Speakers' Corner

Quelli che non si raccontano
ai quattro angoli dell’umanità
come navi fraintese
sotto cieli sinceri
salpano ostentando la muta fede
dei condannati al marchio di fuoco.

Non proveranno a spiegare
quel che la mancanza di fantasia
nega ai moribondi della mente,
conservano parole e immagini
per futuri occhi da punire
nati già velati per eredità.
Si mettono da parte
senza odiare, negli angoli calmi
della corrente sbronza
che illustra pagine al buio

vincenti a loro insaputa,
aspettando l’ora giusta
per dimenticare.

– video correlato –

“Don’t Speak”, No Doubt

La casa senza noi, da "Pomeriggi perduti"

tratta da “Pomeriggi perduti”, edizioni Kolibris – 2019…

La casa senza noi
(Protagora)


Come corpo morto
pian piano si fredda
la casa lasciata sola
non vissuta da aliti umani
vapori di brodo sui vetri
e caldi sospiri di stufa.
Tra queste quattro mura inanimate
si rifugia forse lo spirito
della storia che non conta
il tempo
perché tempi non conosce?

Cosa fai al buio, d’inverno
durante le lontane feste?

I testimoni oculari
che tutto misurano
lasciano dietro di sé
polveri ignoranti
tra muti oggetti
non più sfiorati
da una vista cosciente,
un ultimo giro di chiave
li separa da un’immobile eternità.

– video correlato –

“Aspettando l’estate”, Franco Battiato

Cambiano le cose

IMG_20191123_143415

Le cose cambiano
sul tramontare dei nostri cari
presenti a se stessi, mordono sere
temendo un solitario imbrunire.

Non metterti in cammino
mentre prevale l’odio,
ogni passo diventa fallace,
mortale come serpe alla caviglia.

Cambiano le cose
che vorremmo inchiodare
nel modo di antiche leggi
sul portone del tempo,

raccorda il piede
al ritmo del creato,
ritorna sereno verso casa,
fai pace col destino.

(ph M. Nigro)

– video correlato –

“Changes”, David Bowie

Venerdì sera: karaoke

75362497_3274892615886563_3457899580421570560_o

Mille e più sono le risposte alla vita
corrotta dai momenti infranti
contro mura d’orecchie stanche
e dal rancore senza uscite,
non dettate dal ferro caldo
come spade roventi nella carne di madre
aspettano le giuste domande della quiete.

Calme acque di sera
riportano tra insoluti incubi
il canto rassegnato del dormiente
che non scende più tra la gente
per mancanza di fede.

In lontananza
si rimpiange tardi
il rumore sensuale della strada
animata di musica e voci di donne,
da vicino latita il coraggio
di viversi liberi e imperfetti.

Ai tempi del nostro colera
non pensavamo alla morte
e al destino già segnato,
ci tenevamo su
con bocconi di pane nel letto
donati a bocche in attesa di toccarsi
simili a uccelli avidi
dentro nidi nascosti al mondo.

– video correlato –

“Prima di cena”, Fabio Concato

Il ritorno del re

firenze_k8x41.T560

Agogno il ritorno del re
che in solitudine tutto decreta,
sulla lama della sua spada
cadranno gli ipocriti tra ghigni sociali
e periranno le confuse democrazie.
Un pensiero unito, fuso nel tempo
come ferro saldato dall’ira
raccolta negli anni sbagliati,
fuggito da pollai televisivi
già si staglia su sfumati destini.
Le opinioni, simili a vaporose vesti
risalgono al cielo pesante dell’ingiusto
sospinte da ritrovate lance roventi.

È tempo di mettere a tacere
le troppe voci che non ascoltano,
il richiamo di un passato nascosto
e delle sue gelate radici
sovrasterà le povere idee raminghe.
Il re guarirà questa stanchezza
e le umilianti ferite,
risanerà le ossa spezzate
dalla cecità degli uomini corretti,
donerà una nuova dignità
a chi della verità rifiuta il dolore.

– video correlato –

“La volpe”, Ivano Fossati

Buonanotte

886152_562967027117241_1511210990_o

Ci siamo piantati sulla terra
e abbiamo dimenticato il cielo,
il nero notturno trapunto di luci
che era presagio a partenze
– alcune già spente da tempo –
ha lasciato il posto
a stanchi sonni distratti
ripetuti senza clamore
calando ogni sera
sul mondo sveglio altrove
palpebre di finestra
e vaghi saluti augurali.

