Carte nel buio

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Ora, se vuoi, ignora pure
l’invenzione della carta
le memorie affidate all’attrito
nei secoli dei secoli,
nel giorno in cui il buio ritornerà
la cercherai come un tempo l’oro
per continuare a dire i segreti
delle anime estinte,
quando prima dell’elettricità
sapevano dirigere i passi
verso il cuore degli uomini.

Dal mio posto di vedetta che legge
tra spiragli di tende e palpebre
intravedo una croce di ferro
arrossata da mille tramonti,
è la stessa muta compagna
dell’ultimo viaggio dell’anima più cara,
la bussola serale dei rosari sgranati.

Lontano, lassù
sulla collina tratteggiata
da file di luci confortanti
persiste ancora, indelebile
la scia fumosa dell’estremo rogo
cremazione di tutti gli atti terreni
a rendere polvere in anticipo
il lento logorio del tempo.

Tramonta, dunque
falso bagliore d’umanità notturna!
ridammi le sacre tenebre
primordiali delle origini,
voglio ritornare agli esordi
ai vagiti e al primo respiro
al senso eterno delle cose
al tremore nel donarsi alla storia
alla vita in ritardo
che fedele attende l’alba,
quella giusta.

“L’ultima muta” su POLINVERSI