versione pdf: Carla Malerba su “Elegia del confino” 
“ELEGIA DEL CONFINO”
lettura di Carla Malerba
Michele Nigro, che ha già al suo attivo una nutrita gamma di pubblicazioni e cura il suo Pomeriggi perduti con selezioni di varie scritture, presenta la sua ultima fatica letteraria dandole un titolo bellissimo, sognante, quasi anacronistico: “Elegia del confino”.
Un prosimetro, che si discosta dalle pubblicazioni che scorrono a fiumi nei social, nel quale la riflessione precede spesso la poesia divenendo un diario quasi quotidiano di pensieri che rimandano a significati interiori, appartenenze e ricordi, il tutto con la necessaria vena malinconica attenente al titolo.
L’ispirazione dell’autore, la scelta del tono risultano originali: consentono infatti a chi scrive di creare per sé un luogo dell’anima speciale dove pensare, annotare, scrivere poesia. Un luogo fertile di ispirazione per il quale occorrono meditativi silenzi come si scorge dalla premessa contenuta nel titolo, altamente rappresentativo di una concezione di vita, di una scelta deliberata all’interno di un pensiero che non si confonde nel brusio quotidiano del villaggio, nei dibattiti spesso sterili, ma si definisce nella scelta delle argomentazioni e nella ricerca di un confino, appunto, che è il poeta stesso ad eleggere come meritorio dell’eleganza dell’elegia, sfuggendo però dai toni connotativi del termine.
Testimonianza del distacco, inteso non come superbia, ma eleganza del pensiero e della scrittura; non ritrosia, ma appartenenza a un contesto di simboli e accadimenti, canto di strada e note musicali, sinfonie che si alzano nel silenzio notturno e si spengono, puro invito alla riflessione sull’esistenza e agli affetti cui spesso dedica, nel ricordo, parole di figlio: “A mio padre, / primum movens del confino” e “A mia madre, roccia silente / che ha continuato a crederci”.



















