Frammenti dal passato – Reminiscence

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Stasera ho visto al cinema “Frammenti dal passato – Reminiscence”, un film con ambientazione distopica: io adoro i film (e i romanzi) distopici… Ma ne ho visti di migliori.
Ritmo lento (soporifero?), narrazione noiosa che vorrebbe aspirare a un tono epico… ma proprio nun gnà fà, trama che si salva solo verso la fine, ma manco tanto; il “pippone” sulla “fisiologia” del passato vuole istruire a tutti i costi gli spettatori… Interessante, ma retorico, il riferimento a una società che rivaluta il passato perché teme di non avere un futuro verso cui dirigersi con speranza.
Il quartiere “all’asciutto” dei Baroni ricorda quello in orbita dei ricchi privilegiati di “Elysium”; la tipa (guarda caso anche in questa occasione è di colore) che fa da braccio destro al protagonista ricorda la guardia del corpo del Lenny Nero di “Strange Days” (solo che in “Frammenti…” i personaggi ‘zigoviaggiano’ – termine molto “amato” da Nanni Moretti nel film “Aprile” – nel loro stesso passato).
Un po’ “Sin City” ma luminoso e con molta acqua: rispettato il cliché della bella al bar che solo cantando fa raggiungere l’orgasmo ai presenti (l’attrice Rebecca Ferguson è veramente bella!), e del tipo maledetto con un passato (paradossalmente) da dimenticare; un po’ “Waterworld” ma senza le branchie al protagonista; un po’ “Inception” (ma per fortuna non si parla di sogni multilivello); un po’ “Blade Runner” ma con la barchetta a motore che fa tanto gita al lago per pescare.
Chissà perché quest’ossessione per le vasche (i Precog di “Minority Report” stanno in una vasca; il mostro e la ragazza muta di “La forma dell’acqua” flirtano in vasca… A mollo le storie sono più “liquide”? Perché non dare una particina a Federica Pellegrini?): la macchina per scavare nei ricordi, del film in questione, funziona per mezzo di una vasca…
Film sicuramente amato da Greta Thunberg perché narra di un mondo futuro le cui coste saranno sommerse dall’acqua a causa del tanto temuto riscaldamento globale che scioglierà i ghiacci. Tutti: anche quello che avete nel bicchiere.
Chi ha letto il romanzo “Il mondo sommerso” di J. Ballard apprezzerà il tentativo (rachitico e malriuscito) di spiegare in questo film una certa involuzione psichica dell’umanità in seguito agli eventi climatici di cui sopra. L’elemento acqua, per ovvie ragioni onnipresente in una Miami del 2030 (ci siamo quasi dunque! Prepariamo le pinne…) diventata Venezia obtorto collo, che poteva aprire a notevoli contenuti archetipici, al di là dei ricordi, è stato sacrificato per una “trametta” sciapita.
Film non spiacevole ma non tra i dvd da avere in casa per rivederlo a Natale.

P.S.: un consiglio, se avete una casa in montagna, non vendetela. Il film è fesso ma purtroppo la previsione è scientificamente reale. Ahinoi!

Il futuro del Futurismo: 3 domande a Roberto Guerra

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“Futurismo” è sempre stato sinonimo di entusiasmo tecnologico, rilancio, proiezione dell’inventiva umana verso nuovi obiettivi sociali e culturali; lo scorso 9 agosto è stato l’anniversario del “folle volo” di D’Annunzio su Vienna (1918), che fu per certi versi più futurista dei futuristi. Quali voli neofuturistici intravedi per questa Italia post-pandemica? 

Il futurismo (aggiornato) è stato il grande sogno della mia passeggiata terrestre. Il neofuturismo cosiddetto, fu… l’ultima stagione creativa del Duemila, favorita dalla rivoluzione elettronica che sembrava confermare le migliori intuizioni di Marinetti e i futuristi. In senso strettamente artistico, l’ultimo volo è stato di Vitaldo Conte: per il centenario del Manifesto futurista nel 2009 nei cieli di Roma come paracadutista, declamando Marinetti all’atterraggio. Vedi su YouTube: QUI!

