Il Limite Ignoto

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Qual è il confine tra un’esistenza regolare
e la ribellione?
Zone spontanee e indefinite di territorio selvaggio
resistono ai pratici attacchi del reale.
Sulla linea gialla della civiltà
passeggia solitario il cercatore di margini invisibili
per salvarsi da automatismi storici.
Non c’è frontiera se non nel cuore
e nella mente
avidi proprietari di angoli inespugnabili.

Sospeso nella provincia, congeli spazio e tempo
dissociato, non partecipi alle statistiche di regime
e ti spedisci al confino, libero e a tratti felice
in attesa di giorni adatti alle previsioni
conservate in archivi pazienti.
Ingranaggio educato e silenzioso
di un orologio asociale
che passa al bosco
si ritrae nella foresta
si dà alla macchia.
Waldgänger.

gli ultimi quattro versi sono un riferimento al Trattato del Ribelle
(Der Waldgang) di Ernst Jünger

(tratta dalla raccolta “Nessuno nasce pulito”, ed. nugae 2.0 – 2016)

Anime foglie

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Non cadono per noia
del giallo in autunno
le foglie dagli alberi
smossi dai venti del ritorno,

non restano spente, deserte
per diletto le case a taverna
un tempo occupate da masse d’uomo
agitate da feste e teglie di risa
oggi svuotate di morti
– portati via nelle terre sante di collina –
uno ad uno
come in lenti appelli senz’alfabeto
dagli elenchi dell’eterno.

Ora la vedova di colori vestita
per mancanza di dolore
uguale a un ramo spoglio ma vivo
con la cera funebre sulle dita
ancora fresca chiude l’uscio la sera
dando libere mandate da signora assoluta
al resto del dì,

ninna nanne di voci care e perdute
l’accolgono al sonno notturno dell’ancora bambina
quando se ne sale al catodico richiamo
nelle stanze senza più famiglia.

(ph M.Nigro©2021)

I colombi di Occam

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I detrattori come i colombi
hanno una psiche semplice,
inutile e dispendiosa è la costruzione
di barriere tra stati, muri e reti elettrificate.

Occupare gli spazi – direbbe Occam
è la soluzione più naturale
– la ricerca della sintesi
e della via corta -,
occuparsi del proprio cammino
restare sul pezzo presente
dell’esistente
coltivare obiettivi come se fossero
orchidee rare,

trovando occupato
e il vostro sguardo rivolto altrove
nidificheranno lì dove il vuoto pensiero è
in astinenza da consensi e folle di chiunque.
Coveranno uova nate marce nei liberi anfratti
di chi non ha ancora imparato a stare
solo.

“Attendi il giorno autunnale”, Adam Zagajewski

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“Attendi il giorno autunnale” di Adam Zagajewski (1945 – 2021)
tratta dalla raccolta “Guarire dal silenzio” (Lo Specchio, Mondadori)
sottofondo: “Autumn Leaves”, Eva Cassidy
lettura: Michele Nigro

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Feriale

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La parte più vera è quella feriale
nascosti angoli d’autunno
alla vista di traffici umani

dopo i facili uragani d’agosto
lontano da movimenti congiunti
sono senza testimoni le gite raminghe.

(ph M.Nigro©2021)

Stelle carenti

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Se per il nemico non c’è
dell’occasione perdita
perché dovrebbe essere spada
su di me questo di Damocle
corrosivo pentimento nell’assenza?

È un eterno bilancio, tutti lo sanno
tra le cose lasciate andare, senza ritorno
tiranno è il tempo di porte che s’aprono in un solo
verso, e altre agguantate in sprazzi di saggezza

questa vita orfana di ravvedimenti
sospesa in mezzo a scavi abbandonati
di civiltà sepolte dal fango delle piene
e infinite vedute su pianure eremite
guarda indietro nei pensieri neri
del traffico al tramonto di desideri carenti.

Estatica

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M’infrango, come desto a settembre
sulle vostre crudeli ferie,
io che ho voglia di fare
mentre sognate fughe e oblii

i ritorni all’alba, nell’afa di case chiuse
rari incontri mattutini citando Gardaland,
bella la mostra sugli incendi al sud
e il vernissage di scomposte grandini
lapilli ghiacciati al nord.

Anche il Cristo domenicale
geme i tormentoni da spritz,
commessi d’ipermercati deserti
cercano dialoghi e parole buone

lavoratori come prodotti da ritirare
scaffali di carne umana in scadenza,
sindacalisti abbronzati e preoccupati
sulle spiagge comuniste di Cap d’Agde.

(ph M.Nigro©2021)

Come in cielo così in terra

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Quanta storia hai vissuto
fronduto testimone immobile,
in te l’impermanenza di foglie
e volatili animule tra nidi
come speranze di passaggio.

E poi il nulla apparente
gli autunni dell’uomo,
nel profondo scavano
silenziose volontà
le radici di sotterranei cieli.

(ph M.Nigro©2021)