Diego Ghisleni su “Pomeriggi perduti”, per “Intermezzo” rivista

intermezzo nigro

Una lunga, analitica, interessante e ricca recensione riguardante la raccolta “Pomeriggi perduti”, a firma del critico letterario Diego Ghisleni, è stata pubblicata sulla giovane rivista “Intermezzo” fondata e diretta da Alessandra Familiari, Greta Sala e Nicola Vavassori.

Per leggere la recensione: QUI!

“… Risponde a un’eco classica il dettato poetico che l’autore modula su filatrici moderne, poiché la rigida presa di posizione nei confronti di una realtà che veste stretta si giustifica in parallelo a un insistito scorgere la vacuità di una vita che il tempo scandisce inesorabilmente verso l’unica certezza che possiede. Nella raccolta, un ticchettio angosciosamente insistito torna in numerosi componimenti per ribadire la sua immanenza e rendersi palpabile, palesandosi a tutti gli effetti nelle poesie in cui gli enjambement restituiscono l’idea di un verso messo in fuga dall’incombere del destino di morte, come nel brano Eternity“Colpevoli di fiducia / nell’infinito / infilzate da lancette crudeli / giocano con l’effimero presente / le nostre morenti carni”…”

Scalpo di poeta

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Sono capelli poco tinti e tirati
fuori dal cuoio dei giorni passati
questi versi educati, come ricordi
riesumati uno a uno dalla chioma rada
scalini di marmo scheggiati, andando
a capo della questione, forse enjam-
bements malriusciti.

Osservo il vostro fare gruppo
per ripararvi dalle intemperie della vita
poveri ma sorridenti, non conoscete
la confortante solitudine della parola
che senza spiegarsi
spiega l’inspiegabile.

(ph M. Nigro©2020)

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Vespri erotici

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È l’erezione vespertina
tra l’omelia e la comunione
a disfare i piani di dio
sul finire della domenica.

Il nudo contorto, pelle su pelle
nella mente distratta dalla carne
residua immagine infoiata
dalla notte dei peccati
s’intromette audace e sincera
fra le parole sante del pastore
alle pecore illuse d’essere salve.

Avverto il respiro voglioso e antico
dell’ancella mascherata,
è incenso che promana da vulva benedetta
quello che precede la preghiera
dello spirito, indifeso
è il corpo che crede di credere,

non serve fustigarlo al tramonto
per dissetarlo all’alba,
il vangelo dei sensi
parla all’esistenza infedele
attraverso le umide labbra celate
di desideri terreni.

Immagino il sesso nascosto
anche se abbassi lo sguardo
dinanzi al tabernacolo, contrita
non mi dissuadono
le gesta di martiri eremiti,
non ho voglia di salvarmi

succhiando le vette carnose
dei tuoi seni eretici di non madonna
attendo futuri diluvi in cui affogare.

versione pdf: Vespri erotici

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Video intervista a Franco Innella, domande a cura di Michele Nigro

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Domande di Michele Nigro rivolte a Franco Innella, riguardanti la raccolta poetica “Foglie secche” e altri argomenti…

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Domande di Michele Nigro rivolte a Franco Innella, riguardanti la raccolta poetica "Foglie secche" e altri argomenti… Elenco delle domande: – Quando è nata e perché l’idea di questa tua nuova raccolta intitolata “Foglie secche”? – Le tue poesie, utilizzando immagini semplici, delicate e al tempo stesso lapidarie, sembrano descrivere una condizione umana limitata, misera, embrionale, in attesa di un’evoluzione, di un’elevazione verso stadi superiori di esistenza. La vita terrena è dunque solo attesa? – Hai scritto: “La mia poesia nasce / tra parole appena sussurrate / all’ombra della vita…”. Che funzione svolge, invece, nella tua poetica la presenza della morte? – La poesia aiuta a dissolvere l’illusione (che tu chiami “cerchio illusorio”) in cui siamo immersi o contribuisce ad aumentarla creando un linguaggio parallelo alla verità oggettiva? – Nella tua poesia intravedo, a volte, elementi esoterici, riferimenti a saperi sconosciuti, dimenticati o comunque antichi. Come scegli il modo in cui intercalare questi elementi nei tuoi versi? – Parlami dell’importanza del Vuoto. – Perché, come scrivi, “Il castigo è l’essere nati”? – Vuoi leggere una poesia dalla raccolta? #poesia #raccolta #libro #intervista #poetica #morte #esoterismo #filosofia #spiritualità #esistenzialismo #Franco Innella #Michele Nigro #antroposofia #psicogenealogia #metagenealogia #vuoto #poetry #evoluzione #vita

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Elenco delle domande:

– Quando è nata e perché l’idea di questa tua nuova raccolta intitolata “Foglie secche”?

– Le tue poesie, utilizzando immagini semplici, delicate e al tempo stesso lapidarie, sembrano descrivere una condizione umana limitata, misera, embrionale, in attesa di un’evoluzione, di un’elevazione verso stadi superiori di esistenza. La vita terrena è dunque solo attesa?

– Hai scritto: “La mia poesia nasce / tra parole appena sussurrate / all’ombra della vita…”. Che funzione svolge, invece, nella tua poetica la presenza della morte?

– La poesia aiuta a dissolvere l’illusione (che tu chiami “cerchio illusorio”) in cui siamo immersi o contribuisce ad aumentarla creando un linguaggio parallelo alla verità oggettiva?

– Nella tua poesia intravedo, a volte, elementi esoterici, riferimenti a saperi sconosciuti, dimenticati o comunque antichi. Come scegli il modo in cui intercalare questi elementi nei tuoi versi?

– Parlami dell’importanza del Vuoto.

– Perché, come scrivi, “Il castigo è l’essere nati”?