Dal virus e tra i suoi effetti sociali (certi, non statistiche di troppi virologi) il futuro è sicuramente ibernato, soprattutto per le nuove generazioni; il futuro tornerà solo tra decenni, siamo realmente nell’era di Orwell… Voli prossimi (neofuturistici) in senso sociale? Non credo.

Nel tuo ultimo lavoro, l’ebook intitolato “Futurismo Duemila” (Tiemme Digitali), ti occupi della storia del neofuturismo e della sua fine; ma è veramente finita? Al di là dei neologismi associati (neo, post, trans) nel corso della storia alla parola futurismo, non è appunto nei periodi di rinascita che c’è più bisogno di “avanguardia”? 

In realtà, negli ultimi anni del decennio scorso, dopo un apice, le reti neofuturiste si erano già esaurite. Siamo andati avanti il sottoscritto, Vitaldo Conte, Antonio Fiore Ufagrà, S. Giovannini e altri però singoli futuristici. Altri della rete, si occupano di percorsi laterali e personali. Naturalmente, il futurismo non ha mai esaurito la necessità storica di avanguardie plurime. Ancora ne esistono, ma strettamente letterarie o solo artistiche. Certo zeitgeist del tempo, certo livello minimo di democrazia e credibilità dei politici e dei media, la fine stessa della scienza come verosimile (in dubbio ormai dopo la gestione pandemica mondiale, per la comunicazione terroristica troppi sono persino contro i vaccini!) attualmente impedisce la nascita di nuove avanguardie globali forti. Quando si parla di rinascita postvirus vi è molta retorica irrealistica. Al massimo si può sperare in una sopravvivenza minimale creativa. Per le nuove generazioni, se si svegliano o le si lascia risvegliare, magari, potrebbe esserci una singolarità storica dirompente, il potere ai 16-40enni e relax per longevi e meno longevi… Dalla vecchia “Immaginazione al Potere” (semifallimentare) all’attuale “Follia al Potere”, per giungere finalmente un domani alla vera “Giovinezza al Potere”. E nuove arti e letterature, mix arte-scienza, parzialmente digitali…

Che ne pensi delle critiche da parte della Chiesa al Transumanesimo?

La parola dovrebbe essere Libera, quindi legittima ogni critica al cosiddetto futurismo transumanista, scientifico, all’estero tutt’ora in primo piano nelle ricerche. Vero anche che molte critiche bioetiche della Chiesa di Roma o dei “conservatori”, sono fake news mediatiche (Internet o Giornali). Recentemente ho contestato questa percezione mainstream del transumanesimo: leggi QUI! In breve, molto spesso, a parte, ripeto, legittimi dubbi, in quanto si parla di prospettive a cui mancano spesso ancora le tecnologie e anche importanti “certezze” epistemologiche, queste fake news non si riferiscono mai alle informazioni ufficiali dei più importanti (anche sul piano accademico) transumanisti internazionali (Z. Istvan, A. de Grey, M. More, R. Kurzweil, V. Pride, M. Rothblatt e molti altri), facilmente reperibili su riviste e giornali Internet ufficiali e nella letteratura postumana ufficiale. Molti timori e analisi giornalistiche sembrano al contrario proiezioni soggettive e di certi gruppi, proprio del vecchio mondo attuale e reale, proprio dopo il virus: Nuovo Ordine Mondiale, genderismo ecc. Inconciliabilità tra Chiese e Transumanesimo? Basta un Teilhard de Chardin per smentire questo passatismo… Poi, vero, dopo il virus, ingegneria genetica o altre scienze di punta vanno viste con più attenzione ecologica ed etico-tecnologica…

Segue presentazione dell’ebook:

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Old water

New-York-2050-sommersa

Raccogli segni fossili
di quando c’era il mare
dove ora parli ai monti,

non toglierli da lì, dal loro attimo
non pensare che siano morti,
torneranno le antiche acque
per umani errori da punire

riprenderanno a muoversi
agitando code e valve
padroni in città sommerse
scendendo da liquide alture.

