Hüzün in “Dillo alla Luna”, a cura di Anna Montella

La mia poesia Hüzün, come già ricordato qui, è stata pubblicata nell’antologia Dillo alla Luna, curata da Anna Montella (Caffè Letterario “La Luna e il Drago”)… Buona lettura!

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Torneremo ancora? Purtroppo sì…!

Volevano farlo passare come il “brano dell’addio” (ma addio da cosa? da chi? dalle scene? dalla vita? ‘quale’ vita? dai “fan”? addio dagli asparagi che danno un certo odore all’urina? addio dai “clamori nel mondo moribondo”? Magari!) e in effetti lo è – un addio – anche se già aveva fatto “Testamento” ma eravamo troppo presi dal saltellare sotto il palco per accorgercene (e accettarlo); anche se il Maestro (odia sentirselo dire, ma tant’è!) Franco Battiato respira ancora e addirittura in alcuni video casalinghi si muove addirittura (con stratagemmi simili a quelli del film “Weekend con il morto”?) e sembrerebbe parlicchiare col vicino (forse sussurrandogli “Lei non ha finezza, non sa sopportare l’ebbrezza…”?). Cosa dica (o meglio ‘pensi’; ma pensa ancora?, qualcuno s’è chiesto. Ma cos’è il pensiero? È organizzarsi per la spesa e i tour da fare o assestarsi su differenti livelli di “presenza” per noi incomprensibili?. Non lo sapremo mai perché “questo” non fiata, non ci guida più, non ci dice come dobbiamo vivere! Non si fa così, Franco!) non ci è dato saperlo da un certo periodo oscuro a questa parte, nonostante i flash mob sotto casa sua per stanarlo tipo “Catch the fox” di Den Harrow.

No tranquilli, non starò qui a stonarvi ulteriormente blaterando di sciacallaggio commerciale, di infime amicizie striscianti, di calzature col rialzo, di angolazioni fotografiche per coprire l’indicibile, di silenzi telefonici (dopo i vergognosi – e inutili come la sua arte – silenzi televisivi di Celentano, vogliamo scandalizzarci per gli autorevolissimi silenzi di Battiato? Suvvia!) o di omissis familiari al limite del sequestro di persona.

Le groupies più accaldate volevano coinvolgere persino la Sciarelli di “Chi l’ha visto”, la quale si è vista costretta a replicare, dopo varie insistenze, dichiarando: “trattiamo solo casi di persone effettivamente scomparse e che non compaiono in video recenti in cui discutono con tecnici del suono o armeggiano con le bozze della copertina dell’album che sono stati ‘costretti’ a pubblicare!”.

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Vorrei solo rovinare un pochino l’atmosfera romantica e giustamente commovente che si è venuta a creare intorno all’inedito “Torneremo ancora”. Come chiese Maurizio Costanzo al mitico Califfo quando uscì l’album “Non escludo il ritorno”: <<… è una minaccia?>>. E sì perché quel “torneremo ancora” non ha – ahimè – il sapore di una speranza discografica o tournistica, di una promessa fatta agli estimatori, ai “fan” con i palloncini a forma di cuore che lo attendevano facendo le fusa a fine concerto, no. Quel “torneremo ancora” è la constatazione definitiva di una “prassi spirituale”, la dichiarazione finale (per chi non l’avesse ancora capito nonostante gli anni passati a seguirlo in ogni dove) intorno a una condanna: la nostra; è la descrizione della misera condizione umana, dell’anima dell’uomo – in quanto specie senziente – costretta a reincarnarsi di corpo in corpo, a saltellare da un corpo a un altro (se vi va bene) simile, oppure in un tubero concimato con la cacca o in una pietra su cui vanno a pisciare i cani! A trasmigrare chissà per quanto tempo “fino a completa guarigione”, canterebbe il Nostro, ovvero fino alla liberazione da una materialità che ci tiene legati a questa – diciamocelo! – stancante ciclicità.

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Intervista per “Le stanze di carta”

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Alcune domande da parte di Ilaria Cino, curatrice del blog letterario “Le stanze di carta”, mi hanno permesso di sviscerare e chiarire, spero, alcuni aspetti della mia poetica… Segue uno stralcio dell’intervista:

[…] (Ilaria Cino) In una delle sue celebri poesie W. Whitman alla fatidica domanda sul perché si scrivono versi risponde con la necessità della poesia in quanto elemento di vita e di identità. Cosa ne pensa in proposito? E quale significato attribuisce al fare poesia oggi?