– Vuoi leggere una poesia dalla raccolta?

Rimani nella luce

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Rimani nella luce
(Remain in light)

Con occhi sbarrati, saturi di buio
e quella paura di illogiche cecità, agguati nel sonno
restavi sveglio come un’insonne sentinella
cercando punti luminosi, coordinate per vedenti
astronomia da camera
nell’oscuro silenzio di notti orfane.

Rimani nella luce
piccola anima insicura!

In soccorso a riposi spezzati
l’oftalmologia di Morfeo,
ninna nanna scientifica
cantata al tramonto
d’infantili ossessioni.

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Nota a “Il sorriso del tulipano” di Emilio Paolo Taormina

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Anni fa scrissi una poesia intitolata non è più tempo di maiuscole: un tentativo disperato ma necessario di abbattere, anche solo per pochi minuti, l’ego che spesso oltrepassa la parola, la sottopone a pressioni che non le danno respiro, non la lascia libera come dovrebbe; l’uomo a volte crede di pilotare il proprio destino e quindi di condizionare l’esistenza della parola.

Nella raccolta poetica Il sorriso del tulipano, Emilio Paolo Taormina trasforma questo timido tentativo di liberazione in una vera e propria filosofia poetica che attraversa l’intera opera: la parola, libera finalmente dai lacci del maiuscolo, della punteggiatura e dell’ego, divenuta prodotto kerouacchiano, fluido, omogeneo e onesto, riconquista i propri spazi, arieggia, ritrova sobrietà e incisività, ritorna a uno stato brado e creativo, antico come la terra che canta, senza esagerare, senza strafare, senza scimmiottare neo o vecchie avanguardie, rimanendo sempre in una forma rispettosa del lettore e soprattutto dello sguardo delicato dell’autore. L’intenzione espressa nei versi è quella dell’haiku, anche in quelli più lunghi; come approccio filosofico al verso: prima ancora che poeta, Taormina è un naturalista; gli elementi presi in prestito dal creato diventano testimoni oggettivi e tangibili di sensazioni vissute, eventi passati, esperienze metafisiche e sentimentali o carnali, stagioni distanziate nel tempo ma mai del tutto seppellite. La parola s’intreccia con la vita, quella personale e quella naturale del pianeta. La natura e i suoi frutti, gli sprazzi di sicilianità, la luce e il buio, gli animali e le piante, la terra e il cielo e ciò che ne viene fuori… Ma resterebbero elementi morti se ad animarli non vi fosse lo spirito semplice e al tempo stesso meticoloso del poeta; i ricordi (tantissimi!), le vicende esistenziali, anche le più ovvie e quotidiane, quelle appartenenti a un normale ciclo di vita, in cui ognuno potrebbe rispecchiarsi perché universali, si reincarnano nelle cose del mondo, nell’alternanza tra il dì e la notte, nelle bellezze di una naturalità presente in maniera deliziosamente ossessiva. Senza mai una sola sbavatura di autoreferenzialità.

Sono belle e senza confini – come in un viaggio a oriente – le lapidarie immagini offerte dalla poesia di Taormina; non aspirano a inutili e aridi sperimentalismi ma trasudano classicità. Il suono dei versi è come quello della natura in essi descritta: scorre gentilmente sulle orecchie e sull’animo del lettore. Versi serrati che non mentono, che inebriano e non danno tregua, che parlano direttamente alla parte sincera e scarificata dell’esistenza del lettore: quando il poeta decide di toccare la verità e di descriverla abbandonando lungo il cammino i fronzoli di chi vuole solo stupire senza trasmettere nulla, le sue parole diventano dardi appuntiti ed efficaci.

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“A VOCE”: 3 poesie di Michele Nigro

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Lettura di Patrizia Valanzano del gruppo di lettura Ci metto la voce, in collaborazione con il laboratorio Poetry Factory.

Per ascoltare le 3 poesie: QUI!

Le poesie inedite lette sono:

Giordano

Attesa d’autunno

Non posso respirare (la distanza naturale) 

Pianto greco

papa Francesco da giovane

Non sederti dal lato fragile della musica
quando stai bene e sorridi,
osserva stupita gli angoli inediti della stanza del figlio
quando il sasso della tristezza ti opprime il petto,

scoprirai oggetti sconosciuti e meravigliosi
in bilico sul presente che frusta la pazienza
arazzi mai sbattuti al sole del passato
punti di vista di quando non porti solo il caffè
puntuale come i treni dell’infanzia.

Di tanto in tanto un pianto ribelle e una goccia chimica
per stare a parlare tra noi, tentare un dialogo calmo,
le musiche che amavi, il mio suono di flauto giovanile
prestato a raminghi santi di strada
sono diventati motivo di facili lacrime,
il corpo e la mente chiedono venia
ma riscuotono la parcella da antichi dolori custoditi

di notte la danza del sonno dei figli intorno al talamo
e nell’alba la speranza di un giorno diverso,
spiarti e tremare dietro le quinte dei malanni
come genitori dinanzi ai primi passi
di una prole al contrario.

Non ho da fare come credevi,
puoi restare quanto vuoi!
Inutili sono le cose del mondo
se l’urgenza riguarda l’essenza.
Congelo attimi e gesti
per le carestie del futuro,

regalami il tuo sguardo sperduto
i sensi di colpa per chi ti sta attorno
gli occhi ingranditi dai vetri
mentre osservi nostalgica
il traffico in strada di gente mascherata
che non attende chi resta indietro,

regalami le mani rabbiose per guarigioni in ritardo
il gioioso passo insicuro verso il confessore
la preghiera smorzata dalla sfiducia
la grigia testa di passerotto vegliardo
in cerca dei sereni nidi dell’anima.

“Conversione di Bernardo” – Riz Ortolani

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