Corri ragazzo, corri!

“… Corri ragazzo, corri!

alla stessa velocità del mondo.

Mimetizzati

e lascia le pause agli indecisi pensanti,

perché fino a quando correrai

nessuno si accorgerà di te…”

(dalla raccolta “Nessuno nasce pulito”, ed. nugae 2.0 – 2016)

Leibowitz

Torneranno le danze della pioggia
e in notturni falò ancestrali
bruceremo le app meteo,
come ai tempi di Leibowitz
pire di libri mai letti, condannati
roghi di carne scienziata
in sacrificio ad antichi errori sapienti.

Mettere in dubbio il dna
la verginità di Maria
l’uomo sulla Luna
la sfericità di mondi al tramonto
le cose invisibili e visibili
il racconto dell’inviato
il credo nel sempre saputo,
anche nell’immagine reale
ingannata dall’artificio intelligente
non avremo più fede.

In dubbio la terra calpestata
l’aria respirata
i pensieri pensati
l’umanità sfiorata,
saturi di conoscenza
ci affideremo al mistero

tornerà il futuro nei fondi di caffè,
i fulgatores, gli aruspici
gli etruschi àuguri
riprenderanno a indicarci sui social
il destino dei viaggi spaziali,

e scenderemo ignoranti
nell’Ade dei chissà.

(immagine: FONTE)

 

Espiazione

Non gettare tempo al nulla
all’algoritmo che non legge,
non più messaggi in bottiglie
rotte dal flusso di acque elettriche,

sfiora le mani della donna infedele
rifiuta la musica solitaria di ieri
prega come se vedessi dio, e chiedi
bussa, progetta, strappa con coraggio
il pronostico crudele sul destino
viaggia non per noia da perdigiorno
lungo i nuovi sentieri della grazia,
ma per espiazione
sia l’intento dei giorni a venire.

Dal quartiere bruciato d’agosto
grida di madre ferita negli ultimi inverni
si levano insieme all’arsura di guerre lontane,
è già dolce in bocca e sulla pelle l’autunno alle porte
una sicura promessa che non prevede la morte dell’anima.

(ph M.Nigro©2024; titolo: me stesso)

Non può essere tutto qui!

“… Prove di serenità

autunnale

troppo lontana

per salvarci,

costretti a vivere

l’ennesimo agosto

tra briciole di luce

e sotterranei valori…”

(tratta da “Nessuno nasce pulito”, ed. nugae 2.0 – 2016)

https://amzn.eu/d/cDACxWt

Su “Errata Complice” di Stefania Giammillaro, nota di Carla Malerba

C’è talvolta una naturale intesa tra donne che scaturisce da qualcosa difficile da definire e che diviene momento privilegiato o affinità elettiva, che dir si voglia.

Raro dono che unisce improvvisamente, attraverso il sentire poetico e fa scorgere elementi comuni che servono ad una comprensione della vicenda umana e spirituale di chi si legge, tale da riconoscere nello scritto stati d’animo familiari, legati a sentimenti di gioia o di dolore. Mi sono avvicinata alla raccolta di Stefania Giammillaro* empaticamente, da donna a donna, cercando di cogliere nel verso e nella parola quello che io stessa avrei scritto o sentito di dover dire.

Quella di Stefania è poesia d’amore, quasi un diario dei giorni trascorsi dove nella figura maschile che si affaccia non leggiamo caratteri distintivi: né occhi, né mani, rare parole. È la ricostruzione di un percorso iniziato fiduciosamente e poi interrotto lasciando nella mente e nel cuore segni difficili da cancellare.

Solo una serie di presagi anticipano quella presenza, quasi nascosti da versi che appuntano ciò che è stato, ciò che sarà. Invocazioni profetiche – sorprendimi con le labbra serrate / al buio di ogni promessa – voluti controsensi – tienimi stretta per non cadere / nelle tue mani.  Così si staglia nell’ombra la figura indistinta di chi non ha saputo amare mentre la voce poetante ricostruisce la vicenda senza indulgere a visioni consolatorie.

C’è un senso di consapevolezza piena in questi versi che si avverte e accompagna fin dalle prime liriche: in essi non si attenua il ricordo del rimbombo dei flutti marini, né nulla si distende nella preghiera scandita dall’efficacia degli imperativi pur rimanendo sempre la poesia ancora di salvezza in cui il patto si rende necessità vitale (nascondimi, preservami, tienimi stretta…); la metrica ha una solennità incidente, il senso profetico non abbandona il lettore mentre ribadisce la conoscenza di una crudele incapacità di amare.

