Matrix Resurrections

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Matrix 4 e la crisi di mezza età

(un po’ di spoiler qua e là, attenti!)

Stasera, vedendo al cinema Matrix Resurrections, ho rivissuto alcune delle sensazioni provate con Trainspotting 2 e Blade Runner 2049. Personaggi che tornano sul luogo del delitto, questioni da affrontare, trame da completare forse più per nostalgia che per altro. Con i sequel si rischia tantissimo e lo sappiamo, ma si ritorna al cinema, dicevo, per nostalgia dei protagonisti che abbiamo amato 20 o 30 anni prima. E i produttori lo sanno.
Siamo tutti dei fottuti pantofolai cinquantenni; ci abboffiamo di pillole blu (non quella della Pfizer, l’altra: quella che Morpheus offre a Neo insieme alla rossa che libera) e pensiamo che il nostro vissuto sia solo un videogioco. Andiamo dall’analista, ci affidiamo alle sue cure, ma è proprio lui che c’inganna e ci prescrive le pillole blu. I rivoluzionari che c’avevano liberati molti decenni prima, si sono imborghesiti e hanno raggiunto un compromesso con i vecchi nemici: le macchine. Forse non conviene risvegliare proprio tutti tutti… Un po’ di umanità lasciamola ancora a nanna! La tregua dopo una guerra porta sempre a un Piano Marshall (o a un PNRR) che accontenta un po’ tutti: però cara Niobe, che tracollo… caspita! Posso capire le rughe e la vecchiaia, ma ti ricordavo più combattiva. Non resta che risvegliare l’altra metà del cielo: l’amata Trinity. Ma vorrà lasciare marito, figli e hobby, la sua vita tranquilla, per un mezzo squilibrato che la tampina in un caffè? Eppure Matrix si nutre proprio di questo equilibrio tra paura e desiderio che produce molta più energia. Più efficienza dalle batterie umane che ricordavamo nel primo capitolo della saga. Neo e Trinity si fanno un bel sonnellino nelle loro capsule per la resurrezione: sono abbastanza lontani tra loro per non creare pericolose interazioni ma anche abbastanza vicini per dare vita all’energia che serve al sistema. Della serie: vivete, producete ma senza dare fastidio.
Diamo una seconda possibilità a questi cinquantenni imbolsiti e disincantati: ma che vogliono sti giovani che ci risvegliano dal nostro riposino? Vogliono fare la rivoluzione?

Ormai si vive di rendita con i ricordi dei primi tre capitoli, dateci un nuovo motivo. L’amore? Ah già: omnia vincit amor! Ma bisogna combattere contro la quiete dei compromessi raggiunti e il dilemma è sempre lo stesso da vent’anni: viviamo seguendo il nostro libero arbitrio o siamo pilotati da un algoritmo? Quando uscì il primo Matrix non c’erano i social e l’algoritmo di Zuckerberg ancora non aveva rovinato la nostra illusione di giocare un ruolo attivo nella gestione del nostro essere in rete. Ora che lo sappiamo la risposta è facile.
Il messaggio è sempre quello: che ne vogliamo fare della nostra vita? Batterie dormienti o esseri coscienti? “Chi vuol essere risvegliato?” che non è il titolo di un quiz show condotto da Gerry Scotti. Ma anche il problema legato a queste domande è uguale a quello di vent’anni fa: per fare una scelta bisogna diventare consapevoli della propria condizione. Sennò stiamo bene dove stiamo. È la “femmina” che determina l’equilibrio del sistema stavolta, non più l’Eletto. Trinity sceglierà di restare una mamma di famiglia? Non ve lo dico: guardatevi il film.

P.s.: i novax che hanno preso questo film a pretesto per autodefinirsi “risvegliati” (mentre i pecoroni sono gli altri che hanno scelto di vaccinarsi e di sottostare al green pass) non hanno capito che anche loro sono frutto di Matrix, sono dei sottoprogrammi inventati per sostenere un sistema che ingloba anche loro. Ma non diciamocelo… È così spassoso osservarli in questa loro veste di nuovi Eletti.

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