Diego Ghisleni su “Pomeriggi perduti”, per “Intermezzo” rivista

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Una lunga, analitica, interessante e ricca recensione riguardante la raccolta “Pomeriggi perduti”, a firma del critico letterario Diego Ghisleni, è stata pubblicata sulla giovane rivista “Intermezzo” fondata e diretta da Alessandra Familiari, Greta Sala e Nicola Vavassori.

Per leggere la recensione: QUI!

“… Risponde a un’eco classica il dettato poetico che l’autore modula su filatrici moderne, poiché la rigida presa di posizione nei confronti di una realtà che veste stretta si giustifica in parallelo a un insistito scorgere la vacuità di una vita che il tempo scandisce inesorabilmente verso l’unica certezza che possiede. Nella raccolta, un ticchettio angosciosamente insistito torna in numerosi componimenti per ribadire la sua immanenza e rendersi palpabile, palesandosi a tutti gli effetti nelle poesie in cui gli enjambement restituiscono l’idea di un verso messo in fuga dall’incombere del destino di morte, come nel brano Eternity“Colpevoli di fiducia / nell’infinito / infilzate da lancette crudeli / giocano con l’effimero presente / le nostre morenti carni”…”

“Archive” su Litterateur di Novembre 2020

La poesia “Archivio”, tratta dalla raccolta “Pomeriggi perduti” e tradotta in inglese da Gray Sutherland col titolo “Archive”, è stata pubblicata sul numero di novembre (pag. 45) della rivista Litterateur, un’interessante e-magazine mensile di respiro internazionale.

Per leggere Litterateur Redefining World di Novembre 2020: clicca QUI!

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“Elogio del post apocalittico” su Poliscritture

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Per aver accolto, letto e pubblicato il mio articolo “Elogio del post apocalittico”, desidero ringraziare la rivista “POLISCRITTURE”, laboratorio di cultura critica a cura di Ennio Abate… Per leggerlo: QUI!

[…] Una popolazione mondiale decimata da una pandemia, un pianeta Terra distrutto e contaminato in seguito a una catastrofe nucleare… Molteplici sono le cause “inventate” (o profetizzate?) dagli scrittori che hanno impegnato le loro penne in questo sottogenere letterario: alla fine non importa sapere quale sia stata la causa che determina la drastica diminuzione della popolazione terrestre, la sua quasi estinzione o la sua mostruosa trasformazione in qualcos’altro. Quello che conta, ai fini narrativi e introspettivi, è la nuova condizione esistenziale con cui devono confrontarsi i pochissimi sopravvissuti (o il sopravvissuto): a volte le storie cominciano con un solo sopravvissuto che in seguito scoprirà di non essere l’unico ad avere superato indenne l’ora zero del nuovo corso storico. […]

Federica Gallotta su “Pomeriggi perduti”

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A distanza di più di un anno dall’uscita della mia raccolta “Pomeriggi perduti”, la recensione sulla rivista Shockwave Magazine a firma della poetessa Federica Gallotta si attesta immediatamente tra quelle più belle, interessanti e “sentite” lette finora… In un mondo editoriale svenduto e in crisi da anni, e in quello “poetico”, in coma farmacologico, costituito da “personaggetti” dal successo incomprensibile, troppo concentrati a guardarsi l’ombelico o a difendere un territorio nato arido, marcato con urine versificanti, le recensioni libere non affette da “scambismo di favori” sono diventate merce rarissima e quindi preziosa; da valorizzare e conservare gelosamente.

<<… Il verbo ritornare percorre l’intera raccolta: è verbo cardine, che ci segnala un tema strettamente legato a quello del tempo: la ciclicità della vita. La vita è un ciclo in cui tutto passa e ritorna. Non esattamente uguale a prima ma seguendo il modello logico della sintassi: muta la superficie ma lo schema profondo resta immutato. Torneranno le stagioni (non quella precisa estate, non quel preciso temporale…): “Prima di partire / in avide dispense / metto da parte / le cose belle di sempre, / per gli inverni / che non tarderanno” (Le cose belle di sempre (La dispensa), pagg. 25-26); “Alla vita ormai persa / che scorre nel mare calmo / della morte che accoglie, / sperando di ritornare / giovane umidità / e nuvole / e di nuovo pioggia / tra i vivi di domani” (Acqua di ritorno, pag. 30)…>>

Per leggere la recensione di Federica Gallotta: QUI!

