Dodecalogo del recensore (di poesia)

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  1. Lasciate “decantare” il pacco postale contenente il libro: l’impetuosità non è da recensore freddo, scientifico e imparziale, e fa scrivere sciocchezze; a volte le scrive anche quand’è freddo, scientifico e imparziale, ma questa è un’altra storia…
  2. Saltate prefazioni ed eventuali postfazioni: per non farvi influenzare inconsciamente e perché in teoria non si dovrebbe aver bisogno di attingere alle altrui opinioni. Vi è stato chiesto di farvene una vostra e di scriverla: l’autore – quello serio – cerca questo e ve ne sarà grato. Le leggerete solo dopo aver terminato la stesura della recensione per eliminare eventuali coincidenze con ciò che hanno già affermato prefatore e postfatore. Puntate all’originalità! A pensarci bene, saltate anche la quarta di copertina…
  3. Leggete, invece, anche già durante la stesura della recensione, la biografia dell’autore, quasi sempre accennata in una bandella del libro: vi aiuterà a interpretare da un punto di vista esistenziale alcuni passaggi del testo.
  4. Soprattutto per quanto riguarda le raccolte di poesie, leggetene una alla volta, concedendovi una pausa, facendo altro prima di ritornare sulla successiva: ogni singola lirica è un mondo a sé stante, non è parte di un melting pot poetico da leggere senza soluzione di continuità.
  5. Annotate a matita, nelle parti bianche del foglio, tutto ciò che v’interessa della poesia letta; sintetizzatene in pochi appunti – anche in una singola parola – lo spirito che la pervade, la filigrana, quello che secondo voi è il significato centrale del componimento, fosse anche solo una vostra impressione che si rivelerà errata in seguito: la poesia (così come la critica poetica) non è esattezza matematica ma è soprattutto interpretazione soggettiva, sostenuta, certo, da una conoscenza dei canoni che non deve tuttavia soffocare la voce istintiva proveniente dai versi; e senza eccedere nella soggettività, però, stravolgendo l’intento originario dell’autore. Quel che una poesia dirà a voi, non lo dirà ad altri. Il poeta saggio, che accetta il rischio di farsi leggere, lo sa. E se voi puntate a essere dei recensori trasparenti – che non seguono il già detto da altri recensori – dovrete accettare il rischio di poter male interpretare alcuni passaggi o di difendere la soggettività della vostra lettura. Spesso interpretazioni audaci o inizialmente considerate errate, vengono “riabilitate” dagli autori e considerate come interessanti punti di vista non presi in esame da loro stessi.
  6. Non annotate a penna. Il libro va rispettato: un giorno, cancellando le annotazioni a matita, potrete dare in prestito quel libro, fare bookcrossing o regalarlo a chi non conosce quell’autore. Le vostre annotazioni (nonostante il tanto decantato fascino del libro usato, scarabocchiato e maltrattato) potrebbero distrarre il futuro lettore. E poi le vostre considerazioni annotate sono come confessioni intime, su argomenti sensibili sollevati dall’autore, che non è detto faranno parte della futura recensione: lasciarle scritte sul libro che andrà in seguito tra le mani di un altro lettore è un po’ come lasciare il biglietto col numero telefonico dell’amante nella tasca dei pantaloni da lavare…
  7. Assicuratevi che una di queste annotazioni scritte nel corso della lettura abbia la forma di un possibile incipit per la recensione che scriverete.
  8. Non fissatevi solo sul mood delle singole liriche; di tanto in tanto lasciate in giro sul libro considerazioni generali sul testo come opera e sulla poetica dell’autore: le recupererete in seguito e vi serviranno per costruire la struttura portante della vostra nota critica: intorno a quell’impalcatura aggiungerete rapide pennellate sui passi che maggiormente vi hanno colpito. Alla fine della lettura, sfogliando il libro come a volerlo rileggere un’ultima volta velocemente, il libro vi parlerà! Seguite quella voce…
  9. A meno che non stiate scrivendo un saggio sulla poetica dell’autore, non dilungatevi eccessivamente: la recensione deve essere come un taglio chirurgico, profondo e convincente, ma al tempo stesso leggera e veloce. Il citazionismo deve essere funzionale alla dimostrazione di un precedente illustre che ha già esplorato determinati terreni; non eccedete in “fini diciture” da questi sommi, sia per non mettere in imbarazzo (o, peggio ancora, far esaltare ingiustificatamente) l’autore con paragoni improbabili (la citazione dovrebbe servire a creare una lontana analogia al fine di meglio far comprendere al lettore di che tipologia d’autore parliamo e non per affermare che il poeta “famoso” e il nostro… sono uguali!), sia per non perdere credibilità voi stessi in qualità di recensori. Allo stesso modo non bisognerebbe eccedere nel citare il testo dell’opera in esame: molti “recensori” con la scusa di “voler far parlare l’autore” – in realtà hanno poca voglia di lavorare e di sforzarsi per un autore che considerano minore – trascrivono sostanzialmente montagne di versi intercalando di tanto in tanto frasi “collante” per dare una ragione alla propria firma in calce alla recensione. I versi vanno citati per dimostrare le proprie affermazioni e non come arredo per raggiungere il numero di battute richieste dal capo redattore in vista del “pezzo”. Inserite, invece, alla fine della nota un’intera poesia (una sola, non mezzo libro come nelle segnalazioni che non recensiscono!) tratta dalla raccolta: il lettore si farà un’idea diretta del tipo di scrittura poetica.
  10. Rileggete più volte: smussate, levigate, aggiungete, togliete, riscrivete, se necessario rinnegate una vostra affermazione su un punto del libro… La recensione deve scivolare ed essere funzionale. Non dovete spiegare il libro: la recensione è un volo panoramico su un testo che in seguito, se il lettore vorrà, leggerà facendosi una sua opinione, caso mai sbugiardando il recensore. Seguite il vostro istinto e immortalate uno o più dettagli: per le sinossi ci sono gli editori, e i redattori editoriali, che devono preoccuparsi di vendere le copie. Non voi.
  11. Non fate rileggere la vostra recensione all’autore prima della pubblicazione: è una recensione, non un concordato. Se l’autore non gradirà qualche passaggio, beh… pazienza! L’errata corrige solo per insormontabili castronerie da voi pronunciate.
  12. Se un libro non vi piace e non ispira considerazioni positive, non scrivetene. È troppo facile e anche piuttosto malignamente gustoso elencare quelle che per voi sono le negatività di un testo. Molto più difficile essere equilibrati e giusti nell’evidenziare il bello. Quando c’è. L’autore intelligente non insisterà nel chiedere la vostra valutazione: sarebbe come andare a controllare da vicino perché un botto inesploso di capodanno non abbia fatto ancora BOOOM! Meglio girare a largo e conservare le dita per continuare a scrivere…

