Federica Gallotta su “Pomeriggi perduti”

shockwave

A distanza di più di un anno dall’uscita della mia raccolta “Pomeriggi perduti”, la recensione sulla rivista Shockwave Magazine a firma della poetessa Federica Gallotta si attesta immediatamente tra quelle più belle, interessanti e “sentite” lette finora… In un mondo editoriale svenduto e in crisi da anni, e in quello “poetico”, in coma farmacologico, costituito da “personaggetti” dal successo incomprensibile, troppo concentrati a guardarsi l’ombelico o a difendere un territorio nato arido, marcato con urine versificanti, le recensioni libere non affette da “scambismo di favori” sono diventate merce rarissima e quindi preziosa; da valorizzare e conservare gelosamente.

<<… Il verbo ritornare percorre l’intera raccolta: è verbo cardine, che ci segnala un tema strettamente legato a quello del tempo: la ciclicità della vita. La vita è un ciclo in cui tutto passa e ritorna. Non esattamente uguale a prima ma seguendo il modello logico della sintassi: muta la superficie ma lo schema profondo resta immutato. Torneranno le stagioni (non quella precisa estate, non quel preciso temporale…): “Prima di partire / in avide dispense / metto da parte / le cose belle di sempre, / per gli inverni / che non tarderanno” (Le cose belle di sempre (La dispensa), pagg. 25-26); “Alla vita ormai persa / che scorre nel mare calmo / della morte che accoglie, / sperando di ritornare / giovane umidità / e nuvole / e di nuovo pioggia / tra i vivi di domani” (Acqua di ritorno, pag. 30)…>>

Per leggere la recensione di Federica Gallotta: QUI!

Per acquistare “Pomeriggi perduti”: QUI!

Come la prima volta

IMG_20200714_105812

(manifesto del silenzio)

 

Non voglio abituarmi
allo sguardo posato su di te
sul verde selvaggio dietro casa
mentre invade i ruderi contadini
al vento secco che accarezza
la pelle assetata di buio e libertà,

non voglio abituarmi
al tuo facile soddisfare le mie voglie
allo stupore per il vecchio curvo
che passa lungo l’assolato
desertico
orizzonte pomeridiano,
per l’essenza delle cose
che dall’altro secolo mi circondano,

alla donna che spolvera
incuriosita dal mio costante leggere
nella stessa posizione da millenni
alle parole che attendono
devote e silenziose, chiuse
in libri relegati nei luoghi
dell’intatto privilegio.

Non mi abituerò
a quella nostalgia di te
che cresce lentamente,
termometro cittadino
di lacune esistenziali
fino a raggiungere
i rossi gradi delle partenze
il cibo stipato in fretta
come durante naufragi
imminenti, tra onde di
non vita e vuoti a prendere.

Non posso abituarmi alla bellezza
al trampolino dei pensieri
ai vecchi cancelli invasi dall’erba
alla ruggine dei ferri e della gente
a quella decadenza entrata nell’anima
alla cattiveria nel vivere accanto
al crudo reagire che tutto circonda,

e nemmeno alla dolcezza dei silenzi
all’essere pendolo insoddisfatto
tra qui e là
al pedalare verso libertà locali
come se fossi nato già così
senza catene,
come se avessi dimenticato
quel che è costata la lenta conquista
del mio essere ancora in questa terra
e le luci nel cielo notturno
un tempo venerato.

Non può diventare abitudine
la morte scelta con amore
la pagina assaporata succhiando matite
lì dove tutto tace in attesa
che l’universo si sveli,
non il passo serale verso l’imbrunire
la parola scritta su sedie rotte
la famiglia di corvi sotto il ponte d’acciaio.

Non posso diventare come altri
abituati a essere fortunati
senza saperlo fino in fondo
privati di sapienti occhi esterni
eternamente prigionieri
di un consueto ereditato.

Basterà tornare a fare silenzio
lasciarsi vivere dal cosmo pulsante
rinnovare la scoperta
ascoltare l’inascoltato
l’inutile poesia negli oggetti
e negli esseri viventi senza nome.

A voi che osservate con sospetto
la mia scelta ripetuta nel tempo
donerò il lato pratico dell’esserci,
non andrò oltre, non capireste!
Sarà un inganno iniettato
con maestria e abili assenze
negli occhi annebbiati dal fare
dalla posizione nel mondo
dal frutto glorioso dei lombi.

