“Logiche autunnali”, su Pangea.news

logiche autunnali pangea

Il mio articolo “Logiche autunnali” (già pubblicato su “Nigricante”qui, e in seguito ripreso anche su questo blog, qui) è stato riproposto su Pangearivista avventuriera di cultura e idee, “una delle migliori rassegne culturali in Italia”, curata dal giornalista, poeta, scrittore e critico letterario Davide Brullo e che da sempre pubblica articoli interessanti e culturalmente stimolanti.

Per leggere l’articolo: QUI!

“Sokushinbutsu Project”, di Massimo Mascheroni ed Enrico Ponzoni

IMG_20210812_130203

Se non avete idea di come i suoni “scomodi” e catarticamente disturbanti dell’industrial noise possano convivere con la descrizione musicale di un rituale religioso buddista, allora non vi resta che ascoltare le quattro tracce – ognuna con una propria “personalità” -, lasciandovi trasportare da esse in dimensioni altre, che compongono il “Sokushinbutsu Project” (Industrial Ölocaust Recordings, 2021) di Massimo Mascheroni (ODRZ) ed Enrico Ponzoni. Sokushinbutsu significa letteralmente “Buddha nel suo stesso corpo” e si riferisce a un antico rituale praticato fin dal 1100 da alcuni monaci buddisti giapponesi. Le quattro tracks conducono l’ascoltatore dalle dolorose e impegnative fasi preliminari con cui il monaco buddista, l’asceta, si prepara mentalmente e fisicamente, fino al processo finale di morte e di auto-mummificazione: un modo, originale e lontano dalla nostra mentalità edonistica, per contrastare l’entropia e il naturale disfacimento post-mortem del corpo. Se il processo riesce, il corpo resta intatto dopo la morte e la mummia, profumata dagli altri monaci e rivestita con paramenti sacri, può essere così esposta in un tabernacolo e ricevere la visita dei fedeli. Il monaco che si sottopone con successo a questo rituale è un sokushinbutsu, ovvero un Enlightened, un Illuminato: un vero asceta capace di dimostrare la completa padronanza della mente sul corpo, anche al di là della morte. Una pratica inconcepibile per noi occidentali che andiamo in crisi dopo pochi giorni di lockdown e ignoriamo da tempo il concetto di autodisciplina e di distacco dal corpo. Auto-mummificarsi per “salvarsi”, per “morire in maniera alternativa”, per conservarsi negli anni e proiettarsi verso un futuro in cui essere “diversamente vivi”.

Continua a leggere ““Sokushinbutsu Project”, di Massimo Mascheroni ed Enrico Ponzoni”

