Il confine prescelto

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Costruzioni semplici, pietra e metallo
refrattarie alla fama di storici moti
di terra che ammazza
con ferri esposti, fratture lente
fuori dalla carne di calce,
arrugginite dal tempo
tra malta e mattoni rotti
offrono riparo a esserini piumati
da brevi voli di speranza campestre,
ritocchi alla buona, pensati con fede
senza scalfire le amate decadenze,
sotto tetti aperti al creato
un favo pulsa d’ali
minaccioso come un fortilizio
alla vigilia di battaglie
nel deserto di volute quietudini.

Puntuale il fumo sereno di una locanda
sfida le nubi regine d’autunno,
macchie di corvi
a gruppi dispettosi
disturbano le inutili antenne
dell’uomo televisivo.

La sera accoglie l’innocenza cercata
i colori desiderati prima del buio,

è troppo facile, ogni volta
chiedersi cosa ci facciamo
su questo confine anonimo
tra le regioni dell’esistere
di noi pendoli amorali.

L’incontro

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Lei chiese: “Perché tanta importanza per un seno?”

Lui rispose: “Se tu conoscessi la risposta saresti me, uomo, e non più te stessa, donna che vuole, e va verso chi donna non è!”

Il sesso non è altro che l’incontro insensatamente focoso, e per questo meraviglioso, tra due incomprensioni. Una tregua dal chiedersi razionalmente come funziona l’istinto dell’altro. E a fidarsi, a lanciarsi in un vuoto piacevole, a ripercorrere la curva perfetta disegnata da Dio col suo compasso genetico, a perdersi nella spirale cosmica di un tantra matematico, seguendo la natura di chi desidera parti di noi, lasciandolo fare, dandogli carta bianca…

Raggiunto il culmine di questo scambio di umori, ognuno torna a farsi domande scomode sull’altra metà, nel silenzio intrigante di una atavica curiosità.