“All’automobile da corsa”, poesia di Filippo Tommaso Marinetti: letta alla velocità 2x di Whatsapp*

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Veemente dio d’una razza d’acciaio,
Automobile ebbrrra di spazio!,
che scalpiti e frrremi d’angoscia
rodendo il morso con striduli denti…
Formidabile mostro giapponese,
dagli occhi di fucina,
nutrito di fiamma
e d’olì minerali,
avido d’orizzonti e di prede siderali…
io scateno il tuo cuore che tonfa diabolicamente,
scateno i tuoi giganteschi pneumatici,
per la danza che tu sai danzare
via per le bianche strade di tutto il mondo!…

Allento finalmente
le tue metalliche redini
e tu con voluttà ti slanci
nell’Infinito liberatore!
All’abbaiare della tua grande voce
ecco il sol che tramonta inseguirti veloce
accelerando il suo sanguinolento
palpito, all’orizzonte…
Guarda, come galoppa, in fondo ai boschi, laggiù!…
Che importa, mio démone bello?
Io sono In tua balìa!… Prrrendimi!… Prrrendimi!…

Sulla terra assordata, benché tutta vibri
d’echi loquaci;
sotto il cielo accecato, benché folto di stelle,
io vado esasperando la mia febbre
ed il mio desiderio,
scudisciandoli a gran colpi di spada.

E a quando a quando alzo il capo
per sentirmi sul collo
in soffice stretta le braccia
folli del vento, vellutate e freschissime…
Sono tue quelle braccia ammalianti e lontane
che mi attirano, e il vento
non è che il tuo alito d’abisso,
o Infinito senza fondo che con gioia m’assorbi!…
Ah! ah! vedo a un tratto mulini
neri, dinoccolati,
che sembran correr su l’ali
di tela vertebrata
come su gambe prolisse.

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Rodolfo Lettore legge “Poesia a sua insaputa”

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Rodolfo Lettore legge “Poesia a sua insaputa”, tratta dalla raccolta “Pomeriggi perduti”.

“Ahimè! Ah vita!”, di Walt Whitman

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Buon compleanno zio Walt!

“Ahimè! Ah vita!”

dalla raccolta “Foglie d’erba”

traduzione di Giuseppe Conte

lettore: Michele Nigro

Continua a leggere ““Ahimè! Ah vita!”, di Walt Whitman”

“Pomeriggi perduti” su Leggere:tutti

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Una bella, originale e interessante recensione alla mia raccolta “Pomeriggi perduti”, a firma di Gisella Blanco per la rivista “Leggere:tutti”

“… Pomeriggi perduti è un’insegna al neon che richiama le suggestioni elettriche govoniane, rimbalzandole ai tempi del digitale in cui afflati retorici e ispirazioni contemporanee si mischiano, confondendosi: l’uomo si salva soltanto sfuggendo a se stesso, ed ecco l’afflato più feroce del post-modernismo…” (g.b.)

Per leggere l’intera recensione: QUI!

“Nugae” n.11 / ottobre – dicembre 2006

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In seguito all’esaurimento delle copie cartacee riguardanti il numero 11 (anno 2006) della rivista letteraria trimestrale “Nugae – scritti autografi” da me curata fino al 2009, (l’ultimo “esemplare” tipografico dell’11 è stato venduto recentemente; restano in “magazzino” copie gutenberghiane del 13, 14, 15 e 16: il doppio numero 17/18 e il 19, il “gran finale” dell’esperienza, sono disponibili su Lulu.com), ho pensato di uploadare su questo blog il formato pdf del suddetto numero (ottobre/ novembre/ dicembre 2006), così come è già avvenuto sul blog storico di “Nugae” con altri numeri ormai introvabili in versione cartacea. Buona lettura! 

Per scaricare il pdf di “Nugae” n.11: NUGAE N.11 – 2006

Sommario “Nugae” n.11 / ottobre – dicembre 2006

L’EDITORIALE
di Michele Nigro
IL LABORATORIO: La fiaba
di Teresa Castellani
Del perduto amore
di Giovanni De Matteo
L’attesa
di Erika Dagnino
Breve viaggio tra gli astri
di Vito Cerullo
Hikikomori: anno 2032
di Michele Nigro
Peter Sellars
di Alessandro Tacconi
Il conflitto nel politico
di Antonio Piccolomini
Campana, i “Canti orfici” e gli occhiali di Jung
di Mariano Lizzadro
LA RECENSIONE: “Il volo dell’aquilone” di Mario Gravina
di Vito Cerullo
Il Classicismo attraverso il Cinema
di Antonio Scarpone
Un giorno ad Aliano
di Michele Nigro
Artifici alentani e tedeschi
di Antonio Piccolomini
Poesia
di Alessandro Faraoni
Pè scrive ‘na poesia contr’a la guerra
di Angelo Petrella
CONTROEDICOLA

“I limoni”, Eugenio Montale

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Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall’azzurro:
più chiaro si ascolta il susurro
dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest’odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l’odore dei limoni.

Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s’abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d’intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno più languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.

Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l’azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta
il tedio dell’inverno sulle case,
la luce si fa avara – amara l’anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità.