Per acquistare “Pomeriggi perduti”: QUI!

“La narrazione della malattia dal Cinquecento al Novecento”, quaderni di arenaria vol. XVIII

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Sul vol. XVIII di Quaderni di Arenaria, un’interessante recensione (a pag. 10) riguardante il saggio Relazioni, contesti e pratiche della narrazione, libro collettaneo a cura di Lina Scalisi e Pina Travagliante. Vengono indagati nel volume “i modi in cui la memoria collettiva ha elaborato il tema della malattia e delle alterazioni del corpo attraverso le narrazioni individuali”. Con particolare riguardo alle malattie infettive, le epidemie e le pandemie che hanno caratterizzato e segnato alcuni periodi storici…

Per leggere il vol. XVIII di quaderni di arenaria: QUI!

Segue uno stralcio:

“… Lavinia Gazzé si sofferma su Le prime testimonianze del mal francese in Italia. Nel 1722 veniva pubblicato Un diario dell’anno della piaga sulla ‘grande peste’ che aveva decimato Londra nel 1665. Il diario, dietro pseudonimo, era stato scritto da Daniel Defoe, l’autore del Robinson Crusoe. Ma è comunque la sifilide che dal suo apparire ha fatto versare fiumi d’inchiostro. La malattia apparve subito incontrollabile e, tra la fine del 1495 e i primi mesi del 1497, si diffuse come un’epidemia. Il Trepanoma pallidum si propagò in Italia durante la spedizione francese di Carlo VIII (1494-1495). La malattia, diffusa tra i militari francesi e spagnoli fu trasmessa ai mercenari italiani e stranieri. Secondo Ruy Diaz (de la Isla, medico andaluso) la prima diffusione del morbo si ebbe a Barcellona, dov’era approdato il corpo di spedizione di Colombo proveniente da Hispaniola. Sono vari gli speziali e i medici che ne parlano. Ma Tommaso di Silvestro, notaio e canonico del Duomo di Orvieto, scrisse quanto avveniva nella sua città e nel territorio circostante dal 1482 al 1514, dove il 7 novembre 1494 era passato l’esercito francese, preceduto dai mercenari svizzeri (al cui seguito c’erano 70 “femine todesche et franciose”)…”

“Amorose retoriche” su Le stanze di carta

Nuova selezione e pubblicazione di poesie per Le stanze di carta: la mia poesia “Amorose retoriche” per l’inedito del giorno. Grazie a Ilaria Cino e alla Redazione di Le stanze di carta per l’attenzione, la lettura e l’ospitalità…

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eBook n. 103: Il momento della partenza, di Michele Nigro [Saggio], LaRecherche.it

Il momento della partenza
Analogie e differenze tra gli esempi di Manzoni e Tolkien

La semplicità di questi personaggi creati dalla fantasia di Manzoni e Tolkien rende necessaria l’intermediazione (e non solo per fini narrativi) di figure importanti e trasversali come fra’ Cristoforo e Gandalf: il primo, strumento della Provvidenza, è il ‘padre spirituale’, il ponte tra Dio e la ‘povera gente’, è colui che non compie magie ma ‘combatte’
il nemico ricordandolo nelle sue preghiere; Gandalf è un vecchio saggio, uno ‘stregone’ (nell’accezione più esoterica e sapiente del termine) che conosce la Natura (umana, sovrumana e soprannaturale), interpreta i segni, consulta antichi testi, conosce lingue dimenticate, combatte il nemico utilizzando una conoscenza che non traspare mai se non nei momenti drammatici della ricerca.

Sorgente: eBook n. 103: Il momento della partenza, di Michele Nigro [Saggio], LaRecherche.it

“Crionica” su Future Shock

… vecchie scritture rivomitate dal web: il racconto “Crionica”, su Future Shock on line