
Sembra quasi che con questa breve silloge, Reboot del sentire (Fallone editore, 2025), Giulia Catricalà voglia farsi ponte tra due mondi coesistenti in parallelo – anche dal punto di vista linguistico -, che si compenetrano da tempo senza mai comprendersi, incontrarsi veramente; o forse si sono già incrociati quando è stato indispensabile per escludersi e progredire o per integrarsi e salvarsi. Un incontro tra smartphone, bit, swipe, bulk, debug, influencer, reel, glitch, pixel, script, firewall, buffering, server, feed, podcast, CAPTCHA, Insta-guru e cyber-qualcosa, e un mondo analogico da preservare, a cui aggrapparsi per sapere di essere ancora umani, per riavviare un sentire non del tutto atrofizzato, per cercare un senso che non può venire fuori dallo schermo di un telefonino. È dall’incontro alla vecchia maniera, con altri esseri umani ronzanti nella “brulicante calca del parlare”, che si diventa consapevoli “del sentire straniato, del mezzo inquinato”; si cerca di compensare con “un frame di un’altra epoca”, una nonna in grembiule che svanisce tra i fornelli, un’immagine analogica che redime. Saremo prigionieri di un futuro efficientissimo e performativo capace di riavvolgere ed emendare; ci salveranno, forse, “sistemi rozzi / – analogici e traslati – / Ti sembreranno fossili!”. Una filosofia boomer che preserverà dall’estinzione un sentire bizzarro e obsoleto. C’è sempre una diatriba in atto tra contemporaneo e antico, tra un linguaggio che ci ricorda a che società apparteniamo e altre parole in disuso, scenari analogici, abitudini dimenticate; persino i sogni si valutano in base alla risoluzione e si scoprono “nuove frontiere dell’anaffettività” anche se “fuori c’è un tramonto ancora umano”, un CAPTCHA per capire se apparteniamo ancora a quella stessa specie animale evoluta che è stata in grado di compiere nei secoli opere memorabili e immortali senza l’ausilio di intelligenze artificiali.
XI
Le Muse scrollano, annoiate,
fanno l’autopsia al feed
Re Mida trasforma tutto
in azioni volatili e criptovalute,
specula su realtà aumentata
e nuove frontiere dell’anaffettività.
Io resisto all’automazione:
è uscito un podcast
su come sopravvivere all’artificio.
Una voce omeopatica e vibrante
mi insegna a non svanire
nei flussi binari del delirio.
Fuori c’è un tramonto ancora umano
una coda liquida di colore
e fosforescenza –
appare dal nulla
come un CAPTCHA.
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