20/02/2020

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Si viaggiava in gruppo
nei deserti elettrici
per timore di
morire da soli, al buio
senza il conforto della folla
accorti nel lasciare
memorie ai vicini
numeri dell’aldiqua
combinazioni tra zero e due
salvavita a compagni
fedeli nell’ora dannata
della partenza estrema.

Era col passare degli anni
la paura di uscire da sé
treni afferrati sul finire degli
inverni con riso scaramantico
e amuleti da strada,
un lento spogliarsi
lungo il tardo cammino
accompagna ora la danza
a labbra serrate, sacra
del nudo solitario.

– video correlato –

“Segnali di vita”, Franco Battiato

Recensioni a "Pomeriggi perduti" (work in progress)

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Recensioni alla raccolta “Pomeriggi perduti” (Kolibris, 2019), elenco parziale:

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 つづく

(ultimo aggiornamento: 17/2/2020)

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Reduce di pace

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Gli abiti usati in battaglia
reclamano azione pura
dagli armadi del tempo,
crollano le eroiche carni
testimoni graffiate di sovrumani
fatti, se immobili e sazie
ritornano vincenti all’amata
dimora dei gesti di pace,
alla pelle di lei, alle promesse,
ai lavori del congedo, alle armi
quotidiane
deposte prima della follia.

Come un dolce tarlo
dopo armistizi sognati
divora la ferma divisa
dei troppi giorni felici.

(ph M. Nigro)

– video correlato –

“I miei nonni”, PGR

"Amorose retoriche" su Le stanze di carta

Nuova selezione e pubblicazione di poesie per Le stanze di carta: la mia poesia “Amorose retoriche” per l’inedito del giorno. Grazie a Ilaria Cino e alla Redazione di Le stanze di carta per l’attenzione, la lettura e l’ospitalità…

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Živago su Poliscritture

L’articolo intitolato “Jurij Živago, la morte e il vento…” pubblicato su Poliscritture.

Scrive Ennio Abate:

Caro Michele Nigro,
pubblico senz’altro il tuo saggio con in testa il video della scena del film che ho trovato su YouTube, perché ben scritto e tocca problemi (il mondo visto dall’ottica di un bambino; il rapporto tra ideologie, storia e poesia o religione e poesia) per me sfuggenti e irrisolti.
Ad essi mi pare che tu dia risposte alle quali non mi riesco a rassegnare: «Chi ha bisogno di religioni quando ha la poesia?», «decide di seguire il vento (non quello della rivoluzione, bensì quello decisamente più interessante dell’esistenza)», «Essendo il poeta, per definizione, fuori dal tempo inteso come asfittico meccanismo storico da cui non farsi stritolare».
Resto dell’idea (fortiniana) che la poesia possa finire per essere (spesso, non sempre) la «sporca religione dei poeti», che esistenza e storia non possano (o debbano) essere così rigidamente gerarchizzate (a favore della prima o della seconda), che nessuno – mi arrischio a dire neanche il poeta geniale – possa davvero essere fuori dal tempo (storico).

Amorose retoriche

Banksy

Sorprendermi vorrei
del novello bussare alla porta dei giorni
canuto camminando curvo al fedele fianco
di chi fedele sa cominciare da zero,
di chi, lontano dai ricordi, ricorda –
e dici “Amato!”, impastando labbra e occhi
con dita di madre –
da bronzei schemi usurati
come piedi di santi a lungo baciati e venerati
dalla noia corrotti del non sapere.
Troppo in profondità, non sulla pelle
ha scavato nel tempo l’irrimata
parola che curava solitarie lucanìe,

è ora di ammalarsi, Esculapio!
di vita, quella lontana
fuggita esistenza
da calcoli senz’anima,
senza corpo, universo, dio.

Quando avevo casa e dimora
tu non c’eri, non seguivi i passi miei,
quando sei comparsa
e con te la luce, e il viaggio
e il dolore, e l’autunno del noi,
non più casa a prendersi cura dei sensi
ma un albergo a ore
c’accolse materno e comprensivo
perduti riscoprendo posizioni innate.

Solo per brevi attimi in oceani di tempo
falso ho invidiato la sicurezza
del vostro essere inquadrati
nel mondo che corre e produce,
poi mi accorsi tra lancette in moto
e l’amaro ticchettio degli invisibili
che avevo già il mio scettico credo
a cui abituarmi nel tempio dei tempi
per eccesso di scelta,
come un cavallo senza recinto.

Chi ha bisogno di altre religioni
quando ha la poesia?

(immagine: “Amanti al cellulare” by Banksy)

– video correlato –

“Pictures of You”, The Cure

Tardes perdidas, 5 poesie da "Pomeriggi perduti" tradotte da João Luís Barreto Guimarães

Per Iris News – Rivista di poesia il poeta portoghese João Luís Barreto Guimarães ha tradotto 5 poesie tratte dalla raccolta “Pomeriggi perduti” (Edizioni Kolibris 2019, prefazione di Stefano Serri, con una nota di Chiara De Luca).

per leggere le traduzioni: qui!

Espadas chilenas

para Pablo Neruda

Caem as palavras
amareladas como folhas
sobre papéis de erva,
sob os golpes de Outonos
ditadores, escrevem páginas
para um canto geral.
Não foi em vão
o seu estar no céu
reunindo luzes
para o dizer eterno.

Não ficaram mudas
as folhas caídas
de Neruda assassinado,
tal as espadas afiadas
de um poeta fugitivo
brilhando perigosas
na cobarde noite
da liberdade.

Zinco al sole

Arnold Böcklin; Die Toteninsel (Erste Fassung); 1880

Calda vita di stella vincente
tra oscuri orizzonti d’acqua
e ossa sparse in terra,
mangiate dal tempo,
di padri veduti vivere
accanto a dolori di guerra
e gioie semplici.

Misere vestigia
richiamano i vivi
a penultime partenze
senza appelli
nel silenzio autunnale
verso salvezze distanti.

Ti aggrappi, così, disperata
a ricordi di zaini estivi
sulla pelle imberbe,
boschi intorno ad Assisi
per camminanti tra luci
di cimiteri nella notte
e vecchie abbazie.

Promesse disattese
schiacciate dal discanto
che ancora danno calore
nell’angolo inviolato
degli ideali acerbi.

Il fascino dell’inizio
non tradito dalla storia
distoglie il pensiero
dalla morte in agguato
tra giacigli di zinco
e timidi apostoli di luce.

– video correlato –

“Ashes to ashes”, David Bowie

[immagine: L’isola dei morti (Die Toteninsel), prima versione

quadro di Arnold Böcklin]