Letteratura d’evasione


Durante il lungo letargo tappezzato di parole
non ho imparato né a nuotare, né a sciare

ora che riapriranno Alcatraz
imparerò almeno ad evadere da un io stantio,
non ci sarà conclave in grado di tenermi dentro.

“Io sono un istrione!” cantava Aznavour
datemi due sedie, un Vaticano e vi inscenerò la pace,
denazificare le terre rare
farle diventare rarissime prima di rivenderle ai fessi.
Ribattezzerò il Golfo di Napoli
in Golfo del Regno delle Due Sicilie,
vedo sorgere bunker di ghiaccio in Groenlandia
e trincee di dita medie sui confini del Canada.

Non ho ancora ritirato la cipolla di nonno dall’orologiaio,
si è stancato anche il tempo di temporeggiare.
Mi raderò la barba con parole affilate,
prima che questa terza guerra mondiale a pezzi
si frantumi in mille pezzi.

Andremo su Marte con astronavi a batteria
e lì imporremo dazi ad altre forme di vita.

(immagine: testa in cartapesta raffigurante il detenuto Frank Morris, dal film Fuga da Alcatraz)

“L’istrione”, Charles Aznavour