Nota a “Variazione madre” di Federico Preziosi

IMG_20210809_190549

Secondo alcuni lettori-“filosofi” la poesia contemporanea sarebbe caratterizzata da una prevalente ricerca estetizzante (magari fosse così!) a discapito di una linea filosofica che ne inquadri le motivazioni testuali, le spinte “sociali”, le ragioni che guidano le poetiche dell’epoca. Questa prevalenza causerebbe un vuoto di riferimenti che si traduce in spaesamento: che è poi ciò che dovrebbe innescare la vera poesia, quella autentica e ancestralmente rigenerante; se non proprio spaesamento almeno il non cadere nella tentazione di una compiutezza semantica che uccida il suono. Per alcuni di essi il vuoto spaesante deriverebbe dal fallimento di una logica ordinante incapace di ribellarsi al verso troppo libero. Ed è estremamente estetizzante – e quindi spaesante – la poesia di Federico Preziosi contenuta nella raccolta Variazione madre: tra Canti Disincanti – le due sezioni è una poesia carnale che come la carne viva, per nostra fortuna, si ribella a sua volta alla morte causata dal senso compiuto, dalla “solidificazione” dei soggetti e delle loro storie; una poesia che vuole stupire – forse addirittura scioccare – e stupire sé stessa, persino il suo Autore sul nascere, non solo il lettore che assiste al risultato stampato. La parola è ricercata ma mai addomesticata; le soluzioni al grido interiore sono istintive, scalpitanti, vive; immagini bellissime e crudeli s’intrecciano a formare la rete di un nuovo non detto; se non nuovo, sarà l’ennesimo, ma pur sempre originale: tutto concorre a raccontare una storia di pelle, di terra, di sangue, di sentimenti viscerali, naturali, antichissimi, che diventano elementi tangibili, vissuti con atti e verbi quotidiani, a volte forti, altre volte lievi. Un non detto che surclassa il significato finale che dovrebbe formarsi nella mente del lettore, ma non è mai un non detto povero e arido, anzi. Sfugge la “trama”, e la direzione della poesia è un mistero. Il farsi donna – nel momento più alto e caratterizzante dell’essere femmina, ovvero la maternità – non è mai vezzo sperimentale o filo-femminista bensì semplicemente suono che scava, ricerca, sviscera, ricorda, annota, descrive l’indescrivibile, il primordiale ormai rimosso; è calarsi in quei punti di vista speciali che la genetica nega all’Autore “invidioso”, incompleto, bisognoso di un’integrazione all’universalità. Combinazioni musicalmente geniali tra parole, dipingono superbi quadri privi di cornici: è la colonna sonora dell’esistenza che in assenza di recinti cavalca libera verso quei segreti che, finalmente, accomunano l’Uomo e la Donna nell’era dell’odio e dell’eccidio di genere. (m.n.)

Recensisco

Scambiamoci i libri!

IMG_20210809_190438

Studio 71

greyson-joralemon-ORSGQc-2Ef8-unsplash-741x486

Ci si affeziona alle spire del gorgo
diventano casa accogliente
la lenta decadenza dell’intorno
l’acqua inizialmente fredda per la rana in pentola
il cauto passo immobile che non rischia
le passanti lasciate passare, con buona pace di Brassens

sono ormai perse nel tempo
le mille versioni di note
non trasmesse al pianeta,
la disco music mai ascoltata in Italia
rimasta impigliata tra le strade della New York dei ’70,
le estinte band di generi contaminati
vecchi vinili impolverati
microfoni nostalgici di glorie analogiche

cercando di peccare d’onnipresenza
scivolate addosso come cicliche occasioni

ma crudele è l’oceano che divide i timpani dai suoni
del mondo,
attendevano che le andassimo a raccogliere
dal vivo, noi
schiavi di mode masticate da altri
pigri sonori di borborigmi postprandiali.

Padri morenti

eYlNy

a Cormac McCarthy

Ad ogni schiarirsi di voce
che è quasi tosse nel silenzio
sfiorate da plettri invisibili
vibrano solidali nell’aria
le corde della chitarra appesa al chiodo
polverosa come anni senza musica.

Vorrebbe cantare di mondi oscuri
inceneriti dagli eventi,
ma è muta testimone di guerre
senza macerie, prive di gloria
nel pianeta in ripresa.

Lunga è La strada
dei padri morenti,
perdiamo pezzi sul ciglio del domani
capitoli di storia e di noi
sperando nel riverbero
d’anime lucenti, nell’assenza
comunque presenti.

“Il verde ritorno”, inedito tradotto in spagnolo da Antonio Nazzaro

chatillon-car-graveyard-abandoned-cars-cemetery-belgium-4

a Franco Battiato

In questa giornata tristissima per la notizia della dipartita del Grande Maestro di musica e di vita Franco Battiato, il poeta Antonio Nazzaro ha pubblicato la sua traduzione in spagnolo di un mio inedito che parla – quando si dice i segni – di “ritorni”. “Torneremo ancora” cantava Battiato nel suo ultimo omonimo album, anche se si riferiva ad altri cicli e ad altri ritorni…

