“Estate”, da “Nessuno nasce pulito” (ed. nugae 2.0)

tratta dalla raccolta “Nessuno nasce pulito” (ed. nugae 2.0 – 2016)

Estate


Incoerente e tempestosa,
stagione di soli presunti
in lenta mutazione
verso un buio che non vivremo
di bizzarri esperimenti autunnali,
estate
con le tue piogge fuori luogo
sei promemoria a nature invernali.

Che me ne importa dei bagnanti delusi
se i mari che solcherò non sono fatti d’acqua
se la mia vacanza non è di questo mondo?

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Concord

Matrixsnap

La pubblicità
fa più male se
l’ascoltiamo concentrati
o lasciamo che scivoli
sulla pelle distratta
dell’io consumatore?
Levatevi di tornio
piallate via il superfluo
colorato e danzante
del farci sentire speciali,
abbandonatevi come Thoreau
sulle sponde periferiche
di Concord.

Ci siamo dimenticati di noi stessi
tra queste quattro mura
accaldate e disperate,
del progetto iniziale
del perché siamo qui.

Sordi ai richiami della vita
spegniamo anni
come candele avanzate
da possibili passati.

Vendesi anima

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Ci salveranno i colori
i suoni, gli odori
tracce di memoria
dopo olocausti di senso.

Batuffoli di pioppi
spinti dal vento
insieme a panni stesi
corrono nell’aria
come fiocchi di neve
in primavera.

“Vendesi terreno
edificabile”, minacce
su cancelli arrugginiti
dal tempo avaro.
Quando ci priverete
anche dell’ultimo
scorcio di verde speranza,
quando il rifugio pensato
per alleviare il passo
dalle storture dell’esistenza
subirà l’assedio finale,
l’anima assetata di belle visioni
si rimetterà in viaggio
verso altri pianeti
non raggiunti dall’uomo.

Thoreau

Sfiorando con le dita
i prati di Maggio,
abiura l’anima
al mito della città.

 

 

 

Antenne

Siamo mute antenne

in attesa di celesti verità

terrene

che si stagliano rugginose

contro cieli all’imbrunire

di perduti pomeriggi.

(ph M. Nigro)

“Pomeriggi perduti”: il blog

“Pomeriggi perduti” è il titolo di una mia poesia e della raccolta che la contiene, ma è anche il titolo di questo blog che, me lo auguro, sopravvivendo al libro, mi aiuterà a raccontare in futuro altre avventure culturali e letterarie; pomeriggi perduti, dove con il termine “perduti” non si vuole intendere persi, sprecati come i Wasted Years (Anni sprecati) degli Iron Maiden, ma piuttosto come l’Orizzonte perduto (Lost Horizon) di Frank Capra (e omonimo romanzo di James Hilton); pomeriggi presentati, forse, in una versione più ottimistica rispetto al Meriggiare pallido e assorto di montaliana memoria: l’isolamento conclamato e la solitudine lasciano spazio a un ascolto speranzoso; l’oltre inaccessibile diventa a tratti addirittura raggiungibile seppure ancora indefinibile.

Perduti ovvero ‘che si perdono nel tempo’, perché senza cronaca, come certi insegnamenti ancestrali, muti, trasportati dal vento o incastonati nella pietra (e a volte liberati e fatti risuonare, come nel caso delle sculture sonore di Pinuccio Sciola); insegnamenti che non legano con le cose del tempo presente ma in un certo qual modo fanno parte del mondo, stanno al mondo per essere appresi da chi li riconosce.

L’elogio della lontananza (sottotitolo della poesia) – come presa di distanza fisica dal caos ma soprattutto come un distanziarsi cognitivo dai falsi saperi della società civile – diventa così necessario, indispensabile: lontananza dai rumori, dall’elettricità che ha fatto progredire il mondo, è vero, ma lo ha anche reso distratto, nevrotico, iperinformato ma ignorante e perennemente occupato a inseguire una verità creata ad arte da altri.

Così come potrebbero essere considerati perduti, stavolta nel senso di sprecati, da chi questa spina dal mondo elettrico, neanche di tanto in tanto, non riesce proprio a staccarla.

Quando ci mettiamo in ascolto e facciamo vuoto dentro e fuori di noi, allora l’universo ci parla sul serio, insegna cose… anche se non sappiamo quali. “Sentiamo” di aver appreso, ma non chiedeteci di più! Assorbiamo saperi non detti, indefinibili, dinanzi ai quali la parola è quasi impotente, inutile, superflua come certe faccende del mondo. Saperi che, però, ci trasformano lentamente; registriamo una saggezza non umana contenuta negli oggetti naturali, nelle forme antiche persistenti nonostante il progresso, in quelli che Ludovico Einaudi ha definito, musicalmente parlando, Elements.

Solo nella lontananza possiamo compiere questo miracolo laico. Solo la poesia, a volte, ne riesce a registrare gli effetti.

Michele Nigro

06/03/2019 

(Immagine dell’header, titolo: “Lost afternoons” ph M. Nigro – 2/11/2013, 17:45)