Morti davvero

Non troverete titoli d’oro sui dorsi colorati
dei libri ereditati, costretti a leggerli tutti
per capire il punto esatto in cui compaio
sulla scena, assetato di salvifiche parole

se non materia postuma di roghi familiari
dopo lustri indifferenti e alibi illetterati,
è lì che un mio riassunto da decifrare
tra le righe lette e le impressioni a matita
ancora tremerà per farsi notare
dall’occhio che scava per amore in ritardo
per espiare la cecità di quando si è vivi,

no, non perdonerò il vostro scivolarmi accanto
come acque annoiate intorno a gocce d’olio,
ma non sarò da compiangere tra ceneri e ossa
pezzi di marmo e fiori putrescenti

quelle sono cose dei morti,
morti davvero.

(immagine: Carl Spitzweg, Il topo di biblioteca, 1850 ca.)

“Terzine all’alba”: intervista a Francesco Innella

versione pdf: “Terzine all’alba”: intervista a Francesco Innella

“Terzine all’alba”: intervista a Francesco Innella

a cura di Michele Nigro

 

La raccolta intitolata “Terzine all’alba” sembrerebbe il diario di viaggio di un “alieno” atterrato o caduto, a seconda del punto di vista, in una “città forestiera”: come può la poesia trasformare il senso di estraneità in opportunità?

Sì, dici bene Michele: è il diario di viaggio di un alieno, che abita una città forestiera. Non ho mai avuto il senso di radicamento urbano, forse per i troppi spostamenti in varie città che ho dovuto fare con la mia famiglia. Pensa che quando vado a Matera, la città dove sono nato, mi sento estraneo, come un forestiero che giunge a visitare la città. Ora tu suggerisci che si può trasformare il senso di estraneità in opportunità attraverso la poesia o la letteratura? A questa domanda non so rispondere: penso che sia possibile, ma io non ci riesco adesso, può darsi nel futuro riuscirò a realizzarlo. E la tua domanda mi fa pensare a Pavese: anche lui abbandonò il suo paese, ma penso che abbia trovato un senso di radicamento e superamento dell’estraneità attraverso la scrittura. Nel romanzo  “La luna e i falò”, così scrive: “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”.

Ricorrono spesso parole come “solitudine”, “solitario”, non per forza da considerare nella loro accezione negativa: la solitudine, oltre che una condizione necessaria per pensare e scrivere, è anche una forma di difesa da un ambiente che spesso non corrisponde alla nostra natura? Che cos’è per te la solitudine?

La solitudine non deve essere intesa come uno stato negativo dell’anima, ma come uno stato di difesa della nostra interiorità assediata dagli avvenimenti esterni, non sempre piacevoli, che possono portarci ad uno stato di alienazione interiore e farci perdere il nostro equilibrio. In questo senso è una difesa necessaria di noi stessi dagli altri. Ricordo a questo punto la frase di Sartre: “L’inferno sono gli altri”. E poi per me la solitudine è il rifugio dove ritrovo me stesso, i tanti libri da leggere, gli scritti e i progetti da completare, da portare avanti. No, non mi sento solo.

Continua a leggere ““Terzine all’alba”: intervista a Francesco Innella”

Nota a “Kolektivne Nseae” di Ivan Pozzoni

Nel primo dei due dotti piccoli saggi che “preparano” il lettore e introducono la raccolta poetica intitolata “Kolektivne Nseae” (Ed. Divinafollia, 2024), l’autore Ivan Pozzoni ci mette in guardia nei confronti di una “malattia letteraria” (forse anche sociale?) che egli definisce – tirando in ballo persino Dante e Cartesio, e in seguito Bene e Fo – “ipertrofia egopatica dell’io lirico dell’autore” che ha annullato nel corso dei secoli qualsiasi possibilità di diluizione dell’io del poeta in una poesia del noi, intrisa di una quotidianità riguardante tutti – quella che i più audaci chiamano “poesia universale” – e conseguente sublimazione/riduzione dell’esperienza personale… L’io del poeta prevale, invece, in ogni angolo del testo, fregandosene del pubblico che di fatto “muore” (ci si legge, sostanzialmente, solo tra poeti!) e di preservare l’universalità del linguaggio. Muore il pubblico ma muore anche la critica che si è arresa dinanzi all’ipertrofia denunciata dal Nostro.

