Volpe d’argento

mike spioncino

Braccata dovrà essere
la vita che non attende,
come preziosa volpe d’argento
lungo percorsi autunnali
scruta i tesori nascosti all’umano.

La gioia spremuta da radici
dimenticate a essiccare al sole in ritardo,
la compagna non promessa
e fuori tempo, perché possente è
ancora il respiro di chi abita la terra
cocciuto il passo che desidera vivere
contraria alla tristezza la sua voce in strada
quando richiama i figli degli altri.

È un fantasma d’esistenza
quest’alito di speranza,
e di poco s’accontenta la verità del mondo

ma non conosce l’indigeno
la forza del sentiero all’imbrunire
non sa niente della preghiera serale
del ceppo che arde nel buio della notte.

(ph M.Nigro©2021)

“La volpe” – Ivano Fossati

“Storia naturale del nerd”, su Pangea.news

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Il mio articolo “Storia naturale del nerd” (già pubblicato su “Nigricante”qui, e in seguito ripreso anche su questo blog, qui) è stato riproposto su Pangearivista avventuriera di cultura e idee, “una delle migliori rassegne culturali in Italia”, curata dal giornalista, poeta, scrittore e critico letterario Davide Brullo e che da sempre pubblica articoli interessanti e culturalmente stimolanti.

Per leggere l’articolo: QUI!

“Amore e Morte” di Calcedonio Reina, su Pangea.news

amore e morte pangea

Il mio articolo “Amore e morte” di Calcedonio Reina (già pubblicato su “Nigricante”qui, e in seguito ripreso anche su questo blog, qui) è stato riproposto su Pangearivista avventuriera di cultura e idee, “una delle migliori rassegne culturali in Italia”, curata dal giornalista, poeta, scrittore e critico letterario Davide Brullo e che da sempre pubblica articoli interessanti e culturalmente stimolanti.

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“Jurij Živago, la morte e il vento…” su Pangea.news

Il mio articolo “Jurij Živago, la morte e il vento…” (già pubblicato su “Nigricante”, qui, e in seguito ripreso anche su questo blog, qui) è stato riproposto su Pangearivista avventuriera di cultura e idee, “una delle migliori rassegne culturali in Italia”, curata dal giornalista, poeta, scrittore e critico letterario Davide Brullo e che da sempre pubblica articoli interessanti e culturalmente stimolanti.

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Lamento degli amnesici mascherati

matrix-cocoons

Siamo stati forgiati nella fucina della solitudine,
non chiediamo aiuto mentre affoghiamo
non emettiamo suono alcuno
perché preferiamo il silenzio anche in punto di morte.

Senza chiedere l’elemosina del consenso
maciniamo chilometri dolenti
tra gli inciampi del buongiorno
e gli inganni della sera,
coltiviamo amori insonni
come lucciole per un domani dei sensi.
Ma è il confine della vita persa e dei colori cangianti
a sembrare invalicabile
nel via libera a singhiozzo dei prudenti.

La vita originale è perduta ormai,
non ricordiamo più il volto della città consueta
le priorità naturali dell’esistere,
spacciamo per grasse libertà
quel che resta del nulla decantato
sul fondo dell’abitudine.
È una sirena non di mare
questa musica nuova e stridente
che sfreccia tra i nostri sabati.
Non ricordiamo più
la via della facile speranza
quando la donavano a grappoli
agli angoli delle strade di ieri.

È strana quest’atmosfera
di finta salvezza sul finale
di battaglie private intrecciate a telegiornali
di catastrofe pulita, inodore
e di morti non visti, né toccati.

Malediciamo i colpi della vita
ma con l’altra metà del cuore
li benediciamo come maestri, alla fine,
da accogliere con il sorriso rassegnato
sull’uscio della disperazione fatta casa.

I passi solitari nella città mascherata
verso mete non desiderate
e i bocconi di fiele ingoiati a comando
con l’abitudine scandalosa del prigioniero
che chiama ‘mondo’ i suoi metri quadrati
nel corso degli anni condannati,
saranno le assurde nostalgie
del futuro, in tempi di insperata serenità:
è incredibile come l’essere umano
si affezioni ai travagli dell’esistere
e ai muti maltrattamenti del quotidiano.
Non siamo cronaca, ma solo crocifissi senza sangue
dispersi tra la folla del solito,
siamo le bianche vittime
delle silenti frustate della vita.

Risponderemo colpo su colpo
con la mente e il coraggio del cuore
finché ce la faremo,
siamo organizzati nei cunicoli della storia
per affrontare gli accidenti notturni
e le ingiustizie del mattino.
Siamo aperti alla nera fantasia
degli educati tribolamenti
e all’estro dell’imprevisto che bagna il bagnato,
nutrimento sono per noi
il malanno dei cari
e le noie del prossimo,
le cadute di stile e dei gravi
e le grigie notizie dal mondo.
A chi ci affidiamo non è ben chiaro,
ma abbiamo fede nell’infedeltà del cammino.

Un giorno, forse, torneremo a desiderare
le cose che oggi abbiamo dimenticato
per disabitudine a quel che dovrebbe essere
o per una salvifica amnesia: nel non ricordo s’acquieta il dolore.
Sarà bello e spietato come un matrimonio incosciente ma agognato
all’indomani di guerre mondiali finite e lasciate andare.