(dalla raccolta Ossi di seppia, 1925)

(immagine: “Lemon book”, Krista Perse)

lettura a cura di Michele Nigro

Continua a leggere ““I limoni”, Eugenio Montale”

“Il cinque maggio”: 5/5/1821 – 5/5/2021

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“Il cinque maggio”

Ode

di Alessandro Manzoni

Ei fu. Siccome immobile,
Dato il mortal sospiro,
Stette la spoglia immemore
Orba di tanto spiro,
Così percossa, attonita
La terra al nunzio sta,

Muta pensando all’ultima
Ora dell’uom fatale;
Né sa quando una simile
Orma di piè mortale
La sua cruenta polvere
A calpestar verrà.

Lui folgorante in solio
Vide il mio genio e tacque;
Quando, con vece assidua,
Cadde, risorse e giacque,
Di mille voci al sonito
Mista la sua non ha:

Vergin di servo encomio
E di codardo oltraggio,
Sorge or commosso al subito
Sparir di tanto raggio:
E scioglie all’urna un cantico
Che forse non morrà.

Dall’Alpi alle Piramidi,
Dal Manzanarre al Reno,
Di quel securo il fulmine
Tenea dietro al baleno;
Scoppiò da Scilla al Tanai,
Dall’uno all’altro mar.

Fu vera gloria? Ai posteri
L’ardua sentenza: nui
Chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
Del creator suo spirito
Più vasta orma stampar.

La procellosa e trepida
Gioia d’un gran disegno,
L’ansia d’un cor che indocile
Serve, pensando al regno;
E il giunge, e tiene un premio
Ch’era follia sperar;

Tutto ei provò: la gloria
Maggior dopo il periglio,
La fuga e la vittoria,

La reggia e il tristo esiglio:
Due volte nella polvere,
Due volte sull’altar.

Ei si nomò: due secoli,
L’un contro l’altro armato,
Sommessi a lui si volsero,
Come aspettando il fato;
Ei fe’ silenzio, ed arbitro
S’assise in mezzo a lor.

E sparve, e i dì nell’ozio
Chiuse in sì breve sponda,
Segno d’immensa invidia
E di pietà profonda,
D’inestinguibil odio
E d’indomato amor.

Come sul capo al naufrago
L’onda s’avvolve e pesa,
L’onda su cui del misero,
Alta pur dianzi e tesa,
Scorrea la vista a scernere
Prode remote invan;

Tal su quell’alma il cumulo
Delle memorie scese!
Oh quante volte ai posteri
Narrar se stesso imprese,
E sull’eterne pagine
Cadde la stanca man!

Oh quante volte, al tacito
Morir d’un giorno inerte,
Chinati i rai fulminei,
Le braccia al sen conserte,
Stette, e dei dì che furono
L’assalse il sovvenir!

E ripensò le mobili
Tende, e i percossi valli,
E il lampo de’ manipoli,
E l’onda dei cavalli,
E il concitato imperio,
E il celere ubbidir.

Ahi! forse a tanto strazio
Cadde lo spirto anelo,
E disperò: ma valida
Venne una man dal cielo,
E in più spirabil aere
Pietosa il trasportò;

E l’avviò, pei floridi
Sentier della speranza,
Ai campi eterni, al premio
Che i desidéri avanza,
Dov’è silenzio e tenebre
La gloria che passò.

Bella Immortal! benefica
Fede ai trionfi avvezza!
Scrivi ancor questo, allegrati;
Chè più superba altezza
Al disonor del Golgota
Giammai non si chinò.

Tu dalle stanche ceneri
Sperdi ogni ria parola:
Il Dio che atterra e suscita,
Che affanna e che consola,
Sulla deserta coltrice
Accanto a lui posò.

Continua a leggere ““Il cinque maggio”: 5/5/1821 – 5/5/2021″

Nota a “Pomeriggi perduti” su Atelier

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È stata pubblicata sul sito della rivista “Atelier” una nota di lettura alla raccolta “Pomeriggi perduti”, a firma di Antonio Fiori.

“… Le poesie sono settanta, senza suddivisione in sezioni, e s’ergono improvvise, ora palesemente evocative ora ammonitrici, talvolta venate d’ironia. Stefano Serri parla di ‘viaggio multiforme’ e sottolinea la precisione lessicale della poesia di Michele Nigro, ma ci segnala anche che il poeta non pretende il controllo spasmodico su oggetti e avvenimenti…” (Antonio Fiori)

Per leggere l’intera nota: qui!

Letture da “Poesie minori. Pensieri minimi” vol.2, a cura di Rosaria Nigro

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Videolettura da “Poesie minori. Pensieri minimi” vol.2, a cura di Rosaria Nigro.

Per vedere e ascoltare il reading: qui!

Nota a “Pomeriggi perduti” su Alma Poesia

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È stata pubblicata su “Alma Poesia”, sito letterario a vocazione poetica curato da Alessandra Corbetta, un’interessante nota di lettura alla raccolta “Pomeriggi perduti”, a firma di Sara Serenelli.

“… Unendo con maestria un lessico moderno a uno più lirico e tradizionale, Nigro ci fa compiere, con la sua raccolta, un viaggio: ogni poesia è un cosmo concluso e bastante a sé stesso, che ci parla e ci affronta. Non è difficile rendersi conto che Nigro ci dona una poesia che è stata prima profondamente riflettuta (o meglio, “auto-riflettuta”), che si lascia guardare da fuori e vivere di dentro. Mentre leggiamo, la parola ci viene incontro, moderata, mai troppo altisonante e mai troppo distaccata…” (Sara Serenelli)

Per leggere l’intera nota: qui!

Per ascoltare una lettura dalla raccolta a cura di Sara Serenelli:

qui (Spreaker)

oppure

qui (YouTube)