Abbracciare la causa interiore

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Quasi un manifesto poetico

Si può essere un po’ pasticceri, un po’ meccanici, un po’ avvocati, un po’ medici? Si può essere un po’ poeti? E nel dire essere non mi riferisco alla riuscita stilistica (che può verificarsi anche privatamente) o al successo editoriale che (non sempre accade, nonostante l’eventuale maturità letteraria raggiunta) ne potrebbe scaturire. Ma proprio all’essere nel senso di vissuto. No, non mi riferisco nemmeno a un vissuto maledetto, avventuroso o scapestrato, come romanticamente ci si aspetterebbe da un Poeta che, come è noto, non scrive per vivere ma vive per poterne scrivere. Il poeta può passare inosservato, essere ignorato per gran parte della sua esistenza, vivere una vita apparentemente insignificante e sottotraccia, ma al tempo stesso essere considerato poeta da quei pochi, forse pochissimi, che riescono ad affacciarsi dal dirupo della sua anima ed esclamare “Wow!” o “Mah!”.

No, non si può saper guarnire solo alcune torte con un solo tipo di crema; non si può saper aggiustare solo alcuni tipi di motore; non si può conoscere solo una parte del codice civile; non si può conoscere solo una parte dell’anatomia umana. Non si può essere poeti solo sulla carta, quando arriva l’ispirazione e si scrivono versi, quando si pubblica una raccolta con un buon editore, quando si fa il firmacopie sentendosi (ingiustificatamente!) importanti o quando un lettore comunica il proprio entusiasmo al poeta per alcune parole felici o per dei versi che hanno colpito nel punto giusto e al momento giusto. Non si può essere ciò che si è solo quando il gioco gira nella direzione a noi gradita, agli orari e nei giorni preferiti, nelle modalità più comode; bisogna abbracciare la causa interiore in maniera costante. C’è bisogno di essere e non di sembrare ogni tanto. E si è maggiormente poeti quando non visti, addirittura quando non letti, e non per riflesso del consenso dei lettori. Si può smettere di scrivere, si può scegliere di non pubblicare più nulla, ma la ricerca resta in funzione e continua ad agire dentro e fuori il poeta. La ricerca è ascolto, è lo sguardo sul mondo (e prima o poi bisogna dare conto di questo esercizio “visivo” dell’anima), è rispetto della propria sensibilità, è il modo in cui si traduce un panorama non per forza esteriore o uno stato d’animo in parole non scritte ma solo pensate; è il modo di camminare, di non parlare, di non presenziare, di non farsi influenzare in un mondo di influencer; è stile sconosciuto ai molti, perché è più semplice mostrare la parte facile a un mondo che non ha (più?) voglia di conoscere l’altro, il poeta.

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L’Almanacco dello scrittore

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L’opera contiene i nominativi di oltre 500 scrittori italiani, con i loro generi letterari, la loro storia, la biografia, gli indirizzi email e molto altro. Un volume prezioso che sarà consegnato presso le Biblioteche comunali e su richiesta anche alle Case editrici.
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Scambiamoci i libri!

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Cari Poeti, ho voglia di leggervi! E anche di farmi leggere da voi…

Se avvertite la mia stessa esigenza, allora non ci resta che compiere uno scambio dei nostri libri di poesie (rigorosamente in cartaceo e non in PDF o in formati e-book; non self publishing anche se provvisti di codice ISBN).

Attenzione: scambio di libri, non di “favori”!

Qual è il fine ultimo di un libro edito? Farsi leggere e… criticare.

Dalla lettura, che suscita pensieri e sensazioni, potrebbe nascere da parte mia una recensione ai libri ricevuti o un’intervista a voi che siete gli/le Autori/trici delle vostre “creature”. O le due cose insieme: io la chiamo, ormai da anni (da quando la proposi per la prima volta sulle pagine della rivista letteraria “Nugae” da me diretta), rece-intervista. Oppure una più agile segnalazione… Lo stesso, se dopo averla letta la raccolta “Pomeriggi perduti” vi ispirerà, potreste fare con il mio libro attraverso le modalità e i canali a voi più congeniali.