* i primi due versi sono tratti da
“Walden o Vita nei boschi” di H. D. Thoreau

Passages

Washing and drying day by Jeffrey T. Larson

Riconosciute tra volti adulti
le bambine con cui giocavo
oggi sono mogli e madri,
non ricordiamo più i nomi
e gli acerbi giochi di vita,
le osservo da lontano
mentre raccolgono, annusando memorie
sparse nell’aria estiva
i panni asciugati
dal sole del tempo che passa.

I loro figli, quasi sullo stesso punto ereditato
si trastullano nel vento caldo con nuovi compagni,
rinnovata carne da cannone
per altre guerre esistenziali.
Un giorno, forse
dimenticheranno gli uni
i nomi degli altri,

sulle nostre povere storie
vola in alto indifferente
una lenta coppia di nibbi reali.

(immagine: Washing and drying day,

Jeffrey T. Larson)

video correlato

Il confine prescelto

nobody-home-2

Costruzioni semplici, pietra e metallo
refrattarie alla fama di storici moti
di terra che ammazza
con ferri esposti, fratture lente
fuori dalla carne di calce,
arrugginite dal tempo
tra malta e mattoni rotti
offrono riparo a esserini piumati
da brevi voli di speranza campestre,
ritocchi alla buona, pensati con fede
senza scalfire le amate decadenze,
sotto tetti aperti al creato
un favo pulsa d’ali
minaccioso come un fortilizio
alla vigilia di battaglie
nel deserto di volute quietudini.

Puntuale il fumo sereno di una locanda
sfida le nubi regine d’autunno,
macchie di corvi
a gruppi dispettosi
disturbano le inutili antenne
dell’uomo televisivo.

La sera accoglie l’innocenza cercata
i colori desiderati prima del buio,

è troppo facile, ogni volta
chiedersi cosa ci facciamo
su questo confine anonimo
tra le regioni dell’esistere
di noi pendoli amorali.

Torneremo ancora? Purtroppo sì…!

Volevano farlo passare come il “brano dell’addio” (ma addio da cosa? da chi? dalle scene? dalla vita? ‘quale’ vita? dai “fan”? addio dagli asparagi che danno un certo odore all’urina? addio dai “clamori nel mondo moribondo”? Magari!) e in effetti lo è – un addio – anche se già aveva fatto “Testamento” ma eravamo troppo presi dal saltellare sotto il palco per accorgercene (e accettarlo); anche se il Maestro (odia sentirselo dire, ma tant’è!) Franco Battiato respira ancora e addirittura in alcuni video casalinghi si muove addirittura (con stratagemmi simili a quelli del film “Weekend con il morto”?) e sembrerebbe parlicchiare col vicino (forse sussurrandogli “Lei non ha finezza, non sa sopportare l’ebbrezza…”?). Cosa dica (o meglio ‘pensi’; ma pensa ancora?, qualcuno s’è chiesto. Ma cos’è il pensiero? È organizzarsi per la spesa e i tour da fare o assestarsi su differenti livelli di “presenza” per noi incomprensibili?. Non lo sapremo mai perché “questo” non fiata, non ci guida più, non ci dice come dobbiamo vivere! Non si fa così, Franco!) non ci è dato saperlo da un certo periodo oscuro a questa parte, nonostante i flash mob sotto casa sua per stanarlo tipo “Catch the fox” di Den Harrow.

No tranquilli, non starò qui a stonarvi ulteriormente blaterando di sciacallaggio commerciale, di infime amicizie striscianti, di calzature col rialzo, di angolazioni fotografiche per coprire l’indicibile, di silenzi telefonici (dopo i vergognosi – e inutili come la sua arte – silenzi televisivi di Celentano, vogliamo scandalizzarci per gli autorevolissimi silenzi di Battiato? Suvvia!) o di omissis familiari al limite del sequestro di persona.

Le groupies più accaldate volevano coinvolgere persino la Sciarelli di “Chi l’ha visto”, la quale si è vista costretta a replicare, dopo varie insistenze, dichiarando: “trattiamo solo casi di persone effettivamente scomparse e che non compaiono in video recenti in cui discutono con tecnici del suono o armeggiano con le bozze della copertina dell’album che sono stati ‘costretti’ a pubblicare!”.