Come epigrafe per la mia ultima raccolta “Pomeriggi perduti” (ed. Kolibris, 2019) ho scelto proprio questo verso piuttosto conosciuto di Whitman a cui credo Lei si stia riferendo (la poesia è O me! O vita! dalla raccolta “Foglie d’erba”). Nel marasma esistenziale, causato dagli altri, dagli eventi o semplicemente dal movimento affannato di noi povere molecole immerse nella tempesta del mondo e dell’esserci in questo spettacolo chiamato “vita” (che continuerebbe anche senza di noi), quando i flutti non ci danno tregua e ci sballottano da una parte all’altra, occorre a un certo punto dare un senso a questo caos, dargli un nome, definirlo, contribuirvi con un verso, riempirlo di contenuto. Non tanto per salvarsi, per non perdersi tra la folla o per accaparrarsi una sciocca eternità, ma soprattutto per confermare a se stessi un’identità, un modo di stare al mondo, per dare un significato al nostro vissuto (soprattutto quello invisibile), per ribadire il possesso di un territorio interiore che niente e nessuno può occupare. Identità è anche ritornare lì dove, geograficamente parlando, il tuo cognome è ricordato dai vecchi e risuona di senso. La poesia può farci ritornare.
Tempo fa, rispondendo alla domanda di un’altra intervista, all’indomani della pubblicazione della mia prima raccolta “Nessuno nasce pulito” (ed. nugae 2.0, 2016), adoperai con un certo istinto da strada la seguente frase: <<… Queste sono le mie conquiste umane, le mie esperienze e queste parole sono la mia terra!…>>. Più che un manifesto personale, una dichiarazione di guerra…Nutrire l’anima, cercare il buono del nostro stare qui, fissare il passaggio dell’uomo sulla terra: non credo che il fare poesia oggi abbia scopi differenti da quelli di altri tempi, al di là di inutili sperimentalismi fini a se stessi. Cambiano le forme, passano le epoche, ma l’animo umano è sempre lo stesso: questa cosa mi sconforta e mi rassicura al contempo. […]

Per leggere l’intera intervista: qui!

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“Hüzün”: menzione a “La Luna e il Drago”

Indetta per i 50 anni dall’allunaggio, l’XI edizione (2019) del Premio Internazionale “La Luna e il Drago” ha assegnato una MENZIONE SPECIALE alla lirica Hüzün (pubblicata in versione rieditata nella raccolta “Nessuno nasce pulito”, ed. nugae 2.0 – 2016). È in lavorazione l’antologia cartacea del premio che andrà a raccogliere le opere pervenute, tra cui la poesia Hüzün

Un grazie agli organizzatori, alla segreteria del premio e agli esaminatori!

“Pomeriggi…” nella biblioteca comunale di Baragiano (Pz)

Autori, cantautori, artisti baragianesi, sono stati invitati a donare una copia delle proprie opere in vista della creazione di una sottosezione della biblioteca comunale di Baragiano (Pz) dedicata alle firme “locali” provenienti da differenti campi artistici: tra i tanti che hanno risposto all’appello, il poeta Mariano Lizzadro, il musicista Gabriele Russillo, solo per citarne alcuni. Sperando in un futuro ampliamento della suddetta sottosezione coinvolgendo altre realtà limitrofe e in una migliore capacità comunicativa e organizzativa da parte dei promotori e dell’amministrazione.

Segue uno stralcio delle note bio-bibliografiche con cui ho voluto accompagnare la mia donazione:

“… Soprattutto nei suoi scritti poetici, pur senza mai nominare alcun luogo, fatto o personaggio, e non avvertendo l’esigenza di recuperare un certo “colorito locale”, è presente una forte “lucanità”, non sempre riconoscibile, che si esprime attraverso elementi naturali, ricordi personali, sprazzi di una quotidianità semplice in cerca di una collocazione universale…”.

È sempre indispensabile sottolineare le differenze con certi prodotti culturali locali eccessivamente impantanati in un tradizionalismo linguistico e in una ricerca dialettistica che hanno fatto il loro tempo!

Baragiano: aforismi, proverbi, motti e frizzi

Ricevo dall’amico scrittore lucano Giuseppe Satriano e con piacere diffondo la notizia di questo evento culturale a Baragiano (Pz).

Alessandro Canzian (Laboratori Poesia) su “Pomeriggi…”

“… Michele Nigro in queste pagine affronta, prima del testo, la vita, restando in bilico tra un passato e un presente privi di definizioni. Ne emerge quindi una serie di scatti fotografici volontariamente sgranati, soffusi, non contestualizzabili. Non è poesia civile (esiste ancora?), non è poesia d’amore (anche quando parla d’amore, più sovente di perdita), non è poesia esistenzialista (nonostante ne affronti, inevitabilmente, i temi). È uno sguardo sul mondo e sulla vita che registra non l’oggettività ma l’interpretazione che ne consegue, che accade. E per farlo Nigro si appella alla metafora madre del libro che fin dal titolo trova una sua esplicitazione. Cos’altro è il pomeriggio se non quel momento/limbo che non è più mattina, non è più alba e risveglio, e non è ancora sera, tramonto o inizio della notte? Il pomeriggio (tra l’altro: perduto) diventa la quotidianità che rifugge la falsificazione, la visione idealizzata e romanticizzata, è un muro grigio che dice la vita che è accaduta…”

Per leggere l’intera recensione: qui!

