Tornano in voga

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Tornano in voga
i campi di cotone
gli schiavi a ore
nel far west del disincanto.

Quale distratta discendenza
si prenderà cura e fastidi, lontane
scadenze nel tempo che non vivremo
per queste ossa di casa e memorie
delle tue foto ormai tarlate da occhi
e dolori tramandati?

Non dovremmo più scrivere
per immagini e sprazzi vaganti,
solo il linguaggio, la sua voce
è la ricerca dell’umanità poetante.
Non dovremmo più sperare
nella parola che cura e consola
ma nell’eternità che dimentica.

(ph M.Nigro©2023)

Una croce per il Monte Santa Croce

È di oggi la notizia che il CAI starebbe pensando di togliere le croci dalle vette dei monti su cui hanno messo piede nel passato i vari scalatori… Non si tratta solo di un simbolo religioso, ma la croce è anche un segno di cultura e tradizione, di valori umani che dovrebbero accomunare tutti gli esseri umani che raggiungono la cima dei nostri monti indipendentemente dal credo religioso professato…

Avatar di Michele NigroN I G R I C A N T E

Poteva il Monte Santa Croce, situato con i suoi rispettabili 1.407 metri d’altezza tra i comuni di Bella e S. Fele, in Basilicata, col nome che si ritrova, non avere una croce vera e propria sulla sua sommità? Certo che no!

A rimediare all’imperdonabile mancanza (anche se un abbozzo di altarino c’era già, grazie all’opera di altri devoti nel corso degli anni) c’hanno pensato gli amici del Je Bell Quad ASD di Baragiano (PZ) motivati sul campo dal vulcanico e attivissimo Domenico Napodano. Insieme ai soci “quaddisti” di Baragiano, erano presenti anche alcuni membri dell’ASD Only Team Racing Club di Bella.

E così, in sella ognuno al proprio mezzo di trasporto (Quad, Jeep, Panda 4×4 e moto da cross), la mattina del 16 giugno 2017 i “cavalieri motorizzati” del Marmo Platano – compreso il sottoscritto che non essendo motorizzato ha usufruito di un passaggio sulla…

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Rodolfo Lettore legge “Au revoir”

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Non ti sbracci più dalla finestra dell’alveare
per salutare quella promessa
donata al mondo, masticata e sputata
da lontano cara minuscola figura, alle partenze
mi accompagnavi con lo sguardo, pregando
fino all’angolo della fiducia.

Ricambiavo,
poi l’ebbrezza della libera autonomia.
A quei tempi le speranze
erano reali e i sogni ancora vividi.
Ora, solo uno stanco controllare
se si è giunti vivi al giorno dopo,
il disincanto apre con rassegnazione la porta
a una prodiga presenza inflazionata.

tratta dalla raccolta “Nessuno nasce pulito” (ed. nugae 2.0 – 2016)

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Fellini e l’elogio alla pagina bianca