011-franco-battiato

Vorrei solo rovinare un pochino l’atmosfera romantica e giustamente commovente che si è venuta a creare intorno all’inedito “Torneremo ancora”. Come chiese Maurizio Costanzo al mitico Califfo quando uscì l’album “Non escludo il ritorno”: <<… è una minaccia?>>. E sì perché quel “torneremo ancora” non ha – ahimè – il sapore di una speranza discografica o tournistica, di una promessa fatta agli estimatori, ai “fan” con i palloncini a forma di cuore che lo attendevano facendo le fusa a fine concerto, no. Quel “torneremo ancora” è la constatazione definitiva di una “prassi spirituale”, la dichiarazione finale (per chi non l’avesse ancora capito nonostante gli anni passati a seguirlo in ogni dove) intorno a una condanna: la nostra; è la descrizione della misera condizione umana, dell’anima dell’uomo – in quanto specie senziente – costretta a reincarnarsi di corpo in corpo, a saltellare da un corpo a un altro (se vi va bene) simile, oppure in un tubero concimato con la cacca o in una pietra su cui vanno a pisciare i cani! A trasmigrare chissà per quanto tempo “fino a completa guarigione”, canterebbe il Nostro, ovvero fino alla liberazione da una materialità che ci tiene legati a questa – diciamocelo! – stancante ciclicità.

Continua a leggere “Torneremo ancora? Purtroppo sì…!”

Joker è tutti noi

Joker

[post a basso tasso di spoileraggio; tuttavia, per una migliore comprensione dello stesso, se ne consiglia la lettura dopo aver visto il film, n.d.b.]

Joker è tutti noi

I supereroi non esistono: non per le cose fantastiche che fanno e per i superpoteri improbabili che posseggono. Non possono esistere perché sono il frutto irreale di ciò che vorremmo essere, la condensazione in un’unica persona creata a tavolino del meglio dell’umanità, l’epicizzazione e la razionalizzazione dell’immagine di noi che vorremmo dare al mondo, l’idealizzazione di quella parte nobile della nostra anima che ancora riusciamo a considerare salva. Salva dal punto di vista della visione comune di quello che è il bene e il male: un limite che le sovrastrutture imposte dall’educazione e dalle regole di una parte della società che cerca di isolarsi dal marcio imperante, cercano di mantenere vivo. Il bene comincia, guarda caso, dove iniziano gli interessi dei pochi: il potere difende, grazie alle leggi e alle forze dell’ordine create per eseguirle, la propria stabilità, ma taglia i fondi che servono a proteggere e curare i più deboli. Il “reddito di cittadinanza della salute mentale” è poca cosa se confrontato con i mirabolanti progetti dei tanti imprenditori pronti a scendere in campo e ad impegnarsi in politica in prima persona.

C’hanno sempre fatto credere che i “cattivi” fossero i necessari alter ego dei protagonisti buoni, la “spalla” anti-idealistica per giustificare il bisogno cieco di servire il Bene, quello supremo, alto, così alto nei cieli da dimenticare, più in basso, lì dove viviamo noi, le cause del Male, sempre le stesse, apparentemente irrisolvibili; ce l’hanno fatto credere (è successo anche con certe pagine di storia scritte dai vincitori e assunte senza fiatare come farmaci alle scuole primarie) e invece è esattamente il contrario: ma ci accorgiamo di questa differenziazione forzata solo quando l’arte, il cinema come nel caso del film di Todd Phillips intitolato “Joker”, pellicola dedicata alla lenta evoluzione (per i meno audaci ‘involuzione’) psichiatrica del famigerato anti-eroe creato dalla DC Comics e magistralmente interpretato dal notevole Joaquin Phoenix, riesce a trovare il coraggio di essere politically incorrect e soprattutto a distaccarsi dalle regole non scritte dei cinecomics riguardanti il rispetto dei ruoli, della caratterizzazione dei personaggi e da altre catene narrative e cronologiche.

Nonostante la nostra speranzosa (a volte ingenua) reazione uguale e contraria, come c’insegna la fisica, nonostante “la risposta” che tentiamo di dare alla vita, alla fine non siamo nient’altro che il maledetto risultato dell’azione di forze esterne esercitate in maniera costante sul nostro corpo e sulla nostra mente (con buona pace del corredo genetico vincente di cui pochi fortunati sarebbero provvisti): il diverso, non per forza dal punto di vista mentale o sessuale – si può essere diversi in tantissimi altri, più o meno impercettibili, modi (lavoro assente o tipologia dello stesso quando c’è, disponibilità economica, fede religiosa, cultura etnica, lingua, gusti sportivi o assenza di gusti, fortuna con le donne o con gli uomini, modo di vestire, se vivi ancora con i tuoi, disabilità, capacità comunicative,… devo continuare?) – subisce questa pressione in maniera incidentalmente più dannosa. La sua congenita debolezza, i casi fortuiti e bizzarri della vita, la mancanza di quella che certi ricchi e fortunati radical chic travestiti da democratici chiamano – abusando del termine a fini propagandistici per mettere in mostra un paese vincente che in realtà non esiste – resilienza, rendono il diverso più esposto alle “intemperie” del vivere sociale, ai suoi repentini e poco gentili cambi di rotta: all’inizio della sventura a prevalere è ancora la gentilezza, il lathe biosas (“vivi nascosto”) di epicureana memoria che entra in conflitto con l’esigenza di far sapere al mondo che esisti (il from zero to hero dei terroristi radicalizzati, p.e.), il rifiuto delle armi quale mezzo non solo per difendersi ma anche per imporsi e pareggiare i conti, la caparbietà moraleggiante a non risolvere i problemi della vita adoperando la violenza, perché così c’hanno insegnato, seguendo la linea gialla tracciata sul pavimento che porta verso la tomba.