Premesso che non esiste testo, né poetico né narrativo, senza un “io” (gli utopisti della “poesia impersonale” hanno prodotto solo robetta insipida!) che anche indirettamente dia forza al e informi il messaggio contenuto nel testo stesso, Pozzoni – “menestrello combattente” che sfida i “barbari balbuzienti rintanati in tv” – propone come terapia d’assalto una propria, personalissima, “ipertrofia” poetica che aspirerebbe a essere universale e non egotico-narcisistica, come quella oggi in circolazione che ha di fatto annichilito il “noi lirico empatico”. E in non pochi punti della raccolta Pozzoni riesce nell’intento utilizzando un linguaggio apparentemente, e solo a una primissima lettura, occupato dell’io autoriale, ma che a ben vedere è intriso di mondo, dei fatti del e dal mondo.

Continua a leggere “Nota a “Kolektivne Nseae” di Ivan Pozzoni”

Nota a “L’assente” di Fabio Prestifilippo

È singolare il fatto che in questa silloge di Fabio Prestifilippo (Fallone editore – 2025, collana Il fiore del deserto) l’elemento più presente (anche nel titolo) e ripetuto in quasi tutti i componimenti sia denominato “l’assente”; ma è un’assenza che ha un peso nel quotidiano, che cerca una sua ragione materica nella seconda parola più importante della raccolta che è corpo, perché “l’assente rivuole la sua carne”, ed è “un luogo / su cui combattere una guerra d’ossa”, e rivuole il suo sesso con cui godere ancora una volta, pur sapendo che non riavrà la sua forma originale. Il corpo vuole esserci al mondo anche dopo la sua fine, vuole tastare la sua utilità; ce lo ricorda una domanda nell’epigrafe di T. S. Eliot (da The wast land) scelta dall’autore: “… quel cadavere che l’anno scorso piantasti nel giardino, / ha cominciato a germogliare?”

Ma chi o cos’è l’assente? Una persona cara scomparsa, che sta scomparendo o mai veramente apparsa, un malato in una anonima corsia d’ospedale e “privato della bellezza” e che “abita ciò che avanza”, un’idea, una memoria bisognosa di eredi, un’esperienza in cerca di un nome che gli dia sostanza, una parte interiore e mancante dell’autore, la parola poetica che in un mondo frastornato e caotico non riesce a trovare un corpo tutto suo? (“… allora la parola / riemerge l’assente scomparso, / lo fa splendere nelle ossa…). L’assenza è la condizione che precede la morte?

Ma per compiere il miracolo dell’assente in cerca di un corpo c’è bisogno di una matrice, di una madre, perché “… è nelle mani della madre / che l’assente incontra il corpo…” ed è da quelle mani che parte per l’ultimo viaggio.

Continua a leggere “Nota a “L’assente” di Fabio Prestifilippo”

“Elegia del confino”, booktrailer #2

“Elegia del confino” sul litblog Les Fleurs du Mal

Ringrazio dal più profondo angolo del cuore la cara Barbara Anderson per questa recensione sentita e oserei dire “carnale”, e che già avevo percepito come lettrice attenta che si dà totalmente al testo e si sente, e si legge… 🙏 E ringrazio il litblog Les fleurs du mal” e Alessandra Micheli per l’accoglienza e l’attenzione…

In disordine sparso…

In disordine sparso…:

“Poesie minori. Pensieri minimi” vol.1
https://amzn.eu/d/4tsevfj
“Elegia del confino”
https://amzn.eu/d/8Yde1Na
“Esperimenti”
https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/racconti/23535/esperimenti/
“Nessuno nasce pulito”
https://amzn.eu/d/8gTobTV
“Anarcometaverso”
https://amzn.eu/d/8fJyRLW
“Pomeriggi perduti”
https://pomeriggiperduti.home.blog/2020/02/13/acquistare-pomeriggi-perduti-dal-blog/
“Call Center” (reloaded)
https://amzn.eu/d/3OUdDhL
“Carte nel buio”
https://amzn.eu/d/2P3DTKC
“Poesie minori. Pensieri minimi” vol.3
https://amzn.eu/d/fyFIVuS
“La bistecca di Matrix”
https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/25053/la-bistecca-di-matrix/
“Poesie minori. Pensieri minimi” vol.2
https://amzn.eu/d/cMUQlID

Continua a leggere “In disordine sparso…”

Su “Elegia del confino” di Michele Nigro, intervista a cura di Davide Morelli

versione pdf: Su “Elegia del confino” di Michele Nigro, intervista a cura di Davide Morelli

Su “Elegia del confino” di Michele Nigro, intervista a cura di Davide Morelli

  • In cinese crisi significa sia problema che opportunità. A mio avviso tu hai scritto questo ottimo libro in pandemia, pur riconoscendo la tragicità del periodo ma cogliendo pienamente l’opportunità per poter meditare e creare. Che ne pensi?

Come ho specificato nella nota d’autore posta alla fine del volume, questo libro non è nato durante o in conseguenza della pandemia: è solo per una fortuita coincidenza cronologica se la stesura è cominciata a gennaio del 2021, subito dopo l’annus horribilis, ma il suo concepimento risale a tempi non sospetti, prima del distanziamento imposto da esigenze epidemiologiche. Pur rispettando chi in quel tragico periodo ha perso la vita, devo dire che il termine ‘opportunità’ è quello che meglio riassume lo spirito di questa mia pubblicazione: cogliere l’opportunità, in qualsiasi momento della nostra esistenza – anche ora che non siamo più in lockdown -, per meditare su alcuni aspetti dimenticati del vivere… Ma per farlo bisogna riconquistare la capacità di realizzare un certo “distanziamento naturale” da non confondere con la misantropia.  

  • Come è nata l’esigenza interiore di scrivere un prosimetro? 

Il prosimetro dal punto di vista formale ha reso possibile un’alternanza di voci e quindi di ritmi e di atmosfere che non avrei ottenuto se avessi scelto la sola prosa o pubblicando semplicemente una raccolta di poesie. Avevo a disposizione su dei taccuini alcuni anni di scritti diaristici in prosa (da “tradurre” in una forma pubblica partendo da considerazioni private tipiche di un diario) e una sostanziosa quantità di poesie ispirate al tema del libro che avevo in mente e al territorio in cui è stato concepito. Direi che il prosimetro non era tra le mie primissime intenzioni ma in seguito è stato quasi naturale scegliere quel genere letterario.

  • In letteratura sono scritti tanti prosimetri. Potresti spiegare in cosa il tuo prosimetro è simile ad altri e in cosa è differente? 

È vero, in letteratura il prosimetro, pur essendo un genere piuttosto raro, è abbastanza presente con esempi autorevoli, partendo dall’antichità fino ad autori relativamente recenti (penso a Campana, Tolkien…), ma non oso andare alla ricerca di differenze o analogie con i grandi del passato sia per pudore sia perché ne uscirei malconcio. Dico solo che l’amalgama tra narrazione e parte poetica è un fattore imprescindibile in qualsiasi periodo storico: sono figlio di quest’epoca, la mia prosa e i miei componimenti poetici sono frutto del linguaggio di questi tempi, ma nel passaggio formale tra prosa e poesia non si dovrebbe mai avvertire la presenza di un “gradino” che faccia inciampare il lettore; come hanno rilevato alcuni beta lettori prima della pubblicazione di “Elegia del confino”, nel mio prosimetro non c’è soluzione di continuità tra prosa e poesia. E questa valutazione, come è facile intuire, mi ha incoraggiato nel continuare la stesura del libro. Tuttavia, devo ammetterlo, non mi dispiacerebbe la definizione di “prosimetro postmoderno”, sia dal punto di vista stilistico che “filosofico”: riutilizzare un genere antico per parlare ai contemporanei.     

