Tre inediti per l’antologia ANTEPRIME. Gli inediti di Finestre (vol. I)

Con tre miei inediti (Le cose che siamo stati; L’ascoltatore; Matria) ho risposto alla prima call per l’antologia trimestrale Anteprime. Gli inediti di Finestre (vol. I) curata dal poeta e critico David la Mantia che ringrazio… “Finestre” è il lit-blog della rivista “L’Irregolare”.

Per leggere l’antologia contenente 42 autori contemporanei: QUI!

Fernanda Ferraresso su “Carte nel buio”

Grazie a Fernanda Ferraresso e a “Sentieri di Cartesensibili” per questa bella nota alla mia raccolta “Carte nel buio“… 🙏

Giacevi così mi parve…

La casa del custode
con la sua luce tenue
da una vita privata
veglia ancora oggi
su quello che fummo,
in epoche che sembravano
clementi come un ultimo giorno
di scuola e di speranze.

Hai avuto la tua occasione
esanime dalle zampe verdi
che giaci sulla banchina
della mia partenza a tratti,
in attesa dell’aruspice passante
per leggere in te
ardui futuri da sovvertire.

Tentenni ancora
nei pressi della stazione,
non hai dimenticato
quella possibilità di andare.

(tratta dalla raccolta “Pomeriggi perduti”, ed. Kolibris – 2019)

(immagine: quadro di Renato Guttuso, Sera a Velate – 1980)

Sogno o son testo?

La parola indaga su frammenti labili di vita
come carta moschicida
cattura nel buio volanti sogni impercettibili
immagini svanite con le prime luci
di un risveglio cosciente ma ignorante.
Si coagulano sotto forma d’inchiostro
impressioni passate e gesti archiviati.
Delicato è il passaggio alchemico, scellerata traduzione
dall’idea annebbiata al segno testuale,
una perdita di metadati attenta
alla stesura del mio lascito.
Nel rumore silenzioso di una riga
tutta la speranza dell’eternità.

(tratta da “Nessuno nasce pulito”, ed. nugae 2.0 – 2016)

(immagine di Zygmunt Andrychiewicz)

“Voglio un piano quinquennale, la stabilità.”

Cambiano i colori, le forme di sempre
nuove scale di grigi nell’aria tersa della fine
tutto è più chiaro di ritorno dall’inferno,

chissà se riconoscerà la strada di casa
anche la parola persa nel trasloco
dalla vita di ieri alla dimora della speranza,
se saprai portare il peso delle vite sfiorate
dei viaggi iniziati a caso
delle ore occupate per miracolo
dei personaggi indossati
delle fughe sui traguardi laureati
delle esistenze provate in camerino
ma senza andare in scena,
se il loro ricordo non premerà troppo forte
sull’osso dell’espiazione.

Un altro autunno dirà messa
sull’altare dei trascorsi equinozi,
cambiano i nomi dei tuoi mille lavori
e i volti dei passanti senza traccia,

ti stupisce ancora sull’orlo della notte
la consumata trama degli anni dispersi,
sai già che molti di quelli che sei stato
le loro insperate parole a matita
non faranno ritorno al richiamo del tramonto.

(1) il titolo di questo componimento è stato consapevolmente “preso in prestito” dal testo del brano “Live in Pankow” dei “CCCP-fedeli alla linea”.

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“Carte nel buio” su Margutte

Un grazie a Silvia Pio e alla redazione di “Margutte” (Non-rivista online di letteratura e altro) per aver presentato alle sue lettrici e ai suoi lettori – all’interno della rubrica La Voce di Calliope – la mia raccolta “Carte nel buio”

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“Mi vien la Musa, la magnifica cupezza, e la Ginestra. Un saluto all’amico Giacomo”, di Ilaria Cino

Sola tra persone che cenano sole come a testimoniare nel pubblico una storia che non è stata uguale per tutti, mi vien la Musa, la magnifica cupezza, e la Ginestra. E così riprendendo la scrittura, il sovrumano sforzo, e la pietà di un invito […/A queste piagge / venga colui che d’esaltar con lode / il nostro fato ha in uso, e vegga / quanto è il genere nostro in cura / all’amante natura /…]. La Napoli del poeta “bruttissimo” come Leopardi amò dire di sé, e del suo unico ritratto in vita (1), non fu così diversa da quella del 1976 di mia madre, di me prossima ad avvenire con fatica, e dalla Napoli assente di questo farsi ventunesimo secolo. Fedele ad una poetica del vero, e del terribile che ne penalizzò la lettura d’oltralpe, e postuma, G. Leopardi concepì la canzone libera “La Ginestra”, di settenari sciolti, durante il suo soggiorno a Napoli, nel 1837, in simili contesti di grande moria, e dell’apparire di figure misteriose come maschere napoletane che vanno ad incensare le strade. La Ginestra fu l’ultimo mirar del poeta di Recanati, come ne scriverà la sorella Paolina, terzogenita di casa Leopardi, “donna di rara indipendenza intellettuale, nel suo addio a Giacomo, tumulato nella chiesa di San Vitale sulla via di Pozzuoli” (2).

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