
Il faretto illuminava le tenebre della sperduta landa in cui era collocata la postazione; il fatto che fosse regolarmente acceso, era il segnale del perfetto funzionamento delle cupole d’atterraggio. “Se mai dovesse spegnersi, allerta immediatamente l’ingegnere dell’interporto in servizio!” gli avevano intimato, come da routine, i suoi superiori alla fine del turno pomeridiano, prima di ritirarsi in riposo. La sentinella, rimasta sola dopo l’imbrunire, osservava ipnotizzata la brillante luce bianca del faretto: dal suo essere acceso dipendeva l’esito degli sbarchi di esseri umani catturati dalle pattuglie dei Guardiani sul confine delle colonie Extra-Lattee. Da secoli ormai gli abitanti del lontano pianeta chiamato Terra tentavano, quasi sempre invano, di raggiungere, con ogni mezzo a curvatura, i Paradisi Interni partendo dalle colonie Extra-Lattee, più facili da frequentare perché considerate zone franche intergalattiche in cui diluirsi tra le migliaia di specie aliene giunte fin lì ufficialmente per motivi “commerciali”.
Cosa cercavano i terrestri nei Paradisi Interni? Quali cambiamenti esistenziali pensavano di ottenere trasferendosi, dopo lunghi viaggi in criosonno, in terre considerate paradisiache, invece conosciute come tali solo per sentito dire e mai realmente visitate? Ma la sentinella sapeva che le risposte a queste naturali domande non sarebbero mai arrivate perché la sua categoria militare non era tenuta a conoscere i particolari di una complicata situazione politica interplanetaria, bensì a eseguire semplicemente gli ordini del Comando Interportuale da cui dipendeva.
Una notte, durante uno dei suoi turni, la sentinella sentì un pianto alieno provenire dalla base del pilone che sosteneva l’indispensabile faretto dell’interporto; non era il pianto di una donna o di un giovane uomo, ma di un fagottino terrestre probabilmente abbandonato dopo uno dei tanti disperanti sbarchi avvenuti nel pomeriggio. Prima di sollevarlo da terra con le sue braccia tentacolate, la sentinella si guardò intorno, assicurandosi di essere veramente solo: le morbide ventose dei suoi lunghi arti sembravano aver tranquillizzato l’esserino, che aveva smesso di emettere quei fastidiosi suoni con i quali, evidentemente, sul suo pianeta attirava l’attenzione dei portatori di cibo liquido.
