Elvis

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È forse un nuovo ’78
questo gelido inizio
di tarde libertà non richieste,
la strada da fare davanti agli occhi
e alle scarpe di ieri, sempre le stesse?

Inciampi al buio sui titoli di coda
dell’ennesimo Elvis redivivo,
presagio estivo alla fine del tuo mondo
e del nostro ormai privo di senso.
“Ma è il cinema muto?” sfotte sull’età
un bimbo seduto fin dalla nascita
su una morte che non vede.

Prendi il mio braccio! ancora per un po’
tra questa gente senza storia,
torniamo alla luce che conosci
e guarderai tutto non più come prima
attraverso la parte di te sopravvissuta in me.

Bevo per ricordare

Contro la stupida e stigmatizzante etichettatura del vino ipotizzata dall’Unione Europea

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Dai profondi cunicoli dell’inconscio
insufflate dai fumi della regressione
risalgono come ebbre mongolfiere colorate
i ricordi di zone dimenticate della storia
di inespresse soluzioni crepuscolari.

Sfuggo agli stili convenzionali del mio tempo
rimuovo gli ostacoli della ragione e mi autoriparo
riplasmo lo schema comportamentale ereditato
gettando zavorre dottrinali e assiomi mentali,
schiavo di una comoda amnesia sociale
ricostruisco le strutture inadatte
alterando la percezione di valori accettati.

La resistenza a disimparare
si dissolve dinanzi al dolce assedio neurale
di un boccale schiumoso,
profeta alcolico di eretiche novità.

(tratta dalla raccolta “Nessuno nasce pulito”, ed. nugae 2.0 – 2016)

(ph M.Nigro©2023)

Nota a “Cartoline degli addii” di Alessandro Cartoni

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Non esistono vite perfette, sincroniche, prive di rimorsi o ripensamenti anche dolorosi; molte, invece, sono le vite vissute da persone che pur amandosi hanno sperimentato la distrazione, l’incomprensione (“l’incalzare delle cose / che non furono capite”), la nevrosi e l’egoismo, l’errore umano e i doveri mancati (“e pensi ai pensieri e alle omissioni”), la trascuratezza e la lontananza emotiva, l’inciampo nella propria stupidità (“se penso allo spreco stupido / di quello che andava salvato”). Così come non esiste una sola tipologia di addio: ci sono gli addii in vitam tra individui che continueranno a esistere altrove, separatamente, respirando altra aria, guardando altri panorami e volti; addii il cui dolore (al netto dell’eventuale disamore che li ha caratterizzati) è contaminato sempre da una sottile speranza basata sulla consapevolezza materiale dell’esserci comunque, sulla coltivazione di fantasie riguardanti ritorni fisici, tangibili, di incontri casuali che capitano a chi ancora calpesta la terra di questo pianeta. E poi ci sono gli addii irreversibili “a cui non ci si abitua”, inesorabili, mortali (“gli addii doloranti”): in quel caso il dolore – non meno forte – è però più rassegnato, educato alla scuola dell’umana finitezza senza ritorni e che è legge indiscutibile, alla visione di un abisso che non contempla alcuna speranza ma solo ferree soluzioni da deglutire senza edulcoranti e da cercare in altre dimensioni, in un’altra gamma di appigli non illusori, metafisici, spiritualistici, ancora basati sulla concretezza del lascito. Non si tratta di semplici ricordi che “fanno i loro banchetti”, bensì di un ripercorrersi reale, al limite del materialistico, un riviversi sulla scena in compagnia della parte mancante che è ancora in un certo qual modo presente, incidente nella quotidianità.

Nella raccolta poetica Cartoline degli addii (Fallone Editore, 2022), Alessandro Cartoni registra, descrive e archivia – forse con finalità (auto)terapeutiche e non solo per omaggiare la memoria della persona amata, fuggita o estinta – questo processo di lenta rarefazione della traccia mnemonica (“… il pensiero di te torna […] / a portarmi il tuo volto / sempre più lontano / sempre più evanescente…”), di inevitabile interruzione e allontanamento dalla quotidianità condivisa, di una rimandata separazione dagli oggetti che tuttavia non diluisce il sapore vagamente “escatologico” di certe domande: “Dove vanno gli aloni? I pezzi / di esistenza?”. E lo fa con un linguaggio chiaro, diretto, urgente, non sofisticato, senza fronzoli metrici per occultare un grido di dolore che deve restare pacato, ben strutturato ma genuino, accessibile a ogni essere pensante di passaggio che leggendo si riconosca in quell’esperienza atroce e al tempo stesso talmente umana, “normale”, diffusa, da risultare indescrivibile con parole più originali, nuove, diverse da quelle dell’umanità che da sempre – da quando ha consapevolezza dell’essere sapiens – si confronta con l’abbandono, con la morte e i vuoti che provocano.