  • Come ti poni nei confronti del genere della poesia in prosa?

È un tipo di ibridazione che non mi ha mai convinto del tutto. Nel senso che a mio avviso quello della poesia in prosa è un campo minato, per attraversarlo occorrono strumenti sensibilissimi perché il margine in quel caso è sottile: ci sono prose che contengono più poesia di un componimento poetico, così come ho letto poesie che forse avrebbero dovuto avere fin dall’inizio la forma della narrazione. Nel caso di “Elegia del confino” avrei potuto scegliere una di queste forme ibride e invece ho voluto ribadire la separazione tra i due generi. Per la parte in prosa ho utilizzato una voce narrante impersonale (ho voluto annichilire l’io, come direbbero i poeti di ricerca), quasi come se lo sguardo che si è posato sui miei diari appartenesse a un’entità terza; invece le poesie sono quasi tutte in prima persona o comunque con una voce più intima: in quel caso sono proprio io a “parlare”, a intervenire. E mi è piaciuto realizzare questa alternanza.   

Continua a leggere “Su “Elegia del confino” di Michele Nigro, intervista a cura di Davide Morelli”

“Elegia del confino” alla Library of Congress

È ufficiale! Il mio “Elegia del confino”, in compagnia di altri preziosi lavori, da oggi è consultabile presso la Biblioteca del Congresso in quel di Washington, D.C. (U.S.A.), nella sezione dedicata a libri pubblicati all’estero…
Nella lettera che accompagna l’ufficialità dell’avvenuta ricezione, tutto lo spirito di un paese che resta grande indipendentemente da chi sieda alla Casa Bianca.

Make Culture Great Again!

Un grazie a Letterature Indipendenti e all’editore Massimo Ridolfi…

Per consultare il catalogo: QUI!

Recensioni a “Elegia del confino” (work in progress)

Recensioni (e segnalazioni) al prosimetro “Elegia del confino” (ed. Letterature Indipendenti, 2024 – collana “Corale di voci altre”), elenco parziale:

Rosaria Nigro su “Elegia del confino” (recensione Amazon)

Gianluca Fiebig (“Giandante”) su “Elegia del confino” (recensione Amazon)

Rosaria Di Donato su “Elegia del confino” (Lettere Migranti)

Nota a “Elegia del confino”, a cura di Franco Innella 

Barbara Anderson su “Elegia del confino” (Les fleurs du mal)

Mariteri su “Elegia del confino” (recensione Amazon)

Su “Elegia del confino” di Michele Nigro, intervista a cura di Davide Morelli (Also Sprach)

Su “Elegia del confino” di Michele Nigro, intervista a cura di Davide Morelli (Alessandria Today)

Eufrasia su “Elegia del confino” (recensione Amazon)

(ultimo aggiornamento: 31/12/2025)

Per ordinare il libro: QUI!

Come ricevere una copia di “Elegia del confino”…

Due sono i modi per ottenere una copia di “Elegia del confino” di Michele Nigro (ed. Letterature Indipendenti, collana “Corale di voci altre” – 2024):

  • ordinandola su Amazon: cliccando QUI!
  • richiedendola via e-mail direttamente all’Autore con dedica personalizzata e a prezzo calmierato (sconto del 15% sul prezzo di copertina riportato in Amazon; spese di spedizione INCLUSE): scrivendo a mikevelox@alice.it

Buona lettura

Hanno detto di “Elegia del confino”…

Alcuni autorevoli “beta lettori”, dopo la prima stesura inviata tempo fa in lettura, hanno così valutato “Elegia del confino – un diario in prosimetro”, oggi pubblicato con le edizioni “Letterature Indipendenti” – Collezione Poesia Italiana Contemporanea – 2024, collana “Corale di voci altre” curata da Massimo Ridolfi..:

“… È interessante il percorso tra prosa e poesia che compie, già a livello strutturale. La sua prosa coinvolge e stravolge al contempo, è poetica e filosofica, implica rimandi a letture molteplici. A loro volta i versi non stridono mai nella forma con quanto segue o precede (un problema del prosimetro e di ciò che si avvicina ad esso, nonché le critiche che spesso si fanno al genere, consiste proprio nello scollamento tra le parti e la tenuta fittizia tra quel che si considera prosa e quel che si considera comunemente poesia). Nel suo caso si tratta di un testo ‘letterario’ di grande spessore…”.

