Strade di notte

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Persone amiche come antichi alberi
conosciuti da sempre
conosciute mai,
mi sono stupito ieri notte
per la luna sorgente
dietro i monti ad est,
tre quarti soltanto, rossi d’atmosfera
… se fosse stata la prima volta.

Somigliava, silenziosa e arcaica
a quella stessa notte
passeggiando da piccolo orfano
con te e le tue scarpe sgangherate
rumorose sull’asfalto sgretolato di campagna
tra mostruosi rami
illuminati da lampioni stanchi
d’essere divorati dal buio,

masticando, ancora verdi
semi di finocchietto selvatico
lungo la strada
di insegnamenti muti
ma con l’alito fresco.

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Polvere di tarlo

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Montagnole di pensieri acerbi
sparsi negli angoli dell’anima
sembrano pazienti cumuli
di polvere di tarlo
raccolta nel tempo sotto mobili porosi
da epoche dimenticate e trite.
Attendono gli inverni adatti
per essere di nuovo parole mature.

Ho nostalgia del futuro scrivente
dei ceppi ardenti, sfavillanti muse
gelate durante ingrati mesi
di poetica luce invernale.
Tramonta, estate di allegri attimi!
restituiscimi le gialle foglie
su cui vergare gli intenti d’autunno.
Riportami, inconsapevole
tra residui caldi
verso le innevate spiagge
di mille poesie a venire.

WikiPoesia: Enciclopedia Poetica

Su WikiPoesia, enciclopedia poetica, una scheda dedicata al sottoscritto contenente un elenco parziale dei premi ricevuti in questi anni e altre informazioni. La “filosofia wikipediana” che sta alla base di questa iniziativa è assolutamente interessante e condivisibile.

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Nuovo sol dell’avvenire, da “Poesie minori. Pensieri minimi”

Nuovo sol dell’avvenire

Finì così, all’alba
di un’estate indecisa,
la nostra sinistra
adolescenza
romantica e sognatrice
di zaini su strade d’idee
e mondi da costruire.
Ora che siamo adulti stanchi
neri di rabbia e disincanto
cerchiamo risposte brevi
al tramonto di una crisi eterna.

Ma tu, nel dubbio
in attesa di un nuovo sol dell’avvenire
non smettere di ammirare le mie gambe
pronte ad andare.

***

(tratta da “Poesie minori. Pensieri minimi“, edizioni nugae 2.0)

“Décadent”, da Pomeriggi perduti (Ed. Kolibris)

Décadent


L’estetica del caos
esprime se stessa in un
decadentismo da giardino,
legni abbandonati al tempo
liberi di non pesare sulla storia
cancelli in preda a ruggini
come rughe mal curate
erba alta e uva marcia
tra capelli spettinati
dal vento dell’oblio.

Catene e lucchetti
incrostati d’avarizia
a contenere una natura
destinata a evadere,
foglie gialle e muschio
su strati di genie
immortalate da
un bianco e nero analogico.

Lascio ad altri
l’ossessione tassonomica
l’ordine delle cose per
sentirsi in pace
e il controllo sulla morte.

(tratta da “Pomeriggi perduti”, Edizioni Kolibris – 2019)

Alessandro Canzian (Laboratori Poesia) su “Pomeriggi…”

“… Michele Nigro in queste pagine affronta, prima del testo, la vita, restando in bilico tra un passato e un presente privi di definizioni. Ne emerge quindi una serie di scatti fotografici volontariamente sgranati, soffusi, non contestualizzabili. Non è poesia civile (esiste ancora?), non è poesia d’amore (anche quando parla d’amore, più sovente di perdita), non è poesia esistenzialista (nonostante ne affronti, inevitabilmente, i temi). È uno sguardo sul mondo e sulla vita che registra non l’oggettività ma l’interpretazione che ne consegue, che accade. E per farlo Nigro si appella alla metafora madre del libro che fin dal titolo trova una sua esplicitazione. Cos’altro è il pomeriggio se non quel momento/limbo che non è più mattina, non è più alba e risveglio, e non è ancora sera, tramonto o inizio della notte? Il pomeriggio (tra l’altro: perduto) diventa la quotidianità che rifugge la falsificazione, la visione idealizzata e romanticizzata, è un muro grigio che dice la vita che è accaduta…”

Per leggere l’intera recensione: qui!

Lib-r-eriamoci su “Pomeriggi…”

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“… e la coscienza viva e presente del poeta che ha a che fare innanzitutto con il desiderio di trovare un ordine e un senso a tutto, rabberciando un quadro che il tempo smembra e il dolore che viene dalle cose ci fa spesso vedere opaco.”

