
a Rino Gaetano
Una mosca di campagna mi bussa al braccio
nervosa, mordente come sposa impaziente
non si adatta alla provincia, al suo laccio
vorrebbe un passaggio in città,
spera ancora in verdi fughe nell’altrove
il mito non americano al di qua dell’orizzonte,
non le bastano più la preghiera serale
le riflessioni camminanti al tramonto
il grido disperato delle volpi
lo struscio notturno dei cinghiali
la lenta decadenza delle cose riparate
i muscoli stanchi allenati in extremis
le ultime volontà letterarie lasciate in giro
il riconoscere nel buio le luci di paesi vicini
l’io resto al sud scoperto in vecchiaia
e la fortuna indeterminata del domani,
allergica alla parola stanzialità
sogna sempre figli meridionali
con l’accento del nord.
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