Dott. Giuseppe Manitta (scrittore, poeta, saggista, critico letterario)

“… Ritengo che si tratti di un’opera veramente notevole, sia per originalità nell’approssimarsi ad un argomento certo non facile (il confino come esclusione ma anche come scelta, come “sguardo obliquo” sul mondo), sia per eleganza di scrittura. Esiliato è chi non si conforma e che dunque viene escluso dal sistema, ma esiliato è anche colui che, non conformandosi, volontariamente si pone ai margini del sistema. Si tratta di un libro di disvelamento e disincanto, potremmo anche dire di critica storico-sociale e di scavo interiore. Vi si riscontrano suggestioni “mitteleuropee” e quadri di vita quotidiana, nonché immagini di interiore idealità. Un libro comunque difficile, che richiede non indifferente attenzione intellettuale e “buona disposizione” d’animo…”.

Dott.ssa Annamaria Bigio (editor, scrittrice, saggista)

Per leggere “Elegia del confino”: QUI!

“Elegia del confino” su Certastampa.it

Ripropongo anche qui la nota di stampa preparata dal mio editore Massimo Ridolfi (Letterature Indipendenti) per Certastampa.it in occasione dell’uscita di “Elegia del confino”…

PER LEGGERE “ELEGIA DEL CONFINO”: qui!

EDITORIA: LETTERATURE INDIPENDENTI – CORALE DI VOCI ALTRE – MICHELE NIGRO – ELEGIA DEL CONFINO

Letterature Indipendenti, il progetto editoriale dello studioso teramano Massimo Ridolfi, apre ad altri autori e, facendo tesoro della sua personale ricerca sulla poesia italiana contemporanea titolata “Testo e Voce – Esperimenti di lettura poetica: dire poesia” (confluito su questa testata nella rubrica “CORALE: SETTIMANALE DI RICERCA SULLA POESIA ITALIANA CONTEMPORANEA”, sempre a cura di Massimo Ridolfi, Archivio: https://certastampa.it/191-rubriche/corale), iniziata il 29 ottobre 2019 e che troverà termine il 31 dicembre 2025, ricerca nata con l’intento di riportare la poesia alla musica di cui ogni parola che la compone è custode, inaugura la Collana “Corale di voci altre” – Collezione Poesia Italiana Contemporanea.

Massimo Ridolfi, ideatore e curatore della collana, dichiara:

«Nel gennaio scorso Michele Nigro, poeta campano ma di origini lucane, mi chiese se il mio progetto editoriale, Letterature Indipendenti, fosse aperto ad accogliere altri autori, essendo stato ideato esclusivamente per la pubblicazione, diffusione e promozione dei miei lavori. Invero, in passato altri autori prima di lui mi hanno posto lo stesso quesito.

Di primo acchito risposi appunto di no, che Letterature Indipendenti è solo il mio modo di liberarmi dalle grandi e piccole pastoie dell’editoria tradizionale, con la quale non ho proprio nulla da spartire in quanto il sottoscritto si occupa di Letterature Indipendenti dal mercato dal prodotto dal Capitale, in poche parole di ciò che non è facilmente vendibile – ma resta, soprattutto, sostanziale e strutturale esempio di una azione politica che invita tutti gli scrittori di valore a fare altrettanto con il fine di fare Letteratura e non più intrattenimento di massa o, peggio ancora, prestarsi al ruolo di burattino e marionetta in presuntuosi teatrini letterari tenuti da imbarazzanti personaggi nelle vesti di Mangiafuoco.

