
È spavento d’estate
questa immensa libertà
tempesta di umori grigi
bussa il peso del vissuto
alla porta quesiti dal futuro,
e il potere d’acquisto
apre dolci varchi sull’ignoto
baratri solitari di possibilità
offerti al timoniere di spazi nuovi
e di tempi a venire.
C’è troppa aria aperta in agosto
troppi boschi con echi d’infanzia,
movimenti in saldo, privi di attrito
e pensieri pensati per l’io.
Spalle scoperte, senza più origini
e vuoto sotto i piedi, è mancante
la terra madre degli anni scontati.
Lasciarsi andare al caso, muti
rassegnarsi a essere ascoltatori
di monologhi da cicale egoiste,
liberarsi dal definirsi qui e ora
infine affidarsi al respiro supremo
che conosce strade misteriose,
attendere la gioia come si attende
la parola che diverrà verso
forse poesia per alleviare
questo passaggio terreno
senza nome e ragione.
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