“Quark”, per noi…

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Ricordo ancora quando all’inizio degli anni ’80  ̶  era il 18 marzo del 1981 per la precisione!  ̶  io e mia sorella sulla RAI guardammo con un interesse inedito la prima puntata di un programma tutto nuovo, lineare nella sua struttura, apparentemente semplice nel suo intento espositivo, ma ricco e avvincente dal punto di vista contenutistico. Sul piccolo televisore in bianco e nero nel salone della nuova casa, nella nuova città in cui ci eravamo da poco trasferiti, la figura elegante, equilibrata, garbata del giornalista Piero Angela, classe 1928  ̶  come nostro padre venuto a mancare pochi anni prima  ̶  che avrebbe assunto a sua insaputa la funzione di padre adottivo scientifico: il tradizionale racconto prima di addormentarsi di un genitore o di un nonno fatto di lupi mannari, maghi, bambini persi nei boschi, avrebbe ben presto lasciato il posto al racconto scientifico di quel nuovo cantore serale fatto di neutrini, esplorazioni spaziali, entropia e buchi neri… Attraverso una rinnovata esposizione dei fatti e delle scoperte, ci veniva offerto un nuovo approccio persino alla vita quotidiana, più logico, razionale, basato sul rigore della sperimentazione e sulla “fede” nella ricerca di nuove soluzioni a quasi tutti i problemi dell’esistenza umana: dai sistemi più complessi fino a scendere a livello delle questioni elementari, condominiali.

Perché questo è stato il grande Piero Angela  ̶  refrattario a una certa politica e fedele al sapere senza essere saccente  ̶  durante questi preziosi decenni di divulgazione scientifica compiuta attraverso il mezzo televisivo e non solo: è stato un traduttore dal linguaggio scientifico a quello quotidiano, un “esemplificatore” della materia scientifica e tecnologica senza mai correre il rischio di depauperarla o ridicolizzarla nel tentativo di renderla assimilabile. Anche quando si è avvalso dei cartoni animati di Bruno Bozzetto, o di altri mezzi comunicativi, per spiegare una teoria o per semplificare un concetto spigoloso, Piero Angela, insieme agli altri autori che con lui hanno collaborato per molti anni, non ha mai declassato la complessità dell’argomento trattato; ha invece avvisato il telespettatore della difficoltà del tema richiedendo a quest’ultimo una maggiore dose di attenzione: perché il divulgatore non è solo colui che premastica o predigerisce la materia sostituendosi al telespettatore, ma è soprattutto un amante della scienza che propone a chi lo ascolta di impegnarsi a capire, ad approfondire, di sforzarsi per andare incontro alla comprensione personale dell’argomento, facendolo proprio. Come ogni vero insegnante sa, è molto più importante accendere la curiosità in chi ascolta che propinargli un omogeneizzato nozionistico privo di sapore e di odore.

Quante generazioni ha attraversato “Quark” di Piero Angela? Molte, e tutte, con differenti gradazioni di inculturazione, hanno mostrato un sincero dolore dinanzi alla notizia della sua morte. Questo significa che non il mezzo televisivo in sé bensì la postura, prima ancora che la scelta editoriale di questo grande divulgatore, ha “bucato” lo schermo della quotidianità di ognuno di noi; il successo dei suoi “prodotti televisivi” è stata la naturale conseguenza di un’impostazione personale e di squadra che è diventata “modello” per un programma apprezzato da tutti ma difficile da emulare, perché l’irriproducibilità del modus operandi di Piero Angela ha reso uniche e facilmente distinguibili le sue trasmissioni nell’attuale deserto televisivo fatto di talent show e gare tra cuochi.

A partire da quella lontana prima puntata nell’81 quanta “responsabilità” attribuire a “Quark” e al suo storico conduttore per le scelte scientifiche e, perché no, fantascientifiche di molti di noi negli anni che seguirono? Non sono in grado di quantificare, ma una sana responsabilità ci fu sicuramente.

Reduci dal terremoto dell’80, la grafica ondulatoria (per l’epoca avveniristica!) della sigla di “Quark”  ̶  coadiuvata da un’Aria sulla quarta corda di Bach che sarebbe divenuta iconica  ̶  c’informava che su questo pianeta fortuito e sperduto nell’universo, nulla è stabile ma tutto è jazz, tutto evolve nonostante il teorizzare degli scienziati; che la terra si muove distruggendo l’effimero operato umano e la scienza, per capire perché si muove, progredisce in maniera esponenziale. Rigore scientifico ed esistenzialismo jazz!

Forse anche la morte è un interessante, il più interessante anche se “scocciante”, fenomeno esistenziale e scientifico da studiare e accettare. Interrogarsi, chiedersi dove è diretta l’umanità e dove andremo tutti noi dopo l’ultimo respiro; domande legittime, umane, scientificamente avvincenti anche se nessun divulgatore è mai tornato indietro per raccontarcelo durante qualche trasmissione in prima serata.

Grazie Piero Angela per averci instillato la curiosità, per averci fatto capire come funzionano il mondo e la natura, come funzioniamo noi  ̶  frutti pazzi dell’evoluzione!  ̶  durante questo meraviglioso passaggio terreno chiamato vita!

Un tuo telespettatore.

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Aria sulla quarta corda, Bach

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