Continua a leggere “Nota a “Cartoline degli addii” di Alessandro Cartoni”

Le ragioni del confino

versione pdf: Le ragioni del confino

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Che significato ha l’espressione “spedirsi al confino” nel XXI secolo? In quest’epoca di libertà apparenti e priva di palesi dittature, ai non vedenti di alcune democrature anestetizzanti potrebbe sembrare blasfemo il solo nominare gratuitamente una pratica poliziesca e ideologica utilizzata durante periodi seppelliti, da cert’altri addirittura negati o minimizzati, nei meandri della memoria storica di questo pianeta. Non c’entra del tutto la moda post-pandemica del borgo da riscoprire, del piccolo agglomerato umano presso cui riappropriarsi di una qualità esistenziale ed enogastronomica in via d’estinzione. Non si tratta di una “filosofia localistica” forzata, di un gesto “politico” anticonsumistico e anticapitalistico. Il distanziamento non è qui concepito come “moda sanitaria” bensì come esigenza spirituale in un’epoca abitata da persone fintamente connesse e già di fatto isolate: è un distanziarsi fisico e mentale per riscoprirsi uniti al creato e alla Storia. Isolarsi, prendere le distanze dall’umanità senza essere disumani, per ritornare a far parte del mondo in maniera autentica, purificata, consapevole: la casa del “confinato”, la natura circostante, i personaggi incrociati, sono solo elementi scenici utili alla ricerca interiore. Non è un mero isolamento prigioniero del presente, cieco e irrazionale, ma è un’occasione, vissuta con coraggio e in controtendenza, per viaggiare nel tempo, universale e personale, e in spazi ormai trasformati, se non addirittura estinti.

Andare al “confino volontario”, oggi, significa realizzare un “ritorno” in se stessi, in luoghi dell’anima, in tempi perduti, in dimensioni che non interessa quasi più a nessuno esplorare. Significa prendere nota su un diario dei vari movimenti, esteriori e soprattutto interiori, che caratterizzano questo ritorno non imposto ma naturale e spontaneo. Il confino non è solo un luogo speciale che predispone alla ricerca; è soprattutto un tempo – il proprio e non quello produttivistico della società – appartenente al singolo individuo, che ne sceglie il ritmo, e non condivisibile. È il tempo presente che si riscopre legato a un tempo passato che non ritorna, che non può e forse non deve ritornare, ma che custodisce ricordi, verità e saperi preziosi. Un tempo “lento” non misurabile dagli altri ma solo da noi stessi se lo desideriamo. Una ricerca fatta di riflessioni e pensieri, voluta e non casuale, che oscilla tra prosa e poesia, o tra prosa poetica e poesia prosastica: il confine, anche in questo caso, è indefinibile. Ed è un bene che lo sia.

(Incipit di “Elegia del confino”, titolo provvisorio per un diario tra prosa e poesia di Michele Nigro, di prossima pubblicazione…)

versione pdf: Le ragioni del confino

(ph M.Nigro©2023; titolo: “Ho levato la suoneria del telefono più di vent’anni fa!”)

Pompei (1971-2023)

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Guidato da passi sapienti, ripercorro strade rimosse
di una vita passata, un abbozzo sospeso
embrione di quello che non fu
ricordi inossidabili impolverati di tempo
frammenti di memorie
non del tutto seppellite
dagli attacchi del presente.
Ipotizzo per gioco esistenze parallele
potenziali, non espresse
un altro possibile me
cammina al fianco dell’uomo di oggi.

Vorrei salire le scale primordiali
bussare alla porta dell’imprinting
entrare in quella prima casa
abitata da generazioni estranee.

L’istinto incalza e mi lascio distrarre
da spensierati locali al neon,
lì dove acerbi mescitori
scimmiottano in abiti moderni
culinarie vestigia romane.

(tratta dalla raccolta “Nessuno nasce pulito”, ed. nugae 2.0 – 2016)

(ph M.Nigro©2023, Pompei 4 gennaio)

Chini sull’abisso

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Chini sull’abisso, increduli e vivi
cerchiamo voci senza ritorno
in stanze vuote, colme d’infinito
dove latita il senso, persa è la chiave
del nostro essere qui, non più figli
se non di Dio.

