“Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, Cesare Pavese

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“Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”,

di Cesare Pavese

(9/9/1908 – 27/8/1950)

tratta dall’omonima raccolta

lettura: Michele Nigro

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Nota a “Poesie scritte sul retro di scontrini” di Alessandro Salvi

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In quest’epoca di poesie minori, pensieri minimi, di poeti “spacciatori di farmaci” sotto forma di versi, vendutissimi e richiestissimi sul territorio nazionale a suon di reading perché (dicono i maliziosi) facilmente assimilabili da un pubblico poco esigente e (dicono sempre i maliziosi) poco preparato in ambito poetico, uscirsene con una raccolta di “Poesie scritte sul retro di scontrini” potrebbe sembrare l’ennesima operazione ruffianesca per strizzare l’occhio ai lettori sempliciotti di cui sopra. Alessandro Salvi sa benissimo (infatti già a pag.3 decreta: “La differenza tra prosa e poesia? / La prosa dice, la poesia seduce.”) che la brevità in poesia può scadere facilmente in aforisma inutilmente lapidario o addirittura in prosa banale che nulla insegna; ma avvertiva – rivolgendosi a un suo studente furbetto – il buon Prof. Keating del film L’attimo fuggente: “Non importa la semplicità della poesia […] La poesia nasce da tutto ciò che ha una scintilla di rivelazione. Cerchi solo che la sua poesia non sia banale…”. E di rivelazioni, nella silloge di Salvi, nonostante il tempo di lettura da eiaculazione precoce, ve ne sono disseminate in gran quantità tra le pieghe di tematiche quotidiane e non sempre profondissime. E poi – vuoi mettere? – l’opportunità di imparare un termine come “miosotide”! La silloge inizia e termina in maniera leggera, con al centro un corpus di poesie “più articolate” e metricamente impegnate (accompagnate, a volte, da suoni intriganti come: “L’alterna assurda arsura alla mia gola”, pag.9). Ci piace pensare che siano state scritte non solo simbolicamente ma anche ideologicamente sul retro di scontrini come a voler dichiarare l’antagonismo dell’Autore alla messa in vendita di ciò che – ovvero la libertà del pensiero poetico – non può essere svenduto o ridimensionato a seconda dell’andamento dei mercati editoriali o del “likesimo feisbucchiano”. Stare sul lato opposto del commercio, quello “in bianco” del retro, sul lato non “scontrinabile” dell’anima: dove altro volete che dimori un poeta?

XII *

È una farfalla?
Dal bancone svolazza
uno scontrino.

* (da “Poesie scritte sul retro di scontrini”, silloge di Alessandro Salvi; Fallone Editore – 2018. Collana “Il leone alato”, diretta da Andrea Leone)