Tuttavia nella poesia di Giammillaro la ricerca del bene è sempre ricorrente, si apre come qualcosa in cui credere, nonostante l’incertezza in cui l’anima si trova fino a diventare invocazione nei versi che racchiudono tutto il non-detto:

Accarezzami dal conforto / racchiuso nel non decidere /

se amarmi / – per non soffrire / o odiarti / – per non morire

Continua a leggere “Su “Errata Complice” di Stefania Giammillaro, nota di Carla Malerba”

“Mal’ore”, booktrailer #4 da “Carte nel buio”

Michele Nigro legge la poesia “Mal’ore” tratta dalla raccolta “Carte nel buio” (poesie / 2019-2024), ed. nugae 2.0 – 1ª edizione: maggio 2024; prefazione di Carla Malerba, postfazione di Emma Pretti.

Copertina rigida, brossura, ebook: https://www.amazon.it/dp/B0D37RYDT1

Su “Became”, racconto ‘in fieri’ di Sandro Battisti: una nota pioniera di Barbara Anderson

Quella di seguito riportata è una recensione in anticipo sui tempi. Ne sono venuto in possesso attraverso vie collaterali e riguarda il nuovo lavoro di Sandro Battisti, ambientato nell’Impero Connettivo, che lo stesso autore sta ancora editando; la recensione alla prima stesura è a cura di Barbara Anderson, che redige recensioni sul conosciuto blog Les fleurs du mal, ed è una testimonianza in embrione di ciò che normalmente è precluso ai lettori: le bozze di lavoro. La particolarità di questa novelette è che inserisce nella saga dell’Impero Connettivo il concetto del sesso quantico, ovvero dell’estensione sessuale che si muove attraverso una quantità trascendentale di dimensioni postumane.
Lo scritto, Became, sarà pubblicato presumibilmente nell’inverno prossimo dalla casa editrice Delos Digital, nell’ambito della collana L’Orlo dell’Impero che racconta gli eventi dell’Impero post Premio Urania, riconoscimento che l’autore ha vinto nell’edizione 2014; a ognuno quindi il suo giudizio e, soprattutto, non vedo l’ora che la novelette venga pubblicata, così da leggerla. Immergetevi nei dettagli della Anderson, estremamente attenta e precisa nel descrivere le sensazioni, e buon hype
PS – Silvio Sosio, quante recensioni hai letto finora di bozze ancora da sistemare?
Barbara Anderson, farai anche una recensione al libro ufficiale, così da tracciarne le differenze?
Became, Sandro Battisti. A cura di Barbara Anderson
Quanto è complicato recensire un romanzo e una storia che ci è piaciuta molto?
Tantissimo perché ci sarebbero tante cose da dire, da spiegare, da raccontare e quando le emozioni implodono dentro diventa complicato sezionare, scindere e dividere le sensazioni e le emozioni categorizzando in comparti stagni in modo da poter fare un’analisi accurata del tutto.
E io non posso scindere quello che per me è bello nella sua integrità.
Premetto che adoro la scrittura di Battisti, che trovo pura arte comunicativa dell’anima e dell’immenso.
Ho scoperto il suo impero connettivo, luogo dal quale non riesco a staccarmi mai, perché è l’unico posto letterario in cui mi riconosco e mi riscopro immersa in un’immensità di energia in espansione verso l’esplorazione di nuovi universi partendo da quelli interiori seppur ormai gli abitanti di Nefolm sono postumani e io sono una forma quasi Neanderthal dell’essere umano.
Ho avuto il privilegio e l’onore di leggere questa storia quando ancora era allo stato grezzo, ancora intoccata, non modificata, pura nella sua vera essenza; così come era trasudata dalla mente del suo autore.
Entrare nell’intimo di un prodotto artistico è qualcosa di assolutamente magico e speciale, un onore di cui faccio immenso tesoro poiché mi permette di capire il modo in cui l’autore lavora, sviluppa le idee, di come una storia nella mente di un uomo diventa (became) un prodotto finale; una storia avvincente ed emozionante. La sua trasformazione.
Con Battisti di questo si tratta, di trasformazione, di comunicazione, di visione, di espansione.
Le connessioni dell’impero connettivo avvengono attraverso la comunicazione, gli scambi di dati non solo tra individui ma anche tra oggetti, luoghi e cose. Tutto è collegato, tutto comincia e prosegue con tutto.
La percezione fisica e psichica è qualcosa che supera il concetto di materia e di tempo ed è negli spazi che restano aperti gli accessi ad altre possibilità, ad altri universi paralleli, vicini e lontani.
Nello spazio ma anche all’interno della nostra anima, dei nostri sogni, degli anfratti inesplorati della nostra mente.
Il messaggio di Battisti arriva attraverso un linguaggio forte, intenso, profondo, complesso magari per un lettore inesperto non abituato a un lessico così ricercato e particolarmente bello.
Dal primo romanzo che lessi di questo autore rimasi subito incantata proprio da quella forma di linguaggio che diventava la pura essenza del messaggio linguistico verbale, iconico, visivo, mimico, gestuale ma possono delle parole racchiudere anche la fisicità? Oh sì che possono soprattutto se le parole vengono utilizzate con peso e leggerezza, come vettori che trasportano informazioni di aggiornamento a un software ormai datato che ha bisogno continuo rinnovamento e io sono un software che non sono mai riuscita a caricare in questa realtà in cui vivo.
Le storie di Battisti non sono solo caleidoscopiche fantasie, non sono solo fantascienza, non sono solo il frutto di una personalità weird.

