“Pomeriggi perduti”, presentazione ad Agropoli…

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Il prossimo 29 ottobre, alle 17:30, presenterò la mia raccolta “Pomeriggi perduti” ad Agropoli (Aula Consiliare “A. Di Filippo”), nell’ambito della XV rassegna letteraria “Settembre culturale al castello” curata e coordinata dal consigliere del Comune di Agropoli e delegato alla cultura Francesco Crispino

Maria Teresa Infante su “POMERIGGI PERDUTI” di MICHELE NIGRO

versione pdf: Maria Teresa Infante su “Pomeriggi perduti” di Michele Nigro

Una ricca e sentita recensione della poetessa Maria Teresa Infante, che ringrazio, alla mia raccolta “Pomeriggi perduti”

Maria Teresa Infante

Pomeriggi perduti, Kolibris edizioni, 2019

// Era bella, sì / era bella la mia poesia / e non la ricordo. /
(da Onirica, pag. 75)

La ricercata poetica di Michele Nigro esula da una qualunque omologazione, uguale solo a sé stessa è inscritta nella latitanza dell’ovvio – svincolata dalle gabbie modaiole o artificiose – in cui i dettagli diventano espanso interiore di solida grammatura intellettuale sorretta da un’interiorità potente e insieme disarmante, sofferente ma pronta a resistere, graffiante a tratti, significante di un’anamnesi esistenziale che passa dalle strade del quotidiano fino ad “ascendere per discendere” nell’animo umano.
Tra le centootto pagine del volume vi è la commistione degli elementi esperienziali umani e la mimesi elettiva, rigenerante, indispensabile al poeta che ne ha assorbito il carico e avverte il gemito fratturale del bacino emotivo:

Ora che so di questa
eredità di parole sparse
più dolce m’appare
all’orizzonte la morte
che…

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Scrivere è… scrivere

versione pdf: Scrivere è… scrivere

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La prima stesura la devi buttare giù, col cuore…

e poi la riscrivi, con la testa.

Il concetto chiave dello scrivere è… scrivere,

non è pensare.”

(William Forrester, dal film “Scoprendo Forrester)

Aveva ben presente  ̶  l’aveva già vissuto  ̶  quel momento romantico in cui si contempla per la prima volta il prodotto (finito?) dei propri lombi scritturali, con tenerezza, certo, ma non senza una giusta dose di severità e attenzione con cui correggere nel tempo le cose da raddrizzare, e che solo un buon padre riesce a vedere nei suoi preziosi eredi fatti di parole. Non aveva ancora trovato un editore disposto a pubblicarlo e già non gli importava nulla di ciò che avrebbero pensato o detto gli altri, i lettori, i “critici” (di quale critica?), gli stessi editori che avrebbe consultato senza ricevere risposta nella maggior parte dei casi, i probabili editor  ̶  entità appartenenti a una moderna mitologia, un ibrido sulfureo tra ragionieri d’azienda e cuochi in cerca di ricette adatte a tutti i palati del mainstream  ̶ , le sgallettate intellettualoidi che tra un bicchiere di vino e un rossetto sgargiante si spacciavano per recensitrici del New Yorker ma in realtà buone solo a tenere compagnia in lupanari o a fare video-letture con generose bocche a culo di gallina mostrando tette da usare come comodi leggii per libri inconsistenti e bisognosi di attrattiva; e poi i cacciatori di difetti a cottimo, i detrattori professionisti iscritti all’albo dei suprematisti alfabetizzati, i vecchi e falliti poeti di provincia ed ex archivisti di stato in cerca di gloria prima di morire, i presenzialisti incapaci di stare da soli e tutta quell’altra varia umanità che gravitava come un nugolo di mosche agitate intorno agli escrementi della cultura di massa. E i poeti pop in giro per l’Italia a vendere mediocrità e troppo impegnati a spiluccarsi l’ombelico pubblico per badare alle pubblicazioni di perfetti sconosciuti assetati di codici isbn.