Leggi qui: Recensisco

Nota a “Variazione madre” di Federico Preziosi

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Secondo alcuni lettori-“filosofi” la poesia contemporanea sarebbe caratterizzata da una prevalente ricerca estetizzante (magari fosse così!) a discapito di una linea filosofica che ne inquadri le motivazioni testuali, le spinte “sociali”, le ragioni che guidano le poetiche dell’epoca. Questa prevalenza causerebbe un vuoto di riferimenti che si traduce in spaesamento: che è poi ciò che dovrebbe innescare la vera poesia, quella autentica e ancestralmente rigenerante; se non proprio spaesamento almeno il non cadere nella tentazione di una compiutezza semantica che uccida il suono. Per alcuni di essi il vuoto spaesante deriverebbe dal fallimento di una logica ordinante incapace di ribellarsi al verso troppo libero. Ed è estremamente estetizzante – e quindi spaesante – la poesia di Federico Preziosi contenuta nella raccolta Variazione madre: tra Canti Disincanti – le due sezioni è una poesia carnale che come la carne viva, per nostra fortuna, si ribella a sua volta alla morte causata dal senso compiuto, dalla “solidificazione” dei soggetti e delle loro storie; una poesia che vuole stupire – forse addirittura scioccare – e stupire sé stessa, persino il suo Autore sul nascere, non solo il lettore che assiste al risultato stampato. La parola è ricercata ma mai addomesticata; le soluzioni al grido interiore sono istintive, scalpitanti, vive; immagini bellissime e crudeli s’intrecciano a formare la rete di un nuovo non detto; se non nuovo, sarà l’ennesimo, ma pur sempre originale: tutto concorre a raccontare una storia di pelle, di terra, di sangue, di sentimenti viscerali, naturali, antichissimi, che diventano elementi tangibili, vissuti con atti e verbi quotidiani, a volte forti, altre volte lievi. Un non detto che surclassa il significato finale che dovrebbe formarsi nella mente del lettore, ma non è mai un non detto povero e arido, anzi. Sfugge la “trama”, e la direzione della poesia è un mistero. Il farsi donna – nel momento più alto e caratterizzante dell’essere femmina, ovvero la maternità – non è mai vezzo sperimentale o filo-femminista bensì semplicemente suono che scava, ricerca, sviscera, ricorda, annota, descrive l’indescrivibile, il primordiale ormai rimosso; è calarsi in quei punti di vista speciali che la genetica nega all’Autore “invidioso”, incompleto, bisognoso di un’integrazione all’universalità. Combinazioni musicalmente geniali tra parole, dipingono superbi quadri privi di cornici: è la colonna sonora dell’esistenza che in assenza di recinti cavalca libera verso quei segreti che, finalmente, accomunano l’Uomo e la Donna nell’era dell’odio e dell’eccidio di genere. (m.n.)

Recensisco

Scambiamoci i libri!

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“La pioggia nel pineto” di G. d’Annunzio, letta da Barbalbero

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E se la famosa poesia di Gabriele d’Annunzio intitolata “La pioggia nel pineto” fosse letta da Barbalbero?

Barbalbero (o Fangorn) – caratterizzato da una voce bassa e profonda e da una parlata lentissima, a sottolineare l’ampia disponibilità di tempo di un essere millenario – è un personaggio di Arda, l’universo immaginario fantasy creato dallo scrittore inglese J. R. R. Tolkien e compare solo nel romanzo “Il Signore degli Anelli”.

Lettura – rallentata con il programma Audacity – a cura di Michele Nigro.

Rodolfo Lettore legge “Poesia a sua insaputa”

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Rodolfo Lettore legge “Poesia a sua insaputa”, tratta dalla raccolta “Pomeriggi perduti”.

“Pomeriggi perduti” su Leggere:tutti

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Una bella, originale e interessante recensione alla mia raccolta “Pomeriggi perduti”, a firma di Gisella Blanco per la rivista “Leggere:tutti”

“… Pomeriggi perduti è un’insegna al neon che richiama le suggestioni elettriche govoniane, rimbalzandole ai tempi del digitale in cui afflati retorici e ispirazioni contemporanee si mischiano, confondendosi: l’uomo si salva soltanto sfuggendo a se stesso, ed ecco l’afflato più feroce del post-modernismo…” (g.b.)

Per leggere l’intera recensione: QUI!

“Nugae” n.11 / ottobre – dicembre 2006

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In seguito all’esaurimento delle copie cartacee riguardanti il numero 11 (anno 2006) della rivista letteraria trimestrale “Nugae – scritti autografi” da me curata fino al 2009, (l’ultimo “esemplare” tipografico dell’11 è stato venduto recentemente; restano in “magazzino” copie gutenberghiane del 13, 14, 15 e 16: il doppio numero 17/18 e il 19, il “gran finale” dell’esperienza, sono disponibili su Lulu.com), ho pensato di uploadare su questo blog il formato pdf del suddetto numero (ottobre/ novembre/ dicembre 2006), così come è già avvenuto sul blog storico di “Nugae” con altri numeri ormai introvabili in versione cartacea. Buona lettura! 

