versione pdf: Alcune considerazioni sul film “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi

È sicuramente meritato il successo cinematografico e televisivo del film della Cortellesi intitolato “C’è ancora domani” (2023) e alcune delle critiche lette in giro riguardanti certe scelte effettuate dagli sceneggiatori e dalla regista possono essere facilmente smontate: 1) accostare musica contemporanea, estranea al contesto storico di cui si occupa la pellicola, ad alcune scene non è un azzardo per sembrare originali e fuori dagli schemi ma è un modo per creare un ponte tra la condizione della donna italiana durante il secondo dopoguerra e quella della donna di oggi nel XXI secolo non solo in Italia ma in ogni parte del mondo. Il contrasto tra una scena ambientata negli anni ’40 dello scorso secolo e sonorità più vicine ai nostri gusti attuali, induce a una riflessione sul presente e non relega il problema nel passato. Come a voler chiedere allo spettatore e a se stessi: “siamo sicuri che la condizione esistenziale della protagonista sia solo un ricordo? Che non riguardi ancora molte donne della nostra epoca?”. 2) La scena della violenza da parte del marito Ivano trasformata in un balletto non è una rappresentazione irriverente del problema: il cinema non deve solo raccontare realisticamente – anzi non dovrebbe farlo quasi mai se è vero cinema d’arte – i fatti che costituiscono la trama ma deve essere anche in grado di reinterpretare, di rappresentare sotto altre forme, con altre modalità, ciò che lo spettatore già conosce e immagina. Riprodurre scene di violenza in maniera realistica cosa avrebbe aggiunto di nuovo ai fatti, alla cronaca anche dei giorni nostri, a quel che è già risaputo? Nulla.
La Cortellesi, e non mi riferisco solo alla scena del balletto violento tra Delia e Ivano, ha fatto la scelta vincente anche se non originalissima (basti pensare al film “La vita è bella” di Benigni) di unire il racconto storico a una narrazione ironica; d’altronde la Cortellesi nasce come attrice comica ed è chiaro che l’ironia (soprattutto quella amara) e la comicità surreale di alcune scene rappresentano suoi strumenti prediletti. Così come non originale, pur ottenendo un sicuro “effetto nostalgia”, è la scelta del bianco e nero che sembra voler scimmiottare il bianco e nero spielberghiano de “La lista di Schindler”.
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