

Sempre dagli appunti:

“… il piano dell’eclittica e il piano su cui è situata l’orbita percorsa dalla Luna attorno alla Terra, formano un angolo di 6° e, a ogni lunazione, la Luna incontra il piano dell’eclittica in due punti detti nodi… il fenomeno dell’eclissi si verifica soltanto se tali nodi vengono a trovarsi esattamente sulla retta che congiunge la Terra col Sole… si è osservato che il fenomeno dell’eclissi si rinnova quasi regolarmente per ogni 223 lunazioni…”.

Nulla è lasciato al caso nella “routine” universale: nemmeno l’errore. E quasi tutto può essere calcolato.

L’errore è la pausa dalla regola, la distrazione dal Piano, l’aritmia sinusale, la poesia inedita di Dio, il filo di lana che sfugge alla maglia, il vizio del Creatore, la sbavatura d’inchiostro sulla rivista patinata, le gambe storte del campione, il graffio sul disco, la sordità del compositore… L’errore è la compassione che si prova per il magnifico, è l’aberrazione che sfida la Noia, è la fuga dello Spirito dall’impegno del Materialismo, è il piccolo mammifero che sopravvive all’estinzione, è “la pietra scartata dai costruttori, divenuta testata d’angolo”, è l’amico dimenticato, è la prima cellula tumorale, è la madre che uccide il neonato, è la nave inaffondabile che affonda, è il grattacielo che crolla, è l’eroe che muore per un raffreddore, è la pioggia col Sole, è il fiore che spacca l’asfalto, è le “Tredici variazioni sul tema” di Jill Sprecher… È la vita.

“L’idea è morta… L’Errore ha annunciato i nomi del Governo Rivoluzionario… Lutto in famiglia!” – urlò come un dannato Niccolò dal campanile verso un vecchietto seduto sotto un albero il quale, mentre si asciugava il sudore con un fazzoletto bianco, lo sventolò verso l’astrofilo pazzo come per dire: “… Hai ragione! … Mi arrendo!”.

“Il Cambio-di-Idea è consultabile alla pagina 33 del capitolo Difetti, paragrafo Falliti…!” – disse poi a se stesso rientrando nel campanile.

Il caldo sortiva già i suoi primi effetti, quando improvvisamente sprazzi di biografie di personaggi famosi si affacciarono nella memoria del ragazzo:

“… abbandonò presto la professione di ingegnere per dedicarsi al jazz e alla letteratura…”; “… Condannato a morte nel 1849 con l’accusa di attività sovversiva, si vide commutare, ormai davanti al plotone di esecuzione, la pena a 4 anni di lavori forzati…”; “… Dopo aver studiato medicina, si unì al gruppo di giovani intellettuali riuniti attorno a Pietro Gobetti. Dedicatosi alla pittura, fece parte dei Sei pittori di Torino che si dichiararono avversi ad ogni forma di accademismo…”.

“Viviamo di abitudini e aborriamo l’ignoto…” – continuava Niccolò – “… senza il coraggio della retrocessione, senza colpi di coda, evitando quelle periodiche sconfitte che ci fanno crescere e ci fanno più belli e maturi!” – e ripensava agli studi di astrofisica da poco abbandonati per noia.

Anche nella tanto amata sinfonia numero 40 in Sol minore k.550 di Mozart c’erano degli “errori”, ma era proprio grazie a essi che l’anima del giovane misantropo veniva toccata in profondità. Errori di lunghe riflessioni dopo ritmi serrati e decisi e di tonalità incalzanti che nascondevano tensioni spirituali infinite e suddivise, per motivi di burocrazia musicale, in “molto allegro”, “andante”, “minuetto: allegretto”, “allegro assai”.

“Siamo tutti schiavi della forma e c’è sempre un ricco e grasso vescovo da cui farsi commissionare un lavoro…” – concluse beffardo.

Niccolò si sentiva confortato dai suoi stessi pensieri perché nella sua brevissima vita aveva commesso già molti errori e pur trattandosi di errori “umani” sapeva in cuor suo che facevano parte di un Piano.

Anzi, di una Legge.

