2022: i sopravvissuti

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2022: i sopravvissuti 

Alla fine è arrivato anche il 2022, l’anno del “Soylent Green” (titolo originale di un film sci-fi del 1973), dei sopravvissuti in un mondo inquinato e sovrappopolato che mangiano a loro insaputa altri esseri umani morti, trasformati in nutrienti “gallette” e spacciate per un popolare cibo a base di plancton. Finora a noi  ̶  sopravvissuti nella realtà del XXI secolo  ̶  hanno proposto in maniera ufficiale, e senza imposizioni, cavallette, larve essiccate, formiche, grilli e vermi come “esotica alternativa gastronomica” alle proteine tradizionali; forse (forse…!) siamo ancora lontani dalle gallette prodotte con i cadaveri come nel film che in Italia prese il titolo “2022: i sopravvissuti”.

Ma non siamo lontani, purtroppo, da un assillante e per la maggior parte dei casi ingiustificato “non sappiamo cosa c’è dentro!”, tornato in voga con più forza durante questi mesi di campagna vaccinale anti-covid. Il “nonsocosac’èdentrismo” mai applicato in altre centinaia di occasioni in cui forse sarebbe stato lecito applicarlo, e frutto di un’assente cultura scientifica, viene sbandierato proprio ora che c’è più bisogno di utilizzare l’unica arma a disposizione in maniera compatta, senza creare buchi in una ormai utopistica “immunità di gregge”, nel tentativo di formare un muro  ̶  in questo caso utile  ̶  contro la pandemia. Se alla fine del film Charlton Heston grida al mondo: “Il Soylent è fatto con i morti!” (infelice traduzione dall’originale “Soylent Green is the people!”), nella nostra realtà se chiedessimo a uno dei contestatori del vaccino anti-covid quali e quanti ingredienti conosce o ricorda, state pur certi che non ne saprebbe citare neanche uno (nonostante la composizione sia nota perché l’AIFA ha diffuso gli allegati riguardanti il vaccino anti-covid in tempo reale con la sua distribuzione), ma difenderebbe a spada tratta l’ipotesi che c’è ben altro e che questo “ben altro” (aggiunto agli altri ingredienti che non ricorda) ce lo tengono nascosto per fare un dispetto mondiale al genere umano, per ragioni al momento oscure o troppo deboli per essere vere. Psicologie confuse e drammaticamente divertenti!

Il numero 2022, tuttavia, ci suona ora molto, troppo, pericolosamente familiare, soprattutto perché ci siamo entrati ufficialmente dentro con tutte le scarpe: non è più un anno lontano nel tempo, un anno fantascientifico, problema che appartiene agli uomini affamati del futuro, uno di quegli anni “sparati” a caso per creare un “effetto di lontananza temporale” nel lettore e citati in uno dei tanti romanzi di genere. Il futuro è qui, signore e signori! Il 2022 è oggi! Quegli uomini fantascientifici siamo noi, nessuno si senta escluso: parafrasando De Gregori. E la realtà sta superando, ormai da molti anni, una certa letteratura fantascientifica che sarebbe da rivalutare quando non proprio da riscrivere. La realtà, superando la fantasia, in alcuni casi ha reso “sempliciotte” le tesi avanzate nei racconti.

L’unica cosa che dispiace è che quel patrimonio letterario fantascientifico – a cui appartiene anche il summenzionato film, tratto a sua volta da un romanzo distopico di Harry Harrison intitolato “Largo! Largo!” del 1966 (nel racconto dell’autore statunitense l’anno fatidico è il 1999 e non il 2022!)  ̶  è diventato materia paranoica per novax senza cervello e sostanzialmente impreparati dal punto di vista futurologico prim’ancora che scientifico; pretesto per annunciare sui social dittature sanitarie inesistenti; propellente per creatori di fake news virologiche o per filosofi da talk show che si sputtanano a fine carriera per un pugno di visibilità in più. Storie come questa della Soylent Green hanno aperto un canale critico verso un futuro problematico che è, ahinoi, inesorabilmente arrivato: forse è arrivato in un modo diversamente problematico, perché nel nostro 2022 ci troviamo a dover combattere con altre tipologie di crisi planetarie. Non siamo ancora giunti a doverci cibare di “gallette umane”, il “cannibalismo su scala industriale” non rappresenta per ora una minaccia realistica e realizzabile, anche se la sofisticazione eno-gastronomica non è un’ipotesi fantasiosa ma è già realtà. Il “suicidio assistito”, invece, che nel film è una “scelta normale” largamente praticata e incentivata dallo Stato, nel nostro 2022 sta diventando lentamente realtà: quando anche le ultime barriere legislative ed etiche cadranno, i Templi dove andare a terminare i propri giorni rappresenteranno la nuova “normalità”. Saranno i nuovi “nonluoghi”, per dirla alla Augé, in cui sentirsi asetticamente accolti prima dell’ultimo viaggio. E la Sanità bloccata dalla pandemia, che impedisce a migliaia di malati di cancro di curarsi, non è essa stessa un’indirettamente approvata “eutanasia di Stato”?

C’è un punto, tuttavia, che mi lascia perplesso: se in passato i racconti fantascientifici rappresentavano un valido “esercizio” mentale per ipotizzare futuri dispotici in cui era fin troppo facile capire, alla fine della storia, chi fossero i cattivi e chi le vittime, ora questa facilità nel discernere non è più individuabile e chi utilizza la letteratura fantascientifica in modo maldestro per rivelare presunti complotti o attentati alla libertà, rischia di peccare di imperdonabile ingenuità, se non addirittura di palese malafede. La distopia non è più associabile a una determinata ideologia politica: la “diluizione partitica” in atto da anni rende impossibile l’attribuzione di un preciso colore politico a una presunta dittatura. La stessa definizione di “dittatura” è instabile e i probabili futuri totalitarismi non avranno caratteristiche così nette come quelli storici. La realtà è più complessa della trama di un racconto fantascientifico che per sua natura tende a schematizzare un concetto per meglio narrare una condizione non ancora verificatasi; la riduzione cinematografica, a sua volta, è ancor più sintetizzante e schematizzante.

L’unico modo per far sì che la letteratura fantascientifica non perda la sua dignità finemente “profetica” e la sua funzione di monito intelligente, e si trasformi nella parodia, usata a sproposito, della realtà quotidiana, è quello di non dimenticare mai di associare al racconto la preparazione scientifica, il rigore dei numeri e dei fatti, l’ufficialità di uno storytelling non più allo stato brado e affidato a un’informazione che insegue la rissa televisiva per fare ascolti. Altrimenti la letteratura fantascientifica ri-diventa “letteratura d’evasione” (come veniva ingiustamente etichettata in altre epoche) per rivoluzionari di pancia, per complottisti di piazza che in seguito inviano messaggi di pentimento dalle rianimazioni, per ideologi a caccia di facili consensi elettorali, per la soddisfazione emotiva di untori-disadattati in cerca di un riscatto sociale…

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Soylent Green Opening Titles

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(ph M.Nigro©2021)

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