Mi sottraggo al vostro
e al mio meccanismo scontato,
all’obbligo di fabbrica
alle facili sintesi da panchina
alle parole di circostanza,

coltiverò il vizio antico di ricercare
il succo aspro delle visioni che contano
il volo che sorprende
l’aria che cura ferite
il canto che incanta
lo sfacelo che rincuora.

versione pdf: Come la prima volta 

(immagine: disegno a china

autore: Nigro Ermanno

titolo e data: assenti)

Continua a leggere “Come la prima volta”

“Nato il Quattro Luglio”, di Ron Kovic

vietnam-vets-agains-the-war-daniel-gomez

Gli ideali politici, religiosi, filosofici, anche quelli più strutturati, prima o poi, cadono inesorabilmente dinanzi alle esigenze naturali dell’esistenza, agli istinti semplici che ci definiscono in qualità di esseri basilari, di animali. Possono cadere lentamente, senza far rumore, con una gradualità pacifica che nasce da un contro-ragionamento deciso e anch’esso ben costruito nel tempo, oppure accompagnati da uno schianto tremendo, da un dolore lancinante, da una sconfitta personale che si propaga come un violento incendio a una visione generale del proprio mondo valoriale che sembrava inattaccabile. L’autoreferenzialità di chi vuole diventare a tutti i costi il numero uno, il campione degli interventisti, l’eroe di riferimento della comunità, il paladino della propria chiesa, deve cedere il passo alla verità di una realtà non voluta ma reale, all’assurdità dell’errore che ci rende tragicamente ridicoli, alla caducità del proprio corpo rotto, al limite difficile da accettare di una gloria presunta e immaginata attraverso i fumetti e il cinema, alla pochezza che c’è nell’essere semplicemente umani e vincibili.

“Perché la vita non è come nei film: la vita è più difficile!” rivela con disincanto un personaggio del film Nuovo Cinema Paradiso al suo giovane amico che si affaccia alla disillusione della vita. In un mondo innamorato della parola resilienza, Ron Kovic (nella foto sopra, con in mano la bandiera americana rovesciata, FONTE), autore e protagonista del romanzo autobiografico “Nato il Quattro Luglio”, rappresenta l’ideale di resiliente, di uomo spezzato nel corpo e nel cuore che, dopo aver incassato un duro colpo dalla vita che egli ha scelto e aver ingoiato una sconfitta irreversibile, comincia un doloroso, catartico e interessante viaggio di decostruzione delle proprie convinzioni politiche, patriottiche, religiose, sociali… Come una sorta di San Francesco del XX secolo, Ron Kovic parte per la guerra in Vietnam pieno di fede cristiana, di genuino e baldanzoso patriottismo anticomunista e di goliardica sicurezza nella propria posizione nell’universo, per poi ritornare a casa ferito nel corpo e nell’anima ma con una nuova visione di se stesso e dell’umanità che pensava di dover difendere da un nemico costruito a tavolino.

È il potere taumaturgico della sconfitta che apre nuovi canali interiori, che rovista tra i ricordi d’infanzia per cercare di salvare il buono sopravvissuto alla tragedia, che resetta le convinzioni di chi non ha mai provato la vera perdita. E se le convinzioni sono state poste nei luoghi alti e inaccessibili dell’immagine che si ha di sé, più forte sarà il tonfo prodotto quando, cadendo, raggiungeranno il suolo. A differenza di un altro “famoso” reduce, John Rambo – frutto però della penna e dell’immaginazione di David Morrell -, Ron Kovic, anche a causa del proprio handicap irreversibile che lo costringe su una sedia a rotelle, sublima la propria rabbia, e l’indignazione nel non essere compreso dai propri connazionali e trattato con dignità da quello stesso governo che lo ha spedito in guerra, prima in un’umile, appartata, umana disperazione e in seguito in forza sociale, in una voglia di riscatto da vivere non in solitudine ma insieme agli altri fratelli reduci. Ron Kovic passa dalla ricerca spasmodica e tutta personale di una normalità che è ormai solo un ricordo, all’accettazione piena e rassegnata di una condizione insanabile che diventa protesta politica, lotta aperta verso certi capisaldi ideologici coltivati in passato con ingenua e cieca determinazione, manifestazione pubblica di un dissenso non più privato per cercare di evitare ulteriori dolori a una generazione decimata, di bloccare il ritorno in patria di altri corpi spezzati, rotti come giocattoli dimenticati, sospesi in una non vita seppur vivi.

Continua a leggere ““Nato il Quattro Luglio”, di Ron Kovic”

Herriot

L’amica che non mangia carne
e regalava libri
è rimasta fedele al patto con Herriot,
si trastulla con creature grandi e piccole
coccola l’esistenza bislacca e cura affanni
tra animali salvati dal progresso dei macelli.

I matrimoni in ritardo
è meglio non annunciarli,
gli applausi di chi non ha creduto
sarebbero premessa alla sfortuna.

Percorro a modo mio
le strade dell’altra vita
quella assennata di madre
felice del titolo, mancato.

Mi affascina di più
la poetaglia che litiga
intorno a quisquilie metriche,

con sadica tenerezza assaporo
quel loro agitato estinguersi
nella libertà di un verso.