Certamente non sarebbe riuscito a calcolare il giorno e l’ora della sua morte, ma quante “eclissi” aveva affrontato nella vita. E ogni volta aveva sempre ingannato la sua personale “fine del mondo”.

“L’Universo commette errori da milioni di anni in assenza di clamori e di opinioni superficiali. Gli errori umani, invece, sono costantemente accompagnati da rumori, scalpori, vergogne e indignazioni…” – sentenziò.

Niccolò invidiava i corpi celesti e chissà quante volte avrebbe voluto sostituirsi a uno di essi per commettere in santa pace un suo personale, silenzioso e calcolato errore.

Eclissarsi dolcemente tra le gambe lisce del dubbio e risvegliarsi, senza troppi perché, in un’altra vita. Timbrare con la morte nel cuore il cartellino dell’ufficio e vedere la passione partire su un treno come un’anima che vede il corpo morto.

“Scommetto che il Sole non sa di essere uno dei soggetti principali del diagramma di Hertzsprung-Russell…!” – pensava Niccolò – “… e sta lì, nel suo angolo di universo, senza pavoneggiarsi con gli altri astri e senza avere coscienza dei propri errori… Beato.”

“La Società Produttiva esige il sacrificio dell’Uomo Pigro sull’altare della Fede. E quest’uomo vive Vite Parallele supportato da bidoni di Maalox per non bucare lo stomaco sotto le picconate dell’etichettocrazia…!” – continuava l’astrofilo – “… ma non riusciranno a piegarmi… Sarò anche asociale, ma amo le sfide aperte!”

“Certa gente crede di possederti con la prevedibilità dei tuoi bisogni, ma non prevede certamente che si può uscire di scena facendo leva su un imprevedibile cambio di rotta. Con eleganza. Con stile. Seraficamente. Senza pathos…”.

E mentre aggiustava il fuoco della videocamera compiacendosi del suo personale elogio della fuga: “… senza lanciare inutili accuse verso la società o sporcare il pavimento di sangue come a casa di Caccioppoli e Debord! Semplicemente esistendo… Come il Sole!”

Il suo “Esistenzialismo solare”, purtroppo, contrastava con il “Realismo economico” del mondo e così cominciò a ricordare le numerose “frasi fatte” e le noiosissime raccomandazioni e sentenze provenienti dal cosiddetto “mondo adulto” pieno di vecchi zii sull’orlo della tomba e altri parenti marginali che non avevano mai compreso neanche un grammo del suo pensiero:

“… cosa vuoi farne della tua vita?… non sarai né carne, né pesce… la tua vita sta andando a rotoli!… ti vuoi sistemare?… lo sai che ti vogliamo bene… cerca di laurearti… farai la fine di quello lì… fatti una posizione… fatti una comitiva… ma non ce l’hai la fidanzata?… no?… fatti una sega!… e l’amante? …no? … ma se ce l’hanno tutti!… a chi aspetti?… ma che fai, dormi?… i tuoi amici hanno già una famiglia e un appartamento… alla tua età avevo già Luigino e Isabella… alla tua età ero già un affermato professionista… alla tua età avevo già un conto in banca… e il loculo prenotato al cimitero… e tu che c’hai?… perdi solo tempo con quel telescopio… le stelle non ti daranno da mangiare… vivi di illusioni… hai distrutto la tua vita… non hai senso pratico!… non affronti la vita!… tu ancora devi cominciare e già ti lamenti? … non esistono più le mezze stagioni! … ai miei tempi sì che eravamo felici! … sta venendo la fine del mondo!… hai messo su pancia? … mangi come un porco! … perché non prendi un’altra fetta di torta? … non fare complimenti! … fai come se fossi a casa tua! … se avessi accettato quel posto in banca a quest’ora saresti…! … siamo profondamente delusi da come stai conducendo la tua esistenza! … ci farai morire di crepacuore! … ti bastava poco per il titolo… hai rovinato tutto da quando ti sei lasciato con quella lì, come si chiamava…?! … non si può cambiare vita dopo tanti anni!… sei pazzo!? … e ora cosa farai? … dove andrai? … cosa mangerai? … cosa sai fare? … sei un incompetente! … dovrai partire se vuoi avere fortuna…! … se non hai la raccomandazione! … non condivido le tue scelte! … sei scemo? … stai facendo una fesseria! … noi piangiamo per te! … secondo me soffri, per forza! … non c’è altra spiegazione… tu pensi di essere felice, ma in realtà sei infelice! … tu non sei convinto!… secondo me ci nascondi qualcosa: non hai fatto nemmeno un esame all’università, vero?… puoi dirlo: non ti succederà nulla! … ti droghi, vero?… tutti i giovani lo fanno… perché non vesti casual?… perché i capelli rasati a zero?… sei un neonazista?… puoi dirlo: non ti succederà nulla!… perché vai sempre in chiesa?… vuoi farti prete?… puoi dirlo: non ti succederà niente!… perché non vai più in chiesa?… da quando te la fai coi comunisti… sembri sciatto con quei capelli lunghi… perché non vai da un bravo psicologo? C’è andata anche tua cugina Geltrude… mica significa che sei pazzo!… Giusto per parlare!… Pensi solo ai cazzi tuoi! … perchè non fai palestra?… Con te non si può parlare!… Sei appena tornato e già scendi?… hai ripreso a fumare?… smettila con i liquori… certo che sei strano… a te quel cantante ti ha confuso la mente… fatti la comunione! … fatti il bidet! … fatti la barba! … fatti una polizza! … fatti una canna! … fatti la croce! … fatti lo stereo! … non leggere troppo! … ma non leggi mai? … ma hai paura? … sei senza coglioni… ti manderei a zappare! … te lo do io il telescopio: in testa! … quale donna mai ti prenderà? … con quel carattere di merda… sei un eremita… sei acido… sei un buono a nulla… sei un perdente… un fallito… un mantenuto… un disgraziato… la tua vita è finita!… prima avevi un obiettivo… diventerai un barbone… fatti monaco… frate… gesuita… salesiano… trappista… comboniano… cluniacense… cistercense… benedettino… tutt’al più chierichetto! … sei un morto di fame… quand’eri piccolo mi volevi bene… ora sei scostante, scostumato, screanzato, scatechetizzato… eri la speranza della nostra vecchiaia… mi avevi promesso una casa in campagna piena di animali… sei peggio di tuo padre… sei peggio di tuo nonno… sei peggio di tuo zio… sei peggio e basta!… dovevi essere il bastone di tua madre… dovevi essere la colonna della casa… dovevi essere il faro dei tuoi nonni… dovevi essere e basta! … vuoi darci questo erede?… se continui così la tua genìa scomparirà!… fai presto! … oramai tutto è perduto! … ti do un’altra possibilità! … per colpa tua non mi posso vantare con i parenti! … prendere o lasciare! … quello sì che è in gamba! … tu non sai cosa vuoi! … fai mille cose ma nessuna che ti dia da mangiare! … avevi tutto! … sapevi tutto! … potevi tutto! … hai toccato il fondo! … i figli di Marco si sono sistemati e sono più giovani di te! … te l’avevo detto! … hai fatto di testa tua? … mi dispiace per te! … ti avevo avvisato! … lo sapevo che finiva così! … che delusione! … che dolore! … che vergogna! … sei la nostra croce! … sparisci!”.

“Certa gente, raggiunta un’età, dovrebbe morire!” – aggiunse Niccolò ad alta voce e con un non convinto sadismo.

Mentre le elucubrazioni astro-filosofiche di Niccolò procedevano, la Luna era riuscita a coprire un buon settanta per cento del cerchio solare. La divinità si difendeva onorevolmente scavalcando il satellite dispettoso con sprazzi di luce e calore. Da quel momento in poi il processo si sarebbe invertito e la Luna, ritirandosi nei ranghi cosmici, avrebbe riconsegnato l’amato Sole ai bagnanti e alle impiegate pallide che si godevano le ferie.

