“Noi credevamo” di Mario Martone

… nonostante tutto: auguri Italia mia!

Il titolo “Noi credevamo” può essere interpretato in due modi: “noi credevamo” come a voler affermare un ideale, credere in ciò per cui si combatte e si muore. Oppure un “noi credevamo” deluso: noi credevamo di fare l’unità d’Italia e invece… Tutto qui? Questo è il risultato? Innegabile il riferimento al divario tra nord e sud e ad altre brutture insanate nonostante l’ideale unitario.

N I G R I C A N T E

foto film Noi credevamo-732709

I grandi ideali spesso per farsi spazio nella storia devono sgomitare tra le bassezze della natura umana…

Chiunque si appresti a visionare il nuovo film-capolavoro di Mario Martone intitolato “Noi credevamo”, dedicato al Risorgimento, pensando di assistere a scene battagliere come nel film “Viva l’Italia” (1961) di Roberto Rossellini, è destinato a incassare una cocente delusione: non mancano, voglio precisare, le scene cosiddette “d’azione”, ma non si tratta certamente di un film realizzato allo scopo di “far ripassare la storia delle battaglie risorgimentali” a chi il Risorgimento lo ha lasciato da anni sui banchi di scuola. Garibaldi, ad esempio, non compare mai: lo spettatore intravede il Generale da lontano (lo “percepisce” quasi), verso la fine del film, sulla cima di un dirupo e vagamente illuminato da alcune torce mentre saluta le sue camicie rosse accampate intorno ai fuochi di bivacco.

I protagonisti del film di Martone sono altri: compaiono…

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“V for Vendetta” vs “Trainspotting”: monologhi a confronto

I cittadini che V vorrebbe “risvegliare” hanno affidato la propria libertà a un potere antidemocratico perché spaventati dai tanti problemi: “Io so perché l’avete fatto: so che avevate paura, e chi non ne avrebbe avuta? Guerre, terrore, malattie: c’era una quantità enorme di problemi, una macchinazione diabolica atta a corrompere la vostra ragione e a privarvi del vostro buon senso. La paura si è impadronita di voi, e il caos mentale ha fatto sì che vi rivolgeste all’attuale Alto Cancelliere: Adam Sutler. Vi ha promesso ordine e pace in cambio del vostro silenzioso obbediente consenso.”

N I G R I C A N T E

versione pdf: “V for Vendetta” vs “Trainspotting”: monologhi a confronto

v-rent

Nel post che vi apprestate a leggere (spero fino alla fine), cercherò di mettere a confronto due monologhicult della più o meno recente produzione cinematografica internazionale: quello di V nel film “V per Vendetta” e quello di Mark Renton (soprannominato Rent) all’inizio del film “Trainspotting”. Qualcuno si starà chiedendo cosa abbiano in comune questi due monologhi; domanda legittima: infatti appartengono a due generi, due realtà differenti (l’una fantastica ambientata in un Regno Unito distopico, l’altra ha come sfondo una Edimburgo storicamente verificabile, descritta nell’omonimo romanzo di Irvine Welsh; come nel caso anche del romanzo “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” di Christiane F.) e i personaggi che li pronunciano sono a dir poco antitetici. Eppure, discostandomi dai rispettivi contesti senza mai perderli di vista, concentrandomi solo ed esclusivamente sui testi, ho…

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Millennials

Giovani esistenze

di millennials sans souci

sacrificate sotto i palchi

schiacciate, sfregiate

tra paillettes e urticanti spray

di Ariana Grande e

Sfera Ebbasta

in compagnia di

arresi genitori sempreverdi,

anche per voi

è ancora vivo nell’aria

l’eco mortale

dell’ultimo respiro

esalato da acerbi patrioti

su baionette austriache

gridando “W Verdi!”

 

(Immagine: Alessandro Lanfredini, La fucilazione di Ugo Bassi, 1860 circa, Firenze, Biblioteca della Società Toscana di Storia del Risorgimento.)