Sole e luna

Manca un progetto
e la speranza che l’accompagna,
manca il verde dell’epoca
in cui speranza c’era

si vendeva a canne
lungo la strada per Futura
a donne di passaggio.

Gli strumenti sono diventati semplici
ridotti all’essenza analogica
inadeguati per questo mondo
ma sufficienti al piccolo cosmo
che circonda la casa
immersa nelle sinfonie dei migranti.

Non ti orienti più
con i disegni astrali
nel cielo notturno d’autunno,

sulla parete del buen retiro
un arazzo con l’unione di sole e luna
a cui è difficile credere
al tramonto di una luce romana.

(immagine: “La luna in una stanza”, ph M. Nigro©2020)

Da bocca a bocca

Da bocca a bocca
da banco a banco
da Ustica a Ustica
da scuola a scuola
da virologo a virologo
da psichiatra a psichiatra
da capra a capra
da ministra a ministra
da donna a donna
da cuore a cuore
da miliardo a miliardo
da ombrellone a ombrellone
da me a me

qual è la giusta distanza
per evitarmi, non incontrarmi
nei corridoi dell’assurdo
per stare lontano da voi
da questo mondo bizzarro
dai suoi pupari sudati
dai burocrati che fanno sgambetto

da orecchio a orecchio
da occhio a occhio
da mento a mento
da vagina a vagina
da cazzo a cazzo
da uomo a uomo
da pianeta a pianeta

qual è il metro da usare a fine scena
per morire in pace, sotto i raggi di Luna
tra un mojito e uno spritz caldo
tra il mio silenzio e la storia già morta?

“Debito autunnale”, Ghiannis Ritsos

Perché è importante ricordarsi dell’autunno anche durante l’estate…

“Debito autunnale”, Ghiannis Ritsos
lettore: Michele Nigro
(sottofondo: incipit del brano “Amore che fu”, Napoli Centrale con James Senese)

Combattere la Mafia…

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Come si combatte l’illegalità e quindi la mafia? Voi direte, giustamente, sequestrando beni, arrestando esponenti della Cupola, indagando, spezzando reti, stanando latitanti, sfruttando le rivelazioni dei pentiti, intercettando, investigando, “seguendo il denaro”, allestendo maxi-processi, emettendo sentenze, facendo Giustizia… Tutti provvedimenti attuabili e di fatto attuati dalle istituzioni, dalle forze dell’ordine, dallo Stato, e che fanno notizia.
Poi ci sono provvedimenti privati, sottotraccia, quasi banali ma che banali non sono, scelte personali che non fanno notizia, all’apparenza ridicole se pensiamo alla mafia solo come a un’organizzazione che spara e uccide e non innanzitutto come a un “atteggiamento”, a una “dittatura bianca” delle coscienze che si presenta in giacca e cravatta con piglio dirigenziale.

Continua a leggere “Combattere la Mafia…”

Il verde ritorno

Peeping Toms at the keyhole of eternity

C’è odore d’erba giovane
nell’aria tagliata della notte,
fresca di mondi in rinascita
torna la natura cacciata
dal paradiso senza uomini
a parlarci di antichi silenzi
di abitanti del cielo e della terra
e di inattese riconquiste.

Penetra illibata tra vicoli e quartieri
non teme gli anni perduti dell’acciaio
e le glorie del progresso,
il fiero verso che sembrava estinto
risuona nel buio limpido
dell’ora più buia.

– video correlato –

“The Way We Were”, Barbra Streisand

Goccia a goccia

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Non si diventa nient’altro
che severi genitori dei nostri
genitori di speranze
quando partivamo all’imbrunire
verso nervose città ribelli,

di notte raccogliamo da terra
ossa tramortite dagli anni
e dalla chimica usata per
gabbare i rancori e i cuori cupi
di un pesante tramonto.

All’incrocio delle età, dentro casa
ci salutiamo ubriachi, ridendo
ognuno diretto al proprio traguardo
immemori del dolore
che infarcirà la terra di domani.

(ph M. Nigro, titolo: Ghigliottine di luce)

Stokkfisk

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Dolce vento di speranza
psicopompo per anime arse
benvenuto tra lenzuola umide
e tovaglie sconvolte
al termine di afose agapi,
attraversa con forza
le carni immobili.
Spolpami dalle ossa di città
seccami come stokkfisk
abbandonato ai tuoi nordici cugini.

(tratta da “Poesie minori. Pensieri minimi”, ed. nugae 2.0 – 2018)

non è più tempo di maiuscole

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un’imprevista coesistenza tra istinti e disciplina
smorza gli entusiasmi dello spettacolo
e maturo ti inchini ad atroci richieste,
avanzando a colpi di machete
nella giungla crudele dell’esistere.

non è mai stata giusta
e ai suoi figli toglie di bocca, senza pietà
parole e speranze sognate nel buio.
la vita, questo dono bastardo
nato da geni casuali come
passeggeri seduti vicini per sbaglio
su autobus diretti verso il solito buco morente.

eppure fedeli ingoiamo strani veleni
non previsti dalla gloria
muovendo passi fiduciosi e sciocchi.
un’inerzia morale illude le disincantate menti
collegate a cuori stanchi di spingere invano
quel liquido portatore di sensuali eternità.

hai intenzione di crederci ancora, ritornando sulla strada?
sai che il movimento dà risposte inattese alla disperazione
rimescola un dolore riproposto ogni volta sotto altre forme.