versione pdf: Fellini e l’elogio alla pagina bianca

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In un sistema produttivistico che obbliga a un efficientismo artistico, il giorno libero dal set, il buio delle idee, la pagina bianca, la confusione mentale ed esistenziale, l’ozio non creativo, rappresentano una salvifica benedizione, sono gli elementi di uno stato di grazia che se inizialmente deprimono e abbattono la voglia di fare dell’artista, in seguito rivelano la loro necessaria funzione risanatrice, di pausa dal mondo, di punto di vista alternativo. E se fosse la fine delle idee, dell’entusiasmo, dell’energia vitale? Se questa depressione ipocondriaca che prende il posto del successo fosse una nuova e permanente condizione interiore da accettare e fare propria? Le domande si fanno insistenti così come le richieste dall’ambiente a cui si appartiene; la lacune esistenziali, il groviglio di contorsioni, di acrobazie autoassolutorie e di alibi in cui l’essere umano si intrappola con le proprie mani, diventano la nuova verità a cui è difficile non credere. Ma i sogni, i desideri e le fantasie a occhi aperti riportano l’uomo sbandato verso un inconscio a cui è difficile mentire: le voci interiori sono vere nella loro assurdità, e torturano l’essere che crede di usare attivamente la propria coscienza, di dominare la vita con la forza di volontà. Si vive di collaudate facciate più o meno accettate perché comode, si scende a compromessi con tutti ma allo stesso tempo si fugge da tutti e da tutto, da se stessi, dalle responsabilità, dagli affari di chi ha puntato su di noi… Qualcuno, però, ha il coraggio di dire: “Sei libero, ma devi scegliere. Non c’è più tanto tempo!”. La fine si avvicina: non siamo immortali e l’orologio ci pugnala alle spalle secondo dopo secondo, ora dopo ora; bisogna compiere delle scelte, selezionare le priorità, recuperare ciò che conta nella vita. Ma più tentiamo di soddisfare queste priorità e più ci incartiamo in noi stessi, più ci allontaniamo dal gesto draconiano e liberatorio; più cerchiamo di dare risposte a chi ci insegue, più rischiamo di dimenticare la nostra anima, i nostri obiettivi interiori. Arriva il momento salvifico della rinuncia, del dire a se stessi la verità; il coraggio di gettare la spugna e rivelarsi deboli ma veri, e ritrovare il coraggio di ricominciare aprendosi a un aiuto, a una seconda possibilità, alla riscoperta della parola “insieme”. Abbattere il castello di menzogne, affrontare i conflitti nascosti nel cuore e trascinati dall’infanzia, aprire le mani in segno di resa e riconquistare l’entusiasmo perduto, la genialità creatrice che rianima. Le proprie debolezze, i propri fantasmi, diventano così alleati, personaggi da rivalutare positivamente, protagonisti di una pellicola non ancora girata: tutti parte di un enorme spettacolo circense chiamato “vita”. Ma per scoprire questo nuovo copione e scoprirsi, bisogna avere il coraggio di rinunciare a insistere, di autocensurarsi, di vivere il silenzio, di ritornare a guardare senza paura il foglio bianco, di non sentirsi artisti necessari ma in bilico e inutili, di strappare il foglio su cui è riportata un’idea che non ci convince totalmente, di mandare tutti a casa, di smontare la scena che non ci appartiene più; perché a volte “distruggere è meglio che creare” in un mondo ipocrita e autoreferenziale che crede di sfornare il romanzo necessario, il film necessario, l’album musicale necessario… Rinunciare al tutto per rivalutare il nulla. Il film non ancora prodotto — e che sarà il più bello — è quello che parla di noi, della nostra più scomoda intimità, delle nostre paure e dei nostri desideri, del nostro sentirci inutili, delle debolezze che danzano con noi in un cerchio finale e risolutivo. Tenendosi per mano, assecondando una musica allegra e al tempo stesso malinconica: la colonna sonora di un circo che felicemente sta per chiudere i battenti.

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Ossa parlanti

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Talking Bones

Sempre in ritardo sulla vita
sulla tabella di marcia delle scoperte essenziali,
ad ogni tramonto dell’orgoglio
le esperienze altrui interrompono una finta sapienza.

Sull’orlo dell’abisso ci sorprende
la presenza nel mondo di chi guardiamo senza vedere.
Ciechi indaffarati e disperati
scansiamo la bellezza che circonda il caos,
nuotatori sereni in un mare di nulla.

La burocrazia cimiteriale e gli archivi della civiltà
si occuperanno di noi con piglio produttivo,
i resti scarnificati, lucidati dalla misericordia
e tritati dal bisogno di spazio
saranno riciclati dalla pressione di nuovi corpi
e da manuali di polizia mortuaria freschi di stampa.

Lapidi d’ufficio e monumenti bugiardi assediati dal tempo
per combattere la dimenticanza di famiglie in estinzione
e discendenti invecchiati,
con la verità affidata a un passato che non ritorna.

Siamo ossa parlanti destinate all’oblio,
in cerca di clamori tra un respiro e l’altro.

(tratta dalla raccolta “Nessuno nasce pulito”, ed. nugae 2.0 – 2016)

(ph Cimitero delle Fontanelle, Napoli – FONTE)