Anche i più indifferenti dal punto di vista scientifico dovettero rispondere all’appello della natura: i padri che rincorrevano i figli sulla spiaggia, si fermarono; le mamme sotto l’ombrellone che ocheggiavano su questioni estetiche, s’ammutolirono; i bambini capricciosi ripresero la mano del genitore e gli animali, pur assecondando quel gioco bizzarro tra la luce e il buio, istintivamente percepirono che la notte era calata in anticipo.

Niccolò cercava stazioni radiofoniche, girando la manopola, come a voler supplire al silenzio sinistro e infinito di quell’evento straordinario, ma gli bastava guardare attraverso l’oculare della videocamera per capire che non avrebbe mai trovato alcuna canzone abbastanza potente da azzittire l’inesorabilità di un Progetto più grande di lui e di tutti gli esseri presuntuosi che abitavano il pianeta Terra.

“… Francia: eclissi totale… A Parigi tutti nelle strade con il naso all’insù!” – riferiva un cronista d’oltralpe; “… Cornovaglia: oscurità completa… il Popolo del Sole Nero si riunisce per assistere all’evento…” – dichiarava l’inviato dalla Gran Bretagna. “… Bolzano: eclissi totale e abbassamento della temperatura…” – freddo l’intervento del giornalista tirolese.

E mentre l’errore astronomico fatto di numeri e formule si consumava nel silenzio dello spazio, la stupidità umana descritta dalla cronaca non conobbe l’oscuramento che meritava e, anzi, si dipinse di una nuova comicità surreale dalle pagine di una rassegna stampa radiofonica in tempo reale:

Il Mattino “… accoltella la moglie e mentre sta per gettarsi dal balcone ci ripensa per guardare l’eclissi!”; Corriere della sera “… sparatoria nel centro di Milano: i rapinatori inseguiti dalla Polizia riescono a far perdere le tracce agevolati dall’improvvisa oscurità dell’eclissi!”; la Repubblica “… Roma: un anziano pensionato prende a fucilate il proprio oculista dopo un delicato intervento alle retine costato 15 milioni di lire. Mentre lo sbendano, vedendosi al buio, crede di essere vittima della Mala Sanità e così imbraccia il fucile. Era l’eclissi!”; l’Avvenire “… Politica: Mastella e il mago Genny fondano il Partito della Luce. In un ristorante di Benevento presentato il programma politico…”; Le Monde “… Belgio: un gruppo di minatori ritorna in superficie durante l’eclissi. Immediatamente il Sindacato chiede un ‘supplemento oscurità’ sul prossimo stipendio…”; La Padania “… Mantova: il senatùr accusa il meridione di fare le cose a metà anche nelle faccende astronomiche. L’eclissi al Sud è stata parziale…”.

Le notizie rumorose di cronaca e i “clamori nel mondo moribondo” contrastavano con la semplicità e l’umiltà dell’evento celeste. “L’essere umano è un granello di sabbia disperso dal vento cosmico e si preoccupa di piccole questioni insignificanti…” – pensava Niccolò – “… mentre l’universo è occupato a tenerci in vita grazie alle sue delicate regole eterne!”. Mancava solo l’ultimo pezzettino affinché il Sole ritornasse padrone assoluto del mondo senza ombra di dubbio lunare. Il cerchio perfetto di luce riconquistava la sua integrità.

“Il potere del Sole è un grembo materno ricolmo di elio” – si lasciò sfuggire Niccolò mentre smontava la videocamera rovente.

Forse i suoi nipoti avrebbero visto quella cassetta o forse no. Probabilmente futuri archeologi rivedendo quelle immagini avrebbero pensato che sulla Terra, durante l’era dell’indifferenza, qualche “pazzo” esisteva e resisteva.

La vita era proprio un meraviglioso errore.

La radio tacque. E fu, finalmente, il Silenzio.

versione pdf: L’eclissi

video correlato:

Sinfonia n.40 in Sol minore k.550, W. A. Mozart

[1] Eclissi: dal greco ékleipsis, dal verbo ekléiplin “lasciare, abbandonare”. Titolo originale del racconto già pubblicato nella raccolta “Esperimenti” (2ª ed. – nugae 2.0, 2009).

(ph M. Nigro©2020)

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