L’idea vi piace?

Contattatemi: mikevelox@alice.it

versione pdf: Scambiamoci i libri!

Federica Gallotta su “Pomeriggi perduti”

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A distanza di più di un anno dall’uscita della mia raccolta “Pomeriggi perduti”, la recensione sulla rivista Shockwave Magazine a firma della poetessa Federica Gallotta si attesta immediatamente tra quelle più belle, interessanti e “sentite” lette finora… In un mondo editoriale svenduto e in crisi da anni, e in quello “poetico”, in coma farmacologico, costituito da “personaggetti” dal successo incomprensibile, troppo concentrati a guardarsi l’ombelico o a difendere un territorio nato arido, marcato con urine versificanti, le recensioni libere non affette da “scambismo di favori” sono diventate merce rarissima e quindi preziosa; da valorizzare e conservare gelosamente.

<<… Il verbo ritornare percorre l’intera raccolta: è verbo cardine, che ci segnala un tema strettamente legato a quello del tempo: la ciclicità della vita. La vita è un ciclo in cui tutto passa e ritorna. Non esattamente uguale a prima ma seguendo il modello logico della sintassi: muta la superficie ma lo schema profondo resta immutato. Torneranno le stagioni (non quella precisa estate, non quel preciso temporale…): “Prima di partire / in avide dispense / metto da parte / le cose belle di sempre, / per gli inverni / che non tarderanno” (Le cose belle di sempre (La dispensa), pagg. 25-26); “Alla vita ormai persa / che scorre nel mare calmo / della morte che accoglie, / sperando di ritornare / giovane umidità / e nuvole / e di nuovo pioggia / tra i vivi di domani” (Acqua di ritorno, pag. 30)…>>

Per leggere la recensione di Federica Gallotta: QUI!

Per acquistare “Pomeriggi perduti”: QUI!

Poesie minori. Pensieri minimi (vol.2): versione cartacea

Per i lettori (come me) amanti della “carta”: Poesie minori. Pensieri minimi – volume secondo” in versione cartacea, ordinabile QUI.

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[…] Questa seconda silloge, creata con “materiali di risulta”, come è stato per la prima pubblicata nel 2018, non vuole essere un ostentato elogio della brevità (perché in alcuni casi, pochi in realtà, non si troverà un testo breve) ma il tentativo di definire questo confine, mescolando poesie minori con pensieri minimi, senza fornire indicazioni per distinguere le une dagli altri. Sarà il lettore a separare, in base alla propria sensibilità ed esperienza, le poesie-pensiero dai pensieri poetici. Qualora ve ne fossero. Poesie e pensieri non sprovvisti di ironia, di un piglio dissacratorio, severo, lapidario, a volte rabbioso, di sfumature irriverenti, di parole eccessivamente “quotidiane”. Correndo il rischio di essere sottovalutati o fraintesi, anche se tutto è già stato previsto. Perché, forse, rischia di prendersi troppo sul serio solo chi non sa cogliere nell’apparente banalità la potenziale lungimiranza di un messaggio breve o scanzonato. (dalla Premessa)

[…]

Ritornerai anche tu, prima o poi
nei luoghi in cui il viandante
riconosce il tuo cognome,
lì dove ancora vibra di senso
al ricordo dei vecchi.

[…]

Per leggere l’ebook Poesie minori. Pensieri minimi – volume 1QUI!

