Poesie minori. Pensieri minimi, volume 2

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[…] Questa seconda silloge, creata con “materiali di risulta”, come è stato per la prima pubblicata nel 2018, non vuole essere un ostentato elogio della brevità (perché in alcuni casi, pochi in realtà, non si troverà un testo breve) ma il tentativo di definire questo confine, mescolando poesie minori con pensieri minimi, senza fornire indicazioni per distinguere le une dagli altri. Sarà il lettore a separare, in base alla propria sensibilità ed esperienza, le poesie-pensiero dai pensieri poetici. Qualora ve ne fossero. Poesie e pensieri non sprovvisti di ironia, di un piglio dissacratorio, severo, lapidario, a volte rabbioso, di sfumature irriverenti, di parole eccessivamente “quotidiane”. Correndo il rischio di essere sottovalutati o fraintesi, anche se tutto è già stato previsto. Perché, forse, rischia di prendersi troppo sul serio solo chi non sa cogliere nell’apparente banalità la potenziale lungimiranza di un messaggio breve o scanzonato.

Non lasciatevi ingannare dalla gratuità della distribuzione di questa silloge: quando accettiamo un dono, in realtà cediamo all’Autore del regalo una piccola porzione della nostra anima; mentre sorridiamo o riflettiamo tra un pensiero leggero e l’altro, lo abbiamo già ripagato con una moneta che non appartiene a questo mondo.

(dalla Premessa)

[…]

Salutarsi prima delle ferie
è solo un modo di dire,
si continua a stare nel centro trafficato
del cuore agitato d’inverno
anche lontani mille miglia
dalla sciagura dell’esserci.

Ma come fa ogni volta Settembre
a salvarci dall’incuria dell’estate?
Quale magia ci riporta indietro
nel ricordo delle cose sensate?

[…]

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versione pdf gratuita: Poesie minori. Pensieri minimi – volume 2

Per leggere Poesie minori. Pensieri minimi – volume 1: QUI!

Commento a “Pomeriggi perduti”, di Antonella Tresoldi

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Commento alla raccolta poetica di Michele Nigro “Pomeriggi perduti”

Una lettura non facile, per nulla banale, da ripercorrere più volte, un piccolo gioiello da tenere sul comodino per assaporarlo con la lentezza e l’attenzione necessarie. Eppure, la prima volta ho letto tutto d’un fiato, rapita. La mia impressione percepisce un filo conduttore: la morte, intesa come liberazione da un certo materialismo della vita, da una disattenta frequentazione di azioni quotidiane; al contempo trapela un desiderio, forse una speranza di un vivere diverso QUI e ORA, ma pure un anelito dell’attesa di quel momento sacro in cui nulla conterà più. “Non c’importerà più di niente perché niente saremo forse vivi, forse no…” (Il momento perfetto). Tra le varie poesie tutte intense, ne trovo molte degne di particolare rilievo, nelle quali sento una probabile sconosciuta similitudine interiore con l’autore. Ad esempio: Le cose belle, Archivio, Echoes, Respiro stellare, Fuoco Eterno, Onirica, e soprattutto Pomeriggi Perduti e Il Momento Perfetto.

Concludo cogliendo tra le pieghe di tutto il lavoro, la malinconia “del secondo imbrunire” di battiatiana memoria, composta e piena di sentimento vero e puro, e soprattutto un monito d’amore per mettere in guardia le nostre esistenze. Per questo ringrazio Michele.

Antonella Tresoldi

Botteghe di bottarga

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Mi chiedevi svogliata della poesia
del suo stato di salute nella subintensiva
di un mondo stampato, letto da pochi
lungo la scia di cadaveri non chimica
sul fiume di un’estate
nata morta, non per la cattiva
intenzione del tuo sentirti viva
ma per i lidi recintati di falsa trasparenza
tra pagine non amate sul serio.

C’erano le grasse borgatare e le pallide represse
che dai tinelli s’atteggiavano a pettegole critiche
letterarie come le parole esplose
dell’edicola di De André per bombaroli
e le tristi botteghe di poesia
dagli unti – di densa saliva – quotidiani invenduti
buoni per avvolgere bottarga affumicata
o i resti dei rustici della festa di Laura la bottegara.