Per leggere l’intera segnalazione/recensione: qui!

Carteggi Letterari su “Pomeriggi…”

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Ilaria Grasso nella rubrica Pillole di poesia scrive: “… Dal testo rileviamo la presa di posizione contro ciò che il “virtuale” offre. L’io poetante fa volentieri a meno dei filtri (della privacy? solo della privacy?) esercitati da chissà chi utilizzando ciò che la natura gli ha donato: i sensi…”

Per leggere l’intera recensione: qui!

NiedernGasse su “Pomeriggi…”

Scrive Rosa Riggio nella rubrica Zip della rivista “NiedernGasse”: “… Nigro sa che le parole “usate” e già dette possono essere ancora nuove e farsi canto, non dell’io (“registrare l’universo/ripulendo il segnale dall’io”), ma dei luoghi, della memoria. La poesia è spesso lo spazio in cui si racconta, ma con ritrosia, dicendo dell’attesa o della rinuncia…”

Per leggere l’intera recensione: qui!

Antonio Spagnuolo su “Pomeriggi…”

… La scrittura si apre ad un sedimento di tradizione classica per svilupparsi in rigorose incisioni moderne, così che il piglio inoltrato nel meriggio si pone nella realtà e la insegue con riferimenti testuali di notevole impegno. La parola ha riscontri in segmenti che si avvolgono nel tempo, in una discreta pretesa di disimpegno legato alla esperienza dei rapidi intagli, giocati prevalentemente sul verso breve e fulminante…

Per leggere l’intera recensione: qui!

“Le stanze di carta” su Pomeriggi…: recensione di Ilaria Cino

Se per orientarci nella lettura di un’opera poetica ci avvalessimo di una tipizzazione cara alla Rosselli delle varie tipologie di poeti allora collocheremmo Michele Nigro con i suoi “Pomeriggi perduti” (Edizioni Kolibris, 2019) tra i poeti della ricerca, della ricerca del “segno arcaico”, di quella difficile “Sincronia tra passi e cuore” che ci danno l’idea dell’esperienza creativa. Ma cosa fa di una poesia una poesia, ovvero qualcosa che non esprima unicamente la soggettività del momento ma che abbia in sé la tensione all’universale, che porti dentro un segreto come ci ricorda Ungaretti e prima ancora Leopardi? (continua qui)…

“Spoon”, da Pomeriggi perduti (Ed. Kolibris)

Spoon


L’incomunicazione da tinello
i tentati sgambetti alla pace
che non vi fanno onore
il credersi invidiati
o invidiabili, immemori
dei vermi in attesa
il futile levigato
come pietra di fiume
da un inutile parlarsi
addosso senza ascolto.

Mi consola il fatto
che troverò l’Antologia
nel posto esatto in cui
l’ho lasciata al termine
dell’ultima fuga,

sulla scrivania
nell’angolo cieco e silenzioso
della mia Spoon River
pronta a insegnarmi
ancora
e ancora
la pochezza del nostro
rumoroso esistere.

(tratta da “Pomeriggi perduti”, Edizioni Kolibris – 2019)

John Eliot, Salerno Letteratura Festival 2019

Poeti d’Europa: John Eliot vive tra il Galles e la Francia, le sue poesie riflettono sulla memoria, l’amore, la perdita e la morte. A cura dei partecipanti al Laboratorio di traduzione poetica. Progetto realizzato in collaborazione con il Dipartimento Studi Umanistici dell’Università di Salerno, con le associazioni Ó Bhéal (Irlanda) e Litfest.eu (Francia) e finanziato con fondi Erasmus+.

“La Sicilia”, 20/6/2019: Rita Caramma su “Pomeriggi perduti”

Nella rubrica culturale “Life&Style” del quotidiano “LA SICILIA” di oggi 20/6/2019, pag. 21, un articolo/recensione a firma della giornalista Rita Caramma sulla raccolta “Pomeriggi perduti”

Concord

Matrixsnap

La pubblicità
fa più male se
l’ascoltiamo concentrati
o lasciamo che scivoli
sulla pelle distratta
dell’io consumatore?
Levatevi di tornio
piallate via il superfluo
colorato e danzante
del farci sentire speciali,
abbandonatevi come Thoreau
sulle sponde periferiche
di Concord.

Ci siamo dimenticati di noi stessi
tra queste quattro mura
accaldate e disperate,
del progetto iniziale
del perché siamo qui.

Sordi ai richiami della vita
spegniamo anni
come candele avanzate
da possibili passati.