Il mito del padre

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Ho fatto i conti
col mito del padre
spargendo qua e là
seme che non darà frutto,
chiudendo l’anima ferita
a ipotesi di dialoghi in ritardo.

Vedo partire i vecchi altrui
ombre di quel che non fu,
s’ingoiano improvvise assenze
una flebile tristezza
appanna il cinico passo

per ritornare di nuovo sereno
sulle mie strade solitarie.

[immagine: “Die Andacht des Grossvaters” (Devozione al Nonno) di Albert Anker (Svizzera 1831 – 1910). Olio su tela, 63 x 92 cm, 1893. Kunstmuseum, Berna, Svizzera]

Cimiteri di montagna

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I cimiteri di montagna
sono ferite antenate
aperte verso il cielo dei nostri tramonti,
sanguinano nuvole bianche
tra lame di marmo celeste
e sprazzi di cappelle funebri
come tinelli eterni
familiari e saputi.

Ferite che non asciugano mai
sotto la pioggia improvvisa
sulle campagne assetate di vita,
sono paesi nei paesi
ma a distanza da sussurri umani
toccano più di altri angoli
la perfezione divina.

 (immagine: quadro di Zdzisław Beksiński)

Post-apocalittico

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Se non ci fossero più i caldi metalli rotanti
e il nostro andare con passo incerto, senza un progetto
l’asfalto splenderebbe senz’ombre al tramonto
nell’abbraccio silenzioso di un sole morente
e l’universo che da sempre ignora
le piccole beghe tra gli uomini
cadrebbe felice ai piedi di un’assenza.

Sogno città non più dolenti
e le vuote dolcezze della fine,
un dio stupito godrebbe finalmente
delle fila di formiche indaffarate
indisturbate e regnanti
nel ritirarsi ordinato
della sera.

“L’imbrunire” – Giovanni Lindo Ferretti

Anima legume

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Le donne vanno giù di rosario
dalle finestre della chiesa spiragli
di un infinito un po’ barocco
che tiene compagnia ai vegliardi
prima dell’ora fatale e della sera.

Ed io che vorrei uno scuro baccello
tutto mio quando la vita incalza
e la luce senza chiedere trafigge
gli intenti, solo pensati su carte
trascurate come figli non voluti.

(ph M.Nigro©2021)

“Xavier de Maistre e i nuovi zombi” su Pangea.news

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Il mio articolo “Xavier de Maistre e i nuovi zombi” (già pubblicato su questo blog, qui) è stato riproposto su Pangearivista avventuriera di cultura e idee, “una delle migliori rassegne culturali in Italia”, curata dal giornalista, poeta, scrittore e critico letterario Davide Brullo e che da sempre pubblica articoli interessanti e culturalmente stimolanti.

Per leggere l’articolo: QUI!

Lamento degli amnesici mascherati

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Siamo stati forgiati nella fucina della solitudine,
non chiediamo aiuto mentre affoghiamo
non emettiamo suono alcuno
perché preferiamo il silenzio anche in punto di morte.

Senza chiedere l’elemosina del consenso
maciniamo chilometri dolenti
tra gli inciampi del buongiorno
e gli inganni della sera,
coltiviamo amori insonni
come lucciole per un domani dei sensi.
Ma è il confine della vita persa e dei colori cangianti
a sembrare invalicabile
nel via libera a singhiozzo dei prudenti.

La vita originale è perduta ormai,
non ricordiamo più il volto della città consueta
le priorità naturali dell’esistere,
spacciamo per grasse libertà
quel che resta del nulla decantato
sul fondo dell’abitudine.
È una sirena non di mare
questa musica nuova e stridente
che sfreccia tra i nostri sabati.
Non ricordiamo più
la via della facile speranza
quando la donavano a grappoli
agli angoli delle strade di ieri.

È strana quest’atmosfera
di finta salvezza sul finale
di battaglie private intrecciate a telegiornali
di catastrofe pulita, inodore
e di morti non visti, né toccati.

Malediciamo i colpi della vita
ma con l’altra metà del cuore
li benediciamo come maestri, alla fine,
da accogliere con il sorriso rassegnato
sull’uscio della disperazione fatta casa.