E i pederasti di nuova generazione,
ribolliti compagni di merende dal presunto verso
ribelle e avanguardistico simile a un peto scritto
a leccarsi tra loro come esuberanti vagoni
del treno rosa di pecore amiche d’ovile
che preferivano scamorze a raccolte
bottiglie d’olio a sillogi,
e la giornalista scesa dal Parnaso
per un servizio su questioni dozzinali
per inseguire poeti famosi e troppo lombardi,
la bella modella che fa la rivista ignorante
incisiva come un rutto nel vento
lo stesso della sua barca a vela,
starebbe meglio a fare compagnia
con un buon sesso di vocali ricciolute.

L’editrice in clausura non dava segni di vita
s’era tolta al mondo per farsi un dispetto,
affogata dalle bianche copie impolverate
tossiva peli di gatto e prefazioni elemosinate.
Vedo ancora il dolce sorriso
della poetessa dal capello preciso
e i suoi versi tracciati col righello, recensiti dal freddo
vuoto dello scambio di piaceri tra riviste rinomate.

Mi colpisci in pieno volto, senza pietà
con un corso online in comode puntate
di poetante poesia per funzionali analfabeti dell’anima.
Il cocainomane consiglia letture europee
la sciocchina s’indigna per il commento
il tradotto latinoamericano attende il fantasma di Neruda
il grande traduttore si concede banalità da covid.

Chiedevi non della poesia, in realtà
ma della sua superba fauna in cattività
per cattiverie subite e restituite,

però tu, non ti adagiare sotto il lume
guarda altrove, lontano dalla bolgia
incolla gli occhi alle pagine degli alti
vaga ignaro tra le strade distratte
e onora la parola che ti raggiunge
solitaria e infetta
nel cuore della signora di tutte
le quarantene di carta.

– video correlato –

“Il bombarolo”, Fabrizio De André

“Il momento perfetto”, lettura di Antonella Tresoldi

“Il momento perfetto”, poesia tratta dalla raccolta di Michele Nigro “Pomeriggi perduti” (ed. Kolibris, 2019).
Lettura a cura della scrittrice e poetessa Antonella Tresoldi, che ringrazio!

Stokkfisk

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Dolce vento di speranza
psicopompo per anime arse
benvenuto tra lenzuola umide
e tovaglie sconvolte
al termine di afose agapi,
attraversa con forza
le carni immobili.
Spolpami dalle ossa di città
seccami come stokkfisk
abbandonato ai tuoi nordici cugini.

(tratta da “Poesie minori. Pensieri minimi”, ed. nugae 2.0 – 2018)

“Dalia di mare”: 3 domande a Carolina Montuori

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“Il dolore può farti poetare, ma non sa essere poeta.”

Nata a Napoli nel 1990, Carolina Montuori si è laureata in Filosofia presso l’Università degli Studi “Federico II”. Educatrice e insegnante, è autrice di recensioni ed articoli culturali su riviste nazionali che mettono in risalto l’impegno delle donne nel campo della cultura. È recentissima la sua prima raccolta di poesie, Dalia di Mare (Terebinto Edizioni, 2020) e la partecipazione alla raccolta antologica Maelstrom, negli abissi dell’anima, a cura di Emilia Dente (Terebinto Edizioni, 2020).

  • Ti sei autodescritta, con una frase che mi ha molto incuriosito, così: “Io sono Rodari travestita da Pascoli che canta come Dalla”. Vorresti sviluppare ulteriormente il significato di questa definizione?

In una parola: “infanzia”, la mia. Quando si è bambini, si cercano riferimenti utili ad orientarsi nel proprio piccolo mondo. I miei erano: tre libri cartonati di Gianni Rodari da aprire in caso di “amore per la sapienza” e delle musicassette di Lucio Dalla per “sognare di amare”. A tal proposito desidero raccontare un aneddoto. Avevo diciassette anni, mi trovavo alla Feltrinelli di piazza dei Martiri a Napoli, con mio padre. Ci siamo ritrovati al piano superiore, ognuno con il proprio libro. Lì, solo tra i volumi esposti, c’era un piccolo signore con una papalina colorata e degli occhiali. Ricordo la scena come fosse ieri. Mio padre, dopo qualche tentennamento, gli chiede timidamente un autografo sul libro che aveva scelto. Dalla guardò Le Catilinarie di Cicerone e disse: “Proprio qui? Ne è sicuro?”.

Quella deferenza mostrata davanti a Cicerone mi ha per un istante suscitato un’immagine assurda, come se i due, Dalla e Cicerone, fossero stati l’uno davanti l’altro e il primo, umilmente, rendesse omaggio al secondo.