E lui sicuramente, per noi che restiamo qui e continuiamo – non avendo altri strumenti superiori – ad affidarci alle sue tracce sonore per seguirlo, ritornerà infinite volte nelle nostre esistenze con la sua Musica, la sua Ricerca e la sua Arte. Come mi ha detto una persona cara al telefono oggi: “… vivremo di rendita per moltissimi anni con ciò che c’ha lasciato…!”. Una ‘rendita spirituale’ anche se ora inevitabilmente ci sentiamo più poveri, soli e vuoti per questa “partenza” preceduta da un periodo di silenzio e di assenza dalla scena. E non è un’affermazione retorica dettata dal momento del distacco: quella della “rendita” è già una solida realtà che non avrà bisogno di verifiche ulteriori.

Questa traduzione arriva come un balsamo per l’anima… Un grazie infinito ad Antonio che ha scelto proprio questa poesia tra altre inviategli alcuni giorni fa!

p.s.: nel mio piccolo e con molta umiltà (consideratela come una preghiera laica) dedico questa traduzione a Franco Battiato che ha scritto, e continuerà a scrivere, la colonna sonora del cammino terreno di molti di noi…

Ciao Maestro! Grazie per tutto quello che mi hai dato e mi darai. Buon viaggio…

Per leggere la traduzione sulla fan page del Centro Cultural Tina Modotti Caracas: QUI!

oppure…

Continua a leggere ““Il verde ritorno”, inedito tradotto in spagnolo da Antonio Nazzaro”

Lamento degli amnesici mascherati

matrix-cocoons

Siamo stati forgiati nella fucina della solitudine,
non chiediamo aiuto mentre affoghiamo
non emettiamo suono alcuno
perché preferiamo il silenzio anche in punto di morte.

Senza chiedere l’elemosina del consenso
maciniamo chilometri dolenti
tra gli inciampi del buongiorno
e gli inganni della sera,
coltiviamo amori insonni
come lucciole per un domani dei sensi.
Ma è il confine della vita persa e dei colori cangianti
a sembrare invalicabile
nel via libera a singhiozzo dei prudenti.

La vita originale è perduta ormai,
non ricordiamo più il volto della città consueta
le priorità naturali dell’esistere,
spacciamo per grasse libertà
quel che resta del nulla decantato
sul fondo dell’abitudine.
È una sirena non di mare
questa musica nuova e stridente
che sfreccia tra i nostri sabati.
Non ricordiamo più
la via della facile speranza
quando la donavano a grappoli
agli angoli delle strade di ieri.

È strana quest’atmosfera
di finta salvezza sul finale
di battaglie private intrecciate a telegiornali
di catastrofe pulita, inodore
e di morti non visti, né toccati.

Malediciamo i colpi della vita
ma con l’altra metà del cuore
li benediciamo come maestri, alla fine,
da accogliere con il sorriso rassegnato
sull’uscio della disperazione fatta casa.

I passi solitari nella città mascherata
verso mete non desiderate
e i bocconi di fiele ingoiati a comando
con l’abitudine scandalosa del prigioniero
che chiama ‘mondo’ i suoi metri quadrati
nel corso degli anni condannati,
saranno le assurde nostalgie
del futuro, in tempi di insperata serenità:
è incredibile come l’essere umano
si affezioni ai travagli dell’esistere
e ai muti maltrattamenti del quotidiano.
Non siamo cronaca, ma solo crocifissi senza sangue
dispersi tra la folla del solito,
siamo le bianche vittime
delle silenti frustate della vita.

Risponderemo colpo su colpo
con la mente e il coraggio del cuore
finché ce la faremo,
siamo organizzati nei cunicoli della storia
per affrontare gli accidenti notturni
e le ingiustizie del mattino.
Siamo aperti alla nera fantasia
degli educati tribolamenti
e all’estro dell’imprevisto che bagna il bagnato,
nutrimento sono per noi
il malanno dei cari
e le noie del prossimo,
le cadute di stile e dei gravi
e le grigie notizie dal mondo.
A chi ci affidiamo non è ben chiaro,
ma abbiamo fede nell’infedeltà del cammino.

