Nota a “Elegia del confino”, a cura di Franco Innella

Nigro è un poeta che sempre mi ha sorpreso per la sua variegata attività letteraria. Con lui ho condiviso spazi culturali non banali, volti alla ricerca essenzialmente antropologica del vissuto urbano odierno. Ma ora al di là di tutto questo, mi trovo davanti ad un suo nuovo ponderoso lavoro dal titolo “Elegia del confino, un diario in prosimetro”. Il prosimetro è un genere letterario che unisce prosa e versi, alternando le due forme nella stessa opera. Questo tipo di composizione è caratterizzato dalla presenza di parti scritte in prosa, come racconti, diari, o commenti narrativi, e di parti scritte in versi, come poesie o liriche. Un esempio autorevole è la Vita Nuova di Dante Alighieri.

Ma che cosa è il Confino per Nigro? Questa è la prima domanda che si è affacciata alla mia mente. È, essenzialmente, abbandonare il mondo di fuori per ritrovare se stessi; è a mio giudizio una cura dell’anima. La pratica di coltivare e mantenere la salute e il benessere spirituale e mentale. In sostanza, si tratta di un’attività che punta a migliorare la qualità della vita attraverso la consapevolezza, la ricerca di significato e la gestione delle emozioni, e che richiede un certo tipo di isolamento, anche se quest’ultimo non deve però prevalere sull’equilibrio psichico. Operazioni che richiedono un distacco necessario dalla massa.

Ma il Confino coincide anche con un luogo fisico? Nel caso di Nigro esso si identifica – anche se mai espressamente dichiarato nel testo perché desiderio dell’autore è sempre stato quello di scrivere un’opera adattabile a qualsiasi latitudine e senza alcun vincolo geografico specifico – con l’amata Lucania e in particolare con il paese di Baragiano in provincia di Potenza, dove egli ha più facilmente incontrato la sua anima. Scrive Pavese nel suo romanzo La luna e i falò: “Un paese ci vuole a cui tornare prima di andare via”, e la cura che Nigro ha sostenuto nel restauro della casa paterna, l’aver resistito alla sua vendita denotano il suo amore per i luoghi dell’infanzia. E in questa dimensione emerge il passato, che assume ai suoi occhi una nuova nitidezza. Scrive Nigro:

“Persistono echi

rianimati da memorie

di vissute gesta,

vecchie mura impregnate

di lontane esistenze

non seguite da storie scritte

chitarre scordate

vapori di cucina…”

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Ferialità

E dunque riprendiamo il viaggio
interrotto un attimo prima del trapasso,
non per andare chissà dove
giusto a un palmo più in là
delle piccole gioie quotidiane
delle meschine rivalse tra corpi morenti
dello stupore per la solitudine,

è la prospettiva a latitare dagli orizzonti
la piccola luce vera in fondo al benessere.
Ma tu viaggia, viaggia lo stesso!
anima spezzata in cerca di senso,
straccia quest’oggi grasso e disperato
ritrova l’ingenua speranza che abitava gli occhi estinti.

Piega il metallo pazzo del mondo
con il tuo alito caldo di parole inutili,
addomestica le ore selvagge della ripetizione
al volere di un programma tutto umano,
e chiedi aiuto in preghiera allo sguardo muto degli avi
mentre spolveri la cornice intorno ai loro volti pazienti.

“On the Road Again” – Rockets

“Elegia del confino” sul litblog Les Fleurs du Mal

Ringrazio dal più profondo angolo del cuore la cara Barbara Anderson per questa recensione sentita e oserei dire “carnale”, e che già avevo percepito come lettrice attenta che si dà totalmente al testo e si sente, e si legge… 🙏 E ringrazio il litblog Les fleurs du mal” e Alessandra Micheli per l’accoglienza e l’attenzione…

Letteratura d’evasione


Durante il lungo letargo tappezzato di parole
non ho imparato né a nuotare, né a sciare

ora che riapriranno Alcatraz
imparerò almeno ad evadere da un io stantio,
non ci sarà conclave in grado di tenermi dentro.

“Io sono un istrione!” cantava Aznavour
datemi due sedie, un Vaticano e vi inscenerò la pace,
denazificare le terre rare
farle diventare rarissime prima di rivenderle ai fessi.
Ribattezzerò il Golfo di Napoli
in Golfo del Regno delle Due Sicilie,
vedo sorgere bunker di ghiaccio in Groenlandia
e trincee di dita medie sui confini del Canada.

Non ho ancora ritirato la cipolla di nonno dall’orologiaio,
si è stancato anche il tempo di temporeggiare.
Mi raderò la barba con parole affilate,
prima che questa terza guerra mondiale a pezzi
si frantumi in mille pezzi.

Andremo su Marte con astronavi a batteria
e lì imporremo dazi ad altre forme di vita.

(immagine: testa in cartapesta raffigurante il detenuto Frank Morris, dal film Fuga da Alcatraz)

“L’istrione”, Charles Aznavour

La verità è semplice come una volpe di notte

Ho visto una volpe sotto casa l’altra notte
ormai si spingono spavalde tra gli umani,
ho visto una volpe annusare il cibo lasciato per i gatti
l’ho vista per caso aprendo la finestra insonne dell’uomo libero.

Ho visto una volpe da sola l’altra notte sotto casa
cercava come me l’inizio della storia degli estinti
il senso dell’esserci tra partenze e arrivi
la morte che ha ridato dignità alla vita
il ricordo da cui cominciare il racconto
il bandolo della matassa esistenziale,
confusa girava tentando il filo giusto da seguire,

non ne avevo mai vista una sotto casa prima dell’altra notte
eppure mi dicono che vengono qui spesso,
ero io distratto a guardare le stelle lassù in cieli notturni e quieti
mentre la verità passa sotto un lampione e ha la forma di una volpe.

“La volpe” – Ivano Fossati