Poi, nel tempo di un secondo, mi si accese una lampadina: Ma, in realtà, mi sono sempre occupato principalmente del lavoro di altri autori, come critico, mi sono detto – tutto chiuso dentro lo spazio di una mente folle ma sempre desiderosa (la mia), con Testo e Voce, per esempio, studio che raccoglierò in volume nel 2026, al termine dei programmati cinque anni di ricerca.

E allora è a questo punto del mio sragionamento che ho deciso di dedicare una collana solo alla poesia italiana contemporanea: “Corale di voci altre”.

La collana prevede la pubblicazione di un solo volume l’anno perché, seriamente, non è possibile per nessun editore pubblicare più di un libro l’anno di poesia; vale a dire che non è possibile entrare e vivere nell’opera di un poeta per più di una volta l’anno, a meno che non ci si voglia ridurre a stampatori di libri invece che restare editori, soprattutto se si vuole proporre non semplicemente dei testi da leggere ma degli strumenti di studio, prerogativa principale di tutte le pubblicazioni liberate da Letterature Indipendenti sotto la mia severa e vincolante direzione; e gli autori che selezionerò saranno invitati da me personalmente a inviarmi la loro silloge, ai quali proporrò una bozza di contratto, che poi è quello che offro agli autori stranieri che scelgo di tradurre.

Ovviamente, sarò io a investire tempo studio e risorse sulle pubblicazioni nelle qualità di ideatore, curatore e titolare unico della collana “Corale di voci altre” e di Letterature Indipendenti, quindi non saranno richiesti agli autori, in alcuna forma, contributi di carattere economico.

L’unico obbligo cui dovranno rispondere gli autori che selezionerò, sarà quello di inviarmi un libro nel quale credono davvero.

E ritorno sempre alla poesia perché, delle arti, è la prima che salverei e porterei con me oltre la fine inevitabile di questo mondo: quando ci si avvicina alla poesia, che è una amante assai volubile perché richiede una assidua frequentazione, si ha come la sensazione che oltre non ci sia più nulla, che non ci sia nulla di più alto e misterioso di una poesia.»

La collana “Corale di voci altre”, che prevede appunto una sola pubblicazione l’anno, si inaugura quindi con “Elegia del confino – un diario in prosimetro” di Michele Nigro, già disponibile in esclusiva sulla piattaforma Amazon (link: https://amzn.eu/d/gy9lVl6).

Per la collana “Corale di voci altre”, seguiranno le seguenti pubblicazioni:
2025 “L’amuri nun avi tituli” di Gaetano Capuano;
2026 “I giardini di Cordova” di Dino Villatico.

In anteprima si pubblica di seguito la nota dell’autore contenuta in “Elegia del confino – un diario in prosimetro” di Michele Nigro, Letterature Indipendenti, Teramo, 2024, pp. 203-204.

Continua a leggere ““Elegia del confino” su Certastampa.it”

“Libri usati” su Poesia Ultracontemporanea

Grazie mille a Poesia Ultracontemporanea per aver pubblicato la poesia “Libri usati” tratta dalla raccolta “Carte nel buio” (ed. nugae 2.0 – 2024)…

Leibowitz

Torneranno le danze della pioggia
e in notturni falò ancestrali
bruceremo le app meteo,
come ai tempi di Leibowitz
pire di libri mai letti, condannati
roghi di carne scienziata
in sacrificio ad antichi errori sapienti.

Mettere in dubbio il dna
la verginità di Maria
l’uomo sulla Luna
la sfericità di mondi al tramonto
le cose invisibili e visibili
il racconto dell’inviato
il credo nel sempre saputo,
anche nell’immagine reale
ingannata dall’artificio intelligente
non avremo più fede.

In dubbio la terra calpestata
l’aria respirata
i pensieri pensati
l’umanità sfiorata,
saturi di conoscenza
ci affideremo al mistero

tornerà il futuro nei fondi di caffè,
i fulgatores, gli aruspici
gli etruschi àuguri
riprenderanno a indicarci sui social
il destino dei viaggi spaziali,

e scenderemo ignoranti
nell’Ade dei chissà.