Si aggrappa a un chiaro lascito
a una fede nella presenza a venire
quel che sopravvive in noi,
ai ricordi sparpagliati nella mente
agli oggetti che pungono il cuore
a una vaga volontà di andare oltre
di ricominciare senza un’origine
svuotati, senza meta ormai,
senza più storia alle spalle
senza terra sotto i piedi
senza un faro silente e forte
in questo mare triste
che è ancora vita.

a mia madre

(ph M.Nigro©2022)

Tre poesie inedite di Michele Nigro

Un bel modo per concludere l’anno… Grazie ad Alfredo Rienzi e al sito “Di sesta e di settima grandezza – Avvistamenti di poesia”…

DI SESTA E DI SETTIMA GRANDEZZA - Avvistamenti di poesia

Ph.: A.R., Pomeriggio tardo in Lungo Po Antonelli, novembre 2022

L’imbrunire è quell’ora indecisa

L’imbrunire è quell’ora indecisa
tra la luce non rassegnata a perire
e il buio senza coraggio per sorgere,
odo tralci di vite selvaggia
rampicarsi lungo la schiena
della luna piena di giugno

e la cecità serale
prendermi gli occhi ormai freschi
non più arsi di città, dove caldi mattoni
conservano i raggi del meriggio

come batterie pensate per corpi pentiti
fino allo sgocciolio di mezzanotte
e oltre, pensiero insonne che tortura
l’anima indigesta e reflussa
si sveglia senz’aria, affogata
dagli acidi della vita di giorno.

Ho fede nei tralci, arriveranno
un giorno, senza pretenderlo
a donarmi grappoli d’uva fragola
progenie di quella rubata all’infanzia

a essere finalmente domata
anno dopo anno
stupore dopo stupore per le rinnovate foglie
s’allunga la speranza
verso il sole dell’attesa
paziente stagione dell’essere,
incontro tra mani sistine
tra dio e l’uomo…

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“Vite parallele”: puntata dedicata a “Pomeriggi perduti”

 

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Come preannunciavo tempo fa qui, è andata in onda su Radio Giano il 2 dicembre la 16ª puntata del programma “Vite Parallele”, dedicata alla raccolta “Pomeriggi perduti” e alla mia poetica in generale, realizzata in compagnia della simpatica e competente conduttrice Catia Simone e dell’amico istrionico Vincenzo Pietropinto.

Per ri-ascoltare la puntata in podcast: clicca QUI!

Buon ascolto!

Tutto è flusso

Amava visitarla sotto la pioggia di Dicembre
nel periodo della contraddizione,
città prigioniera del suo sole da cartolina.
Fu dopo aver letto alcune frasi di Bohm
che scoppiò in lacrime discrete
mentre camminava
tra i vicoli di Napoli e la folla di turisti
in cerca di pastori e pizza.
Scoprì che tutto è flusso
movimento e illusione.
Che la morte non esiste.
Allora cosa sono queste luci di festa?
Questo traffico per i regali?
L’odore d’incenso dolciastro
fuori Santa Chiara?
Le reminiscenze borboniche?
Le biblioteche ricolme di incunaboli?
La bella signora in cerca d’avventure
e la musica dal conservatorio?
Cos’è tutto questo?
Questa paura di bagnarsi e la fuga
sotto gli ombrelli della coscienza?

(tratta da “Nessuno nasce pulito”, ed. nugae 2.0 – 2016)

N I G R I C A N T E

cantando-sotto-la-pioggia

Amava visitarla sotto la pioggia di Dicembre

nel periodo della contraddizione,

città prigioniera del suo sole da cartolina.

Fu dopo aver letto alcune frasi di Bohm

che scoppiò in lacrime discrete

mentre camminava

tra i vicoli di Napoli e la folla di turisti

in cerca di pastori e pizza.

Scoprì che tutto è flusso

movimento e illusione.

Che la morte non esiste.

Allora cosa sono queste luci di festa?

Questo traffico per i regali?

L’odore d’incenso dolciastro

fuori Santa Chiara?

Le reminiscenze borboniche?

Le biblioteche ricolme di incunaboli?

La bella signora in cerca d’avventure

e la musica dal conservatorio?

Cos’è tutto questo?