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“Avrai tempo per finirlo!” mi dicevi

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“Avrai tempo per finirlo!” mi dicevi
prima che l’ora di mezzo prendesse corsa
sui libri già letti in barba alla morte.
Ma ne erano sempre troppi, gli amati
facevano capolino dallo scaffale rotto
sotto il peso di presunte eternità

e la finta censura sugli acquisti
la gara per l’ultima pagina in ritardo
le occasioni perdute come titoli intonsi
le lancette inclementi, che di sera affilate
fanno più male delle frecce di San Sebastiano.
“Portarseli tutti dietro!” anche all’inferno
si godrebbe una vista migliore sui gironi,
e quelli pessimi per ravvivare i fuochi
all’ospite demonio.

“Sentimenti e tempo”… su Radio Cantù

Domenica prossima, 15 maggio 2022 alle 21, non prendete impegni e sintonizzatevi su RADIO CANTU’… Durante il programma “POESIA E MUSICA ITALIANA”, condotto da Elena Capra, leggerò un mio componimento, insieme ad altri Autori, sul tema “SENTIMENTI E TEMPO”… Letture accompagnate da tanta buona musica! 🎤🎧🎼🎹
(Puntata riascoltabile in podcastQUI! → Il mio contributo – la poesia “Opere sparse nel tempo” – dal minuto 44:55)
Segue comunicato ufficiale; FONTE: qui!
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Nella puntata di 𝗣𝗢𝗘𝗦𝗜𝗔 𝗘 𝗠𝗨𝗦𝗜𝗖𝗔 𝗜𝗧𝗔𝗟𝗜𝗔𝗡𝗔 di domenica 1️⃣5️⃣ maggio dalle ore 2️⃣1️⃣ parleremo di 𝗦𝗘𝗡𝗧𝗜𝗠𝗘𝗡𝗧𝗜 𝗲 𝗧𝗘𝗠𝗣𝗢, con noi 𝗘𝗡𝗭𝗢 𝗖𝗔𝗥𝗗𝗢𝗡𝗘 docente, poeta e speaker radiofonico!
Ascolteremo sette poesie di: 𝗘𝗡𝗭𝗢 𝗖𝗔𝗥𝗗𝗢𝗡𝗘 | 𝗚𝗜𝗔𝗡𝗣𝗜𝗘𝗥𝗢 𝗖𝗔𝗦𝗔𝗚𝗥𝗔𝗡𝗗𝗘 | 𝗣𝗢𝗦𝗧𝗥𝗘𝗠𝗢 𝗩𝗔𝗧𝗘 | 𝗔𝗡𝗡𝗔 𝗠𝗔𝗥𝗜𝗔 𝗕𝗥𝗨𝗚𝗛𝗜𝗧𝗧𝗔 | 𝗖𝗔𝗥𝗟𝗔 𝗠𝗔𝗟𝗘𝗥𝗕𝗔 | 𝗙𝗥𝗔𝗡𝗖𝗔 𝗖𝗔𝗡𝗔𝗣𝗜𝗡𝗜 | 𝗠𝗜𝗖𝗛𝗘𝗟𝗘 𝗡𝗜𝗚𝗥𝗢 ||*gli autori leggeranno le proprie poesie
🎧 QUANDO | ogni domenica dalle 21 alle 22
💻 RIASCOLTA le puntate https://www.mixcloud.com/Made999/
▶ Programma curato e condotto da Elena Capra

“Animali notturni”: la scrittura è vendetta

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La scrittura è vendetta

Consigliava Flaubert a un giovane scrittore: “Siate ordinato e normale come un borghese nella vita, per poter essere originale e violento nella vostra opera…”. Può un racconto di narrativa diventare l’occasione per una raffinata vendetta da servire fredda su carta? La scrittura, prima ancora di diventare letteratura, crea vite parallele, mondi alternativi a servizio dello scrivente, personaggi con la funzione di alter ego che riscattano l’autore anche dopo anni di paziente attesa. In questa “esistenza riciclata” creata dalla penna, lo scrittore diventa ciò che gli altri avrebbero voluto che egli fosse; le capacità inespresse vengono consegnate ai personaggi e portate a un grado di potenziamento impensabile per l’autore che continua a condurre una vita basilare, semplice, eccessivamente romantica e poetica, non ambiziosa, per alcuni “debole”. Anche nella storia raccontata, contenuta nel canovaccio di quello che forse diventerà un nuovo romanzo, c’è un personaggio simile all’autore, pacifico, tendenzialmente pavido, incapace di difendere la propria famiglia dalla violenza mortale di un gruppo di balordi incontrati per strada, di notte. Si è soli dinanzi a un dolore immenso che tuttavia non impedisce al sopravvissuto di credere nella giustizia, fino in fondo, seguendo tutti i passaggi ordinari, sperando di giungere a una verità guardando in faccia chi ha distrutto la propria vita. Ma l’occasione trasforma il personaggio del racconto, incapace di compiere il male verso un proprio simile, in vendicatore assassino: in questa trasformazione si riconosce anche l’autore che grazie alla scrittura può diventare tutto ciò che vuole.