Un giorno, forse, torneremo a desiderare
le cose che oggi abbiamo dimenticato
per disabitudine a quel che dovrebbe essere
o per una salvifica amnesia: nel non ricordo s’acquieta il dolore.
Sarà bello e spietato come un matrimonio incosciente ma agognato
all’indomani di guerre mondiali finite e lasciate andare.

Tramonta, falso sole di clausura!
Lasciateci liberi di non tornare a vivere,
di tornare a risorgere un giorno
insieme a quest’umanità martoriata dai numeri
ma ancora distratta da futili motivi serali.
Uniremo i nostri dolori domestici
a quelli di tutte le nazioni del pianeta,
torneremo alla sorgente della speranza
anche quando ci saranno musica e balli per tutti
come se nulla fosse accaduto,

alla fonte di quel silenzio che salva
quando i mondi sono spenti e chiusi.

versione pdf: Lamento degli amnesici mascherati

(immagine: dal film “Matrix”)

Nota di lettura a cura di Massimo Ridolfi

Una gradita nota di lettura a cura di Massimo Ridolfi ad alcuni componimenti tratti dalla raccolta “Pomeriggi perduti” e alla poetica che li anima, è apparsa sulla pagina “Letterature Indipendenti”; per leggere la nota e per ascoltare la lettura della poesia intitolata “Passo di sera”: QUI!

170037398_174002794542813_8026226060173993671_n

Continua a leggere “Nota di lettura a cura di Massimo Ridolfi”

Femminismo e linguistica

venezi-U46000298221508cSB-U460801707552590U4B-1224x916@CorriereFiorentino-Web-Firenze-593x443

Non sempre femminismo e linguistica si sposano in maniera ottimale; il recente “caso sanremese” di Beatrice Venezi (nella foto) – la cosa curiosa e “magica” del festival di Sanremo è che ti raggiunge con i “casi suoi” anche se non lo segui e ti fai i casi tuoi – ha evidenziato ancora una volta la profonda divisione esistente in seno al movimento femminista (per fortuna non basta essere donne per farne parte d’ufficio, ma c’è chi continua a ragionare col proprio cervello!) su questioni di natura boldriniana e quindi inutili, che al confronto le spaccature della sinistra politica sono microlesioni impercettibili. Questioni su cui si fiondano, come mosche sugli escrementi, personaggi del calibro della Meloni che, al pari della Boldrini ma sul versante opposto, è capace di ideologizzare e trasformare in caciara politica persino una diatriba linguistica televisiva.
La bella “addetta alla direzione orchestrale” (con questo stratagemma acrobatico cercherò per ora di salvarmi dagli anatemi di chi vorrebbe uno schierarsi immediato a favore del termine “direttore” o “direttrice”) ha osato ribadire la sua preferenza per il termine “direttore” applicato a un corpo e a una personalità che di maschile, per la gioia della nostra vista, ha ben poco. Anzi la Venezi – che vorrei proprio vedere (Bioscalin a parte!) se non fosse consapevole di essere bella! – in più di un’occasione ha “usato” il proprio aspetto in maniera complementare a una professionalità che non ha avuto certo bisogno di aiutini estetici per affermarsi.

Continua a leggere “Femminismo e linguistica”

“Music for YouTubers”, album di Andrea Michele Vincenti

artworks-JxgVGC4CFhTrxOV3-KeMPOg-t500x500

Il compositore e performer Andrea Michele Vincenti ha voluto dedicare un album intitolato “Music for YouTubers” a tutti gli youtubers, tra cui il sottoscritto, che in un modo o nell’altro hanno utilizzato in questi anni le sue musiche per accompagnare un video o un qualche prodotto artistico bisognoso di soundtrack… L’album è disponibile su:

YouTube

SoundCloud

Nello specifico, la traccia dedicata a me, e che molto mi rappresenta, è la #54

Grazie ad Andrea Michele Vincenti e… buon ascolto!