Poesie minori. Pensieri minimi, volume 2

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[…] Questa seconda silloge, creata con “materiali di risulta”, come è stato per la prima pubblicata nel 2018, non vuole essere un ostentato elogio della brevità (perché in alcuni casi, pochi in realtà, non si troverà un testo breve) ma il tentativo di definire questo confine, mescolando poesie minori con pensieri minimi, senza fornire indicazioni per distinguere le une dagli altri. Sarà il lettore a separare, in base alla propria sensibilità ed esperienza, le poesie-pensiero dai pensieri poetici. Qualora ve ne fossero. Poesie e pensieri non sprovvisti di ironia, di un piglio dissacratorio, severo, lapidario, a volte rabbioso, di sfumature irriverenti, di parole eccessivamente “quotidiane”. Correndo il rischio di essere sottovalutati o fraintesi, anche se tutto è già stato previsto. Perché, forse, rischia di prendersi troppo sul serio solo chi non sa cogliere nell’apparente banalità la potenziale lungimiranza di un messaggio breve o scanzonato.

Non lasciatevi ingannare dalla gratuità della distribuzione di questa silloge: quando accettiamo un dono, in realtà cediamo all’Autore del regalo una piccola porzione della nostra anima; mentre sorridiamo o riflettiamo tra un pensiero leggero e l’altro, lo abbiamo già ripagato con una moneta che non appartiene a questo mondo.

(dalla Premessa)

[…]

Salutarsi prima delle ferie
è solo un modo di dire,
si continua a stare nel centro trafficato
del cuore agitato d’inverno
anche lontani mille miglia
dalla sciagura dell’esserci.

Ma come fa ogni volta Settembre
a salvarci dall’incuria dell’estate?
Quale magia ci riporta indietro
nel ricordo delle cose sensate?

[…]

DOWNLOAD:

versione pdf gratuita: Poesie minori. Pensieri minimi – volume 2

Per leggere Poesie minori. Pensieri minimi – volume 1: QUI!

Botteghe di bottarga

lagrandebellezza

Mi chiedevi svogliata della poesia
del suo stato di salute nella subintensiva
di un mondo stampato, letto da pochi
lungo la scia di cadaveri non chimica
sul fiume di un’estate
nata morta, non per la cattiva
intenzione del tuo sentirti viva
ma per i lidi recintati di falsa trasparenza
tra pagine non amate sul serio.

C’erano le grasse borgatare e le pallide represse
che dai tinelli s’atteggiavano a pettegole critiche
letterarie come le parole esplose
dell’edicola di De André per bombaroli
e le tristi botteghe di poesia
dagli unti – di densa saliva – quotidiani invenduti
buoni per avvolgere bottarga affumicata
o i resti dei rustici della festa di Laura la bottegara.

E i pederasti di nuova generazione,
ribolliti compagni di merende dal presunto verso
ribelle e avanguardistico simile a un peto scritto
a leccarsi tra loro come esuberanti vagoni
del treno rosa di pecore amiche d’ovile
che preferivano scamorze a raccolte
bottiglie d’olio a sillogi,
e la giornalista scesa dal Parnaso
per un servizio su questioni dozzinali
per inseguire poeti famosi e troppo lombardi,
la bella modella che fa la rivista ignorante
incisiva come un rutto nel vento
lo stesso della sua barca a vela,
starebbe meglio a fare compagnia
con un buon sesso di vocali ricciolute.

L’editrice in clausura non dava segni di vita
s’era tolta al mondo per farsi un dispetto,
affogata dalle bianche copie impolverate
tossiva peli di gatto e prefazioni elemosinate.
Vedo ancora il dolce sorriso
della poetessa dal capello preciso
e i suoi versi tracciati col righello, recensiti dal freddo
vuoto dello scambio di piaceri tra riviste rinomate.

Mi colpisci in pieno volto, senza pietà
con un corso online in comode puntate
di poetante poesia per funzionali analfabeti dell’anima.
Il cocainomane consiglia letture europee
la sciocchina s’indigna per il commento
il tradotto latinoamericano attende il fantasma di Neruda
il grande traduttore si concede banalità da covid.