“Storia naturale del nerd”, su Pangea.news

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Il mio articolo “Storia naturale del nerd” (già pubblicato su “Nigricante”qui, e in seguito ripreso anche su questo blog, qui) è stato riproposto su Pangearivista avventuriera di cultura e idee, “una delle migliori rassegne culturali in Italia”, curata dal giornalista, poeta, scrittore e critico letterario Davide Brullo e che da sempre pubblica articoli interessanti e culturalmente stimolanti.

Per leggere l’articolo: QUI!

“Xavier de Maistre e i nuovi zombi” su Pangea.news

zombi pangea

Il mio articolo “Xavier de Maistre e i nuovi zombi” (già pubblicato su questo blog, qui) è stato riproposto su Pangearivista avventuriera di cultura e idee, “una delle migliori rassegne culturali in Italia”, curata dal giornalista, poeta, scrittore e critico letterario Davide Brullo e che da sempre pubblica articoli interessanti e culturalmente stimolanti.

Per leggere l’articolo: QUI!

“Elogio del post apocalittico”, su Pangea.news

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Il mio articolo “Elogio del post apocalittico” (già pubblicato su questo blog, qui) è stato riproposto su Pangearivista avventuriera di cultura e idee, “una delle migliori rassegne culturali in Italia”, curata dal giornalista, poeta, scrittore e critico letterario Davide Brullo e che da sempre pubblica articoli interessanti e culturalmente stimolanti.

Per leggere l’articolo: QUI!

“Diarismi…” su Pangea

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Il 2020, anno sciagurato e da archiviare, non poteva finire in maniera migliore (almeno per chi scrive è così; per altri valgono certamente altre priorità e altre soddisfazioni): un mio articolo, già apparso su questo blog e su altri e-magazine culturali e letterari, è stato pubblicato anche su Pangea, rivista avventuriera di cultura e idee, “una delle migliori rassegne culturali in Italia”, curata dal giornalista, poeta, scrittore e critico letterario Davide Brullo e che da sempre pubblica articoli interessanti e culturalmente stimolanti.

Per leggere l’articolo: QUI!

“… Che differenza c’è tra un diario scritto per se stessi e uno in cui il diarista immagina costantemente la presenza di un lettore che ancora non legge le sue pagine ma che un giorno arriverà e lo giudicherà? Moltissima, ed è una differenza che si scorge nel tono, nello stile, nella cura del testo: forse quella costante presenza è la coscienza di chi scrive, che vuole preservare l’autore del diario da futuri giudizi sommari. Anche nel privato un certo autoediting appare fin dalle prime pagine necessario: si dice di farlo per se stessi, per rileggersi senza difficoltà, per rispetto verso il proprio pensiero espresso in quelle pagine, ma in realtà il diarista, anche il più ritroso e solitario, spera (o teme) sempre di essere letto, non importa se da un lettore in carne e ossa o da un occhio invisibile (più potente di quello del Grande Fratello) che lo accompagna e lo aiuta dall’alto. In questo caso il diario diventa quasi preghiera, si rivolge a improbabili entità superiori, ad angeli custodi, o a un Super-io che giustifichi le azioni dell’Es anche se a scriverlo materialmente è l’Io. Perché è sempre l’Ego l’unico, vero, onnipresente editore dei nostri diari.”

“Diarismi…” su L’Ottavo

diarismi ottavo

Il mio “pezzo” Diarismi: da “1984” a “Seven” ripubblicato su “L’Ottavo”, e-magazine curato da Geraldine Meyer.

Per leggerlo: QUI!

“Diarismi…” su Gli Epicurei

Il mio “pezzo” Diarismi: da “1984” a “Seven” ripubblicato su “Gli Epicurei”, un manipolo di prodi dai diversificati interessi

Per leggerlo: QUI!

“Diarismi…” su Poliscritture

diarismi su poli

Il mio “pezzo” Diarismi: da “1984” a “Seven” ripubblicato su Poliscritture di Ennio Abate.

Per leggerlo: QUI!