
Nigro è un poeta che sempre mi ha sorpreso per la sua variegata attività letteraria. Con lui ho condiviso spazi culturali non banali, volti alla ricerca essenzialmente antropologica del vissuto urbano odierno. Ma ora al di là di tutto questo, mi trovo davanti ad un suo nuovo ponderoso lavoro dal titolo “Elegia del confino, un diario in prosimetro”. Il prosimetro è un genere letterario che unisce prosa e versi, alternando le due forme nella stessa opera. Questo tipo di composizione è caratterizzato dalla presenza di parti scritte in prosa, come racconti, diari, o commenti narrativi, e di parti scritte in versi, come poesie o liriche. Un esempio autorevole è la Vita Nuova di Dante Alighieri.
Ma che cosa è il Confino per Nigro? Questa è la prima domanda che si è affacciata alla mia mente. È, essenzialmente, abbandonare il mondo di fuori per ritrovare se stessi; è a mio giudizio una cura dell’anima. La pratica di coltivare e mantenere la salute e il benessere spirituale e mentale. In sostanza, si tratta di un’attività che punta a migliorare la qualità della vita attraverso la consapevolezza, la ricerca di significato e la gestione delle emozioni, e che richiede un certo tipo di isolamento, anche se quest’ultimo non deve però prevalere sull’equilibrio psichico. Operazioni che richiedono un distacco necessario dalla massa.
Ma il Confino coincide anche con un luogo fisico? Nel caso di Nigro esso si identifica – anche se mai espressamente dichiarato nel testo perché desiderio dell’autore è sempre stato quello di scrivere un’opera adattabile a qualsiasi latitudine e senza alcun vincolo geografico specifico – con l’amata Lucania e in particolare con il paese di Baragiano in provincia di Potenza, dove egli ha più facilmente incontrato la sua anima. Scrive Pavese nel suo romanzo La luna e i falò: “Un paese ci vuole a cui tornare prima di andare via”, e la cura che Nigro ha sostenuto nel restauro della casa paterna, l’aver resistito alla sua vendita denotano il suo amore per i luoghi dell’infanzia. E in questa dimensione emerge il passato, che assume ai suoi occhi una nuova nitidezza. Scrive Nigro:
“Persistono echi
rianimati da memorie
di vissute gesta,
vecchie mura impregnate
di lontane esistenze
non seguite da storie scritte
chitarre scordate
vapori di cucina…”
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