illuso e testardo giocatore di dadi
abbozzi un’effimera pazienza da finto saggio,
da buon diplomatico sovrastrutturato
convivi con la più cocente sconfitta
soffri perché non intravedi ancora la sua nascosta saggezza
il velato messaggio di bellezza dietro i silenzi,
mentre ogni notte sogni, vergognandoti
mani sudice colme di premi
rubati in fretta
ossessionato dalla paura di non avere fortuna.

presto sulle delusioni si formeranno croste,
ci sentiremo guariti e vincenti, di nuovo in gara
impareremo a volare basso
sfiorando la terra che attende i nostri costosi cappotti di legno.
intanto sommiamo piccole morti invisibili,
s’avvicina l’ora della spugna non gettata
ma lasciata cadere da una meritata
mancanza di voglia.

non è più il tempo delle facili maiuscole,
solo impercettibili minuscoli passi sull’asfalto
per raggiungere nell’oscurità
il campanello d’allarme
di un’inutile salvezza.

(tratta da “Nessuno nasce pulito”, ed. nugae 2.0 – 2016)

– video correlato –

“Comfortably Numb”, Pink Floyd

Gettare il cuore oltre lo Stato

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L’anarco-individualismo ai tempi del Covid-19

… Sbuffo pensando a serate tipo
Del tipo “Che facciamo?”
Io ho una Tipo di seconda mano
Che mi fa da pub, da disco e da divano,
sono qua, come un allodola questo è il mio ramo.
Io, immune al pattume della tv di costume,
In volo senza piume
In un volume di fumetti sotto il lume…

(dal brano “Fuori dal tunnel”, Caparezza)

Tutto è cominciato quando hanno annunciato che ci avrebbero connessi – così dicevano -, attraverso internet, unendoci in qualità di dati ma di fatto separandoci fisicamente, politicamente e spiritualmente (un tecnologico divide et impera), condensando la monade che è in noi, esponendola all’aria aperta, facendola vedere a tutti, ma da dietro un vetro spesso; i famosi sei gradi di separazione sono diventati dicerie, la distanza oggi consigliata per motivi epidemiologici è già stata realizzata a livello mentale molti anni fa, e non ce ne siamo accorti; oppure ce ne siamo accorti ma non ce n’è importato più di tanto. Ora la separazione è stata ufficializzata, è tangibile, resa necessaria da precauzioni sanitarie.

L’individualismo, quello deleterio e che crolla alla prima occasione, ha conquistato il potere. Ma su cosa? Sul nulla direi; ci è stata fornita l’illusione di un potere, come in una Matrix commerciale e pubblicitaria: il potere d’acquisto sulle cose che non è vero potere ma è inganno legalizzato e da tutti accettato; basta un’epidemia per troncare di netto questa rete di domanda e offerta, di apparente libertà. Tutto si ferma, tutto è congelato a data da destinarsi: anche l’unico brandello di potere in nostro possesso è costretto ad andare in stand by e ad attendere la riapertura dei negozi e dei luoghi di aggregazione che in realtà disgregano. Grazie a questa condizione di isolamento consigliato, tuttavia, riusciamo a vedere chi siamo diventati veramente, le cose che potremmo riscoprire, fare, inventare, rivalutare, costruire o smontare. Ma è una finestra che presto si chiuderà nuovamente e tutto ritornerà a una presunta normalità. Eravamo già soli, ma per mezzo di un’entità invisibile ad occhio nudo che ci costringe in casa e altera le nostre abitudini, riusciamo a toccarla questa solitudine, a verificarla perché sono stati strappati i veli illusori dietro i quali si nascondeva la verità sulla nostra reale condizione interiore e sociale.

Abbracciamola questa solitudine, facciamo in modo che diventi una regola non imposta dai Ministeri ma integrata nella nostra esistenza, accettata, compresa, sfruttata, vissuta con intelligenza; che diventi stile di vita in grado di interrompere il segnale proveniente dalla direzione commerciale anche quando tutto va bene e si torna con una docilità ovina alla consueta serenità quotidiana. C’è infatti un individualismo sano, necessario, costruttivo, non isolante ma paradossalmente unificante: un anarco-individualismo che decostruendo il messaggio proveniente dal Potere, quello che scavalca addirittura le decisioni effimere e di facciata dei nostri governanti confusi e spaventati quanto noi, ci rende di fatto liberi, senza adoperare la violenza, senza portare a rivoltose devastazioni di strada che al contrario rinforzano i potenti, saldandoli alle loro poltrone. Ecco perché l’anarco-individualista non nota alcuna differenza tra il prima, il durante e il dopo l’interruzione (per gli altri) della cosiddetta normalità. Per lui è sempre pandemia! Lui non sarà mai solidale con chi si taglia le vene perché durante “i beati giorni del castigo” – parafrasando Fleur Jaeggy – ha dovuto rinunciare al suo stupido apericena.

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Speakers’ Corner

Quelli che non si raccontano
ai quattro angoli dell’umanità
come navi fraintese
sotto cieli sinceri
salpano ostentando la muta fede
dei condannati al marchio di fuoco.

Non proveranno a spiegare
quel che la mancanza di fantasia
nega ai moribondi della mente,
conservano parole e immagini
per futuri occhi da punire
nati già velati per eredità.
Si mettono da parte
senza odiare, negli angoli calmi
della corrente sbronza
che illustra pagine al buio

vincenti a loro insaputa,
aspettando l’ora giusta
per dimenticare.

– video correlato –

“Don’t Speak”, No Doubt