Continua a leggere “Su “Became”, racconto ‘in fieri’ di Sandro Battisti: una nota pioniera di Barbara Anderson”

“Carte nel buio”, postfazione di Emma Pretti

versione pdf: “Carte nel buio”, postfazione di Emma Pretti

Da una panoramica a volo d’uccello appare fin troppo evidente che, dal futurismo in poi e a fortune alterne, la poesia si è costantemente impegnata a reclamare il diritto di svincolarsi dalle briglie e dai legacci di una classicità che la costringeva a schemi rigidi, soffocando la sua naturale inclinazione a una particolare forma di “selvaggità” a cui aspira da sempre senza però concedersi mai completamente.

Comunque è alla fine degli anni ‘50, sotto la spinta dei giovani poeti della beat generation – e proseguendo nel clima ribollente dei tumulti studenteschi, sociali e politici – che la poesia sfonda molte porte, sgancia le briglie, fa saltare tutti i paletti che la circoscrivono, diventa visionaria e visiva, allucinata e allucinogena, sociale, femminista, sessualmente sfrenata, sfuggente attraverso l’assimilazione di linguaggi e idiomi che non aveva mai preso in considerazione. Nomi come Gruppo ‘67, Balestrini, Sanguineti, Zanzotto, Spatola – solo per citarne alcuni – ne gonfiano le potenzialità più spregiudicate, dando vita a una produzione poetica che rimane comunque astrusa e lontana dalla realtà, schiacciata nei suoi intenti dall’eccessivo sperimentalismo. Il lirismo coesiste ma si fa criptico e compiaciuto della sua enigmaticità. Un’epoca senz’altro elettrizzante e ricca di attese, ma non così decisiva, come dimostrerà in seguito, e impattante come avrebbe voluto essere.

Tutte le rivoluzioni alla fine sfiammano e si ridimensionano, segue una sorta di “restaurazione” che addirittura muove passi indietro, conservando tuttavia alcune delle istanze e aperture conquistate in precedenza.

È sufficiente dare uno sguardo alla odierna produzione poetica per renderci conto di quanta retrospettiva sia intrisa la poesia contemporanea che oscilla, con le dovute sfumature e cambi di registro, tra un neo-petrarchismo sentimentale e un neo-crepuscolarismo intimo e carico di memoria, rimpianto, mestizia: ancora e ancora cose sfuggite in lacrimevoli tramonti. Ormai la retromania colonizza musica, cinema, social, abbigliamento, arti varie; perché non la poesia? In fondo le epoche precedenti rappresentano un grande mercatino dell’usato: alla fine ci troviamo di fronte a una produzione poetica vintage con nostalgia e memoria assunte a feticcio e tormentone della nostra epoca.

Continua a leggere ““Carte nel buio”, postfazione di Emma Pretti”