Nota a “Poetici ritrovamenti” di Francesco Innella

In Poetici ritrovamenti, Innella ritorna sui propri passi fatti di versi, perché il camminamento dell’esistenza è accompagnato da una poetica che ne vorrebbe fissare la cronistoria e il ritmo, le rilevazioni filosofiche e le angosce, le umane bassezze e le verità nascoste alla maggioranza delle persone incontrate… Unendo in “matrimonio editoriale” due sue passate raccolte – Questi miei versi (1982) e Aenigmata (1991) – l’autore lucano, di origini materane ma residente a Battipaglia, si ripercorre in cerca di se stesso, delle impressioni avute in questa vita (per dirla alla Battiato) e racchiuse in “conchiglie sparse sulla riva del mare”.

Nei versi di Innella, poeta che “conosce la solitudine del verso”, alberga un conflitto esistente tra lo stupore dell’esserci, per quegli elementi naturali che accompagnano l’osservatore nel suo vagare terreno, e la ciclica angoscia che ogni essere vivente riceve in eredità al momento di venire al mondo (“l’ostilità del mondo che viene”).

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