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“Padri morenti” e altri 5 inediti su Fara Poesia

Ringrazio “Fara Poesia” e Alessandro Ramberti per l’ospitalità…

Per leggere, QUI!

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Rodolfo Lettore legge “Passo di sera”

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Rodolfo Lettore legge “Passo di sera”, tratta dalla raccolta “Pomeriggi perduti”.

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3 domande a Simona Genta della “Compagnia dei Poeti Erranti”

versione pdf: 3 domande a Simona Genta, “Compagnia dei Poeti Erranti”

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Ho rivolto stavolta le canoniche 3 domande, come da tradizione delle mini-interviste che di tanto in tanto propongo su “Pomeriggi perduti”, a Simona Genta, promotrice culturale, organizzatrice di eventi, poetessa, scrittrice e curatrice, insieme ad altri “fondatori”, della “Compagnia dei Poeti Erranti” di Salerno, che da alcuni anni opera sul territorio attirando intorno a sé e ai propri happening poeti, scrittori, studiosi e “semplici” uditori interessati dal punto di vista culturale, provenienti da ogni parte d’Italia.

(m.n.) La parola “compagnia” evoca avventure tolkieniane; “erranti” definisce bene la condizione esistenziale ed editoriale del poeta in generale, sempre in cerca di chi ascolti e pubblichi la sua parola. Quando e come è nata, e cosa offre agli autori la “Compagnia dei Poeti Erranti”?

(s.g.) La Compagnia dei Poeti Erranti è un’associazione culturale nata nel 2017 con lo scopo di diffondere la bellezza dell’arte in ogni sua forma, attraverso eventi itineranti in location storiche per far conoscere le bellezze artistiche e paesaggistiche della città. L’idea è quella di proporre uno spazio interamente dedicato all’arte, un po’ come accadeva nei salotti culturali di un tempo, partendo dai grandi modelli dei salotti francesi e italiani, ma ispirandomi soprattutto al celebre salotto fiorentino della contessa di Albany. Noi della Compagnia dei Poeti Erranti siamo un gruppo di uomini e donne appassionati che condividono il sapere, perché crediamo fermamente che la bellezza dell’arte possa davvero salvarci dall’abbrutimento.

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“Elogio dell’infanzia”, di Peter Handke

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Elogio dell’infanzia

Quando il bambino era bambino,
camminava con le braccia ciondoloni,
voleva che il ruscello fosse un fiume,
il fiume un torrente
e questa pozzanghera il mare.

Quando il bambino era bambino,
non sapeva di essere un bambino,
per lui tutto aveva un’anima
e tutte le anime erano un tutt’uno.

Quando il bambino era bambino
non aveva opinioni su nulla,
non aveva abitudini,
sedeva spesso con le gambe incrociate,
e di colpo si metteva a correre,
aveva un vortice tra i capelli
e non faceva facce da fotografo.

Quando il bambino era bambino,
era l’epoca di queste domande:
perché io sono io, e perché non sei tu?
perché sono qui, e perché non sono lì?
quando comincia il tempo, e dove finisce lo spazio?
la vita sotto il sole è forse solo un sogno?
non è solo l’apparenza di un mondo davanti al mondo
quello che vedo, sento e odoro?
c’è veramente il male e gente veramente cattiva?
come può essere che io, che sono io,
non c’ero prima di diventare,
e che, una volta, io, che sono io,
non sarò più quello che sono?