(immagine: FONTE)

 

Su “Became”, racconto ‘in fieri’ di Sandro Battisti: una nota pioniera di Barbara Anderson

Quella di seguito riportata è una recensione in anticipo sui tempi. Ne sono venuto in possesso attraverso vie collaterali e riguarda il nuovo lavoro di Sandro Battisti, ambientato nell’Impero Connettivo, che lo stesso autore sta ancora editando; la recensione alla prima stesura è a cura di Barbara Anderson, che redige recensioni sul conosciuto blog Les fleurs du mal, ed è una testimonianza in embrione di ciò che normalmente è precluso ai lettori: le bozze di lavoro. La particolarità di questa novelette è che inserisce nella saga dell’Impero Connettivo il concetto del sesso quantico, ovvero dell’estensione sessuale che si muove attraverso una quantità trascendentale di dimensioni postumane.
Lo scritto, Became, sarà pubblicato presumibilmente nell’inverno prossimo dalla casa editrice Delos Digital, nell’ambito della collana L’Orlo dell’Impero che racconta gli eventi dell’Impero post Premio Urania, riconoscimento che l’autore ha vinto nell’edizione 2014; a ognuno quindi il suo giudizio e, soprattutto, non vedo l’ora che la novelette venga pubblicata, così da leggerla. Immergetevi nei dettagli della Anderson, estremamente attenta e precisa nel descrivere le sensazioni, e buon hype
PS – Silvio Sosio, quante recensioni hai letto finora di bozze ancora da sistemare?
Barbara Anderson, farai anche una recensione al libro ufficiale, così da tracciarne le differenze?
Became, Sandro Battisti. A cura di Barbara Anderson
Quanto è complicato recensire un romanzo e una storia che ci è piaciuta molto?
Tantissimo perché ci sarebbero tante cose da dire, da spiegare, da raccontare e quando le emozioni implodono dentro diventa complicato sezionare, scindere e dividere le sensazioni e le emozioni categorizzando in comparti stagni in modo da poter fare un’analisi accurata del tutto.
E io non posso scindere quello che per me è bello nella sua integrità.
Premetto che adoro la scrittura di Battisti, che trovo pura arte comunicativa dell’anima e dell’immenso.
Ho scoperto il suo impero connettivo, luogo dal quale non riesco a staccarmi mai, perché è l’unico posto letterario in cui mi riconosco e mi riscopro immersa in un’immensità di energia in espansione verso l’esplorazione di nuovi universi partendo da quelli interiori seppur ormai gli abitanti di Nefolm sono postumani e io sono una forma quasi Neanderthal dell’essere umano.
Ho avuto il privilegio e l’onore di leggere questa storia quando ancora era allo stato grezzo, ancora intoccata, non modificata, pura nella sua vera essenza; così come era trasudata dalla mente del suo autore.
Entrare nell’intimo di un prodotto artistico è qualcosa di assolutamente magico e speciale, un onore di cui faccio immenso tesoro poiché mi permette di capire il modo in cui l’autore lavora, sviluppa le idee, di come una storia nella mente di un uomo diventa (became) un prodotto finale; una storia avvincente ed emozionante. La sua trasformazione.
Con Battisti di questo si tratta, di trasformazione, di comunicazione, di visione, di espansione.
Le connessioni dell’impero connettivo avvengono attraverso la comunicazione, gli scambi di dati non solo tra individui ma anche tra oggetti, luoghi e cose. Tutto è collegato, tutto comincia e prosegue con tutto.
La percezione fisica e psichica è qualcosa che supera il concetto di materia e di tempo ed è negli spazi che restano aperti gli accessi ad altre possibilità, ad altri universi paralleli, vicini e lontani.
Nello spazio ma anche all’interno della nostra anima, dei nostri sogni, degli anfratti inesplorati della nostra mente.
Il messaggio di Battisti arriva attraverso un linguaggio forte, intenso, profondo, complesso magari per un lettore inesperto non abituato a un lessico così ricercato e particolarmente bello.
Dal primo romanzo che lessi di questo autore rimasi subito incantata proprio da quella forma di linguaggio che diventava la pura essenza del messaggio linguistico verbale, iconico, visivo, mimico, gestuale ma possono delle parole racchiudere anche la fisicità? Oh sì che possono soprattutto se le parole vengono utilizzate con peso e leggerezza, come vettori che trasportano informazioni di aggiornamento a un software ormai datato che ha bisogno continuo rinnovamento e io sono un software che non sono mai riuscita a caricare in questa realtà in cui vivo.
Le storie di Battisti non sono solo caleidoscopiche fantasie, non sono solo fantascienza, non sono solo il frutto di una personalità weird.

