
Selezionati da una rosa più ampia, questa cinquina di “riots” proposti su “Pomeriggi perduti”, questi cinque scritti “ribelli”, rivoluzionari nello stile neofuturista e nel linguaggio articolato, – “testi tardomodernisti” come li ha definiti l’Autore inviandomeli – rappresentano un guanto lanciato da Ivan Pozzoni verso il futuro della nostra lingua e sul viso di chi si nutre esclusivamente di scritti facili, lineari, ordinati e che non smuovono ricerca o anche solo divertita repulsione nei confronti di ciò che in questi scritti viene “smontato” con buona pace dei politicamente corretti. Peccato averne dovuti scegliere solo cinque ma dai selezionati emerge l’accurata cernita delle parole prima di incastonarle in un testo che già graficamente preannuncia una sfida e un impegno da parte del lettore. Spero vi divertirete nel leggerli come mi sono divertito io nello sceglierli! Buona lettura. (m.n.)
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DOPO SEI ANNI DI SILENZIO, STRABORDO
Dal 2018 al 2024 mi sono astenuto da ogni attacco di bulimia artistica, e sessuale,
col 2024 strabordo, non ridotto a uno straccio di Daino, vi invito a salire tutti a bordo
della mia Costa Concordia, da Costa o da Silva, il Brasile è un eterno, bachtiniano, carnevale
e mi scopro a massacrare foche, w la foca, tra le intercapedini recondite di un fiordo
come il Sognefjord del Vestland, baleniera nippon Kangei Maru, immagazzino sushi
con l’incertezza di non fare la stessa fine, overdose tossica, di John Belushi.
The Blues Brothers, senza fratelli, non mi aiuta a neutralizzare l’ansia di autodistruzione
causata dalla strategia dell’insoddisfazione, a tempo indeterminato, di ogni desiderio
la riforma Renzi del diritto del lavoro, decretata da un ministero fascista (?), mi invita alla minzione
non desidero (soddisfatto) di vedere un nuovo esecutivo del PD fino al momento del delirio,
affidato alle strategie di psico-marketing con l’expressive writing, non so se vinco l’ansia con i versi
o verso l’ansia della sconfitta, salendo in cattedra, artista insonorizzato dalla camorra italica,
non sfrutto i morti, in attendance fee, come il ributtante Saviano, caratterizzati da canini inversi
non succhio sangue ai disgraziati, Vlad Țepeș Drăculea, secondo Malos, mordo ogni perestrojka.
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CARAVAGGIO E ME
Poetastri, dilettanti, decoratori, io sono Michelangelo Merisi, da bergamaschi nacqui a Milano,
con lo sterminio della mia famiglia, crisi bubbonica, mi misero a lavorare nella bottega del Pederzano
allievo fake di Tiziano, a studiare i lombardo/veneti, colle mie stravaganze apparii subito un titano,
e fuggii a Roma, caput mundi, mater romana ecclesiae, a casa di monsignor Insalata, servo vaticano,
cercando l’autonomia dalle Madonne mettendomi sul libero mercato, dipingendo decori di rafano
senza trarne un baiocco, mi avvicinai alle scuole dei siciliani, via della Scrofa, diventando un tafano.
Il mio carattere iracondo e mendace, mi condusse a illuminarmi tra grandi zoccole e cicisbei,
l’uomo del Monte mi disse «si» e continuai a sputtaneggiare, dedicandomi ad opere complesse, usando come modelli uomini/donne del popppolo, nei S. Pietri, nei S.Paoli e nei S.Mattei,
ottenni il ciclo di S. Matteo, santo mestruato, gestendo con carta assorbente, le tope delle badesse,
iniziarono a rifiutare la Morte della Vergine, morta gonfia, i Carmelitani scalzi mi presero a scarpate
Giustiniani mi salvò dall’occidente barbaro, con l’aiuto di Teodora, e Rubens mi indicò ai Gonzaga,
senza colpa fui incriminato di rissa, violenza e schiamazzi, accuse categoricamente infondate
ospite assiduo di TordiNona, mi scappò un omicidio, tra Milano e Venezia, tornai a Roma senza foga.
Purtroppo succede a noi spiriti folli e aggressivi, essere arrestati di continuo, senza esser recidivo,
diffamazione, ingiurie, detenzione d’armi, lesioni ad un notaio a causa di Lena, la mia amante,
scappai a Genova e tornai a Roma in un istante, cadendo sulla mia stessa spada, re dell’anti-divo,
i cazzi amari, durante un incontro di tennis, arrivarono con l’omicidio Tomassoni, storico duellante
arrivò la condanna alla decapitazione e, senza perdere la testa, iniziai a dipingere teste mozzate,
cercando rifugio nell’ultimo tango a Zagarolo, con molto burro, mi infilai nei Quartieri Spagnoli
a Napoli i Carafa-Colonna garantirono camorra e una serie di opere vennero commissionate
Giuditta, Flagellazione, Salomè, Davide, S. Andrea e un’esistenza, finalmente, senza cingoli.
Per sicurezza fuggii a Malta, titolato cavaliere, riuscendo a farmi spedire in Sicilia a calci nel sedere,
a Messina, dipingo La resurrezione di Lazzaro (I), e torno a Napoli, con la speranza della revoca
della condanna da Paolo V, mi misi in viaggio in mare, col casino di Ladispoli, andai a morire
di malaria, nel sanatorio di Santa Maria Ausiliatrice, accompagnato da una infezione settica
che morte da idiota, avrei preferito morire con una performance artistica di decapitazione
in una vita sempre in fuga, foga, figa, imbrattando il mio ultimo quadro col sangue
donzelle di intransigente serietà, non innamoratevi di artisti con una cattiva reputazione
l’arte non distingue vero/falso, è rissosa, stralunata, sposatevi un bancario ballerino di merengue.
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