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Nota a “Poesie future” di Carla Malerba

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Quella di Carla Malerba è una poesia delicata e lineare, ma possente come un fiore di roccia, che nasconde con semplicità dolori (e gioie) addolciti dal tempo e dalla scelta di un linguaggio chiaro. È una poesia in viaggio e che si nutre di viaggio: si muove dal passato per andare incontro a futuri ritorni o a quelli già vissuti e in corso. Viaggiare significa anche provare un necessario straniamento (e sperimentare l’irraggiungibilità dell'”essenza dell’anima mia”) che servirà al poeta per trovare le parole più profonde e intime; il mare, forse più del verso libero, rende liberi da perversioni rimate: la vita deve essere descritta così come appare sullo schermo del nostro andare puro. Il non sentirsi parte di alcun luogo è il vantaggio travestito da disagio di chi ha ricevuto un imprinting esistenziale che noi, seduti da quest’altra parte, potremmo definire “originale” (“… Carla Malerba è nata in Africa Settentrionale, a Tripoli, e dal 1970 risiede in Italia…”). A farci comprendere certe originalità interverranno una solitudine fatta di luce, “aria senza vento”, spazi aperti… al punto da imparare a coltivare una speranza persino in tempi aridi; senza mai perdere di vista la condizione “privilegiata” dell’essere sospesi: che è uno stato dolce e piacevole anche se apre, forse, a domande dolorose e infinite, a volte senza risposta. L’esperienza, che induce a vedere il vero nudo e crudo anche in momenti genuinamente romantici, osserva con un disincanto mai definitivo le verdi convinzioni degli amori giovanili (“Pensano che sappia di panna / la luna”).

È una poesia delicata e schietta ma che difende – come ogni poeta autentico sa di dover fare – un salvifico non detto: questo prezioso balsamo poetico che non serve a creare un inutile mistero, ma molto più semplicemente è necessario a trasportare verso altre dimensioni sensazioni non svendibili sul bancone dell’ovvio e del dicibile (“… e cerco / la parola che non dica”). Così come da difendere sono i segni della presenza nell’assenza che ferisce, le orme di una vita oltre la morte, quella che non vediamo ma sappiamo esserci seguendo le tracce lasciate lungo il cammino, e che diventano doni.

