
I vecchi odori congelati
– eredità del professore –
diventano brodo d’autunno,
nell’acqua calda di dado
borbottano aneddoti colati
attendono pastine serali
riso al dente o tortellini
anche le farine scadute
invidiose del sedano a mollo
si fanno largo senza lievito madre
negli antri infernali del nero forno,
aspirano a essere panini poco cresciuti
molliche di tempo e speranza
per ritrovare la dimora del senso.
Si inciampa in rimasugli
di vite passate, resti di noi
di cibi per l’anima dei ricordi
stanchi riverberi casalinghi
di presenze ormai eterne.
È un riciclo di cose umane
quotidiane, sparpagliate in giro,
sussurrano usi differenziati
riesumazioni d’ufficio
per sentirsi ancora utili
alla causa della resurrezione.
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