Quando il bambino era bambino,
si strozzava con gli spinaci, i piselli, il riso al latte,
e con il cavolfiore bollito,
e adesso mangia tutto questo, e non solo per necessità.

Quando il bambino era bambino,
una volta si svegliò in un letto sconosciuto,
e adesso questo gli succede sempre.
Molte persone gli sembravano belle,
e adesso questo gli succede solo in qualche raro caso di fortuna.

Si immaginava chiaramente il Paradiso,
e adesso riesce appena a sospettarlo,
non riusciva a immaginarsi il nulla,
e oggi trema alla sua idea.

Quando il bambino era bambino,
giocava con entusiasmo,
e, adesso, è tutto immerso nella cosa come allora,
soltanto quando questa cosa è il suo lavoro.

Quando il bambino era bambino,
per nutrirsi gli bastavano pane e mela,
ed è ancora così.

Quando il bambino era bambino,
le bacche gli cadevano in mano come solo le bacche sanno cadere,
ed è ancora così,
le noci fresche gli raspavano la lingua,
ed è ancora così,
a ogni monte,
sentiva nostalgia per una montagna ancora più alta,
e in ogni città,
sentiva nostalgia per una città ancora più grande,
ed è ancora così,
sulla cima di un albero prendeva le ciliegie tutto euforico,
com’è ancora oggi,
aveva timore davanti a ogni estraneo,
e continua ad averlo,
aspettava la prima neve,
e continua ad aspettarla.

Quando il bambino era bambino,
lanciava contro l’albero un bastone come fosse una lancia,
che ancora continua a vibrare.

(immagine dal film Il cielo sopra Berlino, Wim Wenders, 1987)

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“Il fantasma dentro la macchina” di A. Koestler diventa audiolibro

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Grazie al lavoro meritorio di Rossana Marino, il saggio di Arthur Koestler “Il fantasma dentro la macchina” è diventato un comodo audiolibro gratuito e consultabile dal pubblico interessato: sul canale YouTube che ospita le letture, ogni capitolo del libro corrisponde a una “puntata” dell’audiolettura. Di seguito si propone il primo capitolo: i successivi, di diversa durata, sono elencati nel canale e facilmente riproducibili.

Nel ringraziare Rossana Marino per questa iniziativa che le fa onore, vi auguro buon ascolto… in attesa di una ri-edizione italiana di questo importantissimo scritto (attualmente ancora fuori catalogo e quindi non disponibile sul mercato editoriale!) che, oltre a essere fonte di complesse e inesauribili riflessioni biologico-filosofiche, è stato e sarà istigatore di altre idee e creazioni artistiche…

Riguardo al film “Genius” e agli editor, su Pangea.news

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Il mio articolo “Due, tre cose sul (dal) film Genius di Michael Grandage” (già pubblicato su questo blog, qui) è stato riproposto su Pangearivista avventuriera di cultura e idee, “una delle migliori rassegne culturali in Italia”, curata dal giornalista, poeta, scrittore e critico letterario Davide Brullo e che da sempre pubblica articoli interessanti e culturalmente stimolanti.

Per leggere l’articolo: QUI!

Intervista a Michele Nigro, a cura di Roberto Guerra

Ho avuto il piacere di rispondere alle domande di Roberto Guerra per un’intervista pubblicata su NeofuturismoAsino Rosso Ferrara. Segue uno stralcio…

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[…] Più in generale, come vedi oggi la poetica/cultura contemporanea? 

È meno audace, più uniformata a standard che, forse per ragioni generazionali, non comprendo e con cui non sono assolutamente in sintonia: dalla musica all’editoria, tranne rari casi, vige la regola per cui se esci da una scuola omologante o sei un autore affermato che ha già portato introiti, anche se in seguito scrivi boiate continui a usufruire di un certo “pompaggio” del marketing. In sintesi, viene portato avanti il personaggio che vende e non l’opera o, appunto, la poetica di un autore. Quindi, anche se lo scenario non è del tutto disastrato e irrecuperabile come potrebbe sembrare da questa mia risposta, in un sistema del genere di quale poetica si può mai parlare?