NiedernGasse su “Pomeriggi…”

Scrive Rosa Riggio nella rubrica Zip della rivista “NiedernGasse”: “… Nigro sa che le parole “usate” e già dette possono essere ancora nuove e farsi canto, non dell’io (“registrare l’universo/ripulendo il segnale dall’io”), ma dei luoghi, della memoria. La poesia è spesso lo spazio in cui si racconta, ma con ritrosia, dicendo dell’attesa o della rinuncia…”

Per leggere l’intera recensione: qui!

“Le stanze di carta” su Pomeriggi…: recensione di Ilaria Cino

Se per orientarci nella lettura di un’opera poetica ci avvalessimo di una tipizzazione cara alla Rosselli delle varie tipologie di poeti allora collocheremmo Michele Nigro con i suoi “Pomeriggi perduti” (Edizioni Kolibris, 2019) tra i poeti della ricerca, della ricerca del “segno arcaico”, di quella difficile “Sincronia tra passi e cuore” che ci danno l’idea dell’esperienza creativa. Ma cosa fa di una poesia una poesia, ovvero qualcosa che non esprima unicamente la soggettività del momento ma che abbia in sé la tensione all’universale, che porti dentro un segreto come ci ricorda Ungaretti e prima ancora Leopardi? (continua qui)…

John Eliot, Salerno Letteratura Festival 2019

Poeti d’Europa: John Eliot vive tra il Galles e la Francia, le sue poesie riflettono sulla memoria, l’amore, la perdita e la morte. A cura dei partecipanti al Laboratorio di traduzione poetica. Progetto realizzato in collaborazione con il Dipartimento Studi Umanistici dell’Università di Salerno, con le associazioni Ó Bhéal (Irlanda) e Litfest.eu (Francia) e finanziato con fondi Erasmus+.

“La Sicilia”, 20/6/2019: Rita Caramma su “Pomeriggi perduti”

Nella rubrica culturale “Life&Style” del quotidiano “LA SICILIA” di oggi 20/6/2019, pag. 21, un articolo/recensione a firma della giornalista Rita Caramma sulla raccolta “Pomeriggi perduti”

“Avvenire”, 9/6/2016: Pierangela Rossi su “Pomeriggi perduti”

Sul quotidiano nazionale “Avvenire” di oggi, 9/6/2019, nella rubrica culturale Agorà, nota a firma della giornalista Pierangela Rossi sul mio libro “Pomeriggi perduti” (Edizioni Kolibris)…

Continua a leggere ““Avvenire”, 9/6/2016: Pierangela Rossi su “Pomeriggi perduti””

“Pomeriggi…” su Poliscritture

segnalazione poliscritture

Segnalazione, ad opera di Ennio Abate, della raccolta “Pomeriggi perduti” (Edizioni Kolibris) sul sito di Poliscritture, laboratorio di cultura critica.

Per leggere, qui!

Intervista per “La Zona Morta”

Un grazie a Roberto Guerra per le domande e a Davide Longoni per l’ospitalità su “La Zona Morta”, e-magazine che non ha bisogno di presentazioni…

Segue uno stralcio dell’intervista:

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In precedenza hai pubblicato una raccolta, “sempre” in chiave sperimentale, intitolata Poesie minori. Pensieri minimi (edizioni nugae 2.0)

Non saprei quanto sperimentale: in passato già altri autori importanti si sono concessi delle pause pubblicando raccolte considerate da loro stessi “minori”. Il sottotitolo, suggeritomi da un’amica di Roma, è “materiali di risulta” perché mi è piaciuto giocare con scritti brevi, al confine tra pensiero poetico e aforisma, esclusi dalla cernita ufficiale: se giocare è ancora considerato un atto sperimentale, nonostante il serio ambito poetico, allora ti rispondo “sì, è una raccolta sperimentale”.

Continua a leggere “Intervista per “La Zona Morta””

Ferrara Letteratura. Michele Nigro: Verso i “Pomeriggi Perduti”

Anteprima/”assaggio” su Asino Rosso (Il Giornale Libero di Ferrara) dell’intervista al sottoscritto da parte dello scrittore ferrarese Roberto Guerra; la versione integrale prossimamente sul sito de “La Zona Morta”

Per leggere: qui!