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“Pomeriggi…” su Margutte

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Su Margutte, Non-rivista online di letteratura e altro, curata da Silvia Pio e Gabriella Mongardi, una gradita segnalazione alla raccolta “Pomeriggi perduti” per la rubrica La voce di Calliope. Un grazie alla Redazione!

Per leggere su Margutte: QUI!

“Pomeriggi perduti” su Leggere:tutti di Luglio 2021 dedicato al viaggio…

Sul bel numero di luglio di “Leggere:tutti”, dedicato al tema del viaggio, una recensione/segnalazione di Gisella Blanco alla mia raccolta “Pomeriggi perduti”
In edicola e libreria.
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“Pomeriggi perduti” su Leggere:tutti cartaceo di Luglio 2021

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Dopo la pubblicazione della recensione di Gisella Blanco a “Pomeriggi perduti” apparsa on line, come già ricordato qui, ecco anche la versione per il numero cartaceo di Luglio, a pag. 34, rubrica Zibaldone. In edicola e libreria!

Per leggere il numero: QUI!

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“Pomeriggi perduti” su Periodico Daily

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Ringrazio la giornalista Elena Canini per questa interessante, articolata e ben curata recensione/intervista alla mia raccolta “Pomeriggi perduti”, e l’e-magazine “Periodico Daily” per l’ospitalità…

“… Cosa le trasmette la poesia?

Quando leggo i “grandi” cerco di assaporare i loro versi e attraverso essi di riconoscere le esperienze esistenziali che li hanno direttamente o indirettamente influenzati. Ma più di ogni altra cosa, cerco di riconoscermi nel messaggio universale (quindi rivolto anche a me) che veicolano. Solo così la poesia “degli altri” diventa mia. La mia poetica, invece, come quella di ogni poeta, prende vita da un atto di “ricezione”: come antenne nel cielo, scriviamo ciò che percepiamo. Il trasmettere ad altri, il pubblicare, è una scelta secondaria che non deve mai prendere il sopravvento sulla sacralità della creazione…”

Per leggere l’intera recensione/intervista: QUI!

versione pdf dell’intervista: Intervista a Michele Nigro per “Periodico Daily”

“Pomeriggi perduti” su Leggere:tutti

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Una bella, originale e interessante recensione alla mia raccolta “Pomeriggi perduti”, a firma di Gisella Blanco per la rivista “Leggere:tutti”

“… Pomeriggi perduti è un’insegna al neon che richiama le suggestioni elettriche govoniane, rimbalzandole ai tempi del digitale in cui afflati retorici e ispirazioni contemporanee si mischiano, confondendosi: l’uomo si salva soltanto sfuggendo a se stesso, ed ecco l’afflato più feroce del post-modernismo…” (g.b.)

Per leggere l’intera recensione: QUI!

Nota a “Julius Evola (Vita Arte Poesia Eros come Pensiero e Virus)” di Vitaldo Conte

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Fa bene Vitaldo Conte a parlare di “tabù” nel suo “opuscolo-ebook” dedicato a Julius Evola (Tiemme Edizioni Digitali, 2021): tenuto in disparte durante periodi storici nevralgici del nostro paese, per poi essere ampiamente “riutilizzato” in qualità di punto di riferimento filosofico da una certa parte politica per fini ideologici, riscopriamo attraverso questa piccola ma intensa raccolta di saggi e interventi di Conte, un Evola pittore e poeta pressoché sconosciuto, un Evola prodromico al ben più noto filosofo, da scoprire o riscoprire. Oserei dire un Evola finalmente deideologizzato.

Evola era ed è un artista e filosofo scomodo, “pericoloso” e “maledetto”, controcorrente – occupandosi di alchimia, di trascendenza e di Metafisica del sesso -, persino antipatico e quindi ostracizzato; criticò il Fascismo e da questo fu sistematicamente distanziato, per poi essere riletto dalla “… gioventù alternativa dell’area di destra, negli anni ’50 e ’60, dopo decenni d’assenza di pensiero…”. Un po’ come è accaduto allo scrittore inglese Tolkien, al quale ancora oggi tirano la giacchetta da destra e da sinistra, ognuno in base alle proprie esigenze ideologiche. Il Tolkien delle “… radici profonde che non gelano…”, per intenderci, riciclate per accompagnare dal punto di vista letterario certi rigurgiti neofascisti della contemporaneità.