(nella foto: James Herriot, scrittore e veterinario britannico)

Continua a leggere “Herriot”

Poesie minori. Pensieri minimi (vol.2): versione cartacea

Per i lettori (come me) amanti della “carta”: Poesie minori. Pensieri minimi – volume secondo” in versione cartacea, ordinabile QUI.

cop jpeg

[…] Questa seconda silloge, creata con “materiali di risulta”, come è stato per la prima pubblicata nel 2018, non vuole essere un ostentato elogio della brevità (perché in alcuni casi, pochi in realtà, non si troverà un testo breve) ma il tentativo di definire questo confine, mescolando poesie minori con pensieri minimi, senza fornire indicazioni per distinguere le une dagli altri. Sarà il lettore a separare, in base alla propria sensibilità ed esperienza, le poesie-pensiero dai pensieri poetici. Qualora ve ne fossero. Poesie e pensieri non sprovvisti di ironia, di un piglio dissacratorio, severo, lapidario, a volte rabbioso, di sfumature irriverenti, di parole eccessivamente “quotidiane”. Correndo il rischio di essere sottovalutati o fraintesi, anche se tutto è già stato previsto. Perché, forse, rischia di prendersi troppo sul serio solo chi non sa cogliere nell’apparente banalità la potenziale lungimiranza di un messaggio breve o scanzonato. (dalla Premessa)

[…]

Ritornerai anche tu, prima o poi
nei luoghi in cui il viandante
riconosce il tuo cognome,
lì dove ancora vibra di senso
al ricordo dei vecchi.

[…]

Per leggere l’ebook Poesie minori. Pensieri minimi – volume 1QUI!

“Pomeriggi…” su Poeti Oggi

Segnalazione, con pubblicazione di una poesia, della raccolta “Pomeriggi perduti” sulla pagina Poeti Oggi curata da Luca Bresciani e presente anche su Instagram.

102701235_157331622501304_1969144098464050350_n

Poesie minori. Pensieri minimi, volume 2

copertina-word-A4-VOL.2

[…] Questa seconda silloge, creata con “materiali di risulta”, come è stato per la prima pubblicata nel 2018, non vuole essere un ostentato elogio della brevità (perché in alcuni casi, pochi in realtà, non si troverà un testo breve) ma il tentativo di definire questo confine, mescolando poesie minori con pensieri minimi, senza fornire indicazioni per distinguere le une dagli altri. Sarà il lettore a separare, in base alla propria sensibilità ed esperienza, le poesie-pensiero dai pensieri poetici. Qualora ve ne fossero. Poesie e pensieri non sprovvisti di ironia, di un piglio dissacratorio, severo, lapidario, a volte rabbioso, di sfumature irriverenti, di parole eccessivamente “quotidiane”. Correndo il rischio di essere sottovalutati o fraintesi, anche se tutto è già stato previsto. Perché, forse, rischia di prendersi troppo sul serio solo chi non sa cogliere nell’apparente banalità la potenziale lungimiranza di un messaggio breve o scanzonato.

Non lasciatevi ingannare dalla gratuità della distribuzione di questa silloge: quando accettiamo un dono, in realtà cediamo all’Autore del regalo una piccola porzione della nostra anima; mentre sorridiamo o riflettiamo tra un pensiero leggero e l’altro, lo abbiamo già ripagato con una moneta che non appartiene a questo mondo.

(dalla Premessa)

[…]

Salutarsi prima delle ferie
è solo un modo di dire,
si continua a stare nel centro trafficato
del cuore agitato d’inverno
anche lontani mille miglia
dalla sciagura dell’esserci.

Ma come fa ogni volta Settembre
a salvarci dall’incuria dell’estate?
Quale magia ci riporta indietro
nel ricordo delle cose sensate?

[…]

DOWNLOAD:

versione pdf gratuita: Poesie minori. Pensieri minimi – volume 2

Per leggere Poesie minori. Pensieri minimi – volume 1: QUI!

Commento a “Pomeriggi perduti”, di Antonella Tresoldi

img_20191205_101255

Commento alla raccolta poetica di Michele Nigro “Pomeriggi perduti”

Una lettura non facile, per nulla banale, da ripercorrere più volte, un piccolo gioiello da tenere sul comodino per assaporarlo con la lentezza e l’attenzione necessarie. Eppure, la prima volta ho letto tutto d’un fiato, rapita. La mia impressione percepisce un filo conduttore: la morte, intesa come liberazione da un certo materialismo della vita, da una disattenta frequentazione di azioni quotidiane; al contempo trapela un desiderio, forse una speranza di un vivere diverso QUI e ORA, ma pure un anelito dell’attesa di quel momento sacro in cui nulla conterà più. “Non c’importerà più di niente perché niente saremo forse vivi, forse no…” (Il momento perfetto). Tra le varie poesie tutte intense, ne trovo molte degne di particolare rilievo, nelle quali sento una probabile sconosciuta similitudine interiore con l’autore. Ad esempio: Le cose belle, Archivio, Echoes, Respiro stellare, Fuoco Eterno, Onirica, e soprattutto Pomeriggi Perduti e Il Momento Perfetto.

Concludo cogliendo tra le pieghe di tutto il lavoro, la malinconia “del secondo imbrunire” di battiatiana memoria, composta e piena di sentimento vero e puro, e soprattutto un monito d’amore per mettere in guardia le nostre esistenze. Per questo ringrazio Michele.

Antonella Tresoldi