Continua a leggere “Su “Became”, racconto ‘in fieri’ di Sandro Battisti: una nota pioniera di Barbara Anderson”

“Destrutturalismo” n.7, una rivista “contro”…

Alcuni miei componimenti poetici sono stati pubblicati sul n.7 della rivista “Destrutturalismo”: come descrive molto chiaramente il nome del quadrimestrale, compito principale della critica letteraria, e artistica in senso lato, oggi, è o dovrebbe essere quello di “destrutturare” certe convinzioni stilistiche e convenzioni accademiche tacitamente introiettate da autori e critici. L’anti-accademismo e la destrutturazione di una certa letteratura, quindi, tra le mission di questa rivista…

Ma delegherei la presentazione del periodico alle parole dei suoi stessi curatori prelevate dal sito “Antiche curiosità”:

448793055_2174063569596264_1489624501438216987_n

Destrutturalismo n. 7, controcomune buon senso e ritmi d’arte, Thinking Man 2024. Rivista illustrata a colori.

“Destrutturalismo” è la rivista collegata al blog omonimo curato da Mary Blindflowers e ospitato nel sito “Antiche Curiosità”. Questa pubblicazione ha principalmente carattere di approfondimento letterario e si compone di una serie di articoli di autori vari che hanno lo scopo di creare fratture riflessive, dubbi e apprezzamento di ritmi sperimentali nella mente di chi legge.

Continua a leggere ““Destrutturalismo” n.7, una rivista “contro”…”

“Carte nel buio”, booktrailer #2

Grazie a chi in queste ore e settimane sta acquistando una copia di “Carte nel buio”

https://amzn.eu/d/3ztj45R

 

Recensioni a “Carte nel buio” (work in progress)

Recensioni (e segnalazioni) alla raccolta “Carte nel buio” (ed. nugae 2.0, 2024), elenco parziale:

Maria Teresa Iacolare su “Carte nel buio” (recensione Amazon)

Davide Morelli su “Carte nel buio” (recensione per “La gilda dei lettori”)

“Carte nel buio” su Sentieri di Cartesensibili (recensione di Fernanda Ferraresso)

“Carte nel buio” su La Nicchia dei Lettori (segnalazione e recensione a cura di De)

“Carte nel buio” su Margutte (segnalazione)

Sandro Battisti su “Carte nel buio”

Ilaria Cino su “Carte nel buio” (recensione Amazon)

“Carte nel buio” su Il giardino dei poeti (segnalazione)

“Carte nel buio” su Pro Letteratura e Cultura (segnalazione)

“Carte nel buio” su Pubblicazioni Letterariae (segnalazione)

“Carte nel buio” su La nicchia di Giorgio Anelli (segnalazione)

“Carte nel buio” su La poesia e lo spirito (segnalazione)

Nota a “Carte nel buio”, di Franca Canapini (La casa del vento)

Nota a “Carte nel buio”, di Franco Innella

(ultimo aggiornamento: 17/10/2024)

Per ordinare il libro: QUI!

“Carte nel buio”, booktrailer #1

Michele Nigro legge “Libri usati” tratta dalla raccolta “Carte nel buio” (ed. nugae 2.0 – maggio 2024)

Per leggerla: https://amzn.eu/d/2LIUBfZ