Chiedevi non della poesia, in realtà
ma della sua superba fauna in cattività
per cattiverie subite e restituite,

però tu, non ti adagiare sotto il lume
guarda altrove, lontano dalla bolgia
incolla gli occhi alle pagine degli alti
vaga ignaro tra le strade distratte
e onora la parola che ti raggiunge
solitaria e infetta
nel cuore della signora di tutte
le quarantene di carta.

– video correlato –

“Il bombarolo”, Fabrizio De André

Quarantena e poesia: 3 domande a Franco Arminio

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Franco Arminio è un autore che – come si usa dire in questi casi – non ha bisogno di presentazioni. Poeta, documentarista e paesologo (nel 2015 dà vita alla “Casa della paesologia” a Trevico), direttore artistico del Festival della paesologia “La Luna e i Calanchi” di Aliano, ha pubblicato romanzi e numerose raccolte di prosa breve e di poesie, registrando un successo che, nell’ambito di un genere letterario di nicchia come quello poetico, potremmo considerare raro: “Cartoline dai morti”, Cedi la strada agli alberiPoesie d’amore e di terra”, “Resteranno i canti” e il più recente L’infinito senza farci caso”, solo per citarne alcune. Apprezzato su tutto il territorio nazionale per i suoi reading in cui il pubblico non ha mai un ruolo marginale ma è co-protagonista attivo, è un intellettuale ad ampio spettro che mi piace definire – rubando un termine al lessico medico – “internista”, per il suo impegno letterario e civile nel cantare, valorizzare e difendere la cosiddetta Italia interna, fatta di borghi appenninici, paesi fantasma, terre desolate ma sacre per chi il sacro sa come cercarlo.

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In questo periodo difficile per l’Italia e il mondo, ho voluto rivolgere a Franco Arminio tre domande che, pur orbitando intorno ai temi madre della sua poetica, non potevano non subire l’influenza degli eventi attuali. 

  • Questo periodo di quarantena per molti è un tempo di sacrificio, di asfissia psicologica, di nevrosi solitaria o familiare; il ritrovarsi isolati costringe “a darsi retta”, a frequentare se stessi e a concentrarsi sulle piccole cose ignorate. Per altri, invece, più “predisposti” dei primi, al netto della tragedia in atto, è un piacevole tempo di conferme nel silenzio, di armonia interiore coltivata in tempi non sospetti e che torna utile nel disorientamento generale. La Sua poetica incita a una ricerca dell’essenziale, del bello nascosto, di una semplicità lontana dalle luci della città, della libertà autentica. Crede che questa forzata esperienza collettiva orienterà, a emergenza conclusa, i più “distratti” verso una rivalutazione di questa ricerca?

Non lo so, ovviamente, ma temo che non lo sappia nessuno. Credo che una parte di persone comunque si orienterà nella ricerca di una forma di attenzione. Diciamo che “saranno un po’ meno distratti”, ma si tratterà purtroppo di una piccola parte.

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  • Nel libro “L’Italia profonda” (2019), scritto con Giovanni Lindo Ferretti, si descrive un’Italia assopita, nascosta, disabitata e dimenticata. Due riflessioni differenti ma complementari: ognuna scaturita da una diversa esperienza di vita “appenninica”. Che sviluppi avrà, secondo Lei, la diatriba non nuova (accentuata dai “fatti pandemici” di questi giorni) tra globalizzazione e una sempre più crescente rivalutazione paesologica delle piccole realtà?

Nell’immediato ci sarà una crisi di tutto ciò che è legato alla globalizzazione, al dominio del modello produzione-consumo e del modello economico in generale. Ma ciò accadrà solo nella prima fase di questa storia nuova che stiamo vivendo; poi piano piano è probabile che tutto si assesterà e ritornerà a come era prima della pandemia. Quindi sarà importante in un primo momento, che andrà da maggio alla primavera successiva – in un arco di tempo che coprirà circa un anno! -, realizzare una grande battaglia culturale per dare più spazio alle posizioni che nella tua domanda definisci paesologiche o comunque no-global.

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