Tramonta, falso sole di clausura!
Lasciateci liberi di non tornare a vivere,
di tornare a risorgere un giorno
insieme a quest’umanità martoriata dai numeri
ma ancora distratta da futili motivi serali.
Uniremo i nostri dolori domestici
a quelli di tutte le nazioni del pianeta,
torneremo alla sorgente della speranza
anche quando ci saranno musica e balli per tutti
come se nulla fosse accaduto,

alla fonte di quel silenzio che salva
quando i mondi sono spenti e chiusi.

versione pdf: Lamento degli amnesici mascherati

(immagine: dal film “Matrix”)

Tolkien Reading Day 2021

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… per le guerre di ogni epoca e tipo, e i combattenti d’ogni età…!

Lettera 45: a Michael Tolkien; Oxford, 9 giugno 1941; tratta da “La realtà in trasparenza – Lettere 1914-1973” di J.R.R. Tolkien (ed. Rusconi); a cura di Humphrey Carpenter e Christopher Tolkien. Lettura di Michele Nigro per il #tolkienreadingday2021

(ph M.Nigro©2021)

Egoico

Sarai padre di te stesso
in questa gelida landa
d’anarchiche infedeltà

costante è la vertigine
sul bordo mai sereno
di silenti battaglie
dall’alba all’imbrunire.

T’affidi ai santi della sera
come all’amata dell’anno
ma forte è l’egoico strappo
nell’occhio stanco e guerriero
bastante a sé stesso.

Quando vado al cimitero penso a Facebook

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faccialibro non tibetano dei morti

Coincidono le resurrezioni
lungo il risalire del sole invitto,
è una dolce sincronia d’ossa piegate
questa promessa di nuovi domani
tra il rinascere da pubbliche sciagure
e i trascurati desideri di sempre.

In mezzo alle silenti tombe d’inverno
agile è il passo che ancora spera,
e forte è il monito sussurrato
dai freddi marmi della sera.

Non la sconfitta claustrale dei finti giorni di festa,
ma è una sequenza di facce ancora vive e date
a rinnovare la ferita della nostra caducità.

(ph M.Nigro©2020)

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Vespri erotici

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È l’erezione vespertina
tra l’omelia e la comunione
a disfare i piani di dio
sul finire della domenica.

Il nudo contorto, pelle su pelle
nella mente distratta dalla carne
residua immagine infoiata
dalla notte dei peccati
s’intromette audace e sincera
fra le parole sante del pastore
alle pecore illuse d’essere salve.

Avverto il respiro voglioso e antico
dell’ancella mascherata,
è incenso che promana da vulva benedetta
quello che precede la preghiera
dello spirito, indifeso
è il corpo che crede di credere,

non serve fustigarlo al tramonto
per dissetarlo all’alba,
il vangelo dei sensi
parla all’esistenza infedele
attraverso le umide labbra celate
di desideri terreni.

Immagino il sesso nascosto
anche se abbassi lo sguardo
dinanzi al tabernacolo, contrita
non mi dissuadono
le gesta di martiri eremiti,
non ho voglia di salvarmi

succhiando le vette carnose
dei tuoi seni eretici di non madonna
attendo futuri diluvi in cui affogare.

versione pdf: Vespri erotici

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Pianto greco

papa Francesco da giovane

Non sederti dal lato fragile della musica
quando stai bene e sorridi,
osserva stupita gli angoli inediti della stanza del figlio
quando il sasso della tristezza ti opprime il petto,

scoprirai oggetti sconosciuti e meravigliosi
in bilico sul presente che frusta la pazienza
arazzi mai sbattuti al sole del passato
punti di vista di quando non porti solo il caffè
puntuale come i treni dell’infanzia.

Di tanto in tanto un pianto ribelle e una goccia chimica
per stare a parlare tra noi, tentare un dialogo calmo,
le musiche che amavi, il mio suono di flauto giovanile
prestato a raminghi santi di strada
sono diventati motivo di facili lacrime,
il corpo e la mente chiedono venia
ma riscuotono la parcella da antichi dolori custoditi

di notte la danza del sonno dei figli intorno al talamo
e nell’alba la speranza di un giorno diverso,
spiarti e tremare dietro le quinte dei malanni
come genitori dinanzi ai primi passi
di una prole al contrario.

Non ho da fare come credevi,
puoi restare quanto vuoi!
Inutili sono le cose del mondo
se l’urgenza riguarda l’essenza.
Congelo attimi e gesti
per le carestie del futuro,

regalami il tuo sguardo sperduto
i sensi di colpa per chi ti sta attorno
gli occhi ingranditi dai vetri
mentre osservi nostalgica
il traffico in strada di gente mascherata
che non attende chi resta indietro,

regalami le mani rabbiose per guarigioni in ritardo
il gioioso passo insicuro verso il confessore
la preghiera smorzata dalla sfiducia
la grigia testa di passerotto vegliardo
in cerca dei sereni nidi dell’anima.

“Conversione di Bernardo” – Riz Ortolani

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