Per scaricare il pdf di “Nugae” n.11: NUGAE N.11 – 2006

Sommario “Nugae” n.11 / ottobre – dicembre 2006

L’EDITORIALE
di Michele Nigro
IL LABORATORIO: La fiaba
di Teresa Castellani
Del perduto amore
di Giovanni De Matteo
L’attesa
di Erika Dagnino
Breve viaggio tra gli astri
di Vito Cerullo
Hikikomori: anno 2032
di Michele Nigro
Peter Sellars
di Alessandro Tacconi
Il conflitto nel politico
di Antonio Piccolomini
Campana, i “Canti orfici” e gli occhiali di Jung
di Mariano Lizzadro
LA RECENSIONE: “Il volo dell’aquilone” di Mario Gravina
di Vito Cerullo
Il Classicismo attraverso il Cinema
di Antonio Scarpone
Un giorno ad Aliano
di Michele Nigro
Artifici alentani e tedeschi
di Antonio Piccolomini
Poesia
di Alessandro Faraoni
Pè scrive ‘na poesia contr’a la guerra
di Angelo Petrella
CONTROEDICOLA

Nota a “Pomeriggi perduti” su Atelier

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È stata pubblicata sul sito della rivista “Atelier” una nota di lettura alla raccolta “Pomeriggi perduti”, a firma di Antonio Fiori.

“… Le poesie sono settanta, senza suddivisione in sezioni, e s’ergono improvvise, ora palesemente evocative ora ammonitrici, talvolta venate d’ironia. Stefano Serri parla di ‘viaggio multiforme’ e sottolinea la precisione lessicale della poesia di Michele Nigro, ma ci segnala anche che il poeta non pretende il controllo spasmodico su oggetti e avvenimenti…” (Antonio Fiori)

Per leggere l’intera nota: qui!

versione pdf: Antonio Fiori su Pomeriggi perduti, per Atelier

Social networking for dummies

“Social networking for dummies”
(come interpretare e usare un post)
posting

Nota di lettura a cura di Massimo Ridolfi

Una gradita nota di lettura a cura di Massimo Ridolfi ad alcuni componimenti tratti dalla raccolta “Pomeriggi perduti” e alla poetica che li anima, è apparsa sulla pagina “Letterature Indipendenti”; per leggere la nota e per ascoltare la lettura della poesia intitolata “Passo di sera”: QUI!

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Lorenzo Spurio su “Pomeriggi perduti”

Estratto da una breve nota autografa di Lorenzo Spurio alla raccolta “Pomeriggi perduti”.

“Gentile Sig. Nigro,

[…] La sua poesia si presenta come interessante perché molto varia e diversa, composizione dopo composizione, nei temi o forse dovrei dire nelle suggestioni che essa è capace di trasmettere con l’evocazione. Dopo la bella e approfondita nota critica di Stefano Serri che mirabilmente apre il volume, io davvero credo che sia difficile, quanto delicato, poter aggiungere qualcosa in più sulla sua poetica che mi pare essere molto affine a una poetica degli oggetti, la sua chiarezza di immagini e di contesti e circostanze con la quale di presenta al lettore è degna della tradizione poetica americana del secolo scorso sempre così attenta al dettaglio eppure mai scevra da un lirismo che in alcuni momenti si fa anche spigoloso o, al contrario giocoso quando non addirittura parodico… […]”

“Inverno a Luino”, Vittorio Sereni

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“Inverno a Luino”, poesia di Vittorio Sereni.
Tratta dalla raccolta “Frontiera”; lettura di Michele Nigro.

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“Pomeriggi…” su Correlazioni, a cura di Giuseppe Scaglione

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Sul litblog “Correlazioni – Arte & Cultura” un’accurata recensione a “Pomeriggi perduti”, a firma di Giuseppe Scaglione.

“… Versi come sogni, che si fondono con la memoria e aprono interrogativi minimali, intimi, nei quali però ogni lettore può riconoscere qualcosa di se stesso. Incluso l’io collettivo delle regioni del Sud. Non solo le verità esistenziali ma anche recondite pulsioni dell’anima, strade inesplorate del pensiero di cui la silloge è quasi un’antologia…”

Per leggere l’intera recensione: QUI!