Questa paura di bagnarsi e la fuga

sotto gli ombrelli della coscienza?

a sinistra: Jiddu Krishnamurti (1895–1986) a destra: David Bohm (1917–1992) a sinistra: Jiddu Krishnamurti (1895–1986)
a destra: David Bohm (1917–1992)

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“Pomeriggi perduti” su Arte Insieme

Grazie alla Redazione di Arte Insieme e a Franca Canapini

Per leggere la recensione: QUI!

arte insieme

“Pomeriggi perduti” sul blog La casa del vento

Grazie a “La casa del vento”…

La casa del vento

MICHELE NIGRO

POMERIGGI PERDUTI

Kolibris, 2019

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…Arditi tizzoni ardenti schizzati dal braciere/di Poesia/ustionarono la pelle della dimenticanza/…

Corposa, coinvolgente, con un risuono classico di fondo la raccolta di poesie Pomeriggi perduti del poeta campano Michele Nigro, convinto sostenitore del valore della poesia, parola-verbo d’anima che registra il tempo e i tempi, eternandone gli attimi comunque e nonostante, anche a sua insaputa.

“Non sarà ora che le vedrai/mentre ti chiedo di leggerle/ma in un giorno qualunque/venute fuori per caso…/ritornerai su parole ignorate/ come è normale che sia/ da rimasticare/eppure sempre presenti/tra pazienze impolverate/e le cose da fare/senza pretese, a sperare di essere/
se stesse, nient’altro che verbi d’anima/amate per quelle che sono/umili/silenziose/già eterne a loro insaputa”.
 (Poesia a sua insaputa)

“ …la Natura/cattiva e giusta/inventò la Morte. /Ma l’uomo/condannato a finire come tutte le cose finite/scoprì il sacro fuoco della parola./Arditi tizzoni ardenti schizzati dal braciere/

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Gli alberi nell’alta curva

Tavernier

Gli alberi nell’alta curva
mi hanno detto nel vento
che presto reclameranno
tra le foglie cadenti
anche l’ultima anima di madre,

non c’è pensiero nel mio andare
solo immagini antiche e lievi
per gli occhi sul cammino

assorbire il non detto
lasciarsi penetrare dal muto sapere
di familiari strade testimoni
che tutto conoscono
e conservano in sagge radici
per quando tornerò
di nuovo orfano
a cercare carezze al tramonto.

(immagine: Mattino autunnale, Andrea Tavernier; FONTE)

Nota di Franco Innella a “Poesie sospese”

versione pdf: Nota di Franco Innella a “Poesie sospese”

Una nota alle mie recenti “Poesie sospese” contenente alcune domande scomode ma necessarie sullo stato attuale della poesia. Un grazie sincero all’amico Franco Innella… 

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“Poesie sospese” di Michele Nigro è un interessante e un po’ provocatorio esperimento poetico. Le poesie che il poeta dona a chi avrà voglia di prenderle, magari sono quelle che non sono entrate nelle sue raccolte; faccio un’ipotesi che solo l’autore potrà confermarci. Mi chiedo, ma chi le prenderà, chi accetterà questa generosa offerta? Oggi che la poesia è stata volutamente messa ai margini della cultura? Oggi che i poeti strombazzano rumorosamente sulla rete, tutti a santificare il proprio ego malato? Ci sarà certamente qualcuno che in sordina le accoglierà e che sarà contento del dono? Penso di sì e credo di tracciarne un breve profilo. È il poeta che non ha mai rinunciato alla sua vocazione, anche quando hanno cercato di distoglierlo dai suoi versi, magari dicendo che la poesia non serve a nulla. È il poeta che ha passato notti insonni per realizzare un verso, per rintracciare anche una sola parola, per lui significativa e importante. È il poeta che pubblica i suoi versi per quei pochi che li accettano. È il poeta che è stato vittima di editori senza scrupoli. È il poeta che è stato emarginato nei concorsi truffa. È il poeta che guarda con orrore a una possibile e definitiva débâcle della sua ispirazione. È il poeta solitario che si aggira spaesato nella vita. Mauriac nel suo libro “Cinque volti dell’angoscia”, scrive: “Ognuno scrive per superare la sua solitudine e il poeta è come colui che mette la sua poesia in una bottiglia e la getta nel mare, qualcuno la prenderà”.

Ringraziamo Nigro e anche io accetto la sua poesia sospesa e ne scelgo una che secondo me racchiude tutta la sua poetica: “L’aria stanca e lenta dell’inizio/ predispone a raccogliersi/ lungo silenziosi margini di parole,/ sembra che il mondo latiti/ non voglia tornare a giocare/ con la nuova matrice di sempre.”

 Francesco Innella

versione pdf: Nota di Franco Innella a “Poesie sospese”