Giovanni Pascoli, invece, è incontro avvenuto ai tempi delle lezioni di letteratura a scuola. Mi sono invaghita del suo “velo”, della sua “nebbia”, ovvero delle immagini da lui elaborate per rappresentare la sua realtà, a volte insostenibile. X agosto è un manifesto di riferimento per la mia poetica, seppur giovane e ancora in evoluzione.

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Quarantena e poesia: 3 domande a Franco Arminio

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Franco Arminio è un autore che – come si usa dire in questi casi – non ha bisogno di presentazioni. Poeta, documentarista e paesologo (nel 2015 dà vita alla “Casa della paesologia” a Trevico), direttore artistico del Festival della paesologia “La Luna e i Calanchi” di Aliano, ha pubblicato romanzi e numerose raccolte di prosa breve e di poesie, registrando un successo che, nell’ambito di un genere letterario di nicchia come quello poetico, potremmo considerare raro: “Cartoline dai morti”, Cedi la strada agli alberiPoesie d’amore e di terra”, “Resteranno i canti” e il più recente L’infinito senza farci caso”, solo per citarne alcune. Apprezzato su tutto il territorio nazionale per i suoi reading in cui il pubblico non ha mai un ruolo marginale ma è co-protagonista attivo, è un intellettuale ad ampio spettro che mi piace definire – rubando un termine al lessico medico – “internista”, per il suo impegno letterario e civile nel cantare, valorizzare e difendere la cosiddetta Italia interna, fatta di borghi appenninici, paesi fantasma, terre desolate ma sacre per chi il sacro sa come cercarlo.

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In questo periodo difficile per l’Italia e il mondo, ho voluto rivolgere a Franco Arminio tre domande che, pur orbitando intorno ai temi madre della sua poetica, non potevano non subire l’influenza degli eventi attuali. 

  • Questo periodo di quarantena per molti è un tempo di sacrificio, di asfissia psicologica, di nevrosi solitaria o familiare; il ritrovarsi isolati costringe “a darsi retta”, a frequentare se stessi e a concentrarsi sulle piccole cose ignorate. Per altri, invece, più “predisposti” dei primi, al netto della tragedia in atto, è un piacevole tempo di conferme nel silenzio, di armonia interiore coltivata in tempi non sospetti e che torna utile nel disorientamento generale. La Sua poetica incita a una ricerca dell’essenziale, del bello nascosto, di una semplicità lontana dalle luci della città, della libertà autentica. Crede che questa forzata esperienza collettiva orienterà, a emergenza conclusa, i più “distratti” verso una rivalutazione di questa ricerca?

Non lo so, ovviamente, ma temo che non lo sappia nessuno. Credo che una parte di persone comunque si orienterà nella ricerca di una forma di attenzione. Diciamo che “saranno un po’ meno distratti”, ma si tratterà purtroppo di una piccola parte.

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  • Nel libro “L’Italia profonda” (2019), scritto con Giovanni Lindo Ferretti, si descrive un’Italia assopita, nascosta, disabitata e dimenticata. Due riflessioni differenti ma complementari: ognuna scaturita da una diversa esperienza di vita “appenninica”. Che sviluppi avrà, secondo Lei, la diatriba non nuova (accentuata dai “fatti pandemici” di questi giorni) tra globalizzazione e una sempre più crescente rivalutazione paesologica delle piccole realtà?

Nell’immediato ci sarà una crisi di tutto ciò che è legato alla globalizzazione, al dominio del modello produzione-consumo e del modello economico in generale. Ma ciò accadrà solo nella prima fase di questa storia nuova che stiamo vivendo; poi piano piano è probabile che tutto si assesterà e ritornerà a come era prima della pandemia. Quindi sarà importante in un primo momento, che andrà da maggio alla primavera successiva – in un arco di tempo che coprirà circa un anno! -, realizzare una grande battaglia culturale per dare più spazio alle posizioni che nella tua domanda definisci paesologiche o comunque no-global.

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Scie comiche, da “Nessuno nasce pulito”

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Scie comiche

Rigurgiti di ieri masticati e scordati,
scene passate ritornano non invitate
nell’area irriverente del sorriso.
Ironici intercalari dal tempismo scomodo,
presunti archiviati
e fatti irrilevanti ruminati dall’inconscio
affrontano la nuova giuria teatrale
di un presente scelto a caso.

Tra sguardi smarriti e ignari
ridendo in sordina esamini
sotto la sarcastica luce del vissuto
antichi drammi e sketch
riabilitati dal tempo.

(tratta da “Nessuno nasce pulito”, ed. nugae 2.0 – 2016)