
Si sfaldano le genti passate
l’eco delle loro voci
in memorie di vacue gesta
come tempi vissuti per niente,
corpi canuti, slegati, morenti.
Forze ormai deboli, non più
aggregano le intenzioni,
estranei a se stessi
su spalti domenicali, spirano
tra un mea culpa e l’omelia
mancano le densità sperate
nel mezzo di autunni assolati, solitari
e legami dissolti, votati alla resa,
riverbero di vite lasciate cadere
all’imbrunire delle scelte.
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