
Nelle albe di lavoro
è una dolce spada
di luce e speranza, trafigge
il primo chiarore ad est il petto
e gli occhi assuefatti di gatti
al buio e attenti all’abigeato
di cavalli in ferro e argilla.
Ritornano lenti i contorni alle cime
perse nell’oscurità del trapasso,
l’erba gelata attende fedele
la nascita d’una carezza luminosa.
Preghiera all’ultima stella sul confine,
esordio al mattino senza domande
di sbadigli e brina sull’anima
tra un candore di spazio celeste
fanno male per troppa luce
i vagiti del nuovo giorno,
consueti bagliori d’aurora
scruta nella fredda notte
e si rimette in strada
con la solita fede
il viandante assonnato.
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(ph M.Nigro©2024; titolo: Squarcio d’alba)