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“Distanze obliterate. Generazioni di poesie sulla Rete”

Poesia e rete: un argomento caldo, “nuovo” sotto certi aspetti ma già “antico” (come ben sa chi, come il sottoscritto, cura un litblog da anni o chi gestisce blog collettivi); domande inevase che cercano una teorizzazione: è la rete che influenza la poesia o è la poesia a influenzare la rete “condizionandone” tempi e atmosfere? L’annullamento delle distanze fa bene o fa male alla poetica di un autore? La rete è solo un “amplificatore veloce” che agevola certe dinamiche comunicative ed editoriali oppure sta modificando il ‘pensiero’ che è alla base del poetare così come ha già modificato altri schemi in altri settori dell’umano vivere? “Alma Poesia” tenta di offrire ai Lettori un primo paniere di risposte – perché valutare un’evoluzione in corso non è operazione semplice e richiede tempi lunghi – grazie a un “testo transgenerazionale”: la risposta a una domanda così delicata non poteva essere affidata ai soli “nativi digitali” che giustamente vivono immersi nel loro tempo, ma soprattutto chi ha vissuto sulla propria pelle la stagione ibrida e di passaggio dall’analogico al digitale possiede lo sguardo necessario a valutare certe differenze, e conserva schemi di pensiero analogici pur muovendosi con mezzi digitali… (m.n.)

Segue comunicato di “Alma Poesia”:

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Il 4 aprile 2021 Alma Poesia ha festeggiato il suo primo compleanno; per l’occasione abbiamo deciso di realizzare qualcosa di importante: un volume cartaceo, da noi curato, per indagare il rapporto tra poesia e Rete.
In che modo la velocità della Rete, gli effetti del mediashock e tutte le affascinanti promesse del web – come accorciare le distanze o ridurre i tempi di comunicazione – hanno cambiato il modo di fare poesia e hanno influito sul senso di identità e di relazione di ciascuno?
I testi raccolti in questo volume, scritti da poetƏ natƏ tra il 1940 e il 1999, provano a tracciare alcune possibili traiettorie di senso per rispondere a questa domanda e fare nascere altri quesiti capaci di alimentare consapevolmente il dibattito intorno a poesia e Rete.
Il volume si articola in due sezioni: la prima è dedicata agli omaggi di poetƏ affermatƏ che hanno concesso alcuni contributi inediti sul tema; la seconda ospita invece gli inediti di poetƏ che hanno risposto alla call per la composizione del volume e che sono stati ritenuti meritevoli di farne parte dal comitato editoriale di Alma Poesia, che si è occupato anche della stesura di commenti critici che intervallano i testi delle autrici e degli autori proposti.
“Distanze obliterate. Generazioni di poesie sulla Rete” (Puntoacapo Editrice 2021), in un viaggio tra le generazioni, prova a riassumere in sé le diverse accezioni del rapporto poesia-Rete e a restituirle nella forma organica di questo volume, con l’auspicio che possa essere da stimolo e da supporto a studi successivi del fenomeno.
Il volume uscirà lunedì 10 maggio 2021 per Puntoacapo Editrice, nella collana “Il Cantiere”.
Chiunque potrà averlo da martedì 20 maggio tramite il sito della casa editrice, al quale invitiamo sempre ad accordare preferenza per l’eventuale acquisto, e da lunedì 26 maggio sulle varie piattaforme online e ordinabile nelle librerie.
“Distanze obliterate. Generazioni di poesie sulla Rete” si apre con una nota introduttiva di Alessandra Corbetta, a cui segue la prefazione del Prof. Demichelis, docente accademico di Sociologia Economica. Ci sono poi i testi degli omaggi e quelli della call, suddivisi per gruppi anagrafici; ogni sezione è accompagnata da un commento critico realizzato dai membri di Alma Poesia. A conclusione, una postfazione firmata da Alessia Bronico e Alessandra Corbetta. A seguire, un report sulle candidature arrivate per la call, le note bio-bibliografiche di tutti e i doverosi e sentiti ringraziamenti. Il volume è corredato internamente da due illustrazioni grafiche, realizzate dalla pittrice Stefania Onidi, con le quali abbiamo voluto provare a dare una rappresentazione anche visuale di Poesia & Rete.

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Letture da “Poesie minori. Pensieri minimi” vol.2, a cura di Rosaria Nigro

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Videolettura da “Poesie minori. Pensieri minimi” vol.2, a cura di Rosaria Nigro.

Per vedere e ascoltare il reading: qui!