La cultura è una “cultura di piazzamento” e bisognerebbe parlare di “ranking poetico”. La colpa non è solo delle case editrici o  ̶  per dirla alla Battiato  ̶  degli “addetti alla cultura”, ma soprattutto di un abbattimento della qualità della domanda da parte di un pubblico impreparato e che ama volare in superficie, a pelo d’acqua, per mancanza di tempo e di un autentico interesse: a una poetica di ricerca, non subitanea e quindi poco accattivante, si preferisce il guitto che fa cantare il suo pubblico durante i reading, che va in tv tre volte a settimana, che riempie le sale credendo così di diffondere la poesia, che litiga sui social, che innesca polemiche politiche e alza polveroni mediatici per vendere meglio e di più… Parlerei di una “poetica mediatica” che è l’unica, oggi, a contare.

La cultura è la risposta che la parte pensante di una società dà ai problemi del tempo attraverso le sue opere: se la risposta è quella attualmente in circolazione nel mainstream, è evidente che sono mutate le esigenze culturali e, arrivo a dire, spirituali del pubblico che alla fine acquista una tipologia di prodotti. Non c’è soluzione, deve andare così. È la caratteristica dell’epoca. L’importante è essere coerenti con sé stessi e con la propria poetica. […]

Per leggere l’intervista completa:

Neofuturismo

Asino Rosso Ferrara

Roby Guerra Futurista

Per leggere la “versione small”:

CorrierePL.it

versione integrale pdf: Intervista a Michele Nigro, a cura di Roberto Guerra

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Carla Malerba su “Pomeriggi perduti”

Ricevo e con piacere pubblico una nota della poetessa aretina Carla Malerba, che ringrazio, alla mia raccolta “Pomeriggi perduti”

POMERIGGI PERDUTI

di Michele Nigro (Kolibris edizioni)

Lettura di Carla Malerba

Mai titolo potrebbe parere più incline ad una poesia di sentimento come Pomeriggi Perduti di Michele Nigro, ma fin dalle prime pagine l’autore ci conduce ad una lirica fortemente introspettiva la cui progettualità è introdotta da alcuni versi di Whitman indicativi per l’approccio ai temi centrali della raccolta.

Quella di Nigro è una scrittura che affascina anche per l’ironia con cui si guarda intorno e con cui affronta i temi esistenziali instaurando un forte legame tra la presa di coscienza della negatività e la fiducia nella poesia.

Si aggiungono nel corso della lettura poetica limpide immagini: “una preghiera involontaria/ diventa strada tra pietre/ antiche”, c’è l’amore che è stato e che riverbera con i richiami agli sguardi e ai ricordi, senza toni elegiaci, ma con ferma consapevolezza dei mutamenti che il tempo prepara.

Ci sono delle straordinarie fotografie liriche dove i minareti sono

 illuminati come razzi/ a Cape Canaveral

I toni sono contenuti, ma alti: si maledice l’estate perché è stata quella dell’assenza. Per questo è necessario arricchirsi con tutto ciò che è vita come colori e vento, strade deserte mentre risuona la voce di una lei assente:

… faccio scorta/ di immagini e di vento/ di stelle sorgenti/ di colori e di ronzii/ nel silenzio dell’angolo, …

La raccolta va oltre, spazia e cita nei versi le affinità con gli autori amati, rievoca i luoghi di viaggi e di vita come nell’intensa lirica Caffè Albania. Versi che più si leggono e più colpiscono, allacciano il cuore a percorsi sconosciuti, raccontati con una lingua curata, ma mai artificiosa.

Percorrenze, immagini, amori, consapevolezze: al grande trambusto estivo che distorna talvolta i pensieri del poeta si sostituisce il desiderio del gelo che tutto acquieta/ che zittisce/… / i dolori infreddoliti del mondo.

La ricerca di Michele è ancorata anche ad uno sguardo pensoso sul dopo e i suoi versi riecheggiano nelle orecchie del lettore:

Esisteranno, un giorno che non chiameremo
più giorno
anche per noi
un tempo e uno spazio
(non più tempo, non più spazio)
in cui diluire la vita incompresa, la non riuscita
e quella non digerita, in cui disperdere
le questioni di principio e gli affanni
i quotidiani attriti dell’inutile fare […]

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