Continua a leggere “Joker è tutti noi”

Città di passaggio

Remember-ME-Gameplay

Ho fallito con la mia città!,
le sue genti scivolano lente
sui fianchi del corpo turistico,
sguardi estranei e obliqui
incrociano i progetti dell’altrove.
Non trattengo più con la stessa fede
la polvere d’oro dei suoi fiumi assetati.

Questa città ha fallito con me,
folti elenchi di feriti e dispersi
lungo gli anni dell’ingenuo riprovarci,

quante sciocche vespe contro i vetri
di stanze illuminate e illuse,
ora consegnate al buio del disincanto.
Di tanto in tanto, una voce amica
sopravvissuta ai gorghi del tempo
risuona come un balsamo al silenzio.

Assuefatto al dolce tramonto di mille legami
e alla morte dei per sempre,
non mancherà a queste vie
l’orma dei miei sconfitti passi notturni.

Bodybuilding

allenamento-07

Manifesti sorridenti di città
consigliano ritorni palestrati,
tra strade deserte
di vacanze in ritardo e bombe
s’aggirano abbronzate dal sale
le solite miserie umane.

In altri luoghi chiama pallido
l’allenamento rustico,
tronchi tagliati per l’inverno
ruvidi manubri senza musica,
il fiato vincente dell’imbianchino
bicipiti d’avvitatore seriale
sguardo frizzante da elettricista
e gambe di legno stagionato.

Ancora una volta, come anni fa
la vita si annulla fedele
in silenzi clandestini,
porge di nuovo l’orecchio
a riconoscere in provincia respiri lontani
di solitudini intonate,

tra un colpo di pialla
e i rintocchi del martello
– campana povera del fare –
non si arrende ai postumi dell’estate.

Strade di notte

night-697702_640

Persone amiche come antichi alberi
conosciuti da sempre
conosciute mai,
mi sono stupito ieri notte
per la luna sorgente
dietro i monti ad est,
tre quarti soltanto, rossi d’atmosfera
… se fosse stata la prima volta.

Somigliava, silenziosa e arcaica
a quella stessa notte
passeggiando da piccolo orfano
con te e le tue scarpe sgangherate
rumorose sull’asfalto sgretolato di campagna
tra mostruosi rami
illuminati da lampioni stanchi
d’essere divorati dal buio,

masticando, ancora verdi
semi di finocchietto selvatico
lungo la strada
di insegnamenti muti
ma con l’alito fresco.

Polvere di tarlo

tarli1-600x400

Montagnole di pensieri acerbi
sparsi negli angoli dell’anima
sembrano pazienti cumuli
di polvere di tarlo
raccolta nel tempo sotto mobili porosi
da epoche dimenticate e trite.
Attendono gli inverni adatti
per essere di nuovo parole mature.

Ho nostalgia del futuro scrivente
dei ceppi ardenti, sfavillanti muse
gelate durante ingrati mesi
di poetica luce invernale.
Tramonta, estate di allegri attimi!
restituiscimi le gialle foglie
su cui vergare gli intenti d’autunno.
Riportami, inconsapevole
tra residui caldi
verso le innevate spiagge
di mille poesie a venire.

Celle aperte

10256499_10152504840045934_4524981086670264414_n

Il santuario dedicato
alla tua presente assenza
è divenuto nel tempo
ricettacolo di ricordi
deposito nostalgico e insensato
di una fulminea grazia.

Devota all’idea di noi
ancora oggi mi accoglie
questa prigione sul confine
senza sbarre,
i cancelli orfani di serrature
secondini in vacanza,
libero di evadere
resto a guardia
di un amore licenziato.