I passi solitari nella città mascherata
verso mete non desiderate
e i bocconi di fiele ingoiati a comando
con l’abitudine scandalosa del prigioniero
che chiama ‘mondo’ i suoi metri quadrati
nel corso degli anni condannati,
saranno le assurde nostalgie
del futuro, in tempi di insperata serenità:
è incredibile come l’essere umano
si affezioni ai travagli dell’esistere
e ai muti maltrattamenti del quotidiano.
Non siamo cronaca, ma solo crocifissi senza sangue
dispersi tra la folla del solito,
siamo le bianche vittime
delle silenti frustate della vita.

Risponderemo colpo su colpo
con la mente e il coraggio del cuore
finché ce la faremo,
siamo organizzati nei cunicoli della storia
per affrontare gli accidenti notturni
e le ingiustizie del mattino.
Siamo aperti alla nera fantasia
degli educati tribolamenti
e all’estro dell’imprevisto che bagna il bagnato,
nutrimento sono per noi
il malanno dei cari
e le noie del prossimo,
le cadute di stile e dei gravi
e le grigie notizie dal mondo.
A chi ci affidiamo non è ben chiaro,
ma abbiamo fede nell’infedeltà del cammino.

Un giorno, forse, torneremo a desiderare
le cose che oggi abbiamo dimenticato
per disabitudine a quel che dovrebbe essere
o per una salvifica amnesia: nel non ricordo s’acquieta il dolore.
Sarà bello e spietato come un matrimonio incosciente ma agognato
all’indomani di guerre mondiali finite e lasciate andare.

Tramonta, falso sole di clausura!
Lasciateci liberi di non tornare a vivere,
di tornare a risorgere un giorno
insieme a quest’umanità martoriata dai numeri
ma ancora distratta da futili motivi serali.
Uniremo i nostri dolori domestici
a quelli di tutte le nazioni del pianeta,
torneremo alla sorgente della speranza
anche quando ci saranno musica e balli per tutti
come se nulla fosse accaduto,

alla fonte di quel silenzio che salva
quando i mondi sono spenti e chiusi.

versione pdf: Lamento degli amnesici mascherati

(immagine: dal film “Matrix”)

Un giorno

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Un giorno
quando il distacco
allenato dal tempo
lo permetterà, senza
troppi rimorsi legati
a quelle parole scritte
con un tratto non più mio
riuscirò a leggervi,
e avrete conservato
intatto come inchiostro recente
il potere di una sciabolata
in pieno volto a una sciocca
giovinezza arresa.

Ma non oggi,
non è ancora l’ora
di spalancare pagine
di vite lontane, per finalmente
capire.
Solo sprazzi rubati
con la coda dell’occhio
da seppellite angosce.

(tratta dalla raccolta “Pomeriggi perduti”)

(ph M.Nigro©2021; titolo: “Riesumando diari”)

“Poeti e no” su Pangea

Il mio articolo “Poeti e no” (che scimmiotta il “Uomini e no” di Elio Vittorini), già apparso su questo blog, è stato riproposto con un titolo tutto nuovo su Pangea, rivista avventuriera di cultura e idee, “una delle migliori rassegne culturali in Italia”, curata dal giornalista, poeta, scrittore e critico letterario Davide Brullo e che da sempre pubblica articoli interessanti e culturalmente stimolanti.

Per leggere l’articolo: QUI!

Diego Ghisleni su “Pomeriggi perduti”, per “Intermezzo” rivista

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Una lunga, analitica, interessante e ricca recensione riguardante la raccolta “Pomeriggi perduti”, a firma del critico letterario Diego Ghisleni, è stata pubblicata sulla giovane rivista “Intermezzo” fondata e diretta da Alessandra Familiari, Greta Sala e Nicola Vavassori.

Per leggere la recensione: QUI!

“… Risponde a un’eco classica il dettato poetico che l’autore modula su filatrici moderne, poiché la rigida presa di posizione nei confronti di una realtà che veste stretta si giustifica in parallelo a un insistito scorgere la vacuità di una vita che il tempo scandisce inesorabilmente verso l’unica certezza che possiede. Nella raccolta, un ticchettio angosciosamente insistito torna in numerosi componimenti per ribadire la sua immanenza e rendersi palpabile, palesandosi a tutti gli effetti nelle poesie in cui gli enjambement restituiscono l’idea di un verso messo in fuga dall’incombere del destino di morte, come nel brano Eternity“Colpevoli di fiducia / nell’infinito / infilzate da lancette crudeli / giocano con l’effimero presente / le nostre morenti carni”…”