Da “Non finirò di scrivere sul mare” di Giuseppe Conte

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Da “Non finirò di scrivere sul mare” di Giuseppe Conte

Lettura di Michele Nigro

“Amleto” di Guglielmo Scuotilancia per la Giornata Mondiale del Teatro 2021

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Che Guglielmo Scuotilancia mi perdoni!

Da “Amleto” di William Shakespeare

Atto terzo, scena I

per la Giornata mondiale del teatro 2021

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(ph M.Nigro©2021)

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Ars auscultandi

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Rispondi ai fatti
con ben altri fatti
i tuoi, come sempre
distratti e sordi.

Dialoghi s’incrociano
su strade di purissimo ego,
dalla solitudine d’inverni chiusi
senza una voce alterna e presente
alla violenta pretesa d’orecchie
nuove e straniere, non le già abusate
di paese troppo piccolo.

È un’arte in disuso
quella dell’ascolto,
farsi muti dinanzi
alla sacra parola dell’altro
calarsi con umili corde non pensanti
nelle grotte dell’anima senz’aria
assistere all’esplorazione del buio
diventare quelle paure e tacerne l’eco,
non rispondere all’esempio
con esempi uguali e contrari
ottusa gara di saperi muscolari

fermarsi in silenzio
annullare il passo come per un tramonto,
infine contemplare lo strano suono
non provenire dal solito io.

(ph M. Nigro©2021; titolo: “I manichini non ascoltano”)

“Inverno a Luino”, Vittorio Sereni

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“Inverno a Luino”, poesia di Vittorio Sereni.
Tratta dalla raccolta “Frontiera”; lettura di Michele Nigro.

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Happy birthday White Duke

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Wall

Muro di capricci politici e divisioni studiate
di famiglie separate nella notte, cemento di stato
padre a est, madre a ovest, speranza senza bussola
una mano tra il filo spinato saluta lontano
non lascia tracce sulla sabbia rastrellata,
muro di fredde guerre
da riscaldare al sole mortale dell’atomo.

Muro contro muro
abbattuti da fallimenti ideologici
e da colori ragazzi
mescolati dai fari assassini
di sentinelle devote,
da traballanti economie
e lunghe file per l’aria.

Un tricolore francese
su vecchie mura nemiche
e un leitmotiv marsigliese
segnano nuovi giorni
di dolore e sangue,
e nuovi mattoni
per moderne paure
a oriente del progresso.

Pensieri ribelli dipinti
e lasciati fiorire sul muro del potere,
da luogo bizzarro della storia
a meta turistica.
Un filo d’umana follia
unisce le diverse forme
dell’assurdo
tra un selfie e un currywurst.

(Berlino, 13 novembre 2015)

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Poeti e no

Alfred Kubin, Des Menschen Schicksal (The destiny of man), 1903.

Da quando la critica letteraria, quella austera che non concedeva il minimo spazio all’avanguardia e all’evoluzione poetica, diciamo così, s’è data, rintanandosi per nostra fortuna in qualche rigida e poco letta pubblicazione accademica, si assiste a un fenomeno piuttosto divertente e per certi versi intrigante per la periodicità con cui si manifesta e per l’omogeneità categoriale dei suoi iniziatori. Di tanto in tanto, sul web soprattutto, divenuto ormai luogo proficuo di conoscenza diretta dello scrittore e di costruttivo confronto letterario, appaiono “studi” critici sotto forma di agili post attraverso i quali i loro autori cristallizzano teorie su nuove poetiche affioranti e nuove correnti individuate nonostante il caos delle pubblicazioni, filtrano voci considerando solo alcuni rapidi frame, militano in maniera parziale (e incompleta per loro stessa ammissione), veicolano manifesti improbabili e non sottoscritti ufficialmente da nessuno, basati su impressioni stilisticamente e statisticamente irrilevanti, raggruppano – in base a parametri discutibili o a empatie effimere nate sull’onda goliardica di qualche festival della poesia, tra una birra e un reading  ̶  nomi di poeti che a loro dire rappresenterebbero le nuove leve letterarie, il nuovo sol dell’avvenire poetico, le speranze evoluzionistiche di un genere letterario così particolare come è quello poetico. Tutto molto incoraggiante e avventuroso.

