“Il viaggio di Elisabeth”, 3 domande ad Antonella Tresoldi

“Il viaggio di Elisabeth” è il titolo dell’ultimo lavoro dell’autrice ferrarese Antonella Tresoldi; un delicato racconto ibrido, oscillante tra poesia non intercalata a caso e prosa diaristica; la descrizione di un viaggio iniziatico, giorno dopo giorno, di una lenta ma inesorabile liberazione da maschere esistenziali e sovrastrutture culturali; l’origine di una ricerca che si fa viaggio esterno ma che interessa il dentro della protagonista e di ognuno di noi. Diventare (o ri-diventare) antenna che ascolta nel silenzio. Conoscere se stessi per non farsi pilotare dai “personaggi inutili” (indossati o subiti) della vita quotidiana: l’importanza di riuscire a dire “io sono!”.

Utilizzando una frase imperativa, presa in prestito da un brano del cantautore siciliano Franco Battiato, questo romanzo di Antonella Tresoldi potrebbe essere così sintetizzato: “Lascia tutto e seguiti!”. Ma per lasciare tutto (e tutti), per interrompere le abitudini che ci accecano, deve esserci un movente forte, una crisi (termine da sempre accompagnato da un alone catastrofico e che invece significa “trasformazione”, nella maggior parte dei casi in qualcosa di buono anche se spaventosamente nuovo e destabilizzante), una sete, la stessa a cui faceva riferimento Gurdjieff, maestro di un insegnamento sconosciuto, e che è alla base di una ricerca degna di questo nome. Se non c’è vera sete, i viaggi durano poco o sono viaggi fasulli destinati a deviare dal percorso.

Segni e sogni premonitori, visioni, richiami tangibili da altre dimensioni a un’essenzialità che pretende un ritorno alle origini (o a un’origine superiore che prescinde dall’individualità, dall’ego e dalla storia personale) risalendo la corrente, risposte nette, draconiane, da parte di Elisabeth, la protagonista di questa storia. Il romanzo sottintende una vena esoterica accennata e mai prevalente. L’uomo di oggi, nonostante ne avverta confusamente l’esigenza in alcuni momenti di difficoltà, è ancora in grado di ricercare il sacro (non per forza religiosamente inteso), di fare scelte coraggiose per cominciare viaggi verso l’essenza dell’esistere?

Il singolo individuo può; se invece intendiamo l’uomo in senso generale e cioè come umanità, non credo. Questo è particolarmente evidente nel momento attuale, in cui alla continua evoluzione sociale e tecnologica non è corrisposta parimenti un’evoluzione spirituale e di pensiero. La Ricerca di Verità costa sacrificio, studio, attenzione e sperimentazione su se stessi, non è mai facile e non ha scadenza: non si è mai arrivati.

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Il giorno del Signore

PawelKuczynski1

Non voglio mescolare
le mie gambe alle vostre
tra i banchi delle domeniche
donate al Signore ignorato,
diverrei anch’io cantore ipocrita
tra cori ugolanti d’ipocrisia,
perfido doganiere delle vite altrui
telecamera di carne assetata di fatti,
egoista e generoso
come quei mucchi di madri
nere di lutto e d’avarizia
che sognano il figlio prete.

Diluviami la mente
con passi di preghiera nel creato,
incontrerò divinità senza chiese
sulle fragili ali di un insetto,
navate di verdi foglie
accoglieranno il mio laico salmo.

(immagine: by Pawel Kuczynski)

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