Ma chi stabilisce cosa? Non tutto può essere letto, compreso, valorizzato, contestualizzato, è chiaro, e molti autori sono destinati  ̶  a volte anche giustamente  ̶  a restare nell’ombra per molto tempo o forse per sempre. Una domanda giusta da fare, tuttavia, potrebbe essere: proprio perché è impossibile tastare il polso poetico generale di un’epoca, è giusto e soprattutto è scientificamente onesto trarre conclusioni generalizzanti basandosi esclusivamente su un paniere di nomi a cui associamo alcune gradevoli letture che comunque non possono rappresentare l’intero andamento di un periodo storico? In base a quante e quali letture è possibile stabilire la linea evolutiva della poesia nel corso di una determinata epoca? Difficile da stabilire soprattutto se è in fieri, e quindi proprio perché difficile, alcuni articoli appaiono ancora più faziosi, superficiali, quando non del tutto inutili dal punto di vista critico, per non dire disonesti. Si tratta di isole oziose: come quella sorta dalle acque intorno al tema superfluo dell’omosessualità di Leopardi, e creata a tavolino per soddisfare i pruriti gender di chi utilizza la storia della letteratura pro domo sua. Lo stesso si può dire della maggior parte delle antologie-contenitori in circolazione: i loro curatori s’illudono di fare epoca, di deviare il corso della storia letteraria contemporanea, o forse sarebbe più corretto dire che illudono gli autori convocati, i quali vi partecipano sborsando denari e cullando il sogno di far parte di una corrente artistica nata intorno alla pubblicazione. Il mito dei manifesti e dei “gruppi” all’epoca dell’esposizione mediatica più fluida che la storia della comunicazione abbia mai conosciuto.

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“Dialoghi da bar”: libere conversazioni su libri & dintorni

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È nato un nuovo canale su YouTube, “Dialoghi da bar”: nel video di presentazione io e l’amico Francesco Innella spieghiamo qual è l’intento di questo progetto basato sull’immagine e sulla voce.

Per iscriverti al canale, clicca QUI!

“DIALOGHI DA BAR”

Libere conversazioni su libri & dintorni

Canale ideato e curato da Francesco Innella e Michele Nigro che, partendo da un libro letto o cogliendo l’occasione di un ospite invitato a parlare di determinati temi, tenteranno di affrontare “quasi a braccio” argomenti di varia natura senza la pretesa di essere esaustivi o culturalmente divulgativi, ma con la leggerezza tipica di chi ama incontrarsi in un bar per chiacchierare. I rumori di sottofondo, che accompagnano e sembrano contrastare i dialoghi, fanno parte della caotica vita quotidiana: la solitudine degli interlocutori – magistralmente rappresentata dal noto dipinto “Nighthawks” di Edward Hopper – è circondata dai suoni a volte disturbanti di un mondo distratto e forse, troppo spesso, disinteressato alla cultura.

immagine: “I nottambuli” (Nighthawks) dipinto di Edward Hopper (1942)

Video di presentazione su Instagram

Distant Worlds: omaggio terrestre ai Mondi lontanissimi di Franco Battiato

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Distant Worlds

Mondi diversi, lontanissimi
eppure vicini si sfiorano, lembi casuali
in ognuno una lingua astrusa
barriera cortese contro
accidentali diluizioni.
Esperienze culturali,
vibrazioni opposte come voci
risalenti da folle di mercato.

Incontri comici, a volte
poi ritornano a reggere, paralleli
il proprio angolo di universo
credendosi centro, verità unica
in storie impermanenti.

Un cielo materno
punteggiato di ali
accoglie le invisibili rotte
di razze e destini astrali.

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“A VOCE”: 3 poesie di Michele Nigro

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Lettura di Patrizia Valanzano del gruppo di lettura Ci metto la voce, in collaborazione con il laboratorio Poetry Factory.

Per ascoltare le 3 poesie: QUI!

Le poesie inedite lette sono:

Giordano

Attesa d’autunno

Non posso respirare (la distanza naturale) 

“Debito autunnale”, Ghiannis Ritsos

Perché è importante ricordarsi dell’autunno anche durante l’estate…

“Debito autunnale”, Ghiannis Ritsos
lettore: Michele Nigro
(sottofondo: incipit del brano “Amore che fu”, Napoli Centrale con James Senese)